23:33 25 Giugno 2019
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La casa degli orrori a Teheran

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In un quartiere centrale di Teheran c’è il museo delle torture Ebrat. Fino al 1979 qui era situata la prigione di stato SAVAK, dove i prigionieri politici subivano le più atroci torture.

 Le spesse mura del complesso furono costruite per instillare paura e orrore in quegli iraniani che si opposero allo Scià e difesero le idee dell'ispiratore e leader della rivoluzione islamica, Imam Khomeini. In un'intervista con Sputnik, Davoud Asadi Khamene, ex prigioniero di questo carcere, ha condiviso i suoi ricordi.

Khamene fu arrestato nel 1976. Fu condannato a sei mesi fu interrogato nel  dipartimento dei sabotatori (così venivano definiti i prigionieri politici). A metà autunno Khaene fu internato nella prigione di Qasr:

"Nel 1976 gli arresti raggiunsero il picco, e il carcere di Qasr era sovraffolato. Così nella stanza di 18 metri quadri erano stipati 40 reclusi".

Successivamente, Davoud Asadi Khamene fu trasferito all'Unità 3 a Qasr. Questo ha coinciso con l'arrivo in Iran dei rappresentanti di Amnesty International, Human Rights Watch e International Red Cross. I rappresentanti di queste organizzazioni stavano andando a visitare le prigioni iraniane, poiché le autorità negavano che venissero condotte torture sui prigionieri politici:

"Coloro che erano appena tornati dall'interrogatorio e avevano segni di tortura furono separati dal resto dei prigionieri e trasportati alla prigione ora conosciuta come Ghezel Hesar. Le condizioni erano migliori di quelle di Qasr e il regime era più libero".

Davoud Asadi Khamene ha osservato che anche prima della sua incarcerazione, dal 1974, nelle carceri iraniane, per ridurre l'influenza di eminenti rivoluzionari islamici arrestati, fu usata la pratica di separare i prigionieri dagli altri: "Parte della prigione di Evin a Teheran era riservata ai chierici. C'erano molte figure musulmane di spicco lì. "

Secondo Khamene, la tortura più frequente erano le frustate con uno spesso cavo elettrico sulle piante dei piedi: "Questi colpi lasciarono segni forti e dolorosi. Per il trattamento delle ferite veniva usata una sostanza chiamata mercurocromo. Carne e pelle venivano tagliate dai piedi con le forbici, poi il mercurocromo, che è un antisettico, veniva applicato alle ferite.

Khamene ha notato che, nonostante tutti i fardelli e le sofferenze, egli ricorda la reclusione e la tortura come un periodo significativo, eccezionale nella sua vita, perché poi ha creato in lui un forte desiderio di vincere nella lotta contro il dispotismo dello Scià.

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tortura, Carcere, Torture, Sputnik, Teheran, Iran
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