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21:37 18 Settembre 2019
Gli abitanti di Brumadinho pregano per i morti e dispersi in seguito del crollo della diga

Reportage ESCLUSIVO di Sputnik dal crollo della diga in Brasile

© Sputnik . Igor Patrick
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Una settimana fa la città di Brumadinho è stata colpita da una terribile tragedia. In seguito al crollo della diga della società mineraria Vale sono morte già 110 persone e 238 sono quelle scomparse.

Il corrispondente di Sputnik si è recato sul posto e ha intervistato chi già si è rassegnato al fatto che trovare i propri cari è quasi impossibile e chi invece non perde le speranze. Gli abitanti del luogo hanno rivelato a Sputnik chi secondo loro è il responsabile dell'accaduto.

In piedi affacciato al mare di fango che ha invaso Cerradão (Brumadinho) il tassista Milton Faustino Barbosa osserva un elicottero dei pompieri che solleva un sacco nero contenente una gamba rinvenuta durante le ricerche. Barbosa si rabbuia e chiede al corrispondente di Sputnik: "forse quella è mia sorella?".

Barbosa abita in una cittadina a due ore di viaggio da Belo Horizonte. Da venerdì attende notizie dei parenti scomparsi dopo il crollo della diga della società estrattiva Vale e questo è il secondo caso simile nella regione negli ultimi 4 anni. Nel fango sono intrappolate la sua ex moglie (madre di tre dei suoi figli di età compresa tra i 21 e i 27 anni) e la sorella. Entrambe lavoravano per Vale ed entrambe al momento della tragedia erano nella mensa che è stata distrutta in modo così violento che parti delle pareti, dei tavoli e delle sedie sono state rinvenute a 800 metri dalla loro posizione originaria.

Venerdì scorso sembrava un giorno come un altro, ma ora non se lo dimenticherà mai.

Barbosa era stato licenziato dalla società Vale a metà del 2018 e probabilmente questo gli ha salvato la vita. La mattina di quel giorno Barbosa è uscito di casa e verso mezzogiorno ha visto amici e vicini correre alla rinfusa disperati per la notizia della quale di lì a poco avrebbero scritto i giornali di tutto il mondo: a Córrego do Feijão era crollata la diga.

"Ho vissuto 40 anni a Córrego do Feijão, mi sono trasferito a Brumadinho solo di recente. All'inizio non avevamo capito quanto fosse grave la situazione. Lo abbiamo capito con il passare delle ore, ma anche ora il peggio deve ancora arrivare", ammette lo scosso Barbosa.

Barbosa distoglie lo sguardo e ammette di pregare che le centinaia di pompieri e militari degli eserciti brasiliano e israeliano, nonché i volontari "trovino almeno qualche pezzo dei parenti che possa essere seppellito". Senza scoraggiarsi, i pompieri stanno già cercando i superstiti, ma più passa il tempo più loro stessi ammettono che è sempre più difficile trovare persone ancora vive.

La storia di Barbosa riflette l'atmosfera che domina a Brumadinho, invasa dai furgoni dei giornalisti, dalle volanti della polizia e dai mezzi militari. Molti locali sono chiusi fino a che i proprietari non riceveranno le tanto attese notizie, buone o cattive che siano, che però tardano ad arrivare. Le strade sono colme di famiglie addolorate in attesa di notizie dei parenti scomparsi. Non si tratta solo di numeri, questi sono genitori, fratelli, figli che giacciono nel fango mentre si prega per loro in ogni chiesa della città.

Sebbene molti abbiano perso le speranze, vi è chi non si arrende. Mário César Costa, padre di 7 figli, aspetta notizie riguardo ad uno di essi: Alexis Costa, 39 anni, che lavorava come meccanico presso Vale. Alexis aveva una moglie e una figlia piccola di 4 anni. Mário César Costa e i suoi altri figli non vogliono usare il passato quando parlano di Alexis. "Alexis era" è una frase che Mário non accetta. Mário stava pranzando con la famiglia quando il proprietario del ristorante ha chiesto l'attenzione dei presenti per comunicare l'accaduto. Oltre alle numerose chiamate provenienti da tutti i membri della famiglia, Mário dice di aver telefonato mille volte al figlio e di aver sempre sentito la segreteria telefonica. Ma non si arrende.

"Non posso arrendermi, devo essere forte, che lo voglia o meno. Perché è impossibile? Cos'è impossibile? Nel quartiere dove vivo, abbiamo già superato diverse inondazioni. Siamo arrivati al punto che la mia casa era piena d'acqua fino al soffitto. Dunque, questa situazione drammatica che abbiamo già vissuto ci ha resi solo più forti", racconta Mário.

Davanti ai figli tiene duro, ma, quando questi escono per recarsi presso gli enti che periodicamente rilasciano nuove informazioni, Mário si toglie la maschera. Piange, all'inizio si contiene, ma poi non riesce più a nascondere il suo dolore. L'uomo ammette che per la prima dall'accaduto sta accettando gradualmente il fatto che le possibilità di trovare Alexis vivo sono quasi nulle.

"Ricordo solo l'ultimo giorno in cui l'ho visto al negozio, faceva lo stupido, si nascondeva da me e aspettava che lo cercassi. È molto difficile e ogni volta che sento che è stato visto scappare nel bosco per salvarsi penso che forse rimane qualche speranza", ammette Mário con una voce rotta dai singhiozzi.

La sepoltura delle vittime

Wellington de Souza Maia ha lasciato la sua tribù natia Tupi-Guarani per studiare religione dopo aver parlato con alcuni sacerdoti che predicavano nel suo villaggio. Già da tre anni lavora come becchino a Parque das Rosas.

Esplosione dell'oleodotto in Messico
© REUTERS / National Defence Secretary
In una settimana l'"Indigeno", come lo chiamano colleghi e cari, scava al massimo 5 fosse. Il suo lavoro si limita al riempimento di quei luoghi in cui vengono condotti i morti più poveri per i quali non vi è posto al cimitero di Brumadinho.

Venerdì, il giorno della tragedia, ha scavato 33 fosse. Il 29 gennaio, quando Wellington ha parlato con il corrispondente di Sputnik, erano già 98. Ad ogni nuova sepoltura Wellington prova sensazioni contrastanti.

"Solo nella mia via sono 8 le persone scomparse. Gente che vedevo ogni giorno prima di andare al lavoro, li salutavo, scambiavamo qualche parola. È frustrante vedere tutto questo perché le persone pensano sempre di aumentare e non di diminuire di numero", afferma Wellington.

  • Gli abitanti di Brumadinho si sono riuniti per commemorare le vittime del crollo della diga.
    Gli abitanti di Brumadinho si sono riuniti per commemorare le vittime del crollo della diga.
    © Sputnik . Igor Patrick
  • Commemorazione delle vittime del crollo della diga.
    Commemorazione delle vittime del crollo della diga.
    © Foto : Igor Patrick
  • La foto di una famiglia morta nel crollo della diga.
    La foto di una famiglia morta nel crollo della diga.
    © Sputnik . Igor Patrick
  • La foto di Alexis Costa con la sorella disperso
    La foto di Alexis Costa con la sorella disperso
    © Sputnik . Igor Patrick
  • Vigili del fuoco stanno cercando i corpi delle vittime e dispersi a Brumadinho.
    Vigili del fuoco stanno cercando i corpi delle vittime e dispersi a Brumadinho.
    © Sputnik . Igor Patrick
  • Volontari aiutano i vigili del fuoco.
    Volontari aiutano i vigili del fuoco.
    © Sputnik . Igor Patrick
  • Corone di fiori al cimitero Parque das Rosas a Brumadinho
    Corone di fiori al cimitero Parque das Rosas a Brumadinho
    © Sputnik . Igor Patrick
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© Sputnik . Igor Patrick
Gli abitanti di Brumadinho si sono riuniti per commemorare le vittime del crollo della diga.
Ancora non ha sepolto nessuno dei suoi vicini e ammette che non ne sarebbe pronto: "sarebbe uno shock, già solo pensarci mi turba a livello psicologico".

Wellington, inoltre, afferma che l'accaduto non ha assolutamente fatto vacillare la sua fede in dio, ma anzi l'ha rafforzata. "Vediamo i funerali e questo ci induce a preoccuparci per la famiglia. Ma la sicurezza che li rivedrò presto è forte", dice convinto Wellington.

Wellington, tuttavia, sta rifuggendo i contatti diretti con i conoscenti in questi primi giorni dopo la tragedia. Sa che la sua professione è un costante promemoria dell'inevitabilità della morte. Per questo preferisce "rispettare i loro spazi".

L'odio per Vale

Più aumenta il numero di morti e di scomparsi, più oltre al dolore vi è un altro sentimento che unisce gli abitanti di Brumadinho: l'indignazione. Quando si menziona Vale, spesso si sente anche parlare di irresponsabilità, rabbia, delusione, negligenza e odio. Non molto tempo fa Vale aveva proposto agli abitanti di Córrego do Feijão di asfaltare la strada che portava dal villaggio al quartiere di Casa Branca. In cambio Vale chiedeva il sostegno della popolazione nella costruzione di un'altra diga per sostituire quella che di lì a poco sarebbe crollata.

Mário si scusa per le parole impiegate, ma ammette che preferirebbe vedere i responsabili della tragedia non dietro alle sbarre, ma "all'inferno, perché in paradiso per loro non c'è posto".

"Il dolore più forte è quello che provi quando sei nell'incertezza. Continuo a chiedermi "dov'è mio figlio?" Si trova nel bel mezzo del fango per l'incompetenza dei dirigenti della società. Il crollo della diga si poteva prevedere. Cinque ingegneri arrestati non è un numero sufficiente: tutta quella feccia deve finire in galera. Nonostante fossero a conoscenza di ciò che poteva accadere, hanno permesso che accadesse per qualche mazzetta: per la misera somma di 10.000 real hanno tolto la vita di 300 persone. Devono marcire e non parlo così perché sono arrabbiato, ma perché sono un cittadino di Brumadinho e del Brasile", afferma scosso Mário.

Barbosa, a sua volta, non sa cosa ne sarà di lui in futuro. Conferma di essersi rivolto a 8 impiegati dell'azienda per riuscire a procurarsi due materassi singoli per accogliere i suoi parenti rimasti senza un tetto sopra la testa. Superato il primo shock dopo la tragedia, Barbosa si aspetta ora che Vale non lavori mai più in quella città e afferma che Brumadinho non dimenticherà mai, fra 30 o 40 anni racconterà ai figli e ai nipoti cos'ha fatto Vale. 

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crollo, disperso, Feriti, Morti, tragedia, Brasile
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