17:33 20 Maggio 2019
Sottomarino 50 anni all'Urss

Bruciati vivi: apogeo e disfatta del primo sottomarino nucleare URSS

© Sputnik . Sukhodolskiy
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Struttura e armamento unici, prima traversata verso il Polo Nord, la catastrofe e l'infinito ormeggio: nel gennaio del 1959, la Flotta della marina sovietica ricevette a fini di prova il primo sottomarino nucleare Leninsky Komsomol. Sputnik vi parla del destino del sottomarino che ha fatto da apripista alla flotta di sottomarini nucleari dell'URSS.

Raggiungere e superare

I sottomarini della Seconda guerra mondiale potevano rimanere sott'acqua per un tempo limitato: dovevano salire spesso in superficie per riempire i serbatoi d'aria e per ricaricare le batterie. Dopo la guerra la flotta sovietica in veloce crescita richiedeva sottomarini con una piattaforma energetica in grado di prolungare la permanenza in acqua. Verso la fine degli anni '50 l'URSS sapeva già impiegare l'energia nucleare, ma allora nessuno sapeva in che modo un reattore avrebbe reagito in condizioni di combattimento estreme. Inoltre, l'URSS allora cercava di raggiungere il suo avversario: infatti, gli USA già avevano nel loro esercito i sottomarini nucleari Nautilus e Seawolf.

Il sottomarino nucleare classe 627 venne concepito nel 1954. Il progetto era segreto e dei dettagli erano a conoscenza solo singoli alti funzionari. Alla produzione del mezzo parteciparono circa 350 imprese del comparto ingegneristico militare.

Le specifiche tecniche vennero modificate alcune volte: inizialmente si voleva equipaggiare il sottomarino con un gigante siluro a propulsione nucleare del diametro di 1,5 m e lungo 25 m. Dunque, si desiderava rendere l'imbarcazione un mezzo utile esclusivamente al trasporto di una testata nucleare fino alle coste nemiche per distruggere le basi militari dell'avversario.

Tuttavia, i dirigenti militari insistettero sulla necessità di equipaggiare il sottomarino nucleare con armamenti più consueti: siluri standard con propulsione nucleare e non. Dunque, la destinazione del sottomarino, che inizialmente venne chiamato K-3, cambiò radicalmente: doveva innanzitutto combattere le navi e i sottomarini nemici.

Al progetto lavorarono ingegneri dello studio Malakhit di Leningrado che riuscì in breve tempo a creare un'imbarcazione unica. Nell'estate del 1957 venne varato e a settembre cominciarono i test. Durante la fase di costruzione lo scafo aveva assunto una forma caratteristica per la navigazione sottomarina che gli fece guadagnare il soprannome di balena (kit, in russo). Quanto a velocità e profondità di immersione il K-3 superava gli analoghi americani. Sott'acqua raggiungeva i 30 nodi e si immergeva a una profondità di più di 300 m. L'equipaggio era composto da 104 marinai. Il sottomarino riusciva a rimanere sott'acqua senza riemergere per 2 mesi, un tempo record.

Praticamente subito dopo il varo vennero avviati per la prima volta entrambi i reattori. A bordo cominciarono ad essere effettuati molti test per perfezionare quelle apparecchiature per il tempo rivoluzionarie. A comandante del sottomarino fu nominato l'esperto Leonid Osipenko che era stato comandante anche del sottomarino di classe L della Flotta del Nord. Tutto l'equipaggio dovette frequentare un periodo di formazione presso una centrale nucleare dell'Oblast di Kaluga.

I test e le traversate di prova evidenziarono numerosi difetti nella costruzione del propulsore nucleare. In particolare, durante un'attività più prolungata, si verificarono fuoriuscite dalle pompe del primo circuito. Anche altre componenti della struttura si rivelarono non sufficientemente affidabili e vennero eliminate prima del tempo. Per questo motivo, si finì di perfezionare l'imbarcazione mentre questa era già in mare. Per alcuni anni si effettuarono l'ammodernamento e il perfezionamento delle apparecchiature e del propulsore. Nel gennaio del 1959 il K-3 venne finalmente consegnato ai militari.

Metri di ghiaccio

Il sottomarino entrò per la prima volta in servizio nel 1961. Già nel 1962 effettuò la sua prima lunga traversata sotto i ghiacci artici la quale era legata a grandi rischi. Lo spessore del ghiaccio sopra il sottomarino in alcuni punti raggiungeva i 20-25 metri. La struttura del ghiaccio rendeva complicato trovare crepe per risalire. Inoltre, le conoscenze di radiolocalizzazione del tempo non permettevano di valutare correttamente la situazione. A complicare le cose, il forte rumore prodotto dalle eliche del sottomarino veniva riflesso dallo spesso strato di ghiaccio creando problemi di acustica.

I marinai andavano praticamente a tastoni e anche il più piccolo errore poteva costare la vita dell'intero equipaggio. Ma riuscirono a portare a termine la missione: il 17 luglio 1962 per la prima volta nella storia il sottomarino sovietico K-3 riemerse vicino al Polo Nord, dove l'equipaggio piantò una bandiera rossa. Dopo la traversata Nikita Khrushev volle celebrare l'imbarcazione. A tutti i membri dell'equipaggio furono conferiti importanti premi di Stato, mentre il K-3 fu rinominato Leninsky komsomol in onore del sottomarino diesel M-106 della Flotta del Nord che abortì eroicamente nel 1943.

Mar Glaciale Artico
© Sputnik . Alexander Kovalyov
Dopo la trionfale esperienza in Artide si continuò a perfezionare il sottomarino: il reattore fu sostituito, fu installato un sistema di navigazione più all'avanguardia, vennero ammodernati il sistema di controllo e i mezzi di emergenza. Al tempo nel novero della Marina militare sovietica si contavano già alcuni sottomarini nucleari, fra cui anche lanciamissili. Il Leninsky komsomol rimaneva un banco di prova: a bordo venivano testate molte tecnologie che poi si impiegavano sulle imbarcazioni di serie. In particolare, si mettevano alla prova nuovi mezzi per la difesa antinave, per difendersi da eventuali emergenze, si testavano varie coperture dello scafo. Il sottomarino era piuttosto malconcio: risentiva del gran numero di test a cui era stato sottoposto.

39 caduti

Ma il Leninsky komsomol continuò ad essere impiegato nelle operazioni militari, per traversate in autonomia e prese parte ad addestramenti. Nell'estate del 1967 una di queste traversate si concluse in tragedia. Mentre il sottomarino ritornava dal Mediterraneo, a causa di una perdita al sistema idraulico a bordo scoppiò un incendio. L'incidente si verificò già sulle coste dell'Europa settentrionale nella zona delle Isole Faroe a una profondità di 50 metri. Inizialmente l'incendio divampò nel primo comparto dove si trovavano i siluri a propulsione nucleare. Una loro esplosione avrebbe causato la contaminazione radioattiva dell'intero Mar di Norvegia.

Nei minuti appena successivi all'inizio dell'incendio morirono 39 marinai. I superstiti riuscirono a isolare i due comparti in modo che il fuoco non passasse dall'altro lato. Tuttavia, nel tentativo di riequilibrare la pressione tramite il sistema di ventilazione, il monossido di carbonio arrivò nell'altro comparto e i marinai al centro dello scafo cominciarono a perdere conoscenza. Il sottomarino non poteva più rimanere sott'acqua. Il comandante diede ordine di riemergere. La parte rimanente della traversata fino alla base venne percorsa in superficie con una bandiera issata a mezz'asta in segno di cordoglio per i caduti.

I marinai morti sul Leninsky komsomol vennero seppelliti in una fossa comune nel Golfo della Zapadnaya Litsa. Per aver salvato la maggior parte dell'equipaggio, a Yury Stepanov, comandante del sottomarino, e al suo commissario politico furono conferiti gli ordini della Stella Rossa.

Il Leninsky komsomol venne riparato e rimase in attività per altri 20 anni: fu ritirato dalla Flotta nell'autunno del 1987. Per lungo tempo il sottomarino attese il suo destino: finire in discarica o diventare un museo per celebrare i traguardi raggiunti dagli ingegneri e dai marinai sovietici.

Nel 2005 il sottomarino venne affidato allo stabilimento Nerpa che smontò il reattore e al suo posto collocò un suo modello. Al momento il Leninsky komsomol è pronto per diventare un museo, ma ad oggi ancora non vi è chiarezza su un punto: lasciarlo nella Flotta del Nord o trasferirlo a San Pietroburgo?     

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Tags:
tragedia, Sottomarino, Storia, Incendio, URSS, USA
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