07:10 27 Maggio 2019
Limani, Camerun

Profughi tornano a ripopolare villaggi del Camerun dopo cacciata islamisti di Boko Haram

© Sputnik . Anicet Simo
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Contro Boko Haram combatte non solo la Nigeria, ma anche il Camerun, che dal 2014 è in guerra contro il movimento fondamentalista islamico. Il corrispondente di Sputnik ha visitato la zona di confine più colpita dal conflitto. Per la cessazione delle incursioni degli islamisti, gli sfollati cominciano a ritornare nei loro villaggi d'origine.

Cinque anni di terrore, migliaia di civili uccisi e migliaia di profughi. La scala della guerra contro Boko Haram tuttavia sta diminuendo ed i rifugiati stanno iniziando a tornare nei loro villaggi d'origine. Accade ad esempio a Limani, che fino a poco tempo fa era un villaggio disabitato del Camerun, situato a 5 chilometri dal confine con la Nigeria. Tuttavia quelli che sono tornati non riescono a far quadrare i conti, perché non c'è un posto dove guadagnare denaro per comprare il cibo.

Nella veranda di casa sul pianerottolo è seduto il 75enne Boukar Ali con uno sguardo pensieroso. Ha fatto ritorno al suo villaggio dopo una lunga assenza forzata: nel 2016, al culmine degli attacchi del gruppo islamista Boko Haram e delle atrocità compiute dai fondamentalisti contro i civili, l'anziano è stato costretto a fuggire dal villaggio con le sue 3 mogli e 24 tra figli e nipoti.

"Ho visto cose spaventose. I combattenti di Boko Haram bruciavano le case e uccidevano le persone senza sosta. Stare qui era impossibile. Molti dei nostri vicini e amici sono morti per le azioni dei fondamentalisti".

Per sfuggire a questo orrore, Boukar e la sua famiglia si sono trasferiti a Kossa, nel distretto di Mora, situato a 40 chilometri dal loro villaggio natio. Diversamente dalla maggior parte degli sfollati costretti a vivere nei campi profughi, ha trovato ospitalità tra i suoi parenti.

"Ho vissuto a Kossa da mio cugino. È stato in grado di prendersi cura di parte della mia famiglia. Gli altri membri della famiglia hanno vissuto da mio zio. Ma vedi, è sempre difficile vivere non in casa propria e contare sugli altri, anche solo per mangiare. Ecco perché quando le autorità hanno annunciato che potevano tornare nei villaggi controllati dai militari, sono tornato."

Il ritorno è stato reso possibile grazie ai numerosi appelli delle autorità e di varie Ong per la ricostruzione della regione. Boukar, in precedenza occupato nel settore agricolo, ha risposto positivamente a questi appelli anche se lui, come molti altri, ha trovato difficoltà nel riprendere la vita di tutti i giorni dopo il terrore islamista.

"Sono tornato solo con parte della famiglia. In questa casa viviamo in otto, ma per noi è difficile trovare mezzi di sussistenza. Abbiamo perso bestiame e parte del terreno. Le terre fertili sono dietro le trincee, che sono state scavate per proteggere il villaggio. Non possiamo coltivare la terra troppo lontano dal villaggio, perché abbiamo paura degli attacchi di Boko Haram.

Questa è la sorte di tutti gli abitanti di Limani che hanno deciso di fare ritorno. Anche l'82enne Abdoulaye Mahamat, uno degli anziani della regione e confidente del "lamido", il leader spirituale di questa regione, è stato costretto a trasferirsi nel capoluogo regionale a Maroua. Abdoulaye è uno di quelli che ha avuto il coraggio di restare per molto tempo nel villaggio.

"Quando gli altri se ne sono andati, mi sono rifiutato di andare via. Sono rimasto, ma una volta che i combattenti di Boko Haram sono arrivati, hanno bruciato le case e ucciso 7 persone vicino a casa mia. Mi sono spaventato e mi sono trasferito in un villaggio a 3 chilometri di distanza."

Quattro mesi dopo Abdoulaye è tornato nel villaggio con 5 bambini. A fatica l'anziano fa quadrare i conti per sostenere la sua famiglia.

"Nel villaggio, ci manca tutto. Non c'è nemmeno il mercato. Nessuna auto. Abbiamo bisogno di aiuto per sopravvivere e ricostruire le case. Nonostante la presenza dei militari, viviamo costantemente con la paura".

Paura… La sensazione di pericolo non abbandona gli abitanti del villaggio, nonostante la presenza costante dei militari lungo il confine. La presenza dei militari, ovviamente dà sollievo, ma non esclude azioni isolate degli attentatori suicidi islamici nel villaggio. Gli abitanti del luogo fanno miracoli per sopravvivere, ma devono rimanere vigili, dal momento che la minaccia terroristica non è scomparsa. Abdouraman comanda una ronda. Nel 2015 ha visto il villaggio svuotarsi per le violenze degli islamisti.

"Era così pericoloso restare che anche noi, i giovani del villaggio, ce ne siamo andati. Si è svuotato. Ora la vita sta migliorando."

La ronda ha di nuovo iniziato a pattugliare il villaggio ed ora insieme ai militari cerca di impedire gli attacchi di Boko Haram.

"Non ci sono attacchi dei guerriglieri, ma spesso mandano donne kamikaze. Spesso si fanno notare nel villaggio. Alcuni sono riusciti a neutralizzarle. Gli ultimi due mesi sono stati tranquilli."

Limani è un piccolo villaggio situato a 5 chilometri dal confine con la Nigeria, nel distretto di Mora nel dipartimento Mayo-Sava, nell'estremo nord del Camerun. Nell'ottobre 2014 i militanti di Boko Haram si sono infiltrati a Limani e nella città di confine di Amshid, uccidendo almeno 30 civili. Quasi la stessa situazione si è sviluppata in tutte le città di confine della regione. Secondo i dati citati nel rapporto dell'International Crisis Group (ICG), pubblicato nel 2018, nella regione si trovavano 238mila rifugiati. Gli abitanti di Limani sono fuggiti dal villaggio nel pieno degli attacchi islamisti. Ora nel villaggio vivono meno di 5mila persone, meno della metà della popolazione prima della crisi. I residenti ritornati hanno molti problemi gravi e non rimandabili. Ad esempio l'unico centro medico è chiuso dal gennaio 2015.

Il Camerun è ufficialmente in stato di guerra contro Boko Haram dal maggio 2014. Nonostante il fatto l'intensità del conflitto sia diminuita in modo significativo, dopo il picco nel 2014 e nel 2015, è ancora presto per parlare di vittoria contro il movimento jihadista: questo è confermato da isolati attacchi, nonché dalla crescita del numero di attentati terroristici commessi dai kamikaze da maggio ad agosto 2017.

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Tags:
Terrorismo, Boko Haram, Camerun, Nigeria, Africa
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