18:32 21 Febbraio 2019
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Dispositivi elettronici non sono più dannosi del latte e delle patate per gli adolescenti

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Psicologi dell’Università di Oxford hanno impiegato un grande (più di 355.000 partecipanti) database di informazioni sulla vita e la salute degli adolescenti per verificare come il tempo trascorso a utilizzare i dispositivi elettronici influenzi la condizione psichica dei giovani.

Grazie a un'analisi statistica, hanno evidenziato che la tecnologia è responsabile di solo lo 0,4% delle alterazioni nei parametri relativi alla salute psichica degli adolescenti, cioè più o meno tanto quanto il consumo di patate e latte. L'articolo è stato pubblicato su Nature Human Behaviour.

Piuttosto di frequente si incolpano i dispositivi elettronici per i problemi psicologici degli adolescenti: ad esempio, l'utilizzo dei social media, della rete e dei videogiochi. I dati scientifici a tal proposito sono molto variegati: alcuni studi incolpano i videogiochi per l'aumento del rischio di suicidi tra gli studenti americani e mettono in correlazione l'abuso dei social media con il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), mentre altre ricerche sostengono che non vi sia una relazione tra l'attrazione per giochi violenti e l'incremento di aggressività degli adolescenti.

Studi simili richiedono una campionatura rappresentativa: solamente così è possibile trarre conclusioni con una validità statistica sufficiente e in grado di essere applicate anche al resto della popolazione. Grandi database di informazioni sono importanti nelle ricerche sociologiche e psicologiche anche perché permettono di prendere in considerazione le possibili variabili collaterali in grado di influenzare i risultati: ad esempio, se uno scienziato deve studiare la correlazione tra l'uso che gli adolescenti fanno dei dispositivi e la loro condizione psicologica, dovrà impiegare come importante variabile collaterale lo stato socioeconomico dei genitori, la loro storia medica pregressa e il loro rapporto con i figli. In altre parole, alcuni utilizzano solamente i dati relativi al tempo trascorso sui social media, a guardare la tv o a giocare ai videogiochi, mentre altri solo quelli relativi alla salute psicologica. Ma questo approccio non funziona. Inoltre, utilizzando grandi database non è possibile considerare solo il grado di importanza: per la grande quantità di dati la differenza fra i gruppi confrontati può essere significativa in termini statici, ma a livello di cifre potrebbe avere un significato molto meno degno di nota.

Amy Orben e Andrew K. Przybylski hanno deciso di adottare un approccio statistico in grado di confutare empiricamente l'ipotesi di partenza e valutare tutti i fattori che potrebbero influenzare la variabile dipendente: ovvero la cosiddetta specification-curve analysis. Questo metodo è una variante del modello di analisi della regressione che permette di verificare tutte le possibili ipotesi valide su dati quantitativi e non solo quelle identificate dal ricercatore. In pratica, invece di verificare la dipendenza tra l'uso dei dispositivi e la condizione psicologica, i ricercatori sono riusciti a verificare la dipendenza della condizione psicologica da tutti i fattori per i quali erano accessibili sufficienti informazioni.

Per questo, gli scienziati hanno utilizzato alcuni grandi database contenenti dati sugli adolescenti nati all'inizio degli anni 2000 negli USA e in Gran Bretagna: in tutto, nell'analisi sono stati utilizzati i dati di 355.358 adolescenti. Come parametro della condizione psicologica, a seconda del database, sono stati utilizzati i dati relativi allo stato di salute psicologica degli adolescenti (vi erano risposte a domande come "Ritiene la Sua vita priva di senso?"), ai tentativi di suicidio e al grado di solitudine.

In seguito agli studi, gli scienziati hanno evidenziato una correlazione negativa tra l'uso di dispositivi e la condizione psicologica sì significativa a livello statistico, ma comunque di dimensioni ridotte. Gli autori dello studio hanno stimato che questo fattore può giustificare solo circa lo 0,4% dei disturbi psicologici degli adolescenti selezionati: cioè più o meno la stessa influenza che hanno il consumo di latte e patate e il portare gli occhiali.

Le variabili che davvero hanno una correlazione negativa con la condizione psicologica degli adolescenti sono state il fumo di sigaretta e di marijuana, le risse e il bullismo. Fra i fattori positivi, invece, gli scienziati hanno evidenziato il dormire un numero sufficiente di ore, il fare colazioni regolari e il consumare frutta e verdura.

I ricercatori sottolineano, inoltre, quanto sia importante considerare tutti i fattori che potrebbero essere significativi per gli adolescenti e sostengono che l'utilizzo dei dispositivi potrebbe non essere così dannoso come invece si dice da molto tempo. Tuttavia, gli scienziati precisano che la loro analisi ha messo in luce soltanto una correlazione e che dai dati ottenuti non è possibile determinare con certezza la presenza di eventuali legami di causa-effetto: per ottenere risultati simili servirebbero ricerche più a lungo termine.

Lo scorso autunno taluni scienziati americani hanno condotto un grande studio a cui hanno partecipato 143 studenti. Grazie a questa ricerca sono riusciti a dimostrare che passare meno tempo sui social media può avere effetti positivi sulla condizione psicologica: diminuirebbe i sintomi della depressione e il senso di solitudine.

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ricerca, scienza
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