11:15 19 Maggio 2019
Donna con alzheimer

Negli USA scoperta per caso la cura per l'Alzheimer

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Alcuni biologi americani hanno scoperto per caso un medicinale molto promettente per curare l'Alzheimer mentre testavano un nuovo farmaco per curare gli effetti dell'infarto. I risultati dei loro test su cavie sono stati presentati sulla rivista JEM.

"Questo farmaco ha proprietà neuroprotettive e antinfiammatorie. Questo ci ha portato a testarlo sul cervello dei topi che soffrivano di Alzheimer. Abbiamo dimostrato che può essere impiegato come strumento molto efficace per distruggere la beta-amiloide allo stadio precoce del suo sviluppo", ha dichiarato Borislav Zlokovich della University of Southern California di Los Angeles.

Si ritiene che l'Alzheimer sia scatenato da un accumulo a livello neuronale di una sostanza patogena, ovvero la proteina beta-amiloide. La patologia si forma a partire dagli "avanzi" della proteina APP che partecipa ai processi di riparazione dei neuroni danneggiati e di creazione di legami fra di loro. Disturbi nel processo di trasformazione delle molecole di queste proteine portano alla comparsa di placche di beta-amiloide e alla distruzione delle cellule nervose.

Negli ultimi anni i biologi hanno fatto grandi passi avanti nel capire cosa scateni questa patologia. Ad esempio, di recente gli scienziati hanno evidenziato che l'Alzheimer può essere contagiosa, che le placche di beta-amiloide possono rappresentare una parte importante di un sistema immunitario danneggiato e che vi sono alcune metodologie promettenti per curare questa patologia.

Zlokovich e i suoi colleghi hanno scoperto in che modo si possa proteggere il cervello dall'accumulo di queste proteine dopo aver prestato particolare attenzione alle insolite proprietà dell'APC che protegge i vasi dalla formazione al loro interno di trombi e che inibisce le infiammazioni.

Di recente gli scienziati hanno scoperto che questa sostanza possiede anche altre utili proprietà: ad esempio, protegge le cellule dalla morte per insufficienza di ossigeno e sostanze nutritive. Questo ha indotto molti medici a supporre che potesse essere impiegata per proteggere gli organi dall'ischemia.

Gli autori dell'articolo hanno effettuato esperimenti con una delle versioni sintetiche di questa proteina, cioè la 3K3A-APC, che non è in grado di sciogliere i trombi e di scatenare pericolosissime emorragie cerebrali. Inizialmente questa versione della proteina è stata creata per contrastare gli infarti, ma gli autori dell'articolo hanno deciso di verificare in che modo potesse influenzare la vita delle cavie con una predisposizione a sviluppare l'Alzheimer.

Come hanno evidenziato questi test, l'assunzione di piccole dosi di questa proteina per soli 4 mesi è stata sufficiente per dimezzare il numero di placche amiloidi (se già presenti nel cervello) e per prevenirne la comparsa (se non fossero ancora presenti).

Ottenuti risultati così impressionanti, Zlokovich e i suoi colleghi si sono interessati al modo in cui questo farmaco induca il corpo delle cavie a interrompere la "raccolta" delle nuove particelle di beta-amiloide. Per questo, hanno messo a confronto i vari geni legati allo sviluppo dell'Alzheimer.

Con grande sorpresa hanno scoperto che il loro farmaco ostacolava la lettura del gene BACE1. Questo gene è responsabile della raccolta di particolari "forbici" molecolari che tagliano i filamenti della proteina APP e formano accumuli di beta-amiloide, cioè le molecole ab42, dalle quali si costituiscono le vere e proprio placche.

Dunque, bloccare il BACE1 ha permesso di interrompere questa "catena di montaggio" e ha protetto le cavie da tutte i tratti distintivi dell'Alzheimer. In generale, il comportamento di queste cavie non si è differenziato in alcun modo da quello dei topi sani: memorizzavano nuove informazioni alla stessa velocità e ricordavano il posizionamento di aree pericolose nelle loro gabbie.

La cosa interessante è che 3K3A-APC ha già superato le prime due fasi di test clinici su volontari colpiti da infarto e ischemia. Per questo, gli scienziati sperano che il farmaco molto presto possa essere impiegato in test con persone con una diagnosi recente di Alzheimer.

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biologia, Scoperta, Medicina, Ricerca, cura, USA
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