04:04 22 Febbraio 2019
Curdi siriani a Qamishli, Siria

Ankara: gli USA hanno complicato la situazione in Siria

© AP Photo / Bilal Hussein
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Il consigliere del presidente turco Tayyip Erdogan, Yasin Aktai, ha detto in un'intervista a Sputnik che gli Stati Uniti ad oggi, non hanno fatto nulla in Siria se non complicare la situazione, e mettere i curdi a rischio.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha precedentemente minacciato la Turchia con sanzioni economiche nel caso in cui Ankara decidesse di attaccare i curdi siriani.

"Gli Stati Uniti ad oggi non hanno fatto in Siria niente se non complicare la situazione. Calunniano i curdi in Siria, chiamandoli forze di autodifesa dei curdi siriani (YPG), Ankara non considera YPG e il partito dei lavoratori del Kurdistan rappresentanti del popolo curdo. La Turchia è uno Stato che si prende cura dei curdi e li protegge da molto tempo e fino ad oggi", ha detto Aktai. Egli ha aggiunto che "la Turchia è l'unico paese in cui i curdi vivono liberamente e in modo sicuro, senza subire la discriminazione razziale, e ritiene che siano padroni del paese e non combatte contro di loro".

Secondo lui, gli Stati Uniti "non possono creare per i curdi un paradiso in Siria, perché lo hanno trasformato in un inferno". Aktai ha sottolineato che " gli Stati Uniti condannano la situazione ancora di più e mettono i curdi a rischio, non proteggono i curdi e non si preoccupano di loro, li mettono in pericolo, mettendoli in prima linea in battaglia".

Il funzionario ha sottolineato che la Turchia richiede di mantenere l'unità dei territori siriani e accetta tutte le fedi, etnie e religioni.

"L'ingresso turco in Siria non mira all'occupazione del suo territorio, al possesso di basi militari, alla diffusione della sua egemonia e influenza, come fanno gli Stati Uniti e altri stati. Ma il suo scopo è quello di farla finita con le minacce, che dalla Siria arrivano in Turchia, come il terrorismo e la migrazione, perché la Turchia paga direttamente il prezzo per ogni movimento che sta accadendo in Siria, così ha il diritto di intervenire in tutto ciò che accade in essa" ha detto.

Erdogan ha detto in precedenza che Ankara è pronta a iniziare l'operazione a est dell'Eufrate, e anche a Manbij, contro le forze di auto-difesa dei curdi siriani, se gli USA non si allontanano da lì. Ha poi detto che ha deciso di rinviare l'inizio dell'operazione militare in Siria dopo una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 14 dicembre, a seguito della quale Trump ha deciso di ritirare le truppe americane dalla Siria.

Trump a metà dicembre 2018 ha dichiarato la vittoria contro l'organizzazione terroristica dello Stato Islamico in Siria, sottolineando che questa era l'unica ragione per la presenza dei militari americani nel paese. Poi la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha riferito che gli Stati Uniti hanno iniziato il ritiro delle truppe dalla Siria, ma la vittoria sullo Stato Islamico non significa la fine della coalizione. Venerdì, 11 gennaio, un anonimo funzionario militare americano ha detto al canale televisivo Fox News, che l'America ritira le armi dalla Siria, ma le truppe ci sono ancora.

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Conflitto in Siria, Accordo con la Siria, Armi alla Siria, governo, Ankara
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