22:35 19 Marzo 2019
La natura delle Isole Curili

Nessun trasferimento di truppe USA sulle Curili: ci possiamo credere?

© Sputnik . Сергей Кривошеев
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Durante la calma mediatica delle recenti feste natalizie solamente un tema di politica estera ha preoccupato la società russa: le trattative riguardo al trattato di pace russo-giapponese e, di conseguenza, il destino delle Isole Curili.

Ricordiamo i passaggi chiave che hanno accorato i russi durante le feste:

  • proprio il primo gennaio il primo ministro Shinzo Abe ha promesso di non espellere dall'arcipelago i cittadini russi che vivono lì nel caso in cui le Curili passassero al Giappone;
  • inoltre, il leader giapponese ha rilasciato una serie di dichiarazioni circa la necessità che "i russi residenti nell'arcipelago esprimano il loro consenso al passaggio di proprietà in favore del Giappone". Questo è stato immediatamente interpretato come un'allusione all'organizzazione di un referendum sulle Curili, il che è assolutamente un'eresia dal punto di vista della legislazione russa e pare un'intromissione bella e buona di Tokio negli affari interni della Russia;
  • i media giapponesi parlano dell'argomento e uno di questi sostiene anche che Tokio durante il prossimo ciclo di trattative proporrà a Mosca di rinunciare alle richieste di compensazione per la risoluzione della controversia territoriale;
  • infine, ieri Katsuyuki Kawai, consigliere speciale agli affari esteri del primo ministro, ha dichiarato che il Giappone conta sul supporto degli USA per la conclusione dell'accordo di pace con la Russia.

Quali conclusioni possiamo trarre da queste notizie?

Prima: per qualche ragione il governo giapponese ha dovuto far finta che da un momento all'altro otterrà le Curili.

Seconda: qualunque speranza che il Giappone si liberi dalla dipendenza vassallatica dagli USA è infondata.

Ricordiamo che nel 1956 furono proprio gli USA a seppellire i progetti per la conclusione dell'accordo di pace tra URSS e Giappone. Lo stesso accordo che doveva essere firmato in base alla Dichiarazione di Mosca la quale prevedeva il passaggio di due isole Curili a Tokio (più precisamente, la quasi disabitata Shikotan e le interamente disabitate Khabomai).

La dichiarazione di ieri di Katsuyuki Kawai non lascia dubbi sul fatto che anche ora la decisione per i giapponesi sarà presa a Washington.

E ora la parte più importante. Mosca a tal proposito non nutriva false speranze. È sufficiente ricordare il recente commento del presidente durante una conferenza stampa:

"Non capiamo il grado di sovranità del Giappone nella decisione di dislocare basi americane nel Paese". Dietro a quel "non capiamo" si intenda "sappiamo che Tokio non dispone di tale sovranità".

Un'ulteriore conferma è stata data da Jerry Martinez, luogotenente generale a capo delle truppe statunitensi in Giappone, il quale ha dichiarato dopo Kawai che "gli USA non hanno in progetto di dislocare forze armate sulle Isole Curili. Al momento". Bisogna riconoscere agli americani di essere stati molto onesti. Non vale nemmeno la pena di chiedere loro se in futuro intendono attuare questi progetti. Del resto, la storia dell'allargamento della NATO in Europa orientale dopo il crollo dell'URSS dà una risposta chiara.

Sulla questione si è espresso anche il Ministero degli Esteri russo. Sullo sfondo dell'impulsività mediatica giapponese il Ministero russo si è espresso in maniera estremamente autorevole. A Piazza Smolenskaya, sede del Ministero a Mosca, è stato convocato l'ambasciatore giapponese. Del vasto repertorio di retorica diplomatica sono state scelte ed impiegate formule estremamente severe che non lasciano alcun dubbio sul grado di malcontento manifestato da Mosca. Tokio è stato accusato di aver malamente travisato il senso dell'accordo tra i due leader e di aver tentato di complicare ulteriormente la questione.

Considerata la durezza dei termini impiegati dai diplomatici russi, sorge spontaneo chiedersi se si terrà davvero l'incontro tra Putin e Abe previsto per il 21 gennaio.

A giudicare dalla reazione di Mosca, Tokio ha calcato troppo la mano nel suo tentativo di far apparire il suo desiderio come una cosa già compiuta.

Tuttavia, è chiaro che si può anche non prendere in considerazione tutta la grande bufera mediatica messa in piedi dai giapponesi di recente.

Tra l'altro, le persone più razionali hanno dubitato delle dichiarazioni giapponesi una volta venuti a conoscenza delle ultime notizie provenienti direttamente dall'arcipelago.

Poco prima di Capodanno Sergey Shoygu ha comunicato che sulle Curili è in dirittura d'arrivo la costruzione di nuove strutture per i militari russi. Stando ai comunicati militari, nell'ultimo anno la Russia ha dislocato sulle isole la stazione di avvistamento di bersagli navali Mys-1 e dispositivi sonar che permettono di rilevare e inseguire bersagli sottomarini, navali e aerei.

Stando alle informazioni dei media giapponesi, entro la fine del 2020 Mosca prevede di concludere la creazione di un sistema unico di difesa sulle Curili, il che presuppone l'aumento del numero di sistemi missilistici di difesa Bal e Bastion già presenti sul posto, nonché lo sviluppo di aerodromi e porti per grandi navi.

… Dunque, possiamo starne certi: gli USA non dislocheranno le proprie truppe sulle Curili. Né ora né mai. E questo perché sul luogo vi è la garanzia migliore al mondo: l'esercito russo. 

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Shinzo Abe, Russia, Isole Curili, Giappone
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