20:37 17 Gennaio 2019
Il carro armato T-90A

Attaccare su due piedi: le operazioni più ardite dei militari russi

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Preparare in segreto tutto l’esercito, movimentare di nascosto le divisioni e colpire il nemico alle spalle: i rapidi spostamenti sulle lunghe distanze sono stati più volte d’aiuto per vincere in situazioni anche quasi senza speranza. Sputnik vi presenta una carrellata delle operazioni più ardite portate a termine dalle truppe sovietiche e russe.

Sostenere i ribelli

L'ultima operazione strategica d'attacco dell'Armata Rossa durante la Grande guerra patriottica fu la liberazione di Praga, già conclusasi dopo la capitolazione della Germania. Ivan Konev, a capo del Primo fronte ucraino, ricevette l'ordine di concludere entro il 3 maggio del 1945 le operazioni militari a Berlino e di preparare il trasferimento delle truppe per un rapido attacco della capitale cecoslovacca da nord. Da sud ad attaccare la guarnigione tedesca vi erano divisioni del Secondo fronte ucraino.  L'operazione era prevista per il 7 maggio, ma il 5 maggio a Praga vi fu un'insurrezione. Per impedire ai tedeschi di soffocarla, le truppe di Konev riuscirono a cominciare l'attacco prima del previsto e a portare a termine un rapido spostamento di 300 km da Berlino verso sud. Il Primo fronte ucraino si mise in marcia il 6 maggio.

Il carro armato T-34, Praga
© Sputnik . RIA Novosti
Il carro armato T-34, Praga

L'enorme trasferimento di truppe si verificò senza problemi. Già alle tre di notte del 9 maggio 1945 divisioni della Terza e della Quarta armata blindata arrivarono a Praga. I soldati tedeschi, che non si aspettavano che l'avanguardia tedesca arrivasse così presto, furono travolti e scapparono dalla città. Verso le 13 del giorno stesso tutti gli hitleriani erano stati scacciati, ma l'Armata Rossa continuò a inseguirli. Dunque, durante l'Offensiva di Praga conclusasi l'11 maggio fu definitivamente sconfitto il Gruppo d'armate Centro e parte del Gruppo d'armate Sud.

Attraverso le montagne e il deserto

L'8 agosto 1945 l'URSS dichiarò guerra al Giappone e il giorno successivo il Fronte del Trans-Bajkal, il Primo e il Secondo fronte dell'Estremo oriente russo insieme alla Flotta del Pacifico e alla Flottiglia dell'Amur avviarono le operazioni militari contro le truppe imperiali su un fronte che si estendeva per più di 4000 km. Nei combattimenti si distinse, in particolare, la Sesta armata blindata guidata dal luogotenente generale Andrey Kravchenko che prese parte all'operazione Khingan-Mukden ed effettuò un eroico rapido spostamento attraverso il Deserto del Gobi e il Grande Khingan per arrivare alle spalle dell'Armata del Kwantung. Nel primo giorno di attacco il principale avversario dell'esercito fu la natura della Manciuria: una secca steppa dal suolo sabbioso difficile da attraversare per i mezzi militari. Dopo giorni di afa molti soldati ebbero colpi di calore e l'acqua non era sufficiente. Ma già verso la sera del 10 agosto la Sesta armata raggiunse il crinale del Grande Khingan.

I militari sovietici con una bandiera giapponese abbandonata
© Sputnik . RIA Novosti
I militari sovietici con una bandiera giapponese abbandonata

Per attraversare l'impenetrabile catena montuosa alta fino a 1500 metri, le truppe sovietiche ci misero poco più di un giorno anche se i giapponesi pensavano che i loro nemici ci avrebbero messo settimane. L'11 agosto l'avanguardia della Sesta armata blindata giunse fino alla città di Lubei sul versante opposto del Khingan. La guarnigione nemica si arrese quasi senza combattere. I comandanti giapponesi fino all'ultimo non credevano che fosse possibile trasportare così velocemente carri armati e artiglieria attraverso quell'impenetrabile crinale. Ma non si può nemmeno dire che questa fu un'impresa semplice per i militari sovietici. Pioveva, il terreno era scivoloso. Sui pendii scoscesi i soldati dovevano far scendere i carri armati una volta agganciati con delle funi. Un lavoro encomiabile l'hanno effettuato i guastatori che hanno garantito la posa delle strade nei tratti più complicati. Nonostante le difficoltà, l'esercito riuscì a penetrare nella Manciuria centrale prima del previsto e ad attaccare i giapponesi alle spalle. Proprio questo trasferimento delle truppe determinò la rapida sconfitta dell'Armata del Kwantung.

La sorpresa di Pristina

Nella notte tra l'11 e il 12 giugno 1999 il battaglione misto di paracadutisti russi, parte del contingente di pace internazionale in Bosnia Erzegovina ha effettuato un incredibile spostamento rapido nella città serba di Pristina, capitale del Kosovo occupato militarmente. In quel momento la NATO da alcuni mesi bombardava la Repubblica Federale di Jugoslavia. Le truppe di fanteria della NATO dovevano penetrare già il 12 giugno nella regione contesa passando dalla Macedonia, ma i russi all'ultimo le superarono. Al battaglione delle truppe aviotrasportate fu assegnato il compito di prendere il controllo dell'aeroporto di Pristina in grado di accogliere aerei pesanti. L'operazione aveva un duplice obiettivo: politico (presentare alla NATO il fatto compiuto: i volontari russi dovevano ottenere in Kosovo una propria zona di controllo) e militare (garantire lo spostamento aereo dei rinforzi in regione).

La forza di pace russa in Kosovo
© Sputnik . Yakutin
La forza di pace russa in Kosovo

Una colonna di 15 di VTT e 35 camion percorse 800 km in 10 ore. Le operazioni furono effettuate senza sosta (i mezzi che non tenevano il ritmo furono abbandonati lungo il percorso). I macchinisti dei VTT si versavano sulla testa l'acqua delle borracce per tenersi svegli nonostante la stanchezza e l'afa. Il rapido trasferimento non venne rilevato dalla NATO. E quando la mattina del 12 giugno all'aeroporto si avvicinò una colonna di carri armati britannici, ad aspettarli vi era il battaglione di soldati russi pronti a combattere. Fortunatamente non si arrivò a spargimenti di sangue perché si riuscì a trovare un accordo per l'utilizzo condiviso dell'aeroporto. Ma la fanteria allora dimostrò che era troppo presto per ignorare i soldati russi.

Un raid a Gori

A porre fine al rapido conflitto armato in Ossezia del Sud del 2008 fu il trasferimento il 10 agosto da Tskhinvali in Georgia di 200 soldati del 104° reggimento delle truppe aviotrasportate guidato dal colonnello Gennady Anashkin. L'obiettivo del gruppo equipaggiato con 4 semoventi 2S9 e 4 IFV era la città di Gori a 30 km a sud della capitale dell'Ossezia del Sud. Lì si trovavano magazzini di importanza strategica contenenti armi, mezzi militari e munizioni. Conquistare quei magazzini avrebbe significato porre fine alla guerra in breve tempo. Durante il tragitto i paracadutisti subirono ripetuti attacchi dall'aviazione georgiana e nella zona circostante il villaggio di Khetagurovo furono attaccati da alcuni carri armati, ma l'avversario poi si arrese.

Un carro armato russo a Tskhinvali
© Sputnik . Саид Гуциев
Un carro armato russo a Tskhinvali

Avvicinandosi a Gori i paracadutisti russi spararono alla colonna militare georgiana presso la località di Variani. La città venne presa il 12 agosto. I paracadutisti presero tutte le alture, attaccarono con successo la torre della televisione, distruggendo al contempo una batteria anticarro del nemico. Le truppe georgiane corsero precipitosamente alla ritirata abbandonando armamenti e mezzi. A Gori ai soldati russi furono lasciate molte armi. Anashkin ricorda che i suoi militari entrarono nelle caserme, forzarono le serrature delle armerie e raccolsero interi mucchi di pistole mai usate. La notte di quello stesso giorno fu comunicato che le truppe russe avevano cessato le attività militari. 

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Operazioni militari, operazione militare, Carri armati, Storia, Giappone, URSS, Russia
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