12:30 21 Aprile 2019
Sacrofato a Saccara scoperto in Egitto

Le scoperte archeologiche più insolite del 2018

© AFP 2019 / Khaled Desouki
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Nel 2018 alcune scoperte archeologiche hanno suscitato un grande interesse. Ad esempio, gli studiosi hanno scoperto un sarcofago alessandrino nero e hanno appurato chi vi fosse seppellito o ancora hanno studiato i crani degli abitanti di Pompei per determinare le circostanze esatte della loro morte.

Inoltre, gli archeologi hanno capito come erano fatte le protesi medioevali, con quale latte veniva fatto il formaggio più antico del mondo e perché la nave dei vichinghi si trovava sulla terraferma.

Il mistero del sarcofago nero

Il grande sarcofago di colore nero, rinvenuto a inizio luglio ad Alessandria d'Egitto, ha provocato un'agitazione senza precedenti sui media. La versione più popolare è stata quella secondo cui il sepolcro appartenesse a Alessandro il Macedone.

Tuttavia, nessuna delle ipotesi formulate è stata confermata. Due settimane dopo il ritrovamento gli archeologi hanno scoperto una tomba in pietra del peso di 30 tonnellate. Il sarcofago era per metà pieno di acque di scolo penetrate attraverso una piccola fessura. Inoltre, all'interno sono state trovate le spoglie di due uomini e una donna, nonché alcune piccole lastre d'oro che, come si capì in seguito, sono simboli del valore militare. Nel cranio di uno degli uomini gli scienziati hanno trovato un piccolo foro. Secondo loro, questo potrebbe essere rimasto in seguito a un'operazione chirurgica al cervello.

Secondo gli esperti, il sarcofago risalirebbe al periodo della dinastia dei Tolomei (IV-I secolo a.C.). Le spoglie ivi contenute sono state inviate al Museo nazionale di Alessandria per essere sottoposte a ulteriori studi. Ma gli archeologi sostengono che molto probabilmente non si riuscirà a capire a chi appartenessero.

Formaggio con sorpresa

Nel sepolcro del sindaco di Memfis ai tempi di Ramses II gli archeologi egiziani hanno rinvenuto giare in argilla contenenti una massa dura e bianca che sarebbe il formaggio più antico al mondo. Questo prodotto caseario avrebbe 3.200 anni. Analisi approfondite hanno mostrato che questo formaggio venne realizzato a partire da 3 tipologie di latte: di capra, di pecora e di bufala.

Inoltre, gli scienziati vi hanno rinvenuto tracce del batterio Brucella melitensis, che scatena la brucellosi. Questa patologia può essere trasmessa dagli animali all'uomo tramite prodotti caseari non lavorati ad alte temperature. Va notato che nelle croniche egizie del tempo si faceva menzione di focolai di questa malattia che, di norma, era accompagnata da febbre alta e da vari sintomi di intossicazione alimentare. Al momento gli scienziati sono riusciti ad appurare che queste epidemie antiche erano causate proprio dalla Brucella melitensis.

Una morte terribile

Le circostanze dell'eruzione del vulcano Vesuvio nel 79 d.C. che distrusse la città di Pompei e la sua popolazione continuano ad essere fonte di interesse per gli scienziati. Quest'anno alcuni ricercatori italiani hanno studiato nel dettaglio i resti delle vittime e hanno rinvenuto su di essi depositi di ferro e di ossido di ferro. Secondo gli studiosi, le tracce di ferro avrebbero un'origine fisiologica, cioè sarebbero i sedimenti del sangue in ebollizione. Gli esperti hanno precisato che durante l'eruzione la temperatura atmosferica nelle zone circostanti il Vesuvio variava tra i +200° e i +500°C.

Inoltre, i ricercatori hanno osservato che la maggior parte dei crani presentava fratture o era spezzata o ancora carbonizzata. Secondo gli scienziati, a causa delle elevate temperature la pressione intracranica degli abitanti di Pompei subì un'impennata e raggiunse valori critici. In diversi casi il cranio non resistette e la testa letteralmente scoppiò.

Secondo gli esperti, sebbene la morte di questi antichi romani fu davvero terribile, le loro pene non furono lunghe poiché morirono praticamente sul colpo.

Un terminator medioevale

Durante alcuni scavi in Lombardia gli archeologi hanno rinvenuto lo scheletro di un uomo di età compresa tra i 40 e i 50 anni che visse alla fine del VI secolo. La sua mano destra era stata amputata fino a metà avambraccio e la parte mancante era stata sostituita da un pugnale. L'arma era attaccata al braccio tramite cinghie di pelle con l'ausilio di una fibbia di bronzo. Secondo i ricercatori, quest'abitante dell'Italia medioevale visse con questa protesi per diverso tempo e la utilizzava di frequente.

La parte di braccio era stata amputata all'uomo in seguito a una ferita ricevuta in combattimento o come punizione in seguito a un processo: gli scienziati non sono in grado di definirne la ragione precisa. Inoltre, rimane oscuro il motivo per cui quest'uomo scelse proprio questa protesi. Se ipotizziamo che l'uomo fosse un combattente, allora questi potrebbe aver voluto sostituire con un pugnale la mano con cui teneva la spada. Secondo gli esperti, a non destare dubbi è invece il fatto che i chirurghi medioevali fossero in grado di amputare gli arti in modo che i pazienti sopravvivessero senza antibiotici o anestesia.

Veterinari del Neolitico

In un villaggio neolitico nella Francia occidentale gli archeologi hanno rinvenuto un cranio perfettamente conservato di una mucca di 5.000 anni fa con un foro nel lobo destro. Inizialmente gli scienziati decisero che la mucca potesse essere stata vittima dell'attacco di un altro mammifero. Ma gli antropologi hanno confutato quest'ipotesi. Studiando attentamente il ritrovamento, hanno scoperto su di esso dei graffi che prima erano stati osservati sui crani di umani dell'antichità sottopostisi a trapanazione.

Inoltre, gli esperti non hanno trovato tracce di guarigione intorno al foro. Probabilmente operarono la mucca prima che questa morisse con l'intento di salvarla, ma non ci riuscirono. Gli scienziati non escludono nemmeno che la trapanazione venne effettuata sull'animale già morto per il perfezionamento delle tecniche chirurgiche.

Secondo i ricercatori, se la mucca ricevette la trapanazione prima di morire, si potrebbe parlare del primo caso di operazione chirurgica veterinaria della storia.

Un parto in tomba

Ad Imola gli archeologi hanno rinvenuto in un sepolcro in pietra del VII secolo gli scheletri di una donna e un bambino. Al momento della morte la donna aveva tra i 25 e i 35 anni. Il feto era alla 38° settimana, la sua testa e il suo corpo erano disposti tra le anche della donna, mentre le gambe nella zona pelvica della madre come accade nel parto.

Secondo gli scienziati, questo sarebbe un raro caso di parto post mortem. Grazie ai gas formatisi nella cavità addominale da 2 a 5 giorni dopo la morte, il feto sarebbe fuoriuscito dall'utero della defunta. Gli esperti hanno osservato che al momento della sepoltura il feto era già morto.

Ma questo non è l'unico fatto sorprendente osservato dagli scienziati durante gli scavi. Sul cranio della donna gli archeologi hanno rinvenuto tracce di trapanazione. Gli esperti non hanno escluso che proprio questo tentativo di operazione fallito possa essere stato la causa della morte. Durante la gravidanza la pressione intracranica della donna probabilmente aumentò e questa decise di rivolgersi ai chirurghi.  

Sepoltura a spirale

In Messico gli archeologi hanno ritrovato una sepoltura di forma circolare risalente a 2.400 anni fa. Al suo interno a spirale sono stati rinvenuti gli scheletri di 9 persone. Gli scienziati hanno identificato le spoglie di due donne, un uomo, un bambino e un adolescente, ma non sono stati in grado di determinare il sesso degli altri defunti.

Secondo i ricercatori, il ritrovamento sarebbe legato a cerimonie rituali dell'antica Mesoamerica in precedenza sconosciute. I corpi dei defunti erano uniti fra loro. Ad esempio, la testa di uno era disposta sul petto dell'altro, le braccia del terzo erano strette attorno alla schiena del quarto. Fra i doni funebri i ricercatori hanno trovato giare e coppe d'argilla, nonché pietre di ceramica poste in mano ai defunti.

Al momento gli archeologi non sono ancora riusciti a stabilire la ragione della morte né il motivo di un rituale funebre così complicato.

Imbroglioni medioevali

Nella città norvegese di Bergen gli archeologi hanno trovato un dado truccato risalente a circa 600 anni fa.

I dadi erano al tempo molto popolari fra i norvegesi: al momento gli archeologi hanno rinvenuto nei quartieri medioevali di Bergen circa 30 dadi. Parrebbe che al tempo molti fossero gli imbroglioni: questo spiegherebbe un'ordinanza del 1276 secondo la quale le autorità in caso di dadi truccati potevano confiscare tutto il denaro sul tavolo e infliggere ad ogni partecipante una multa di mezzo marco (circa 107 grammi d'argento).

"Probabilmente un imbroglione decise di liberarsi del dado da noi trovato come fa un assassino con la prova del reato. Non è da escludere che l'abbia semplicemente perso. O forse dopo aver perso l'ha gettato via in preda alla rabbia nel luogo dove 600 anni dopo l'abbiamo ritrovato noi", ipotizzano gli autori dello studio.

Nave in strada

Nella Norvegia nord-occidentale gli archeologi hanno rinvenuto una barca funeraria lunga 20 metri. Questa era disposta accanto a una trafficata autostrada nel campo di un agricoltore a una profondità di circa mezzo metro. La scoperta venne effettuata durante lo studio della zona con l'ausilio di un georadar.

L'imbarcazione in legno costruita nell'800 si trova, secondo gli studiosi, in ottime condizioni. Gli scienziati hanno osservato che i norvegesi medioevali o lasciavano le imbarcazioni ai funerali dei vichinghi come dono o vi disponevano i corpi dei defunti. Questa nave era simbolo della forza e dello status sociale del defunto. Gli archeologi non escludono che sull'imbarcazione si trovino spoglie umane, ma ancora non si sa quando cominceranno le ricerche.

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