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18:07 20 Luglio 2019
Resti della bandiera americana bruciata presso l'Ambasciata a Manila

“Se ne infischiavano dei morti”: la guerra nelle Filippine

© AFP 2019 / Ted Aljibe
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120 anni fa il presidente USA William McKinley ha firmato un proclama di “assimilazione volontaria” che rese ufficialmente le Filippine un territorio sotto il controllo degli Stati Uniti.

Visto che l'arcipelago prima era stato dichiarato nazione indipendente, la politica statunitense portò a una guerra sanguinosa le cui vittime, secondo alcune fonti, toccarono 1 milione di persone.

La campagna avviata dagli USA fu definita da molti cittadini statunitensi ingiusta e di conquista. Ma questo non ha influito sulla posizione delle autorità statunitensi. Gli storici osservano che in quel momento le Filippine erano molto importanti dal punto di vista strategico per gli USA i quali puntavano alla supremazia globale.

I primi uomini arrivarono nelle Filippine nell'antichità. A partire dal V secolo d.C. sulle isole cominciò a svilupparsi una civiltà primitiva. Nell'VIII secolo nell'arcipelago giunsero dei commercianti cinesi e nel XIV secolo vi approdarono marinai arabi. Per diversi secoli le isole erano politicamente sotto il controllo di regni indo-malesi, ma in pratica godevano di grande libertà di gestione. Gli abitanti locali professavano una religione a metà fra l'induismo e il buddismo. Su influenza degli arabi parte delle popolazioni si convertì all'islam.

Nel 1521 Magellano scoprì le Filippine per i Paesi europei, prese parte alla guerra intestina tra i governi locali e morì. Nel 1565 sulle isole si insediarono i conquistadores che le trasformarono in una colonia spagnola. Nelle Filippine si diffusero il cristianesimo e lo spagnolo.

I "liberatori" americani

"L'arrivo degli americani nelle Filippine è legato alla loro partecipazione alla guerra che i filippini conducevano per ottenere l'indipendenza dalla Spagna. Stanchi della tricentenaria dominazione spagnola, gli abitanti locali insorsero contro i colonizzatori e gli USA prestarono loro aiuto", ha spiegato Darya Panarina, ricercatrice del Centro studi del Sud-Est asiatico, dell'Australia e dell'Oceania presso l'Istituto di studi orientali dell'Accademia russa delle scienze.

Le grandi insurrezioni antispagnole nelle Filippine iniziarono nel 1896, ma gli insorti non avevano le risorse necessarie per cacciare definitivamente i colonizzatori. Nel 1898 cominciò una guerra tra gli USA e la Spagna, il cui motivo formale fu la perdita della corazzata Maine al largo di Cuba in circostanze non chiare. Le forze armate USA occuparono Cuba e Porto-Rico. Ma il primo maggio 1898 la flotta americana durante la Battaglia della Baia di Manila distrusse completamente la squadra navale delle Filippine. Gli americani si insediarono sulle isole, ma la capitale dell'arcipelago non riuscirono a conquistarla subito.

Tuttavia, i dirigenti dell'esercito statunitense si accordarono per collaborare con gli insorti locali e in poco tempo occuparono i dintorni di Manila.

Il 12 giugno 1898 i rivoluzionari filippini guidati dall'ex funzionario statale Emilio Aguinaldo proclamarono l'indipendenza. 11 giorni dopo Aguinaldo fu nominato presidente delle Filippine. Prima che gli USA partecipassero alla guerra il futuro capo di Stato si trovava in esilio in Cina. Da lì lo richiamarono gli americani promettendogli il loro aiuto nella lotta per l'indipendenza delle Filippine. Inoltre, gli statunitensi insistevano sul fatto che il loro Paese non aveva bisogno di colonie. Tuttavia, né gli ufficiali né i diplomatici americani fornirono ad Aguinaldo qualsivoglia attestazione scritta della gratuità dell'aiuto da loro prestato.

Il dibattito sull'indipendenza delle Filippine scatenò un vero e proprio scandalo a Washington. I dirigenti americani dovettero convincere l'opinione pubblica di non aver discusso con Aguinaldo del futuro delle isole. Ma in ogni caso nessuno dei partecipanti agli eventi aveva ammonito la popolazione locale dei progetti di Washington di espandere la propria sovranità sull'arcipelago. I filippini pensavano sinceramente che l'aiuto americano fosse gratuito e volontario.

Alla fine dell'estate del 1898 i rapporti tra americani e filippini divennero tesi. A metà agosto i militari americani e gli insorti occuparono Manila. Gli americani avevano agito dopo essersi accordati con gli spagnoli. Aguinaldo richiese di stabilire ufficialmente il controllo congiunto americano-filippino sulla capitale, ma la sua richiesta venne respinta. Il 31 agosto gli americani presentarono agli insorti un ultimatum, richiedendo loro di abbandonare Manila entro il 16 settembre. L'ultimatum venne rispettato.

Una propria visione della democrazia

Ad agosto dello stesso anno gli Stati Uniti di fatto crearono nelle Filippine un'amministrazione militare. Il primo governatore militare dell'arcipelago fu il generale Wesley Merritt. Ma dopo due settimane venne sostituito dal generale Elwell Otis.

In autunno i filippini tennero delle elezioni e giunsero alla creazione dei propri organi di potere. Ma questo non preoccupava Washington. Il 10 dicembre 1898 a Parigi fu firmato il trattato di pace tra USA e Spagna secondo cui Madrid concedeva i propri diritti sull'isola per 20 milioni di dollari.

Il 21 dicembre 1898 il presidente USA McKinley firmò un proclama della cosiddetta "assimilazione volontaria", che stabiliva ufficialmente la sovranità americana sulle Filippine e introduceva nell'arcipelago un governo militare. Il documento stabiliva che l'amministrazione militare doveva "conquistarsi la fiducia, il rispetto e la devozione dei filippini". Otis, una volta ricevuto il proclama, non corse il rischio di presentarlo subito ad Aguinaldo, dunque gli presentò una versione emendata dei passaggi che riguardavano la privazione di fatto dell'indipendenza dell'arcipelago.

Tuttavia, altri funzionari americani che non erano a conoscenza della "manovra" di Otis, cominciarono a diffondere il proclama originale nell'arcipelago. Questo provocò un grande scandalo. La popolazione locale ormai non credeva più alle buone intenzioni degli statunitensi.

"I filippini non potevano vincere gli spagnoli senza l'aiuto americano ed erano felici dell'espulsione dei colonizzatori, ma, quando fu chiaro che Washington pianificava di stabilire nell'arcipelago la propria visione della democrazia, gli umori degli autoctoni mutarono", ha osservato Panarina.

Il 4 gennaio 1899 fu dichiarata pubblicamente la sovranità americana sulle Filippine. Otis su ordine di Washington convinceva i locali del fatto che questo fosse stato fatto nei loro interessi e per la loro sicurezza. Ma i filippini sapevano che non era così. Aguinaldo definì l'accaduto "un attacco violento e aggressivo".

A gennaio nella regione di Iloilo, il controllo della quale gli spagnoli a suo tempo avevano concesso agli insorti, cominciarono piccole sommosse tra i locali e gli americani.

Il 4 febbraio 1899 il soldato americano William Grayson del primo reggimento volontario di fanteria del Nebraska nel distretto di Santa Mesa aprì il fuoco su un gruppo di militari filippini disarmati che non si erano fermati nonostante il suo ordine. Nello scontro morirono un luogotenente e un soldato semplice. Emilio Aguinaldo dichiarò di interrompere ogni relazione amichevole con gli americani. Il giorno dopo tra gli eserciti filippino e statunitense cominciarono gli scontri armati. L'11 febbraio la flotta americana distrusse la città di Iloilo e l'esercito statunitense la occupò senza nemmeno combattere. 

A inizio di febbraio 19.000 militari americani nella regione di Manila attaccarono la 15a milizia filippina, buona parte della quale era armata di archi, lance e pugnali. La battaglia fu combattuta su un fronte largo 25 km. Morirono 44 americani e circa 700 filippini (secondo le fonti americane). La battaglia fu vinta dagli USA.

Dopo i primi insuccessi le forze filippine passarono a una guerra eminentemente partigiana. Le perdite delle truppe americane cominciarono ad aumentare e questo impose a Washington di aumentare il proprio contingente militare nelle Filippine. Contro la popolazione locale vennero condotte spedizioni punitive durante le quali si effettuavano torture ed esecuzioni per terrorizzare i filippini: ad esempio, alle vittime veniva fatto bere di forza un secchio d'acqua e la persona moriva per lacerazione degli organi interni. Gli americani giustificavano le proprie azioni in virtù di un comportamento violento dei filippini con i prigionieri, ma i giornalisti europei presenti nell'arcipelago affermavano che i soldati USA detenuti erano tranquilli come se fossero a casa propria.

Nel 1900 il nuovo governatore militare Arthur MacArthur introdusse ufficialmente nelle Filippine lo stato militare e limitò in maniera significativa i diritti dei locali. Chiunque sostenesse gli insorti era tacciato come nemico degli USA. All'inizio del 1901 gli americani riuscirono a imprigionare Emilio Aguinaldo e lo costrinsero a riconoscere l'autorità degli USA. Ma la resistenza della popolazione locale continuò.

Il 28 settembre 1901 in risposta alle feroci angherie degli americani i locali insorsero sull'isola di Samar. I locali uccisero 48 soldati americani e si impadronirono dell'arsenale. Questa fu la sconfitta più clamorosa dell'esercito americano dalla battaglia del Little Bighorn contro i nativi Lakota nel 1876. I dirigenti americani inviarono a Samar un battaglione della fanteria di marina con l'ordine di uccidere chiunque potesse impugnare un'arma inclusi i bambini di più di 10 anni. Sull'isola vi fu una strage la cui portata ancora oggi non è ancora stata determinata con esattezza. Ma alcuni storici stimano le vittime civili a 50.000.

Nella primavera del 1902 gli insorti si arresero alle truppe americane. Il 16 aprile la guerra si concluse formalmente. Ma le azioni militari di alcune divisioni isolate continuarono fino al 1913.

Compiti strategici

La guerra nelle Filippine costò al governo USA 600 milioni di dollari. Le perdite subite dagli americani furono di circa 6.000 soldati. La popolazione locale pagò molto di più per il suo tentativo di creare una nazione indipendente. Negli scontri morirono circa 20.000 miliziani locali. Mentre il numero di vittime cadute durante le spedizioni punitive e per via di malattie e carestie varia secondo le stime dalle 200.000 unità a 1 milione. Se queste ultime stime sono corrette, la dominazione americana costò agli isolani circa il 10% della loro popolazione, circa 9 milioni di persone alla fine del XIX secolo.

Dopo la conclusione delle azioni militari gli americani imposero velocemente la propria autorità nelle Filippine, crearono un nuovo sistema di istruzione e scacciarono la chiesa cattolica. Le prime lezioni ai bambini locali furono impartite dai soldati americani e poi giunsero maestri dagli Stati Uniti.

Nella comunità americana la guerra nelle Filippine fu accolta negativamente. Il magnate dell'acciaio Andrew Carnegie promise di rimborsare personalmente alle autorità statunitensi 20 milioni di dollari se queste avessero lasciato in pace gli isolani. Lo scrittore Mark Twain definì questa guerra un "tradimento della democrazia". Tuttavia, Washington non abbandonò le isole.

Nel 1935 fu creato il Commonwealth delle Filippine che ottenne alcuni diritti pur rimanendo sotto il controllo USA. Fu Manuel Quezón, formalmente il secondo presidente dopo Aguinaldo.

Durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti non riuscirono a difendere le isole e l'occupazione giapponese fu responsabile della morte di 960.000 civili. Subito dopo la fine della guerra, nel 1946, i filippini ottennero l'indipendenza ufficiale. Ma l'influenza americana sulle isole venne conservata.

"Durante i lunghi anni di influenza americana nelle Filippine, gli statunitensi riuscirono a inculcare a buona parte della popolazione la propria cultura e le proprie visioni politiche. Inoltre, investirono nell'economia locale molti soldi. Per questo, Washington occupò per lungo tempo una posizione privilegiata nella politica estera di Manila".

"La situazione cambiò solo dopo l'arrivo al potere del presidente Rodrigo Duterte che, pur mantenendo forte la collaborazione con gli USA, cominciò al contempo a cercare altri partner tra le maggiori nazioni al mondo e iniziò a dialogare con Cina e Russia. Ma non è ancora chiaro se questa tendenza verrà conservata anche in futuro", osserva Panarina.

Secondo Konstantin Blokhin, esperto del Centro di studi sulla sicurezza presso l'Accademia russa delle scienze, gli americani decisero di intraprendere una pesante guerra dall'altra sponda del Pacifico per via dell'importanza strategica delle Filippine. 

"Al tempo il geopolitico americano Alfred Mahan aveva già formulato il proprio concetto di influenza della marina militare sulle relazioni internazionali. La politica statunitense cominciò ad andare oltre la Dottrina Monroe secondo cui gli USA detenevano la supremazia sull'intero continente americano. Washington, infatti, puntava ad avere la supremazia sull'intero globo. E le Filippine rappresentavano uno snodo chiave per controllare le comunicazioni via mare nel Sud-Est asiatico. Per questo, combatterono in maniera così ostinata e se ne infischiavano dei morti. Uccidevano i locali per far passare la voglia ad altri di mettersi contro la supremazia americana", conclude Blokhin. 

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Guerra, Storia, Filippine, USA
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