03:27 19 Gennaio 2019
La bandiera della Serbia

La Serbia non rinuncerà all’alleanza con la Russia per entrare nell’UE

© Sputnik . Evgeniya Novozhenina
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La Serbia è un candidato all’ingresso nell’Unione Europea insolito, che non intende allineare la sua politica estera con quella di Bruxelles, perché il partenariato con la Russia e la sua integrità territoriale sono più importanti.

Le trattative sull'adesione della Serbia all'Unione Europea stanno andando avanti in modo formale: il 10 dicembre, ad esempio, alla Conferenza intergovernativa di Bruxelles, sono stati aperti nuovi capitoli sul dossier negoziale. Tuttavia, il principale ostacolo all'integrazione europea della Serbia è il capitolo 31, intitolato "Politiche estere, di sicurezza e di difesa". Per 4 anni, la posizione di principio di Belgrado, che rifiuta di appoggiare le sanzioni contro la Russia e "benedire" l'ammissione del Kosovo nelle organizzazioni internazionali, è stata causa di stallo della procedura.

Paesi Baltici e Polonia, dall'ottobre del 2014, bloccno l'invio di un rapporto sullo screening della politica serba in connessione con il capitolo 31 (Rapporto di screening).

Il segretario generale del Movimento europeo in Serbia, Suzana Gribjasic, in un'intervista a Sputnik, ha commentato la difficile situazione con il capitolo 31 del dossier di negoziazione. Secondo lei, i Paesi Baltici non hanno la maggioranza nel Consiglio dell'UE per attuare le loro idee con l'introduzione di una condizione aggiuntiva per la Serbia. 

"Altri paesi candidati, che hanno seguito la procedura di coordinamento per tutti questi capi del dossier di negoziazione, non hanno avuto problemi di questo tipo. La loro politica internazionale è stata concordata con quella di Bruxelles, poiché tutti loro sono diventati membri della NATO prima di aderire all'UE. Tenendo conto del fatto che la Serbia rimane neutrale sotto il profilo militare, questa questione è molto più rilevante per noi", ha detto la Gribjasic.

Ella ha sottolineato il fatto che non si tratto solo della riluttanza di Belgrado ad appoggiare le sanzioni contro la Russia.

"La Serbia ha iniziato un lavoro diplomatico attivo con i paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina. Di conseguenza, non abbiamo appoggiato la dichiarazione UE, che è contraria agli interessi di questi paesi, perché abbiamo bisogno del loro voto contro l'ingresso di Pristina nell'una o nell'altra organizzazione internazionale", ha spiegato.

La politologa Elena Vukoicic vede l'iniziativa di Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia come un altro tentativo di fare pressione sulla Serbia e costringerla a riconsiderare le sue relazioni con la Russia. Lei crede che, da un lato, tutto suggerisce che sono proprio questi paesi a poter proporre una simile proposta di loro spontanea volontà; dall'altro, a volte i membri più forti e significativi dell'Unione Europea non reagiscono semplicemente in determinate situazioni, secondo un unico concetto di politica estera europea.

"Per quanto riguarda la Serbia e le sue relazioni con l'UE, vale la pena aspettarsi che questa pressione, che riguarda non solo l'amicizia con la Russia, ma anche altre questioni sensibili, come il Kosovo, tenda a crescere", ha detto la Vukoicic.

Ella crede che la Serbia non possa permettersi il lusso di ignorare i requisiti di Bruxelles, perché l'adesione all'UE è stata una delle priorità ufficiali della politica di Belgrado negli ultimi 20 anni.

"E non sappiamo assolutamente quando diventeremo membri, e se lo diventeremo davvero", conclude l'esperta.    

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Adesione, Sanzioni, Cooperazione, Serbia, UE, Russia
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