18:22 21 Aprile 2019
Theresa May

Problemi al confine: perché la Brexit è così difficile?

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Theresa May ha evitato le dimissioni che i suoi compagni di partito volevano costringerla a dare. Ciò significa che porterà avanti i negoziati sulla Brexit anche perché nel parlamento britannico non c’è più nessuno a cui affidare quest’ingrato compito. Sputnik vi spiega come mai l’accordo si sia impantanato sulla piccola Irlanda del Nord.

Rimanere o uscire, questo è il dilemma!

Hanno parlato delle dimissioni della May subito dopo che questa è diventata primo ministro e ha cominciato ad occuparsi della Brexit. I suoi detrattori che sostengono una Brexit morbida l'hanno criticata per la sua posizione eccessivamente rigida sull'accordo con Bruxelles: la May ha promesso di far uscire la Gran Bretagna dalla giurisdizione della Corte europea, di dare un giro di vite alla migrazione e di condurre una politica commerciale indipendente dall'UE. Un progetto così categorico avrebbe potuto sì creare benefici politici, ma anche provocare una crisi economica. Per questo, la May e i suoi hanno cominciato a cercare un compromesso. In tal senso il governo ha sostenuto l'imprenditoria britannica cercando di ottenere la conservazione delle maggiori strutture europee.

I tentativi di May di trovare un equilibrio non sono piaciuti ai suoi compagni di partito (il Partito conservatore al governo). May è stata accusata di non aver mantenuto le promesse e di essere troppo intransigente. May ha tentato di spiegare che l'intransigenza di Londra metterà un freno ai negoziati, ma i Tory hanno minacciato di levarle l'incarico.

La situazione è peggiorata a metà novembre quando è stata resa nota la proposta finale dell'accordo sulla Brexit. Per esprimere la loro insoddisfazione per le condizioni dell'accordo raggiunto da May, 5 ministri hanno dato le dimissioni. Quasi tutti i deputati del parlamento britannico hanno espresso feroci critiche contro l'accordo. May ha promesso di discutere nuovamente con Bruxelles gli elementi più contraddittori dell'accordo. Al momento di votare la sfiducia la maggior parte dei conservatori l'ha sostenuta. Ciò significa che entro la fine del prossimo anno il primo ministro non deve temere altri attacchi a livello parlamentare o ministeriale. May, come promesso, farà uscire il suo Paese dall'UE. La domanda è: a quali condizioni?

Controversie sulla frontiera irlandese

I funzionari britannici hanno rivolto le maggiori critiche alla formulazione degli articoli che regolano la frontiera tra Unione europea e Gran Bretagna. Dopo la Brexit la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica irlandese separerà nettamente le due entità. Tuttavia, questo contraddice un altro documento britannico di rilevanza storica: l'Accordo del Venerdì Santo, che 20 anni fa ha posto fine al separatismo degli irlandesi del nord. In cambio le autorità britanniche hanno promesso a Dublino e a Belfast di non permettere che fra di loro venisse tracciato un confine fisico.

Gli autori dell'accordo sulla Brexit hanno previsto per l'Irlanda del Nord la possibilità di rimanere nell'unione doganale e nel mercato dell'UE fino a che Londra e Bruxelles non trovino un accordo ulteriore. I sostenitori della Brexit hanno criticato questa condizione poiché in tal modo la Gran Bretagna rimarrebbe dipendente da Bruxelles. Così l'intera Brexit perderebbe di valore e non raggiungerebbe l'obiettivo iniziale per cui è stata avviata, ossia l'indipendenza di Londra.

Si sono espressi contro anche i sostenitori di May poiché il fatto che l'Irlanda del Nord continui ad usufruire delle agevolazioni europee potrebbe risvegliare i suoi sentimenti separatisti. Inoltre, Londra non potrà concludere accordi commerciali con Paesi terzi senza il consenso di Belfast e Bruxelles. Dunque, non si potrebbe parlare di alcuna indipendenza.

I britannici non possono ignorare la questione irlandese per ragioni politiche, storiche e soprattutto economiche. L'Irlanda del Nord è una delle regioni più sovvenzionate non solo in Gran Bretagna, ma nell'intera Unione europea. Infatti, la maggior parte delle sovvenzioni per l'agricoltura, l'allevamento e l'industria Belfast li riceve dal budget europeo. Le economie dell'Irlanda del Nord e della Repubblica irlandese sono strettamente legate e l'introduzione di una frontiera doganale creerebbe gravi problemi.

L'imprenditoria dell'Irlanda del Nord, da sempre sostenuta più da Londra che da Bruxelles, sta capendo che le autorità britanniche non potranno compensare tutte le perdite finanziarie in caso di una Brexita dura. Anche i ministri di May lo stanno capendo. Tra l'altro, l'incremento delle sovvenzioni alla regione sta suscitando le proteste dei britannici che per molti anni sono stati indignati per la riduzione delle spese sociali a causa del sostegno all'Irlanda del Nord.

Quanto a Theresa May, il suo futuro dipende direttamente dall'Irlanda del Nord. Dopo le elezioni straordinarie dell'estate del 2017 i conservatori hanno perso la maggioranza in parlamento. Sono riusciti a formare un governo solamente grazie al Partito unionista democratico dell'Irlanda del Nord (DUP) che ha acconsentito a entrare nella coalizione di governo. La posizione del DUP consiste nel tenere aperto il confine dell'Irlanda del Nord. Uno scenario alternativo potrebbe non solo mandare in fumo l'accordo sulla Brexit, ma anche distruggere la coalizione di governo.

Conscia della gravità della situazione, May aveva previsto una visita a Dublino per discutere il problema della frontiera, ma questo non è stato possibile a causa del voto di sfiducia.

Periodo di transizione

Per quanto sia ambigua la Brexit, entro il 2020 si prevede un periodo di transizione. Se in questo periodo Londra e Bruxelles non si accorderanno su altri punti, il periodo di transizione verrà protratto. Questo non solleverà i britannici dal pagamento dei contributi finanziari nel budget dell'UE: dovranno, infatti, pagare 39 miliardi di sterline.

Controversie vengono sollevate anche sul punto che permette a Londra di mantenere un accesso basilare ai mercati finanziari dell'UE. L'imprenditoria britannica si oppone a queste condizioni e richiede di estendere la lista di sovvenzioni finanziarie europee. Bruxelles per ora ritiene sufficiente che le società finanziarie britanniche continuino a lavorare sul mercato europeo. Le parti, tuttavia, devono ancora accordarsi sul funzionamento dell'area di libero scambio. Ma la richiesta principale dell'Europa nei confronti dell'imprenditoria britannica è che quest'ultima rispetti le norme europee sul commercio. Le controversie che sorgono fra le due parti devono essere risolte dalla Corte europea. L'opinione del sistema giudiziario britannico non viene presa in considerazione. Bisognerà capire anche per quanto tempo ancora la Gran Bretagna sarà costretta a seguire la politica migratoria europea. Londra insiste sul fatto che, subito dopo la Brexit, la cittadinanza britannica verrà concessa in base alle qualifiche professionali e non in base all'origine. Questo permetterà alle autorità di non accogliere indiscriminatamente i flussi di profughi dal Medio Oriente.

Un approccio nuovo alla Brexit

Le promesse di May di negoziare con Bruxelles e modificare le condizioni invise ai britannici molto probabilmente non si tramuteranno in azioni serie. Alla vigilia del vertice europeo iniziato il 13 dicembre Angela Merkel ha dichiarato che la versione finale dell'accordo è la migliore possibile. La cancelliera tedesca ha dato man forte anche ad altri funzionari europei sottolineando che le condizioni della Brexit non verranno più modificate.

Inoltre, mentre si discutono questi aspetti controversi, in Gran Bretagna sta prendendo piede il movimento per un secondo referendum sulla Brexit. I suoi sostenitori contano sul fatto che questa volta la maggior parte dei britannici voti per restare nell'Unione. Rimane in allerta anche la Corte europea che ha permesso a Londra di annullare la Brexit in maniera unilaterale. Tuttavia, anche i sostenitori del nuovo referendum capiscono bene che i risultati non si possono cambiare. E allora bisogna iniziare daccapo. Considerato quanto sia stato difficile portare avanti i negoziati negli ultimi 2 anni, sarà difficile trovare nel governo britannico qualcuno che voglia ripetere il percorso di Theresa May. Nonostante tutte le sue peripezie, per ora solo lei è pronta ad andare fino in fondo e a prendersi la responsabilità di questo "divorzio" con l'Europa unita. Tuttavia, May ha promesso che subito dopo la Brexit lascerà il posto di primo ministro. Forse, lascerà proprio la politica.     

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brexit, Trattative, UE, Theresa May, Irlanda del Nord, Gran Bretagna
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