12:26 29 Novembre 2020
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Gente con poteri incredibili, di norma, la incontriamo nei film, nei fumetti e nelle opere di fantascienza. Ma vi sono molte persone normali con capacità incredibili che la maggior parte di noi può solo sognarsi.

In alcuni casi la ragione sono mutazioni genetiche, in altri l'adattamento dell'organismo a specifiche condizioni.

Ecco 5 "poteri" che possiede un numero molto limitato di persone al mondo:

1. Vedere sott'acqua

La maggior parte di noi, nuotando sott'acqua con gli occhi aperti, vede tutto sfocato. Solo i Moken, un gruppo etnico che vive nelle zone meridionali di Thailandia e Myanmar, fanno eccezione. I figli dei Moken vedono sott'acqua molto meglio di noi.

Questo popolo passa buona parte dell'anno in barca a pescare pesci. I Moken si nutrono prevalentemente di prodotti ittici. Conoscere la flora e la fauna marine permette loro di sopravvivere. Pescano con l'ausilio di lance e reti.

Questo stile di vita permette di capire perché i Moken riescano a vedere bene sott'acqua.

È tutta questione di fisica, di come l'occhio mette a fuoco una volta sott'acqua.

Al contatto con l'aria la rifrazione dell'aria avviene sulla superficie esterna dell'occhio, cioè la cornea che ha una densità molto diversa da quella dell'aria. La differenza di densità tra l'aria e i tessuti trasparenti dell'occhio garantisce la rifrazione.

L'acqua è più densa dell'aria e la sua densità  è simile a quella della cornea e del cristallino. Per questo, sott'acqua l'occhio umano non è in grado di generare la rifrazione necessaria. I raggi solari raggiungono la retina senza essere stati deviati in modo appropriato e dunque non riescono a ricreare un'immagine precisa.

Mentre si è sott'acqua questo problema può essere parzialmente risolto con appositi occhiali che permettono di creare delle tasche interne tra l'occhio e l'acqua.

Nel 2003 sulla rivista "Current Biology" sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha dimostrato che i figli dei Moken hanno un "superpotere": la loro vista può adattarsi a vedere sott'acqua quasi tanto nitidamente quanto sulla terraferma. Anche i delfini hanno lo stesso sistema di adattamento.

Ma i Moken adulti sempre più spesso perdono quest'abilità poiché trascorrono meno tempo sott'acqua e pescano i pesci soprattutto con lancia e rete.

2. Capacità di sopportare forti gelate

La temperatura normale del corpo umano varia tra i 36,5° e i 35,7°. L'uomo, dunque, è più adatto a vivere in climi caldi che in territori con temperature estremamente basse.

Ma gli eschimesi che vivono nell'Artide settentrionale e i Nenec che vivono sulle coste del Mar Glaciale Artico si sono adattati a temperature bassissime.

Il loro organismo reagisce in modo diverso al freddo perché sono diversi da noi a livello biologico.

L'inverno arriva a Novosibirsk
© Sputnik . Alexandr Kryazhev

Loro hanno una temperatura cutanea maggiore della nostra. Il loro metabolismo è molto più veloce di quello del resto del pianeta. Dunque hanno meno ghiandole sudoripare per limitare la perdita di liquidi.

La capacità di resistere al freddo viene tramandata geneticamente. Dunque, se non siete eschimesi, anche se viveste per decine di anni al Polo Nord, non riuscireste ad apprendere quest'abilità.

3. Capacità di dormire meno di 6 ore

La maggior parte delle persone ha bisogno di almeno 7-10 ore di sonno per riprendersi dalla giornata precedente.

Nel 2014, però, i ricercatori dell'Accademia americana del sonno hanno evidenziato che ad alcune persone grazie a una determinata mutazione genetica servono meno di 6 ore di sonno a notte per sentirsi meglio.

Nei soggetti con una mutazione del gene DEC2 si osserva una fase di sonno rapido più produttiva che permette loro di trascorrere meno tempo a letto.

Questa mutazione genetica protegge in maniera più efficace chi la possiede dalle conseguenze del sonno arretrato.

La mancanza di sonno ha effetti negativi sulla concentrazione e a lungo termine può contribuire all'insorgenza di patologie gravi.

I ricercatori sostengono che i soggetti affetti da questa mutazione sono molto pochi, solo l'1% di chi dichiara di dormire meno di 6 ore.

Ciò significa che, se dormite meno di 6 ore a notte e pensate che sia sufficiente, forse dovreste pensarci due volte.

4. Ossa più resistenti

La perdita di massa ossea è parte del processo di invecchiamento, ma in alcuni soggetti le ossa diventano più fragili molto prima della vecchiaia.

Questo processo può portare all'osteoporosi e incrementare il rischio di fratture.

In alcune persone si osservano mutazioni genetiche che contribuiscono all'insorgenza del fenomeno opposto, la sclerosteosi, che porta all'aumento dei tessuti ossei.

Queste mutazioni genetiche si osservano nei nativi sudafricani di origine europea.

Gli studiosi dell'organizzazione di ricerca Chiroscience Research and Development della città di Bothell (stato di Washington) hanno determinato che le mutazioni legate al gene SOST, che influisce sulla produzione dell'ormone sclerostina che a sua volta regola il metabolismo del tessuto osseo.

I ricercatori sperano che le nuove conoscenze li aiutino a trovare un modo per rallentare o interrompere il processo di perdita di massa ossea con l'età.

Va detto che la mutazione "benefica" del gene SOST ha anche un'altra faccia della medaglia: infatti, una crescita eccessiva del tessuto osseo può portare a gigantismo, deformazioni del viso e sordità.

5. Vita ad alta quota

Alcuni villaggi sulle Ande si trovano a quota 5000 metri sul livello del mare. Di solito quando un uomo si trova a queste quote vi è il rischio che insorgano patologie come l'ipossia scatenata dall'insufficiente ossigeno.

I principali sintomi di queste patologie sono giramenti di testa, mal di testa, abbassamento della pressione sanguigna e affanno.

Ma gli studi condotti sui Quechua e sugli abitanti del Tibet hanno dimostrato che questi popoli dal punto di vista genetico sono più adatti a vivere a queste quote rispetto al resto del pianeta.

Le montagne della Cecenia
© Sputnik . Said Tzarnaev

Hanno polmoni più grandi, il che permette loro di respirare più aria. Presentano, inoltre, una reazione diversa alla riduzione dell'ossigeno nell'aria: se raggiungiamo alte quote, il nostro organismo dopo un po' prova a compensare la carenza di ossigeno producendo nuovi eritrociti.

Ma poiché non siamo abituati alla vita a queste quote, tale reazione si verificherebbe in maniera caotica e il numero di eritrociti aumenterebbe troppo. In questo caso il sangue diventerebbe troppo denso. Nei tibetani e negli abitanti delle Ande, invece, questo meccanismo funziona in modo diverso. Nel loro sangue si producono molti meno eritrociti, per questo il sangue non si addensa.

Queste mutazioni genetiche sono piuttosto resistenti e si conservano anche quando gli abitanti della montagna si spostano in città o villaggi siti a quote decisamente inferiori.

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Curiosità, scienza
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