00:56 25 Marzo 2019
Britain's Prime Minister Theresa May reacts during a news conference at Downing Street in London, Britain November 15, 2018

Le Monde: a cento giorni dalla Brexit la May è in un vicolo cieco

© REUTERS / Matt Dunham/Pool
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Cento giorni prima della Brexit, la posizione senza uscita della premier britannica Theresa May è diventata più evidente che mai, scrive Le Monde.

Oggi, nessuna delle possibili opzioni di uscita del Regno Unito dall'UE riceverà l'approvazione della maggioranza parlamentare. In questa situazione, l'unica via d'uscita per la May può essere un nuovo referendum, ritiene il giornale. Cento giorni prima della Brexit, prevista per il 29 marzo 2019, la posizione disperata della premier Theresa May è evidente come non mai, scrive Le Monde in un editoriale. La scorsa settimana "folle", che potrebbe rimanere nella storia dell'uscita del Regno Unito dall'UE, di fronte alla dura realtà, cessa di essere imminente, crede il giornale francese.

Tutto è iniziato il 10 dicembre, quando la May ha rinviato per un certo periodo il voto in parlamento e l'accordo di Brexit con Bruxelles (in cui lei è poi uscita sconfitta). Poi, 12 dicembre, i rappresentanti del Partito conservatore si sono esposti per un voto di sfiducia alla leader. Infine, il 13 dicembre, i membri dell'UE hanno chiarito alla leader del Regno Unito che il tempo dei negoziati era giunto al termine. "L'incrollabile signora May ha vissuto ciascuna di queste umiliazioni. Ma l'equazione politica della Brexit appare da ora in poi per quello che è in realtà: non risolvibile " dice le Monde.

Come osserva l'edizione, oggi, nessuna delle possibili soluzioni al problema  riceverà l'approvazione della maggioranza parlamentare. E "l'affare", che con tanta fatica è stato stretto dalla May nei negoziati, durati un anno e mezzo, è stato respinto contemporaneamente dai sostenitori e gli avversari della Brexit. In questa opzione di uscita dall'UE, senza un accordo che rischia "conseguenze catastrofiche" per l'economia, sono in pochi ad essere soddisfatti. La testimonianza di ciò è il tentativo di "rovesciare" Theresa May, compiuto dall'ala del partito ultraliberale, ma tutto si è concluso con un fallimento. In questo caso, se il voto in Parlamento per il contratto si terrà nel mese di gennaio, come promesso dalla May, l'ala conservatrice del partito può bloccare l'accordo.

Secondo la redazione, tutto potrebbe essere diverso, se nel bagaglio della May non si fossero accumulati così tanti "passi falsi, contraddittorie dichiarazioni e falsità". Quando la premier ha descritto la procedura per l'uscita della Gran Bretagna dall'UE nel marzo 2017, "non aveva la più pallida idea" di come sarebbe dovuto essere un nuovo rapporto con l'UE, scrivono gli autori dell'articolo.

Le richieste dell'ex ministro degli Interni si sono concentrate sulla cessazione del libero accesso dei cittadini dell'UE nel territorio del Regno Unito. Lei ha affermato che la gran Bretagna sarà in grado di rinunciare ai vantaggi del libero mercato per le imprese europee, mantenendo la libertà per le aziende britanniche sul mercato europeo. Quando il suo piano è stato respinto dall'Unione Europea, May ha cercato di "trovare soluzioni alternative" e guadagnare tempo, tuttavia, "non ha mai spiegato agli inglesi, che il ritorno alla piena sovranità, promesso dai sostenitori della Brexit, avrà il suo prezzo economico", sottolinea il giornale.

"Theresa May si è messa da sola in un angolo", continuamente viene schiacciata dai problemi, dimentica il "decantato" pragmatismo dei conservatori britannici e non sa unire i parlamentari sulla questione della Brexit, dicono i giornalisti di Le Monde.

Dopo la sconfitta del partito della May alle elezioni parlamentari, che lei stessa, ha ovviato "per negligenza", la May si trova "in un periodo di prova". Anche la resistenza e la durevolezza non possono sostituire la strategia del suo gabinetto, nota il giornale. 

Nel frattempo, i sostenitori del nuovo referendum sulla Brexit, che sono rimasti "marginali" per lungo tempo, stanno guadagnando forza. E, secondo il giornale questa decisione, a prima vista disastrosa per la democrazia britannica, potrebbe essere "l'ultima possibilità per un paese profondamente diviso. Non avendo l'autorità per convincere il parlamento o il proprio partito, Theresa May, forse, non avrà altra scelta se non quella di fornire una soluzione al dilemma della Brexit sul chi sarà a pagare, cioè agli elettori", conclude il giornale.

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