09:17 23 Gennaio 2019
Aurora polare: uno spettacolo fantastico

Aurora polare vs Social media

© AP Photo / Bob Martinson
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Il circondario autonomo dei Nenec, in Russia, non vanta un turismo di massa: infatti, è visitato da circa 2.000 persone all’anno.

Ma queste persone scelgono un prodotto esclusivo: invece di hotel a cinque stelle si allontanano per centinaia di km dalla civiltà e dormono in tenda nel bel mezzo della tundra per percepire lo spirito dell'isola sacra di Vaygach, per immergersi nelle sorgenti calde di Pym-Va-Shor o ancora per ammirare l'aurora polare lontano dalle luci della grande città.

Fatica per il corpo, riposo per l'anima

L'aurora boreale
© Sputnik . Pavel Lvov

Percorrere centinaia di km nella neve, passare la notte in tenda, trascorrere una o due settimane senza cellulare o accesso a internet: questi viaggi li fanno solo coloro che sanno davvero cosa vogliono. Fra i turisti che scelgono percorsi estremi vi sono imprenditori, operai, impiegati.

"Si tratta, di norma, di uomini di diversa estrazione che si annoiavano a casa e volevano un po' di adrenalina. Sono uomini che nella loro quotidianità non fanno esperienza estreme, ma si interessano alla storia, alla vita e ai costumi del circolo polare", racconta la guida Aleksey Bazhukov il quale ricorda che in uno dei suoi viaggi ha partecipato, ad esempio, un deputato del Parlamento locale di San Pietroburgo.

Nel circondario autonomo dei Nenec è stato aperto un Centro per il turismo artico solamente 5 anni fa. Agli ospiti del Centro vengono proposti 16 percorsi: dalla visita delle tende tipiche al viaggio sull'isola Vaygach. Qui l'attenzione è posta sull'unicità del prodotto offerto e del cliente che è disposto a fare del lavoro fisico per riposare l'anima.

Una terra sacra

Uno dei percorsi più lunghi è quello verso l'isola sacra di Vaygach, un posto unico nell'Europa del Nord in cui ai paesaggi fiabeschi dell'Artide si uniscono monumenti di rilevanza storica e culturale. Qui, infatti, sono registrati 230 monumenti. Ad esempio, nella riserva vi sono resti dell'età della pietra: i membri dei popoli nordici adoravano le proprie divinità, chiedevano loro il permesso di cacciare pesci e altri animali.

Fino agli anni '20 la gente preferiva non trasferirsi in questi luoghi. Gli autoctoni credevano che qui potessero vivere solamente le divinità. Oggi a Vaygach esiste un solo villaggio, Varnek, abitato da Nenec che si occupano prevalentemente di allevare renne.

Salechard, vivere nel Circolo Polare Artico
© Sputnik . Maria Plotnikova

D'estate questi luoghi si possono raggiungere solo in elicottero, mentre d'inverno i viaggiatori più rodati ed estremi possono provare a conquistare l'isola facendosi strada fra la neve.

"Passiamo attraverso villaggi più a oriente che per mentalità sono completamente diversi da quelli più a occidente. Insomma, zona di circondario che vai, mentalità che trovi", racconta Aleksey.

Sorgenti calde e villaggio fantasma

Se da Nar'yan Mar ci si dirige verso est, nella Bolshezemelskaya Tundra si trova una meraviglia della natura, ovver Pym-Va-Shor in cui l'acqua bollente scorre fra le fessure delle rocce. La temperatura dell'acqua sia in estate sia in inverno varia tra i 18 e i 28 gradi (dicono che in passato raggiungesse i 40 gradi).

Dall'antichità Nenec e Komi ritengono che quest'acqua sia curativa e che guarisca le malattie legate a stomaco, polmoni, occhi e pelle. I geologi della Spedizione degli Urali hanno costruito qui una vasca per fare il bagno.

Viaggio nella Tundra
© Sputnik . Karina Ivashko

Oltre all'incredibile sorgente nella quale i più audaci possono immergersi nell'acqua gelida, qui si trovano anche la cattedrale Khamyat-penzi e alcune grotte carsiche.

Le città fantasma sono un prodotto turistico sui generis che gode di grande popolarità un po' ovunque. Una volta nel circondario autonomo dei Nenec per scattare delle foto "dal passato" i turisti si recano fino ad Amderma lungo le coste del Mare di Kara. Uno dei villaggi un tempo fiorenti e ricchi del circondario autonomo dei Nenec con una popolazione di 15.000 abitanti è oggi un villaggio quasi deserto.

Da qui a Vorkuta vi sono 350 km di tundra impenetrabile. Per arrivare a Naryan-Mara, invece, ce ne sono 490. In epoca sovietica qui vi era la base del reggimento dell'aviazione artica, vi era un'importante centrale di radiolocalizzazione, erano attivi un laboratorio per l'analisi del permafrost e una stazione idrometrica. Oggi nel villaggio vivono poco più di 400 persone. Il loro compito è garantire la presenza russa in questa zona dell'Artide.

In viaggio verso le nuvole

Organizzare un viaggio a Vaygach, a Pym-Va-Shor o a Severny Timan non è cosa semplice. Molto, se non tutto, dipende dalla guida che dev'essere fisicamente in forze, deve conoscere la storia dei luoghi, deve sapere orientarsi correttamente, far funzionare una moto slitta e avere nozioni di primo soccorso.

"Trovare il personale è sempre un tasto dolente. Servono persone che conoscano bene la tundra, che sappiano fare molte cose e ne conoscano altrettante. Hanno a loro disposizione un sistema di navigazione, ma, se questo non funzionasse, sarebbe questa persona a occuparsi di dirigere il gruppo", afferma Marianna Chapovskaya, facente le veci di direttrice del centro turistico.

L'allevamento di cervi e alci della cooperativa Tundra a Murmansk
© Sputnik . Pavel Lvov

"Bisogna essere veri esperti per orientarsi qui perché poi bisogna guidare un intero gruppo di motoslitte. Che ci sia la neve o la tempesta, non ci si può fermare. Sprofondi, cadi. Non si capisce dove inizia il cielo e finisce la terra, si penetra nel vuoto, un po' come fanno le nuvole", spiega Aleksey Bazhukov. Il quale ricorda che una volta gli capitò di guidare un gruppo lungo un percorso di 439 km per 32 ore senza possibilità di riposo fra le due soste: i turisti incantati dalla bellezza circostante dimenticarono qualunque cosa al mondo, anche il tempo.

La mancanza di infrastrutture è un'altra difficoltà per i turisti nella tundra. I viaggiatori passano la notte in tenda, in piccoli villaggi e, se non vi è altra possibilità, presso le stazioni meteorologiche. Qui non c'è necessità di costruire confortevoli hotel, saune e ristoranti: infatti, il turista tipo qui nemmeno ci viene. Chi viene sono i veri turisti estremi che sempre di più desiderano vivere un po' lontano dalla civiltà.

Secondo Aleksey, la maggior parte dei percorsi è frequentata da persone per le quali lo stile di vita non è molto importante.

Ora, in verità, questo comincia a cambiare: sì, la gente è pronta a sopportare il freddo, la fatica e le lunghe distanze, ma vuole passare la notte in posti confortevoli. Della tenda tradizionale dei Nenec ne hanno abbastanza una notte, poi vogliono un letto caldo e una bella doccia", ritiene Aleksey.

Secondo Chapovskaya, nei percorsi più estremi sono necessari punti di sosta: in tal senso, la collaborazione con guest house locali è di fondamentale importanza.

Ospiti degli allevatori di renne

Gli amanti dei percorsi più lunghi e dei tour in motoslitta di più giorni nel Circondario dei Nenec non sono moltissimi: infatti, questi sono pacchetti esclusivi che non costano poco. Ad esempio, un viaggio di due settimane a Vaygach costa almeno 250.000 rubli. Più accessibili sono i tour agli accampamenti degli allevatori di renne.

Non tutti gli abitanti locali sono felici di mettersi in mostra per scopi turistici: preferiscono occuparsi delle renne senza farsi selfie con curiosi visitatori.

"Le renne, chiaramente, non sempre sono contente: per loro si tratta di un'intromissione esterna. Abbiamo provato a collocare una tenda per gli ospiti vicino all'accampamento. A Yamal, ad esempio, ha funzionato: le comunità locali hanno circa 80 tende ciascuna, quindi si trattava solo di aggiungere 2-3 tende per noi", spiega Chapovskaya.

"Ma bisogna trovarli nella tundra, dato che sono nomadi!", scherza Aleksey. "Capita di passare una giornata intera a cercare gli allevatori di renne. Ma una volta trovati si è solo a metà dell'opera: bisogna convincerli a mostrare le proprie case ai visitatori e a rispondere alle loro domande. Bisogna sapere come parlare con loro, non è facile. Non è facile fare in modo che i visitatori se ne vadano con un bel bagaglio di emozioni", spiega Bazhukov.

A questi tour partecipano, spiega, perlopiù turisti asiatici che per la prima volta provano percorsi su lunghe distanze. Inoltre, al Centro si rivolgono anche amanti della pesca e della caccia.

Nella tundra in autonomia

Secondo Aleksey, oltre ai paesaggi naturali indimenticabili e ai monumenti di rilevanza storica e culturale, gli ospiti della tundra dei Nenec possono godere anche di un altro indiscutibile vantaggio, ovvero l'assenza di internet e di segnale che talvolta si protrae per tutto il percorso. È improbabile che oggi una persona di sua spontanea volontà rinunci ai social media, alle mail e all'accesso alle notizie del giorno.

"I turisti dicono: è un luogo dove il telefono non serve. Ci si è allontanati poco dalla città e già il segnale non c'è più. Nessuno può telefonarti per raccontarti i suoi problemi o per chiederti un favore. Qui il corpo funziona al meglio e l'anima prende un respiro di sollievo", afferma Bazhukov.

Questi riconosce di non poter vivere per molto tempo senza la tundra. Tornato dal viaggio con i visitatori, prende la tenda e per una settimana parte in autonomia.

"Prendo una pausa dal tran tran quotidiano e mi ricarico nella natura. Quando esco dalla città, la mia anima si libera e comincia a percepire altri odori e altri suoni. È impressionante la sensazione di essere un'unica cosa con la natura. Si vedono le cose in un'altra prospettiva", riconosce l'esperta guida.

Chiaramente, chiunque venga nella tundra d'inverno sogna di vedere l'aurora polare, un fenomeno che la scienza ha da tempo spiegato, ma quel gioco di luci nel cielo ogni volta è come un miracolo. Il cielo dei Nenec offre diversi spettacoli del genere, tra cui anche il cosiddetto alone, un'altra "specialità" del nord simile a un arcobaleno intorno al sole.

Tags:
scienza, social network, Aurora polare, Artico, Russia
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