12:38 18 Gennaio 2019
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Scienziati mettono in dubbio l’abitabilità delle “sette sorelle” della Terra

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Tutti e 7 i pianeti simili alla Terra scoperti nel vicino Sistema solare TRAPPIST-1 dovrebbero avere un clima simile a quello di Venere e solo uno di questi potrebbe essere abitato per un caso altamente fortuito. Questa la conclusione a cui sono giunti i planetologi autori dell’articolo pubblicato su Astrophysical Journal.

"Non solo abbiamo ipotizzato che questi pianeti si comporteranno come quelli del Sistema solare, ma abbiamo anche studiato il comportamento della loro atmosfera da zero. In altre parole, abbiamo voluto "calcolare" le loro caratteristiche chimiche e fisiche nel modo più corretto possibile. È risultato che solamente il pianeta TRAPPIST-1e potrebbe essere simile alla Terra perché su di esso in passato vi era molta acqua", ha dichiarato Andrew Lincowski dell'Università del Washington a Seatlle (USA).

Una nuova vita

Nel maggio del 2015 gli astronomi del MIT hanno dichiarato di aver scoperto un sistema solare molto insolito non lontano dalla Terra: TRAPPIST-1, distante da noi solamente 40 anni luce in direzione della costellazione dell'Acquario. Tutti e tre i pianeti che gravitano attorno a questa nana rossa si trovano all'interno della cosiddetta "zona abitabile" in cui l'acqua può esistere allo stato liquido e potrebbero possedere una massa comparabile a quella della Terra.

In seguito gli scienziati hanno studiato lo spetto elettromagnetico della stella TRAPPIST-1 tentando di scoprire la composizione dell'atmosfera dei suoi pianeti e inaspettatamente hanno scoperto che in realtà sono 6 e non 3 quelli a trovarsi nella zona abitabile. Tutti questi pianeti sono grandi più o meno come la Terra e possiedono un clima marziano o terrestre ad eccezione del primo pianeta, TRAPPIST-1b che è più simile a Venere che a Marte o alla Terra.

Come sottolineato da Lincowski, stime simili hanno immediatamente sollevato controversie tra gli astronomi per il fatto che il Sole e TRAPPIST-1 sono completamente diversi tra loro. Emettono calore e luce in modo diverso e in passato le loro evoluzioni così diverse potrebbero aver modificato le modalità di formazione dei potenziali pianeti abitabili.

Linconwski e i suoi colleghi hanno tentato di fare chiarezza creando un modello assai dettagliato di TRAPPIST-1 che tiene in conto la particolare luminescenza delle nane rosse, la maggiore frequenza dei brillamenti sulla superficie di queste stelle, nonché la loro evoluzione nelle prime fasi della loro vita.

Queste valutazioni hanno mutato sensibilmente l'aspetto delle "sette sorelle" privandole di fatto dello status di mondi potenzialmente abitabili. Tutti i pianeti di TRAPPIST-1, come hanno spiegato gli scienziati, sarebbero significativamente più caldi e "secchi" di quanto si pensasse in precedenza.  

La morte di un pianeta

Ad esempio, il pianeta TRAPPIST-1b sarebbe così caldo che su di esso non si riuscirebbe nemmeno a formare delle nuvole di acido solforico, mentre le altre "sei sorelle" ricorderebbero per il loro clima un Venere "infernale" o un Marte "congelato" se su di essi non vi fossero acqua e anidride carbonica.

A cosa sono legati questi cambiamenti? Lincowski e i suoi colleghi hanno spiegato che l'insolitamente lunga "infanzia" di TRAPPIST-1 e la sua instabilità in quel periodo influenzerebbero sugli oceani dei suoi satelliti. Quasi tutte le loro riserve d'acqua evaporerebbero nell'atmosfera in cui le molecole d'acqua si disintegrerebbero a causa dell'impatto con i raggi UV della nana rossa.

Dunque, su tutti questi pianeti quasi subito comparirebbe un effetto serra tale che li renderà simili a Venere o a quei corpi celesti sui quali la vita è impossibile.

Secondo i planetologi, l'unica possibilità di salvarsi ce l'ha il pianeta TRAPPIST-1e posizionato nell'estrema periferia dell'antica zona abitabile. Questo pianeta non si trasformerà nell'ennesimo Venere nel caso in cui sia composto completamente da acqua: allora il suo clima assomiglierà a quello terrestre.

La cosa interessante è che l'atmosfera di tutti questi pianeti, nel caso in cui siano davvero simili, dovrebbe essere composta quasi totalmente da ossigeno. Gli scienziati prevedono di verificare questo punto in un prossimo futuro quando sarà lanciato nello spazio l'erede di Hubble, l'osservatorio James Webb. 

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Stella, scienza, spazio, Terra
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