09:09 23 Gennaio 2019
La polizia francese ferma un manifestante dal gilet giallo

Poliziotto francese: non si può schierare l’esercito contro il popolo!

© REUTERS / Benoit Tessier
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Il segretario generale del sindacato francese dei poliziotti France Police Michel Thooris in un’intervista rilasciata a Sputnik France ha criticato le proposte di una serie di colleghi riguardo all’introduzione di comparti militari in città per mantenere l’ordine sullo sfondo dei sempre più aggressivi comportamenti dei manifestanti.

Ha comparato tali proposte alla politica di Augusto Pinochet e ha definito inutile la proclamazione dello stato di emergenza discussa dal governo. 

133 feriti, fra cui 23 poliziotti: questi i risultati degli scontri a Parigi. Anche in altre città, in particolare a Tolosa e a Puy-en-Velay, la situazione è peggiorata. In Francia sono ancora bloccati i depositi di combustibile, molte autostrade e decine di scuole. Ma, secondo i gilet gialli, la moratoria decisa dal governo sui prezzi del carburante sarebbe "insufficiente" e impone di continuare le proteste.

La polizia già da tre settimane si trova vis-à-vis con una Francia ribollente d'ira. Il leader sindacale Michel Thooris è estremamente preoccupato e nella sua intervista a Sputnik France ha raccontato quanto sia esausta la polizia, quali violenze affrontano i poliziotti, quanto è probabile che ci siano nuove vittime e l'eventuale intervento militare su richiesta di alcuni suoi colleghi.

Sputnik France: Molti dei suoi colleghi parlano di un livello di violenza senza precedenti in riferimento agli eventi del primo dicembre a Parigi.

Michel Thooris: Le armi impiegate contro i poliziotti preoccupano molto. La gente si è armata di mannaie, bombe incendiarie e armi bianche potenzialmente letali. A mio parere, il livello di violenza è maggiore di quello del maggio del 1968. Inoltre, allora le proteste erano localizzate, mentre oggi hanno acquisito una dimensione nazionale.

Sputnik France: Cos'è successo?

Michel Thooris: Le proteste del primo dicembre a Parigi, che possiamo definire insurrezione o addirittura guerra civile, sono state sui generis. Rappresentanti di diverse forze politiche hanno partecipato insieme a un'unica protesta. Da un lato, qualsivoglia gruppo di estrema destra: gruppi singoli o anarchici. Si tratta di persone che impiegano i metodi della sommossa cittadina e non del movimento per ottenere qualcosa. Poi ai manifestanti di estrema sinistra si sono uniti criminali provenienti da sfortunati quartieri della regione di Parigi.

Oltre a loro vi erano anche i gilet gialli a noi sconosciuti che ci hanno permesso di infiltrarci nelle situazioni di disordine. E infine, vi erano anche singoli individui di estrema destra che hanno agito principalmente da soli o in piccoli gruppi.

La gente di periferia ha depredato prevalentemente negozi e auto, mentre gli altri hanno attaccato la polizia.

Sputnik France: Oggi è passato qualche giorno dagli eventi di Parigi. In Francia la situazione è ancora tesa. Molte scuole sono bloccate. Le manifestazioni continuano da tre settimane. Secondo Yves Lefebvre, segretario generale del sindacato Unité SGP Police FO, le forze dell'ordine hanno raggiunto il limite. Cosa ne pensa della condizione fisica e psicologica dei suoi colleghi?

 Michel Thooris: Sono molto stanchi. Il personale di polizia è limitato. Siamo costretti a far lavorare sempre i soliti. Sono tre le occasioni in un anno in cui è difficile garantire l'ordine: la notte dell'Ultimo dell'anno (San Silvestro), il primo maggio e in almeno un'altra celebrazione. L'attuale protesta sociale è a livello nazionale e richiede misure eccezionali. I poliziotti sono estenuati. Il nostro sindacato da settimane si rivolge al governo. Il livello di stanchezza dei poliziotti e quello delle violenze perpetrate rappresentano un cocktail estremamente pericolo. È sempre più difficile controllare le proprie azioni.

Sputnik France: Potrebbe verificarsi una tragedia: questo riguarderebbe sia le forze dell'ordine sia i manifestanti. Il primo dicembre un membro della CRS (Compagnie Républicaine de Sécurité) per poco non è stato vittima di un linciaggio vicino all'Arco di Trionfo. I cordoni della polizia hanno ceduto alla pressione dei manifestanti.

Lei ha dichiarato: "In qualunque Paese in situazioni simili l'intervento delle forze dell'ordine avrebbe causato decine di vittime, ma non in Francia". Che cosa succederà? Si cominceranno ad usare armi da fuoco?

Michel Thooris: Sì. Lei ha portato l'esempio di come il nostro collega per poco non sia stato giustiziato in maniera sommaria. Da parte sua è stato un atto di legittima difesa e vi assicuro che in qualunque altro Paese i poliziotti avrebbero aperto il fuoco. Il nostro collega ha fatto prova di estreme umanità e professionalità decidendo di sacrificarsi invece di colpire chi lo stava attaccando. Al contempo, bisogna ricordare che una situazione del genere che si protrae ormai da settimana porterà inevitabilmente a vittime. Il governo arriverà davvero al punto di dover aprire il fuoco? Stiamo parlando proprio di questo. Nessuno ordinerà direttamente di sparare sui manifestanti, ma potremmo dover affrontare una sommossa e i poliziotti sarebbero costretti a impiegare le armi per salvare la propria vita. Grazie al cielo il primo dicembre questo non è successo, ma potrebbe accadere.

Sputnik France: Quali potrebbero essere le conseguenze?

Michel Thooris: In una situazione simile, anche se le armi venissero impiegate contro un vandalo incallito, si avrebbero ripercussioni molto pesanti. Vi è il rischio di una destabilizzazione dell'intera società democratica. Il nostro sindacato si è rivolto incessantemente al governo da quando la situazione si è complicata. Lo invitiamo ad avviare il dialogo, a frenare questa deriva e, cosa più importante, a prendere misure che possano ridurre il vigore delle proteste.

Sputnik France: Il governo, tuttavia, è intenzionato a "insistere sulle sue posizioni", nonostante gli ammonimenti del 4 dicembre…

Michel Thooris: Il governo non intende scendere a compromessi e ridurre la portata degli interventi. E questo, in particolare, disturba gli attivisti dei gilet gialli in loco. Stando al governo, a protestare sarebbe una minoranza: alcune migliaia di persone che non possono rappresentare il sentimento nazionale dei francesi. Questo, tuttavia, non corrisponde alla realtà. Questa strategia di informazione adottata dal governo non fa che gettare benzina sul fuoco. La situazione potrebbe sfuggire di mano. Come agire poi se non sarà più possibile respingere le folle di manifestanti dai palazzi del governo?

Sputnik France: Alcuni suoi colleghi sostengono che le brigate della polizia debbano difendere il Palazzo dell'Eliseo e l'Assemblea Nazionale. Dunque, rimangono meno poliziotti a contrastare i manifestanti? Il sindacato Alliance richiede ulteriori rinforzi dall'esercito per difendere i palazzi del governo. Secondo lei questa è la soluzione al problema? Che cosa potrebbe significare?

Michel Thooris: Non siamo uno Stato militare! Se Macron decidesse di farlo, dovrebbe poi dichiarare che la Francia è diventata una dittatura à la Pinochet. È insensato impiegare l'esercito contro il popolo all'interno del proprio Stato persino per difendere i palazzi del governo. Farlo significa riconoscere lo stato di guerra civile.

L'esercito francese sta conducendo l'operazione antiterroristica Sentinelle sul territorio nazionale. Ma in quel caso si tratta di difendere i francesi da una minaccia esterna. Negli altri casi l'impiego dell'esercito è ingiustificato. Contro chi poi? Accanto ai manifestanti che dovrebbero rappresentare una minoranza si trovano proprio al centro degli scontri i gilet gialli.

Sputnik France: Il ministro degli Interni Christophe Castaner ha reso noto di volere dichiarare lo stato di emergenza. Che conseguenze avrebbe questo sulle forze dell'ordine?

Michel Thooris: Non ha senso. Bisognava prendere provvedimenti sin dal 24 novembre quando si è tenuta la prima manifestazione: tenere temporaneamente agli arresti domiciliari i soggetti più pericolosi già noti alla polizia e ai servizi speciali. Si tratta di circa 200 rappresentanti dell'estrema sinistra. Questo provvedimento avrebbe garantito ai poliziotti dei motivi giuridici per fermare in tempo queste persone già nel momento in cui si fossero scese in piazza. Al momento la situazione è ben diversa. Agli scontri e alle proteste partecipano fin troppe persone. Come mettere tutti ai domiciliari e controllarli? In questa situazione dichiarare lo stato di emergenza non ha senso.

Sputnik France: I metodi per garantire l'ordine impiegati a Parigi il 24 novembre e il primo dicembre sono stati ampiamente criticati. Cosa ne pensa?

Michel Thooris: Non so a quale gioco stia giocando il governo. Sapevano perfettamente sin dal 24 novembre che i gilet gialli erano intenzionati a dirigersi contro l'Eliseo e che alcuni elementi criminali volevano sfruttare l'occasione per creare scompiglio. Perché la sicurezza è stata garantita così male? Non si è capito. Non mi assumo la responsabilità di confermare o smentire nulla. Ma, probabilmente, hanno fatto finta di niente con i criminali in modo tale che le azioni di questi potessero screditare quelle dei gilet gialli. Se davvero è andata così, tutti gli sforzi sono stati invano. La maggior parte dei francesi continua comunque a supportare il movimento.

Sputnik France: Il primo dicembre vi erano molti manifestanti dalle periferie. Il 3 dicembre la situazione è diventata critica anche a Aubervilliers e a Trappes. È possibile che si verifichi un'esplosione di risentimento nelle periferie proprio come nel 2005? Una protesta che si unirebbe a quella dei gilet gialli attivi soprattutto nelle regioni. Riuscirà il governo a far fronte al contempo al caos a Parigi, ai disordini nelle periferie e ai gilet gialli nelle regioni?

Michel Thooris: Chiaramente, sarebbe impossibile senza il supporto dell'esercito. Se, però, così accadesse, comincerebbe una guerra civile. L'esercito sarebbe investito dei poteri per ripristinare l'ordine pubblico. Il nostro sindacato è molto preoccupato per i disordini del 31 dicembre. Per la polizia è sempre difficile mantenere l'ordine in quella giornata. Sarei sorpreso se i gilet gialli non invitassero a manifestare proprio il 31 dicembre, tanto più che il giorno seguente è festivo.

Sputnik France: Dunque si arriverà inevitabilmente alla guerra civile?

Michel Thooris: Non mi sbilancerei tanto. Questo ampio movimento potrebbe finire presto se il governo soddisfacesse alcune delle richieste da loro presentate.

Sputnik France: Hanno invitato a manifestare a Parigi anche l'8 dicembre. Cosa dovrebbe fare il governo per evitare ulteriori disordini nella capitale?

Michel Thooris: Non voglio esprimere le mie idee politiche né richiedere le dimissioni di Macron. Ma penso che debba almeno indire un referendum come fece il generale de Gaulle dopo gli avvenimenti del maggio del 1968. Nonostante il mio profondo rispetto per Emmanuel Macron, eletto in maniera democratica e dunque presidente legittimo della nazione, questi non è Charles de Gaulle. Sarebbe del tutto normale se Macron seguisse l'esempio del suo noto predecessore tanto più che al tempo il Paese era assai meno democratico. Non vi era questo pluralismo politico e questo desiderio di democrazia. In condizioni simili de Gaulle mise a rischio la sua stessa posizione. Non mi immagino Emmanuel Macron fare lo stesso. 

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