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21:57 20 Ottobre 2019
Children display ribbon cut-outs tied to balloons during an HIV/AIDS awareness campaign to mark World AIDS Day in Kolkata December 1, 2014. The world has finally reached the beginning of the end of the AIDS pandemic that has infected and killed millions in the past 30 years, according to a leading campaign group fighting HIV. United Nations data show that in 2013, 35 million people were living with HIV, 2.1 million people were newly infected with the virus and some 1.5 million people died of AIDS. By far the greatest part of the HIV/AIDS burden is in sub-Saharan Africa.

Scoperta dagli USA: due molecole che soffocherebbero l’HIV latente

© REUTERS / Rupak De Chowdhuri
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Biologi molecolari americani hanno capito come funzionano particolari proteine trasportatrici che aiutano l’HIV a “risorgere” rapidamente dopo che si smette di assumere i farmaci. Hanno, poi, scoperto sostanze che bloccherebbero l’attività di queste proteine.

I risultati dei primi esperimenti sono stati pubblicati sulla rivista Antimicrobial Agents and Chemotherapy.    

Guerra di trincea

Oggi i soggetti affetti da HIV possono vivere per molti anni assumendo farmaci antiretrovirali, cioè sostanze che bloccano le varie fasi di replicazione del virus nelle cellule. Poiché questi farmaci provocano gravi effetti collaterali, i soggetti sono costretti a interrompere la loro assunzione per alcune settimane. In quel momento l'HIV "esce dalla trincea" e comincia rapidamente a copiarsi ripristinando i livelli infettivi iniziali in 2 o 3 settimane. Da alcuni anni gli scienziati stanno tentando di trovare farmaci o anticorpi che contribuiscano a evitare questo "contrattacco" del virus o che permettano di "espellere" il virus dalle cellule.

Piuttosto di recente i biologi hanno capito che il virus si "trincera" non solo nelle cellule-T che di solito infetta ma anche nei cosiddetti macrofagi, cellule amebiformi che distruggono batteri, tossine et similia. Questa scoperta ha indotto gli scienziati ad avviare ricerche su larga scala per rintracciare altri "bunker" dell'HIV e trovare dei metodi per scacciarlo da lì.

Queste ricerche, come spiega Vargas, si complicano per il fatto che le cellule umane contengono alcune centinaia di geni che l'HIV può impiegare per verificare i livelli di immunità e la presenza di farmaci antiretrovirali nel sangue della vittima.

Questi filamenti di DNA sono responsabili dell'assemblaggio di particolari molecole e fermenti di segnalazione, le chinasi, molti dei quali svolgono un ruolo fondamentale per il funzionamento dell'organismo. Per questa ragione eliminare le più importanti di loro potrebbe provocare la morte del soggetto, cosa che ha impedito agli scienziati di trovare una soluzione "semplice" al problema.

Vargas e i suoi colleghi propongono un metodo radicalmente diverso di condurre questa "guerra di trincea". Per vincere l'HIV non è necessario distruggere completamente il virus o privarlo dell'aiuto fornitogli dalle proteine trasportatrici. Si può semplicemente modificare il funzionamento delle chinasi in modo tale che queste non si "assopiscano" più.

Attacco massiccio all'HIV

Partendo da questa idea, i biologi molecolari hanno verificato in che modo le circa 400 molecole già scoperte che distruggono o reprimono queste proteine agiscono sulle cellule immunitarie all'interno delle quali si nasconde l'HIV.

Il genoma di questo virus è stato modificato in modo tale che le cellule immunitarie da esso infettate comincino a elaborare e ad immettere nell'ambiente circostante cellule luminose che non si trovano all'interno delle cellule umane tradizionali.

Il "risveglio" dell'HIV e l'infezione di nuove cellule ha portato ad un aumento della concentrazione di questa sostanza, mentre il contrasto all'infezione ha portato a una sua diminuzione.

Questo metodo, afferma Vargas, ha permesso alla sua équipe di fare una rapida cernita di tutti i 416 potenziali farmaci e di scoprire che 4 di questi impedivano all'HIV di andare in letargo in presenza di qualsiasi combinazione di segnali che solitamente ne provoca la riattivazione.

Due di loro, il PF-3758309 e il Danuserib, non intralciavano il funzionamento degli altri componenti cellulari e si distinguevano per un'elevatissima efficacia. Come hanno dimostrato ulteriori esperimenti, anche piccole dosi di queste sostanze hanno nuovamente "eluso" il virus nelle cellule di alcuni soggetti infettati con HIV "normale".

Questi farmaci, come osservano gli scienziati, agiscono su varie tipologie di chinasi. Il PF-3758309 contrasta le proteine PAK4 legate al funzionamento dello "scheletro" cellulare, mentre il Danuserib contrasta il fermento Aurora B, responsabile di regolare il loro rilascio. Entrambe le sostanze sono già state approvate dagli organi regolatori in qualità di farmaci per il cancro al midollo osseo e tumori di varie ghiandole interne.

Ulteriori studi sulle proteine interessate da questi farmaci permetteranno di comprendere come l'HIV le sfrutta. Nel frattempo i farmaci fra poco cominceranno ad essere sottoposti a test clinici. Gli scienziati ripongono grandi speranze nel PF-3758309, che agisce con grande efficacia sulle cellule infette. 

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Tags:
aids, hiv, Malattie, virus, USA
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