07:42 19 Dicembre 2018
Sole

Il Sole morente ricoprirà la Terra di nanodiamanti

NASA Goddard Space Flight Center
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La Terra e gli altri pianeti del Sistema solare saranno letteralmente ricoperti di sabbia, nanodiamanti e corindoni che il Sole produrrà negli ultimi istanti della propria vita. Questo affermano gli astronomi in un articolo pubblicato sulla rivista MNRAS.

"Abbiamo dimostrato che le esplosioni delle supernove sono state una delle fonti principali di polvere e altri materiali delle prime fasi dell'Universo. È stato osservato che non tutte le particelle di una stella vengono distrutte dall'onda d'urto prodotta dopo la sua morte: infatti, circa il 20% di esse sopravvive. Questo muta sensibilmente il modo in cui interpretiamo l'evoluzione del nostro pianeta", scrivono gli scienziati.

Una fabbrica della vita

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Fra circa 4,5-4 miliardi di anni il nostro Sole esaurirà le risorse di idrogeno, il "combustibile nucleare", e comincerà a impiegare l'elio. Di conseguenza, il suo nucleo raggiungerà temperature altissime e l'involucro esterno della stella si gonfierà fino a inghiottire Venere e Mercurio e trasformerà la Terra in una sfera rovente non adatta alla vita. Infine, il Sole si disfarà di tutti gli strati esterni di gas, emetterà una serie di potenti esplosioni e si trasformerà in una nana bianca, cioè una piccola ma calda stella che continuerà a splendere grazie ai residui di calore imprigionati nel nucleo. La sua luce riscalderà e illuminerà le nebulose di gas circostanti rendendole una luminosa macchia nel cielo notturno degli altri pianeti.

Come osserva l'esperta Jeonghee Rho del SETI, Istituto per la Ricerca di Intelligenza Extraterrestre a Mountain View (USA), nessuno mette in dubbio che questo sarà il futuro del nostro sole: infatti, negli ultimi anni gli astronomi hanno trovato centinaia di nebulose di gas e polvere e migliaia di esplosioni di supernove. Tuttavia, da già circa 30 anni gli scienziati sono discordi su vari punti: che aspetto avrà la nebulosa planetaria, si creerà davvero, che ne sarà della Terra e degli altri pianeti "superstiti"? Rispondere a queste domande è di estrema importanza per determinare in che modo le stelle morenti creino in grande quantità materiali planetari.

Ad esempio, gli scienziati ritengono che quasi tutta la polvere cosmica sia stata creata nelle ultime fasi della vita di stelle relativamente piccole la sui massa non era sufficiente perché si trasformassero direttamente in una supernova alla fine della loro vita. Tuttavia, le supernove non produrrebbero, ma distruggerebbero le loro particelle.

Gli studi dimostrano che l'onda d'urto generata in seguito all'esplosione di una stella "tritura" praticamente tutta la polvere prodotta dalla vecchia stella poco prima della sua morte. Di recente quest'idea cominciò ad essere aspramente criticata poiché si scoprì che nella prima fase dell'Universo, in cui quasi tutte le stelle si trasformavano in supernove, vi fosse una quantità inspiegabile di polvere.

Un deserto

Rho e i suoi colleghi hanno trovato una spiegazione a questa stranezza studiando i resti di due relativamente giovani supernove: Cas A, esplosa nel 1667, e la sua "sorella maggiore", G54.1+0.3, scoperta nel 1985, ma esplosa circa 3 secoli fa. In passato gli scienziati avevano già tentato di trovare al loro interno dei depositi di polvere utilizzando telescopi ad infrarossi. Ma la massa delle stelle risultò essere addirittura inferiore di quanto si pensasse.

Studiando questi dati, gli astronomi hanno prestato attenzione a un fattore insolito. La radiazione termica dei resti delle stelle era fortemente polarizzata, cosa che di solito si verifica se la radiazione si "scontra" non con particelle rotonde di polvere, ma con granelli di materia di forma allungata o irregolare.

Guidati da questo principio, gli astronomi hanno calcolato come le interazioni con questi granelli di polvere potessero modificare la radiazione delle stelle di neutroni Cas A e G54.1+0.3 e le hanno studiate con l'ausilio dei telescopi Spitzer, Herschel e di altri osservatori terrestri.

Comparando tutte le fotografie ottenute a diverse lunghezze d'onda, Rho e i suoi colleghi hanno scoperto che i precedenti studi avevano ridotto considerevolmente la massa di polvere negli strati gassosi di queste supernove. Stando alle nuove stime, tutti i granelli di polvere peserebbero circa tanto quanto un quarto del Sole, cioè alcune volte di più delle previsioni fatte in passato.

Le stelle antenate Cas A e G54.1+0.3, come osservano gli scienziati, erano simili per dimensioni e caratteristiche al Sole. Dunque, si prevede che, dopo la morte del Sole, Marte e gli altri pianeti più lontani del Sistema solare diverranno dei mondi-deserto ricoperti di nanodiamanti e corindoni.

In verità, questo evento non modificherà in modo sostanziale la loro abitabilità. L'espansione dell'involucro del sole e l'aumento della sua luminosità farà sì che la vita scomparirà dalla faccia della Terra molto prima che le sue riserve di acqua e aria si esauriscano o "fuggano via" nello spazio.     

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