10:33 17 Dicembre 2018
Estrazione petrolio

L’ONU impone: la benzina deve costare più di 60$ al litro

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Questa settimana nella città polacca di Katowice si apre la conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici. In un rapporto preparato per l’occasione un gruppo internazionale di esperti propone di ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas).

Sputnik vi spiega quanto sia possibile mettere in pratica queste idee e, in tal caso, quanto costerebbe la benzina.

Una lotta per mezzo grado

Le tesi e le proposte principali da discutere alla conferenza sono già note in quanto l'opinione pubblica internazionale da tempo si prepara in tal senso.

Già a inizio ottobre il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha presentato i punti principali del suo rapporto. Chiaramente, si è trattato delle conseguenze catastrofiche del riscaldamento globale.

Gli autori del documento (90 scienziati provenienti da 40 Paesi) sostengono che dall'inizio dell'era industriale, cioè nell'ultimo secolo e mezzo, la temperatura media del pianeta sia aumentata di un grado.

"Come conseguenza si sono verificate sempre più spesso calamità naturali, abbiamo assistito allo scioglimento dei ghiacci artici e all'aumento del livello degli oceani", si asserisce nel rapporto.

Secondo le previsioni degli esperti dell'ONU, entro la fine di questo secolo la temperatura aumenterà ancora di un grado. Quest'eventualità va evitata ad ogni costo e l'umanità deve fermare il riscaldamento globale a quota 1,5° in più dei livelli dell'epoca preindustriale.

"Questo ridurrà gli effetti negativi sugli ecosistemi, sulla salute e il benessere dell'uomo e renderà più facile il raggiungimento degli "Obiettivi di sviluppo sostenibile", programma adottato dall'ONU", conferma Priyardarshi Shukla, presidente dell'IPCC.

In particolare, sostengono i climatologi, in caso di un aumento della temperatura mondiale di 1,5° entro il 2100 il livello degli oceani non aumenterà di molto: 10 cm in meno rispetto a un aumento di 2°. Ma scomparirà il 70-90% dei coralli, mentre con un aumento di 2° ne scomparirebbe più del 99%.

"La differenza tra 1,5° e 2° di aumento della temperatura mondiale è come la differenza tra Hunger Games e Interceptor", conferma Jonathan Miltmore, membro del gruppo di esperti e dell'organizzazione americana Foundation for Economic Education.

Coralli o benzina?

Solo "cambiamenti importanti e radicali" a livello mondiale potranno prevenire una catastrofe climatica, si evidenzia nel rapporto dell'IPCC.

"Se volete interrompere il riscaldamento globale a 1,5°, è necessario azzerare le emissioni di CO2 a livello mondiale entro il 2050", ha dichiarato Valérie Masson-Delmotte, esperta dell'ONU. "È la conclusione più importante del rapporto".

Per raggiungere quest'obiettivo i membri dell'IPCC propongono una serie di misure che porterebbe alla completa rinuncia dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone). In primo luogo, secondo loro, sarebbe necessario interrompere l'impiego di carbone per la produzione di energia elettrica.

"Il carbone ha la maggiore concentrazione di carbonio tra i vari combustibili fossili", spiega Jim Skea dell'IPCC. "Per questo è necessario rinunciare al carbone entro il 2050".

Secondo i dati dell'Agenzia internazionale dell'energia, oggi nel mondo sono attive circa 10.000 centrali elettriche a carbone, ognuna di potenza superiore ai 30 MW, che producono più del 40% di tutta l'energia elettrica. Dunque, per soddisfare i criteri stabiliti dagli esperti dell'ONU è necessario in media chiudere una centrale al giorno.

Va detto che il carbone è ritenuto il combustibile più conveniente per produrre energia elettrica, il che spiega l'abbondanza di centrali elettriche a carbone. Il passaggio ad altre tipologie di combustibili inevitabilmente toccherà il portafoglio dei consumatori.

Ma il rifiuto dell'elettricità prodotta dal carbone non è la proposta più complicata degli esperti dell'ONU. Questi ultimi desiderano anche ridurre drasticamente il consumo di benzina e di diesel. E per farlo propongono l'introduzione di tasse ecologiche molto ingenti.

L'ONU desidera che entro il 2030 tutti i Paesi introducano una tassa ecologica di 5.500$ per tonnellata di CO2 emessa, ovvero circa 13 $ per litro di benzina o diesel. Entro il 2100 si propone di quintuplicare la tassa per raggiungere quota 65 $/L (27.000 $/tonnellata).

Secondo i dati del portale Globalpetrolprices il prezzo medio della benzina oggi è di 1,1 $/L e quello del diesel 1,05 $/L. Dunque, gli esperti dell'ONU richiedono un aumento del prezzo della benzina di 12 volte nei prossimi 12 anni e di più di 60 volte entro la fine del secolo.

Un furto

L'idea di una tassa ecologica è, per usare un eufemismo, impopolare tra i cittadini. Una prova? Le proteste in Francia che durano da più di 3 settimane.

Secondo gli ultimi dati alle dimostrazioni contro l'aumento dei prezzi del carburante per via della tassa ecologica hanno preso parte più di 200.000 persone da tutto il Paese. Negli scontri con la polizia sono morte due persone e più di cento sono rimaste ferite.

Nonostante le autorità giustifichino l'aumento del prezzo del carburante dicendo che è il prezzo da pagare per un futuro più pulito, che i soldi riscossi saranno impiegati per sviluppare le energie alternative e che la Francia ridurrà la sua dipendenza dal petrolio, i manifestanti non sono convinti.

Interessante è il fatto che la Francia si sia ritrovata sull'orlo della guerra civile per un aumento del prezzo del carburante estremamente simbolico. I prezzi della benzina nel Paese dal primo gennaio aumenteranno di 2,9 centesimi di euro e quelli del diesel di 6,5 centesimi al litro rispetto al prezzo attuale di 1,46 €/L.

Si tratta, cioè, di un aumento dei prezzi dal 2 al 4,5%. Per questo il presidente francese Emmanuel Macron è già stato "punito": infatti, rispetto al 40% di luglio la Francia è stata declassata fra i 20 Paesi con le percentuali peggiori. È, dunque, facile immaginare cosa ne sarà della carriera di un politico che comincia a parlare seriamente di una serie di aumenti del prezzo della benzina per combattere il riscaldamento globale.

Non a caso Donald Trump ha dichiarato la settimana scorsa di non credere alle conclusioni del rapporto riguardo alle conseguenze negative del riscaldamento globale sull'economia americana. Nel documento presentato da scienziati di 13 ministeri americani si conferma, in particolare, che i cambiamenti climatici potrebbero costare agli USA il 10% del PIL entro la fine del secolo.

Ma non sono solo i politici a rifiutarsi di credere a queste profezie apocalittiche. Il professor Roger Pielke dell'Università del Colorado sottolinea che ad oggi non vi è alcuna prova del legame tra riscaldamento globale e aumento del numero di calamità naturali.

"Anche gli esperti dell'IPCC riconoscono che non è possibile giustificare il numero di siccità, inondazioni, uragani e tornado con l'aumento dei gas a effetto serra", ha scritto su Twitter.

"L'ingente tassa che l'IPCC ritiene necessaria per ridurre i gas a effetto serra è vista dalle persone comuni come un vero e proprio furto", scrive il portale americano The Daily Caller. "Le continue ruberie di soldi pubblici per tutelare l'ambiente hanno solo peggiorato la situazione".

La pubblicazione sottolinea: nulla è mai abbastanza per soddisfare le richieste dei leader che si aspettano che la gente dall'oggi al domani rinunci al proprio quotidiano in nome di una qualche allerta con cui le élite cercano di spaventare la popolazione.

"Non si tratta più di cambiamento climatico, ma del desiderio dei ricchi di rubare soldi a coloro che già si trovano negli strati più bassi della popolazione", scrive indignato The Daily Caller.

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Tags:
carburante, Benzina, cambiamenti climatici, Petrolio, ONU, Donald Trump, USA
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