06:09 19 Dicembre 2018
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Problema per gli scienziati: un fenomeno sconosciuto ostacola i loro esperimenti

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Quando il paziente è sottoposto a una cura sperimentale, è di buon umore. Grandi aspettative inducono determinate aree del cervello a produrre ormoni, ci si sente temporaneamente sollevati. Ma non tutti gli scienziati concordano con questa spiegazione e anzi individuano in tal senso un fenomeno a se stante il cui segreto deve ancora essere svelato.

L’effetto placebo che altera in modo significativo i risultati dei test medici è solitamente legato alla psicologia. 

Cacao miracoloso

Nell'ospitale militare di San Pietroburgo all'inizio del XIX secolo decisero di far luce sulla reale efficacia dell'omeopatia. I pazienti vennero divisi in tre gruppi. Al primo gruppo fu somministrata una cura omeopatica, al secondo vere compresse e il terzo, invece, mangiava in modo corretto, riposava, faceva dei bagni e assumeva pillole con lattosio e cacao.

Incredibilmente fu il terzo gruppo a registrare una dinamica positiva. In seguito a questo esperimento, l'omeopatia venne bandita in Russia per alcuni anni. Questo fu il primo esperimento in Russia in cui per lo studio dell'efficacia di una cura si utilizzava il placebo, nel caso specifico una compressa senza un principio attivo.

Il placebo (solitamente si usa lo zucchero) viene largamente impiegato per la verifica degli esperimenti scientifici sin dal XX secolo. Nel caso più semplice, i partecipanti al test vengono suddivisi in due gruppi: il primo viene curato realmente, il secondo assume un placebo. Un risultato ancora più preciso e obiettivo può essere ottenuto se né i pazienti né i ricercatori sanno chi riceverà cosa. Questi esperimenti vengono chiamati studi clinici controllati randomizzati. Oggi vengono utilizzati quasi sempre nello studio di nuovi farmaci.

Tuttavia, il problema è che i pazienti a cui è somministrato il placebo, spesso guariscono o comunque percepiscono un sensibile miglioramento. Proprio queste situazioni, definite "effetto placebo", sono state all'ordine del giorno per i medici americani alla metà del secolo scorso in occasione dei test clinici sui farmaci.

Errore di misurazione

In molti casi l'effetto placebo viene spiegato con alterazioni che si verificano durante l'elaborazione statistica dei risultati: regressione verso la media, fenomeno di Will Rogers, paradosso di Simpson.

Possono verificarsi errori di valutazione se non si riesce a misurare in modo oggettivo i risultati. Ad esempio, a proposito del dolore. In queste situazioni si ricorre ai sondaggi sui pazienti, ma questi ultimi spesso non riescono a esprimersi in modo preciso oppure edulcorano le proprie sensazioni.

Sul risultato finale influiscono le condizioni in cui si conducono gli esperimenti: i partecipanti sono malati, i test si fanno in laboratorio. In una situazione così innaturale le persone si comportano in modo diverso.

Non si può ignorare che un certo numero di pazienti durante l'esperimento guarisce in maniera naturale.

Tuttavia, alcuni ricercatori ipotizzano che l'effetto placebo sia reale anche quando il risultato finale viene privato da tutti gli errori di natura statistica, da fattori soggettivi o ancora da sviste. Oggi questo è diventato oggetto di ricerche a se stanti.

Come lo spirito influisce sul corpo

In generale nella scienza predomina il punto di vista per cui l'effetto placebo sia un qualche fattore casuale che va tenuto in considerazione nello studio del risultato finale di un esperimento.

A tal proposito vi sono alcune ipotesi. Si ritiene che la natura dell'effetto placebo possa essere psicologica, neurofisiologica, genetica o che possa dipendere dall'esperienza, quando entrano in gioco i riflessi condizionati. La persona sa che le compresse la aiuteranno perché le ha prese più volte per curarsi. Una volta preso il placebo sotto forma di una pillola rotonda blu, il paziente percepisce automaticamente un miglioramento anche se a livello fisiologico non è accaduto nulla.

Lo studio dell'attività cerebrale durante i test clinici ha dimostrato che l'effetto placebo si manifesta anche nel cervello. In un articolo di ricercatori statunitensi pubblicato su Nature Communications, sono stati illustrati i risultati delle osservazioni su 63 pazienti che sono andati in clinica per curare una patologia cronica.

Ad alcuni hanno somministrato antidolorifici, ad altri un placebo. Tutti sono stati sottoposti a una risonanza magnetica tradizionale e a una funzionale. I pazienti dovevano indicare i propri sintomi su un'applicazione per cellulare e oralmente. È risultato che alcune aree del cervello sono più inclini a reagire al placebo. Dunque, confermano gli autori dell'articolo, è possibile prevedere quali pazienti reagiranno positivamente all'effetto placebo.

Gli scienziati suppongono che la disposizione d'animo influisca sul cervello e lo induca a stimolare diversi neurotrasmettitori che, a loro volta, inviano segnali agli organi e, dunque, influiscono sulla condizione fisica del corpo. Tutto ciò non sono altro che supposizioni perché il meccanismo non è ancora conosciuto.

Un placebo "onesto"

Il ricercatore più rinomato dell'effetto placebo è Ted Kaptchuk della Scuola di Medicina dell'Università di Harward (USA), specializzato in medicina cinese a Macao.

Lui non è soddisfatto da nessuna delle spiegazioni più in voga. Secondo lui, l'effetto placebo potrebbe essere qualcosa di unico e per studiarlo servirebbero nuovi approcci. Comunque, Kaptchuk non nega il fatto che questo fenomeno sia solamente un "rumore di fondo" che ancora non si riesce a intercettare durante gli esperimenti.

Kaptchuk e i suoi colleghi hanno effettuato tre studi clinici controllati randomizzati per studiare l'effetto placebo. A differenza della procedura standard lo scienziato ha comunicato ai partecipanti che avrebbero assunto un placebo e che quindi non si sarebbero dovuti aspettare miracoli.

Ai suoi esperimenti hanno partecipato pazienti che stavano curando la sindrome dell'intestino irritabile, patologie croniche alla schiena e affaticamento in seguito a prolungate sessioni di oncoterapia. In tutti i casi, si è osservato l'effetto placebo.

Kaptchuk ha ipotizzato che il placebo, nel caso in cui il paziente venga informato, può essere impiegato anche nella medicina tradizionale. Tuttavia, lo scienziato avverte che inizialmente questo fenomeno dev'essere studiato attentamente e che questi esperimenti dovranno essere ripetuti da gruppi scientifici indipendenti.

Nel 2003 e nel 2010 dei volontari della Cochrane Collaboration (organizzazione che si occupa di valutare criticamente l'efficacia di farmaci e interventi sanitari) hanno studiato i risultati di numerosi test clinici dedicati alla cura di dolore, dipendenza dal tabacco, demenza, depressione, obesità, nausea. Hanno analizzato tutti i dati grazie a sistemi di meta-analisi e non hanno riscontrato un effetto placebo rilevante. Entrambi gli studi sono stati pubblicati presso la biblioteca di Cochrane. 

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omeopatia, esperimento, Salute, cura, placebo, scienza
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