10:23 17 Dicembre 2018
Josef Stalin, Franklin Roosevelt e Winston Churchill alla conferenza di Teheran durante la Seconda guerra mondiale

I segreti della sicurezza alla Conferenza di Teheran del 1943

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Le memorie esclusive di un’agente sovietico dalla conferenza di Teheran del 1943. Deliquenti infiltrati nel treno di Stalin, Roosevelt che trova rifugio nell’ambasciata sovietica e Churchill che per consolarsi si diede al cognac.

Il 28 novembre di quest'anno ricorre il 75° anniversario dell'inizio della Conferenza di Teheran, l'incontro entrato nella storia fra i leader di URSS, USA e Gran Bretagna, vale a dire Stalin, Roosevelt e Churchill. Fu nell'ambito di questo incontro che vennero creati e approvati i progetti concreti per la distruzione definitiva della Germania hitleriana e dei suoi alleati, nonché per la ricostruzione post-bellica.

Ma la Conferenza di Teheran è passata alla storia anche come un importante evento nella storia degli organi di sicurezza sovietici e russi. I funzionari russi addetti alla sicurezza in quell'occasione eseguirono con onore in una situazione assai complicata un'enorme quantità di compiti, la maggior parte dei quali per la prima volta.

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La conferenza di Teheran

In questa intervista realizzata da Vladmir Sychev, Sputnik ospita le rivelazioni di Sergey Devyatov, storico e consigliere dell'FSB, i servizi di sicurezza della Federazione Russa. Devyatov ha scoperto una serie di dettagli su quegli eventi che in passato non erano noti al grande pubblico.

— La storia della Conferenza di Teheran è spesso associata in Russia al noto film Nido di spie (Teheran 43) in cui funzionari di servici segreti (Čeka) mandano all'aria i progetti di Hitler di attaccare i cosiddetti "tre Grandi". Trama ben costruita, attori bravissimi, colonna sonora straordinaria di Charles Aznavour. Come veniva garantita in realtà la sicurezza della nostra delegazione 75 anni fa?

— A onor del vero, Nido di spie (Teheran 43) è solo un film, ma il Cremlino aveva rinominato l'intera operazione "Trentesima direzione". Ad essere sincero, non so da dove venga questo nome. Un po' come per l'operazione relativa alla Conferenza di Yalta, che si chiamava "Dolina" e quella della Conferenza di Postdam, "Palma".

— Da dove prende prende origine la storia della "Trentesima direzione"?

— Teheran era uno dei punti dolenti all'inizio della Grande guerra patriottica (2° Guerra Mondiale). L'Iran si trovava in una posizione molto attraente: vicino al petrolio del Medio Oriente che in quel momento era controllato dagli inglesi e dalle imprese petrolifere sovietiche di Baku. Da un punto di vista strategico era una direzione assai interessante. Lì erano attive anche una società di intelligence tedesca e diverse organizzazioni naziste. Vi erano, diciamo, molte lobby che facevano gli interessi di Hitler, in particolare tra le alte cariche che gravitavano attorno allo scià Mohammad Reza Pahlavi. Sussisteva una minaccia reale.

Proprio per questo il 25 agosto del 1941 fu deciso di mandare truppe sovietiche e britanniche in Iran. Giuridicamente questa possibilità era contemplata già nell'accordo tra URSS e Iran dei tempi della Guerra civile. Da parte nostra ci fu l'invio di due armate d'attacco, mentre a sud entrarono le truppe britanniche. La linea di suddivisione delle responsabilità tra Armata Rossa e truppe britanniche venne collocata poco più a sud di Teheran.

Sebbene l'influenza tedesca sull'Iran fosse importante, quest'operazione era attivamente utlizzata nell'ambito dell'iniziativa Lend-Lease per le forniture all'Unione Sovietica di mezzi militari e altri beni. Per prima cosa, attraverso l'Iran venivano consegnati i carri armati americani e britannici (che, per inciso, sfiguravano di fronte ai nostri mezzi, in particolare ai T-34) e i veicoli militari da trasporto, come gli Studebaker americani. Era un flusso continuo di mezzi per il quale furono creati numerosi impianti e depositi. Inoltre, verso l'URSS venivano inviati anche elementi delle terre rare, additivi per la metallurgia e combustibile. Per gli aerei americani e britannici che arrivavano in Unione Sovietica era necessaria una preparazione speciale del combustibile. I flussi di fornitura poi venivano inviati a Baku e Astrakhan passando per il Mar Caspio.

La questione dell'incontro dei "tre Grandi" venne sollevata più volte, ma per Stalin era di fondamentale importanza dimostrare che le truppe sovietiche non erano solo in grado di difendersi, ma anche di ottenere dei successi strategici. E questo successo arrivò nell'inverno tra il 1942 e il 1943, cioè con la vittoria di Stalingrado, la sconfitta più cocente della VI armata di Paulus. In quella fase la possibilità di un incontro tra i leader dei tre Paesi della coalizione antihitleriana era largamente dibattuta. Inoltre, verso l'estate del 1943 ad alto livello venne anche ipotizzato un incontro tra Stalin e Roosevelt sulla costa del Golfo di Bering. Va detto che anche attraverso quel Golfo passavano le forniture del Lend-Lease, in questo caso quelle aeronautiche di aerei caccia. Dunque, in un modo o nell'altro la strada era in discesa.

Josef Stalin, Franklin Roosevelt e Winston Churchill alla conferenza di Teheran durante la Seconda guerra mondiale
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Josef Stalin, Franklin Roosevelt e Winston Churchill alla conferenza di Teheran durante la Seconda guerra mondiale

— Perché alla fine questo incontro non si tenne? Dopotutto lì avrebbe potuto essere effettuato in maniera più tranquilla.

— Per varie ragioni, sia soggettive sia oggettive. A quell'incontro voleva partecipare anche Churchill. Forse per questo Stalin vi rinunciò. Ma già nell'estate del 1943 la possibilità di un incontro di tutti e tre i leader della coalizione antihitleriana prese forma. Di quel periodo è probabilmente la lettera più terribile di Stalin riguardo alla crisi dell'apertura del "secondo fronte". Il dibattito su questioni concrete si era ormai fatto maturo. Inoltre, se dopo la battaglia di Stalingrado la possibilità di una vittoria indipendente delle truppe sovietiche si era già fatta largo fra gli alleati, dopo la sconfitta dei nazisti a Kursk nessuno aveva più illusioni di questo tipo. Le cito un episodio curioso del tempo. Il primo agosto del 1943 Stalin lavorava nel suo ufficio del Cremlino e poi partì per la Dacia di Kuntsevo. Il responsabile della sicurezza di Stalin, Nikolay Vlasik, rimase al Cremlino. Nella notte del 2 agosto Stalin partì per il fronte, evento unico nella storia della guerra. Di notte venne assemblato un convoglio ferroviario "d'alta importanza", che partì verso una destinazione ignota. Sì, nel 1941 Stalin si era recato nella zona del fronte, ma quel viaggio era più che altro simbolico.

— Stalin andò al fronte senza il capo della sua sicurezza? Come fu possibile?

Stalin, Lenin e Kalinin
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— Non portarono con sé Vlasik a ragione. Perché tutti pensassero che, siccome lui era al Cremlino, anche Stalin fosse lì. Va detto che durante l'epoca di Stalin il sistema di controllo delle informazioni era piuttosto rigido. Perché questo viaggio è legato all'allora pianificata conferenza tra i "tre Grandi"? Stalin promosse attivamente Teheran come luogo dove tenere l'incontro e il viaggio al fronte (questo lo comunicò agli alleati in corrispondenza privata e segreta) doveva mostrare la necessità di una sua partecipazione diretta alla gestione delle operazioni militari.

Proprio in quel periodo venne presa la decisione di tenere la conferenza tra i leader della coalizione antihitleriana proprio a Teheran.

— La scelta del luogo per quella conferenza è chiaramente un compromesso. Ma perché proprio la capitale iraniana?

— In Iran elevata era la presenza sul territorio di agenti segreti hitleriani. Inoltre, diversi erano i fattori che avrebbero potuto portare a un potenziale complotto per deporre il governo dello scià e far salire al potere forze che avrebbero potuto aprire la strada dei tedeschi nell'URSS. Un Paese orientale con una mentalità orientale. Un'élite molto variegata per convinzioni politiche. Rapporti internazionali molto complicati. Un "nido" di problemi, insomma. Tuttavia Teheran era sotto il controllo delle truppe sovietiche. Poi, in Iran erano presenti in pianta stabile anche organi di controspionaggio e ufficiali dell'intelligence esterna e la città era relativamente comoda da raggiungere per tutti i partecipanti alla conferenza. In tutti gli anni di presenza dell'esercito sovietico e dei servizi speciali nel Paese, era diventato più o meno chiaro quali fossero le fonti di pericolo per la conferenza. Era chiaro chi fossero gli agenti tedeschi, quali fossero i loro obiettivi e compiti, quali forze politiche simpatizzassero per Hitler e da dove sarebbero arrivate queste minacce.

— Da quale momento cominciò la preparazione vera e propria alla conferenza?

— Sappiamo con precisione quando gli organi incaricati della sicurezza nazionale ricevettero il primo ordine, cioè intorno al dieci di agosto e comunque non dopo il 12 agosto del 1943. Il documento originale non c'è più, ma proprio di quel periodo è la decisione degli organi della sicurezza nazionale e della vigilanza di inviare addetti a Teheran: in particolare, il vicecommissario del popolo agli affari interni, il colonnello generale Apollonov; il direttore del Secondo consiglio dei commissari del popolo per la sicurezza nazionale (controspionaggio), commissario per la sicurezza nazionale di terzo rango Fedotov; il vicedirettore del Sesto consiglio dei commissari del popolo per la sicurezza nazionale (difesa), il commissario per la sicurezza nazionale Shadrin con un gruppo di alti ufficiali e uno di funzionari operativi. Da quel momento possiamo dire che cominciò la preparazione della Conferenza di Teheran.

Il quartier generale di coordinamento dell'evento si trovava a Baku e il responsabile delle operazioni era il vicecommissario del popolo agli affari interni Kruglov. In Iran erano attivi agenti dell'intelligence esterna e del controspionaggio del Consiglio dei commissari del popolo. Non solo in Iran si trovavano le truppe sovietiche, ma era anche attivo lo SMERSH, il dipartimento di controspionaggio militare dell'Armata Rossa. Gli organi responsabili della sicurezza nazionale erano chiamati a svolgere compiti complicati.

— Quali?

— In primo luogo, il trasferimento degli alti dirigenti dell'URSS in Iran. Questo divenne un grande problema, perché si trattava del primo viaggio di Stalin all'estero come capo di stato dell'Unione Sovietica e per di più in condizioni di guerra. Il Sesto consiglio dei Commissari del Popolo per la sicurezza nazionale, NKGB, non aveva esperienza o tabelle di marcia già rodate per agire in quelle situazioni, anche se, va detto che la sicurezza di Stalin al tempo era organizzata in maniera molto efficace. Inoltre, le informazioni relative all'incontro arrivarono piuttosto rapidamente ai servizi di intelligence hitleriani.

— Si ritiene che queste informazioni trapelarono grazie ad un agente dell'intelligence tedesca presso l'ambasciata britannica a Teheran.

— I tedeschi avviarono le operazioni per l'eventuale neutralizzazione dei capi della coalizione antihitleriana. Per essere più precisi, il compito era di organizzare un attentato terroristico e, se possibile, di uccidere Stalin, Roosevelt e Churchill. Inoltre, vennero disposti con successo reggimenti del genio guastatori nelle località montuose a circa 70 km da Teheran. In tal modo, il tentativo di cambiare il corso della Seconda guerra mondiale esisteva davvero. Va detto che il controspionaggio sovietico in questo frangente ottenne ottimi risultati: il gruppo di diversori venne scovato e catturato. E non poté fare molto. Durante la preparazione della conferenza vennero trovati e catturati circa 160 degli agenti hitleriani attivi a Teheran e nei dintorni. A Teheran vennero eseguiti numerosi rastrellamenti. Va anche detto che da parte britannica le operazioni venivano condotte con particolare violenza, a tal punto che gli agenti tedeschi spesso si rifugiavano nel territorio controllato dai sovietici, perché da noi venivano interrogati, mente gli inglesi spesso li giustiziavano sedusta stante.

Seconda guerra mondiale
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Seconda guerra mondiale

— Quali altri compiti avevano gli organi di sicurezza?

— Garantire la fornitura di tutti i mezzi necessari per la conferenza, garantire un soggiorno normale (secondo gli standard europei) e il buon lavoro dei capi di Stato e dei membri delle delegazioni. Addirittura il grande tavolo delle trattative venne portato direttamente dall'Unione Sovietica.

— Ma l'alta diplomazia non si fa solamente dietro al tavolo dei negoziati ma anche al tavolo da pranzo. Che cosa si dovette fare da parte sovietica per riuscire a garantire i pasti ai membri della conferenza?

 — Dall'Unione Sovietica grazie alla cucina del Cremlino che si trovava sotto il controllo del NKGB vennero importati tutti i prodotti alimentari ad eccezione di quelli più velocemente deperibili. La quantità di prodotti era elevata: Stalin dava ricevimenti ad alto livello in cui si proponeva la cucina russa tradizionale.

Nei dintorni di Teheran c'erano delle sorgenti d'acqua potabile. In quel periodo era categoricamente vietato l'utilizzo dell'acqua degli acquedotti a causa dell'elevato contenuto di batteri. Per questo, macchine cisterne sovietiche facevano la spola verso le sorgenti individuate dalle quali prendevano l'acqua necessaria per tutti gli eventi. Gli esperti in laboratorio studiavano dei campioni di acqua per determinarne la qualità. Non si escludeva la possibilità di avvelenamento delle sorgenti. Allo stesso modo si procedeva con la carne e il pesce: in parte venivano importati dall'Unione Sovietica, in parte si usavano i prodotti locali. La sicurezza alimentare fu garantita dalla Cucina del Cremlino in quasi tutti gli eventi della conferenza.

— Ma per tutto questo sarà servito un certo numero di personale

— A Teheran si dovettero trasferire moltissimi collaboratori del Sesto consiglio, non solo ufficiali operativi. Inoltre, si trasferirono anche addetti incaricati della segreteria di Stalin, stenografi e macchinisti.

Negli anni '90 una delle stenografe di Stalin ricordò alcuni aneddoti. Al tempo vivevano al Cremlino, non avevano diritto di uscire in città, potevano recarsi solamente alla Dacia di Kuntsevo. Li fecero alzare in fretta e furia, li portarono ai binari dove era fermo un treno. Vissero in quel treno per 5 giorni. Poi il treno partì, ma nessuno sapeva per dove. Arrivarono a Baku. Da lì vennero portati in macchina fino a Teheran attraverso il confine tra Iran e URSS.

Allora nella capitale iraniana si trovavano moltissimi funzionari di Stato sovietici. Quelli del Sesto consiglio a metà novembre erano 300 persone. Quando arrivò Stalin il gruppo si allargò ancora di più. A Teheran venne incrementato sensibilmente il numero di addetti al controspionaggio. Inoltre, a Teheran venne creato un coordinamento che garantisse il buon funzionamento di tutte le operazioni.

Posso dire che anche i documenti riguardanti la preparazione del viaggio di Stalin a Teheran sono impressionanti. I macchinisti del Sesto consiglio raccoglievano i testi degli ordini di preparazione dei vari eventi. Tutti ad esclusione di quelli contenenti riferimenti geografici, cognomi e numero delle persone interessate. Le altre informazioni venivano poi aggiunte a mano dagli ufficiali. Il regime di segretezza era incredibile.

Poi, si presentò la questione dello spostamento dei membri della delegazione. A fine novembre del 1943 si decise di far uscire dal Deposito Speciale del Cremlino varie automobili per i partecipanti alla conferenza. Le vetture furono portate a Baku via treno e da lì proseguirono in autonomia fino a Teheran.

— La limousine blindata Packard di Stalin resse il viaggio?

Di chi è la più bella? Le limousine dei leader mondiali
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— Sì. In quell'occasione vi erano vetture di tre marchi d'importazione (Packard, Lincoln e Cadillac) e uno sovietico, ZIS-101. Ad ogni modo, il trasporto dei delegati fu preso in carico dai sovietici e venne espletato dalle vetture del Deposito speciale del Cremlino.

A tal proposito, anche Roosevelt e Churchill vennero serviti dalle automobili del Deposito speciale. Ad esempio, per la delegazione britannica furono riservate tre vetture blindate e due ordinarie.

— Davvero gli alleati non riuscirono a trovare mezzi per muoversi a Teheran?

— Il fatto è che le vetture da mettere a loro disposizione avrebbero dovuto fare un viaggio molto lungo per mare. E se un sottomarino tedesco le avesse affondate? Fu necessario ricorrere all'aiuto dell'Unione Sovietica.

— Sig. Devyatov, come invece venne preparato il palazzo dell'ambasciata sovietica?

— Inizialmente si presero in considerazione diverse possibilità per il soggiorno della delegazione a Teheran, ma chiaramente farla soggiornare all'interno della propria ambasciata si rivelò la soluzione più sicura. Le ambasciate sovietica e britannica erano vicine, mentre quella americana era a un chilometro e mezzo di distanza.

Oltre al fatto che un incontro al vertice richiede a priori una preparazione da protocollo dei locali, la sostituzione dei mobili, la presenza di cabine per il servizio di interpretazione e di apparecchiature di registrazione. Venne, inoltre, ampliato il perimetro di sicurezza dell'ambasciata sovietica che allora occupava un'area poco più grande di 9 ettari. L'ambasciata venne protetta con una recinzione in pietra e mattoni alta 3 metri, ma era chiaro che servisse un sistema di sensori per controllare eventuali avvicinamenti alla recinzione, nonché la disposizione di posti di guardia.

Garantire la sicurezza di tutti questi alti dirigenti era tutt'altro che semplice. Pensate solo che nell'area dell'ambasciata sovietica durante la conferenza su un turno erano in servizio 140 persone, tra funzionari sovietici, britannici e americani. La copertura operativa del perimetro dell'ambasciata era continuamente garantita da 200 soldati equipaggiati con armi automatiche. Ma anche gli ufficiali che in quel momento non erano in servizio rimanevano nell'ambasciata in caso di necessità. Furono piantate tende e allestite cucine da campo. Tutto ciò permise non solo di evitare attentati e attacchi terroristici, ma anche di evitare scontri armati.

— Dopo i preparativi, per la delegazione sovietica arrivò il momento di partire.

— Il suo trasferimento alla conferenza fu un altro compito molto oneroso. Il 22 novembre da Mosca su un treno straordinario diretto a Baku partì la delegazione ufficiale composta da Stalin, da Vyacheslav Molotov (commissario del popolo per gli affari esteri) e dal maresciallo Kliment Voroshilov. A Teheran si recò anche il commissario del popolo per gli affari interni Lavrenty Beriya che partecipò alla conferenza ma non come membro della delegazione ufficiale. Inoltre, nella capitale iraniana si recò anche un gruppo di militari e rappresentanti del Commissariato del popolo per gli affari esteri. Il commissario del popolo Andrey Vyshinsky al tempo si trovava già a Teheran.

Nikita Khruschev, Josef Stalin, Georgy Malenkov, Lavrenty Beriya, Vyacheslav Molotov
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Nikita Khruschev, Josef Stalin, Georgy Malenkov, Lavrenty Beriya, Vyacheslav Molotov

Il treno viaggiò lungo la linea ferroviaria Mosca-Ryazan e giunse a Baku senza grandi problemi, ad esclusione del fatto che nella zona di Kolomna salirono a bordo tre ricercati.

— Ma mica potevano sapere che fosse un treno speciale. Dall'esterno doveva sembrare un treno come tutti gli altri

— Certo! Una persona comune non avrebbe mai potuto capire che su quel treno vi era una delegazione ufficiale. Ma un ferroviere sì, perché i vagoni erano rinforzati ed il carrello era diverso da quello dei vagoni dei treni passeggeri ordinari. Ad ogni modo era notte, quindi nessuno avrebbe potuto notarlo.

— E quanto lontano riuscirono ad andare i nuovi "passeggeri"?

— Per quanto ne so i vigilanti li fecero scendere a Ryazan. Poi il treno arrivò a Baku da dove la nostra delegazione prese l'aereo per Teheran. Proprio la Conferenza di Teheran è l'unico caso in cui Stalin si spostò in aereo.

— Per via di questo episodio si legge spesso che Stalin aveva paura di volare. Ma lui, Stalin, non rivelò mai niente di simile: a tal proposito non vi sono né conferme documentali né testimonianze ed è difficile che avesse paura a volare una persona che amava, conosceva così bene l'aviazione e ne sosteneva lo sviluppo nel Paese.

— Posso solo riportare quello che viene descritto nei documenti: negli anni '30 in URSS si verificò una serie di catastrofi aeree dopo la quale per due volte ad alto livello si decise di vietare gli spostamenti dei dirigenti sovietici in aerei.

Tuttavia, va detto che durante la guerra questi divieti non vennero molto osservati. Famoso è il volo transatlantico di Molotov in Gran Bretagna e negli USA nel 1942. Allora vi era anche il pericolo di essere colpiti dai caccia tedeschi.

Presso l'aeroporto governativo Frunze (l'area di Mosca che si trova oggi tra le stazioni della metro Dinamo e Aeroport) vi erano aerei riservati ai membri del governo. Due uscite, 01 e 02, erano riservate a Stalin, mentre l'uscita 03 a Molotov.

Un problema a sé, invece, era che allora in aereo non si stava molto comodi e ad alta quota faceva freddo. Dalle fotografie che raffigurano il volo di Molotov a Londra lo si vede indossare una pelliccia pesante e un casco.

— Si riuscì a rendere più confortevoli quei Douglas su cui la delegazione sovietica volò a Teheran?

— Gli aerei furono sottoposti a una seria preparazione prima del volo, vennero "ermetizzati". Erano aerei per il trasporto militare che potevano volare al di sopra del raggio di azione dell'artiglieria. Ma una quota superiore ai 5 km era critica anche per piloti esperti e fu, dunque, necessario l'impiego di ossigeno supplementare. Ma nei documenti non è registrato alcun comfort come il riscaldamento.

— Nel film Nido di spie (Teheran 43) c'è una scena in cui si racconta di come i "tre Grandi" arrivarono uno dopo l'altro nella capitale iraniana e alla fine si dice "Nessuno a Teheran sapeva come Stalin fece ad arrivare nella sua residenza". Dunque, come venne organizzato il viaggio della delegazione sovietica vero l' ambasciata?

— Innanzitutto venne pianificato il percorso per le vie di Teheran. Fu impedito l'accesso dei camion a quelle vie lungo le quali avrebbero sfilato i cortei dei capi di Stato provenienti dall'aeroporto. A Teheran e, in particolare, all'aeroporto la presenza militare venne notevomente rafforzata e vennero dispiegati gli uomini dell'NKVD. Lungo il tragitto vennero controllate tutte le persone sospette. La strada fra l'ambasciata sovietica e quella britannica venne chiusa con una rete mimetica. Il volume del lavoro compiuto fu impressionante.

La città venne suddivisa in aree, fu creato un quartier generale intergovernativo che garantiva l'interazione dei militari e dei servizi speciali. Vi erano posti di blocco doppi e tripli che garantivano l'accesso dei membri delle delegazioni, dei giornalisti e dei fotografi.

— Uno degli eventi più noti legati alla conferenza fu il trasloco di Roosevelt dalla residenza americana, più lontana, all'ambasciata dell'URSS in modo tale che il presidente USA potesse essere protetto dalla nostra missione diplomatica. Come fu possibile convincere Roosevelt?

— Durante la preparazione della conferenza quest'idea non fu ventilata dai rappresentanti sovietici: infatti, avrebbe scatenato reazioni negative presso gli americani e i britannici. L'ambasciata americana a Teheran si stava preparando ad accogliere il presidente Roosevelt.

A Teheran questa idee venne avanzata il primo giorno in cui si tenne l'incontro dei rappresentanti di URSS e USA, inizialmente da parte degli ufficiali della sicurezza, poi da Stalin in persona, il quale disse a Roosevelt che in una situazione difficile dal punto di vista operativo sarebbe stato preferibile se il leader americano si fosse spostato nell'ambasciata sovietica. Tanto più che i locali dell'ambasciata erano già stati allestiti per la presenza di Roosevelt. Il presidente era affetto da handicap e la nostra parte fece tutto il possibile affinchè sì potesse sentire a suo agio. Roosevelt acconsentì.

Dunque, Stalin e Roosevelt ebbero la possibilità di discutere di diversi problemi in assenza di Churchill. Per quest'ultimo, fu chiaramente un grave colpo perché considerate le posizioni di Churchill e di Roosevelt, in quel caso la posizione americana era più razionale di quella marcatamente antisovietica di Churchill. Chiaramente l'alleanza tra Gran Bretagna e URSS era dettata dal contesto: l'odio di Churchill per la Russia e poi per l'URSS era organico, idiosincratico.

Churchill ne fu, per usare un eufemismo, molto irritato. Secondo i testimoni, disse che la conferenza era finita lì senza che fosse nemmeno cominciata — Stalin "se l'era messa in tasca". Probabilmente a Teheran Churchill avvertì per la prima volta di essere solo rispetto agli altri due leader. Perché proprio in occasione di questa conferenza ci fui l'invito per una colazione bilaterale rivolto da Churchill a Roosevelt. Il presidente USA declinò bruscamente l'invito e al di fuori della conferenza fra loro non vi furono altri incontri.

Un quadro del film Teheran 43, 1981
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Un quadro del film "Teheran 43", 1981

— Ci furono degli imprevisti durante la conferenza? Come li risolsero gli addetti alla sicurezza sovietici?

— Probabilmente l'unico evento che si dovette organizzare "alla buona" fu l'incontro di Stalin con lo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi. Il 30 novembre nella nostra ambasciata si tenne la visita di Pahlavi a Roosevelt. Tutti gli incontri, tranne quelli di protocollo bilaterale, erano organizzati dai sovietici.

Dopo questo primo incontro era logico pensare che anche l'incontro tra Stalin e Pahlavi sarebbe avvenuto nella residenza sovietica. Tuttavia, Stalin decise il primo dicembre di visitare il palazzo dello scià. Sebbene questa possibilità fosse stata considerata, si trattava di un evento non contemplato nel programma e che creò determinati problemi agli organi di sicurezza. Ma i nostri ufficiali già conoscevano la struttura del palazzo. Non si può dire che si trattò di un grande rischio, perché i tedeschi non ebbero il tempo materiale per prepararsi a questa sortita di Stalin e la stessa segretezza dell'operazione rimase estremamente elevata.

— È noto che non solo Roosevelt, ma anche Churchill allora ricevesse Pahlavi all'ambasciata britannica. A tal proposito possiamo affermare che la decisione di Stalin di far visita, invece, al palazzo dello scià fu un importante segno di rispetto verso il ventiquattrenne Pahlavi? Dopotutto in Oriente questi gesti hanno grande importanza.

— Sì, possiamo dire che quel gesto fece un'ottima impressione allo scià e a tutto l'establishment iraniano. E stando ai documenti dove i regali diplomatici di quel livello vengono sempre registrati, a Stalin furono recati in dono due grandi tappeti persiani lavorati a mano. Uno di quei tappeti, da allora, dopo il suo ritorno a Mosca, si trova nella sala da pranzo della Dacia di Kuntsevo.

— Un grande evento della conferenza ebbe luogo il primo dicembre: sto parlando della cerimonia solenne di conferimento a nome del re Giorgio VI da parte di Churchill a Stalin della Spada commemorativa agli eroi difensori di Stalingrado. Chiaramente, questo non si può paragonare allo scambio di doni tra i "tre Grandi". Ma è noto che, ad esempio, a Churchill per il suo compleanno il 30 novembre del 1943 vennero regalati un colbacco e un set di statuette di porcellana raffiguranti alcune delle nostre fiabe popolari. Quali fiabe in particolare furono scelte? Questo regalo nascondeva per caso una qualche allusione?

— Vi era raffigurata la fiaba di Pushkin del pesciolino d'oro. Il vecchio, la vecchia e il pesciolino d'oro… Non penso che Churchill fosse un grande conoscitore dell'opera di Pushkin, ma gli esperti della Russia forse gli spiegarono la chiara allusione al "perdere tutto ciò che uno ha guadagnato".

Poi Stalin regalò a Churchill un nostro cognac. Tutti sanno che a Churchill venne spedito il cognac armeno degli Shustov. Prima della rivoluzione, però, in Russia vi erano due grandi produttori di cognac: gli Shutsov in Armenia e David Saradzhishvili in Georgia e Daghestan. Di questo non si parlava, ma stando ai documenti Churchill riceveva spesso anche i cognac di Saradzhishvili. Ne venivano spedite casse intere dato che Churchill amava questa bevanda.

— Dopotutto si dedicava attivamente al culto di Bacco!

— Sì, ma comunque le sue capacità intellettive non ne risentivano.

— Un'altra fonte riporta che Churchill provò per la prima volta il cognac sovietico solamente alla conferenza di Yalta del 1945.

— Per quanto ne so, la prima cassa di cognac fu consegnata a Churchill alla fine del 1941 da parte del ministro degli esteri britannico Anthony Eden che era stato a Mosca. Ma in quel caso il cognac era un regalo standard di protocollo.

— Nikolay Vlasik nelle sue memorie ricorda che Roosevelt, in un ricevimento tenuto da Stalin a Teheran, apprezzò molto il nostro spumante e che al presidente USA fu inviata una cassa di questa bevanda. Che spumante fu offerto agli alleati da parte di Stalin? Dopotutto in URSS vi erano diversi luoghi di produzione.

— Si trattava di uno spumante crimeano. Sì, lo spumante in Unione Sovietica era prodotto anche altrove, ma non va confusa la produzione tradizionale della bevanda come si fa a Novy svet con la produzione industriale. Sono completamente diverse. A Teheran si serviva lo champagne classico.

— Come venne premiato il personale addetto alla sicurezza che prese parte alla preparazione e allo svolgimento della Conferenza di Teheran?

— Praticamente a tutti furono conferiti importanti premi, ordini e medaglie. Considerando la mancanza di esperienza e la difficoltà della situazione gli eventi, sotto l'aspetto della sicurezza, furono comunque portati a termine ad alto livello. Dal punto di vista politico poi, i risultati della conferenza, per l'Unione Sovietica furono estremamente positivi. 

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