15:39 15 Dicembre 2018
La bandiera di Kosovo

Pristina è pronta a tutto per portare al limite la situazione nel nord del Kosovo

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Dazi folli, forze dell'ordine albanesi al nord del Kosovo, i progetti di imminente creazione di un esercito: tutto è attentamente pianificato per forzare Belgrado al "compromesso" con la comunità internazionale.

I vertici del Kosovo e i loro sostenitori mirano al riconoscimento da parte della Serbia dell'indipendenza del Kosovo, ritengono gli esperti. I serbi del Kosovo saranno terrorizzati con le armi e la fame per spingere le autorità della Serbia centrale verso l'UE. La situazione in Kosovo continua a scaldarsi. Pristina non si è fermata con i dazi sulle merci provenienti dalla Serbia e Bosnia-Erzegovina, per i serbi nel nord del Kosovo, che sono riforniti, principalmente, dalla Serbia centrale. Sono sull'orlo di una catastrofe umanitaria. Questa mattina presto nella "Capitale" del Kosovo Nord sono stati invasi dalle forze speciali della polizia albanese ROSU. Hanno arrestato quattro serbi, tra cui un poliziotto, li hanno brutalmente picchiati nelle case, e poi li hanno portati alla stazione di polizia nella parte sud della città.

I funzionari di polizia del Kosovo hanno commentato la situazione solo dopo un paio di ore, sostengono che la detenzione dei serbi è associata al caso del clamoroso omicidio del politico locale, Oliver Ivanovic, avvenuto il 16 gennaio di quest'anno. In attesa di spiegazioni da parte della polizia del Kosovo, la popolazione serba ha deciso di scendere in strada. Il sindaco di Kosovska Mitrovica ha esortato la KFOR e il presidente della Serbia Aleksandar Vucic a "proteggerli".

Il presidente ha convocato il consiglio dei ministri della Difesa e degli Interni, ma anche i dirigenti dei servizi segreti in una riunione di emergenza, ma la stampa non ha riportato dettagli. Oggi ci si aspetta un incontro con gli ambasciatori della Russia e della Cina in Serbia, a metà giornata gli abitanti del nord del Kosovo compieranno proteste pacifiche contro le sanzioni di Pristina.

I media locali riferiscono che il presidente autoproclamato del Kosovo Hashim Thaci ha richiamato "a tappeto" l'ambasciatore britannico in Kosovo, ma dettagli né ambasciata, né Thaci li ha dati, affermando che "si trattava di una cena esclusivamente di piacere". Gli esperti serbi suggeriscono che le recenti azioni di Pristina "su tutti i fronti" sono elaborate e concordate con i patroni americani per provocazione politica, per "ottenere il riconoscimento". L'ex-capo del centro di coordinamento per il Kosovo e Metohija, Nebojsa Covic ritiene che l'introduzione di dazi sulle merci serbe, non è una misura economica ma politica:

"La Serbia subirà un danno economico, di circa 300-400 milioni di euro, ma io non credo che stiamo parlando di economia. Questa è una misura politica pura, preparata con il sostegno dall'esterno. Prima di tutto, mi riferisco agli Stati Uniti".

La fonte di Sputnik ritiene che tutto questo venga fatto al fine di massimizzare la tensione nel nord del Kosovo e mostrare che la sopravvivenza della comunità serba in questo territorio è molto discutibile, e poi, su questa base, fare "pressione" su Belgrado. "Tutte queste misure sono concepite secondo il principio: gli albanesi del Kosovo creano più problemi e "spingono" contro la Serbia, e gli americani allora dicono a Belgrado: "beh, andiamo già d'accordo con loro, facciamo concessioni, ma così non si possono lasciare, il compromesso e il dialogo con gli americani in Kosovo implica che la Serbia riconosca la sua indipendenza", spiega.

L'esperto ritiene che la Serbia non deve cedere alle provocazioni lasciandosi trascinare nella trappola dello scambio reciproco, con irrazionali misure e sanzioni, non dando alle forze occidentali motivo di chiamarla aggressore:

"Dobbiamo stare attenti, esercitare la pazienza e analizzare tutto. La scena politica serba sia in Serbia che in Kosovo e Metohija dovrebbe essere il più consolidata possibile. E ai nostri partner che capiscono la situazione in Kosovo, come Russia, Cina, Spagna, Grecia, varrebbe la pena di dare voce", conclude.

Gli esperti militari in Serbia ritengono che nel piano di Pristina per il fallimento dell'Interpol rientra la creazione di un esercito, o meglio la trasformazione delle Forze di sicurezza del Kosovo, che hanno, in conformità con le convenzioni internazionali, una gamma limitata di azione (azioni in situazioni di calamità naturali e catastrofi naturali) e numero limitato. Si presume che l'esercito è un "asso nella manica", che Pristina sarà in grado di utilizzare non solo per prendere sotto il suo controllo gli obiettivi strategici serbi nel nord del Kosovo, ma anche per tenere a bada la popolazione serba al confine, ricattando Belgrado, e per fare pressione su Bruxelles, che non vuole un conflitto aperto. Ricordiamo che le autorità del Kosovo sono deluse dalla mancata promessa di liberalizzazione dei visti con l'UE e ritengono che Bruxelles non sia abbastanza forte contro Belgrado per ottenere concessioni nelle trattative.

Momoi Stojanovic, esperto militare che serviva nel corpo di Pristina, generale della Repubblica Federale di Jugoslavia, ricorda a Sputnik che gli americani li hanno preparati per anni per questa trasformazione: "forse si verificherà il 28 novembre, il giorno della bandiera albanese, o in qualche altro giorno, ma sicuramente accadrà presto". La fonte di Sputnik ritiene che la formazione in Kosovo di un esercito avrà conseguenze significative: "Questo complicherà ulteriormente la già fragile situazione della sicurezza nei Balcani occidentali. Sono sicuro che il prossimo passo sarà cercare di implementare le ambizioni territoriali degli albanesi in Montenegro e Macedonia".

Stojanovic ricorda che la creazione delle forze armate del Kosovo comporterebbe la fuoriuscita dal territorio delle forze internazionali che garantiscono la stabilità nella regione, sotto la guida della NATO-KFOR: "Qui rimane solo la base americana di Bondsteel, di cui hanno bisogno per considerazioni strategiche, ma, in realtà, nessuno si frappone tra l'esercito albanese del Kosovo e l'esercito serbo, ciò può diventare condizione di molti incidenti".

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Esercito, conflitti, commercio, Guerra dei dazi, Kosovo
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