12:20 11 Dicembre 2018
Un'esplosione atomica

Perché l’URSS ha rinunciato alla bomba N?

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40 anni fa, il 17 novembre del 1978, l’Unione Sovietica dichiarò di aver testato con successo la bomba al neutrone (bomba N). Sputnik vi spiega le particolarità di quest’arma.

Verso la fine degli anni '70 l'URSS e gli USA elaborarono una serie di misure per proteggere soldati e armamenti da eventuali attacchi nucleari. Entrambi cercavano armi in grado di colpire l'esercito avversario nonostante i suoi mezzi di difesa. 40 anni fa, il 17 novembre del 1978, l'Unione Sovietica dichiarò di aver testato con successo la bomba al neutrone (bomba N). Sputnik vi spiega le particolarità di quest'arma.

Salvaguardare le infrastrutture

Su ordine del Ministero della Difesa ad occuparsi della bomba N sovietica furono i fisici nucleari dell'Istituto sovietico di fisica sperimentale presso Arzamas-16. Per la creazione di quest'arma sperimentale ci misero meno di un anno. Appariva come un comune ordigno nucleare di potenza ridotta al quale era stato aggiunto una sezione contenente un isotopo di berillio, fonte di neutroni veloci. Quando esplode questo dispositivo, per prima cosa parte la detonazione dell'ordigno nucleare centrale la cui energia permette di avviare la reazione termodinamica. L'ordigno è costruito in modo tale che l'80% dell'energia dell'esplosione è legata al flusso di neutroni veloci e solamente il 20% ad altri fattori.

Si pensava che tale caratteristica rendesse la bomba N un'arma efficace per la distruzione degli armamenti e dei nascondigli nemici. Il potente flusso di neutroni veloci viene trattenuto con maggiore difficoltà dalla consueta corazza metallica e penetra attraverso gli ostacoli con più facilità rispetto ai raggi X o gamma. Questa proprietà fu di grande interesse per i militari perché permetteva di salvaguardare le infrastrutture delle grandi città che avrebbero senz'altro riportato seri danni con lo scoppio di un ordigno nucleare "classico". Si pensava che sarebbero "sopravvissute" anche le armi del nemico e, dunque, che sarebbe stato possibile impiegarle in seguito.

I test dimostrarono che l'ordigno N non era così efficace come si pensava. Una bomba da un chilotone distrusse completamente gli edifici nel raggio di un chilometro dal punto di brillamento e a causa dei neutroni veloci le costruzioni in metallo e la blindatura delle armi diventarono fonti di radiazioni anche a lungo termine. Questo pose fine all'idea di impiegare le armi del nemico. Inoltre, a causa dell'importante dispersione di neutroni nell'atmosfera la portata dell'attacco fu limitata rispetto a quella di un attacco effettuato con un ordigno nucleare classico della medesima potenza.

Intercettazione spaziale

Il secondo grande obiettivo della bomba N era il suo utilizzo come elemento di un sistema di difesa missilistica. Le testate nucleari dei missili intercettori negli strati più elevati dell'atmosfera e nello spazio non erano adatte ad intercettare i missili balistici intercontinentali del nemico. In altezza l'onda d'attacco a causa della rarefazione dell'aria è debole e nello spazio non arriva. La radiazione non ha un grande effetto a causa del suo rapido assorbimento da parte del missile. L'unica cosa che potrebbe colpire un missile balistico intercontinentale è un impulso elettromagnetico.

In uno spazio senza atmosfera nulla impedisce al flusso di neutroni di diffondersi tanto lontano quanto possibile. L'utilizzo di nuovi ordigni avrebbe aumentato il raggio d'azione dell'arma. Al momento della sua detonazione il flusso di neutroni penetrava nelle testate nemiche scatenando una reazione a catena che distruggeva la testata stessa.

L'ordigno N più potente mai testato è il W-71 dell'incrociatore americano LIM-49A Spartan. Durante i test sull'arma è stato evidenziato un altro suo vantaggio: anche un debole flusso di raggi X era efficace contro le armi nucleari nemiche. Scontrandosi con la testata nemica, i raggi X istantaneamente bruciavano il materiale del corpo esterno fino a farlo evaporare il che portava all'esplosione e alla completa distruzione della testata. Per aumentare la propagazione di raggi X la parte interna della testata era fatta in oro.

Tiratura limitata

Tuttavia, la bomba N non divenne un fenomeno sensazionale. Sia l'URSS sia gli USA elaborarono piuttosto velocemente mezzi di contrasto a queste armi. Furono creati nuovi tipi di blindatura in grado di difendere le armi e l'equipaggio dal flusso di neutroni. Per fare questo, alla blindatura furono aggiunti strati contenenti del boro che assorbe i neutroni. In seguito, la blindatura venne formata con più strati contenenti uranio impoverito. Inoltre, la composizione della blindatura anche oggi viene scelta in modo tale che non contenga elementi chimici che, sottoposti all'esplosione di una bomba N, non rilascino radiazioni.

Le testate N furono costruite in quantità relativamente limitate. Il lancio su larga scala continuò più o meno fino a metà degli anni '80. È noto che oggi gli USA dispongono di un piccolo arsenale di queste armi. La tecnologia e le capacità tecniche per la produzione di bombe N le posseggono anche Russia, Francia e, probabilmente, Cina. Ma nelle fonti ufficiali sono assenti informazioni sulla presenza di testate già pronte negli eserciti di questi Paesi.

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test missilistici, Scudo missilistico, Difesa, bomba N, bomba, USA, URSS
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