11:47 11 Dicembre 2018
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Russia e Oriente: 200 anni di cooperazione scientifica

© Sputnik . Kirill Braga
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Quest’anno si festeggia il bicentenario della fondazione dell’Istituto di studi orientali presso l’Accademia nazionale russa delle Scienze (RAN). L’Istituto è il più antico presso la RAN ed è uno dei principali centri di ricerca al mondo.

In occasione del bicentenario sono stati organizzati eventi e cerimonie che si tengono in questi giorni a Mosca.

Nell'ambito degli incontri dedicati al bicentenario Vitaly Naumkin, direttore scientifico dell'Istituto di studi orientali presso la RAN, studioso dell'Accademia, professore, studioso di islam, arabista e dottore di ricerca in storia, ci ha raccontato in un'intervista esclusiva rilasciata a Sputnik come si svilupperanno le relazioni russo-iraniane dopo l'introduzione delle sanzioni statunitensi contro l'Iran, si è soffermato sul ruolo dell'Iran nella regione, su quello della Russia nella risoluzione dei conflitti nel Medio Oriente, sulla politica statunitense nei confronti dell'Iran, sulla cooperazione scientifica dell'Istituto con gli esperti e gli scienziati iraniani e afghani, nonché sulle proprie impressioni riguardo all'Iran.

Sputnik: Quest'anno l'Istituto di studi orientali presso la RAN festeggia il proprio bicentenario. Cosa significa questo per la scienza russa?

V. Naumkin: In primo luogo, gli studi russi sull'Oriente e i legami della Russia con l'Oriente sono uno dei temi principali della nostra vita e delle nostre ricerche scientifiche per capire il nostro posto nella storia, nel mondo e tra le altre civiltà. Il nostro Istituto è il maggiore istituto di scienze umanistiche, è quello più antico e vive grazie alla collaborazione di 500 persone. Ciò vuol dire che gli studi orientali sono una parte importante della scienza nonostante esistano anche altri settori di ricerca. Per me gli studi orientali sono una scienza complessa come nessun'altra. Ogni scienza per forza di cose restringe il proprio campo di ricerca e diventa più specializzata. Gli studi orientali si basano sull'interazione di varie scienze. Lo studioso di questa materia è una persona che deve conoscere bene le lingue, la storia della regione in questione (anche se decide di occuparsi di questioni contemporanee), la geografia, deve parlare con le persone del luogo. Poi può occuparsi di economia, politica, manoscritti antichi o indagini sul campo. Ecco, proprio questa complessità è la componente fondamentale degli studi orientali.

Sputnik: Agli eventi del bicentenario sono stati invitati anche ospiti iraniani. Qual è, secondo lei, il ruolo di eventi del genere per le relazioni russo-iraniane? Quanto sono stretti i legami dell'Istituto con l'Iran e perché?

Grotto system. (File)
© Sputnik . Ekaterina Chesnokova
V. Naumkin: L'iranistica è sempre stato uno dei settori maggiormente sviluppati delle nostre ricerche. Se si considera l'iranistica in senso lato, bisognerebbe parlare dell'area di diffusione delle lingue iraniche della famiglia linguistica iranica: Afghanistan, Tagikistan, Ossezia, Iran, Kurdistan. Questo ci fa capire che l'area in questione va considerata come un unicum nel quale convivono diverse nazioni. Ad oggi l'iranistica per noi è importante non solo dal punto di vista della politica, ma anche da quello della cultura. Abbiamo molto in comune. Quando parliamo con colleghi iraniani, c'è un'intesa reciproca. Questo ci permette di comunicare e di capirci molto più facilmente. In particolare, i giovani sono particolarmente attratti dal persiano, dalla cultura iraniana e dall'Iran.

Sputnik: Presso l'Istituto già da alcuni decenni funzionano con successo i settori di ricerca sull'Iran e l'Afghanistan nell'ambito del Centro di studi sul Medio Oriente. Come si sta sviluppando la cooperazione scientifica dell'Istituto con i colleghi iraniani e afghani?

V. Naumkin: Molto bene. Considero queste insolite attività come una collaborazione per la pubblicazione reciproca di opere e studi. Il centro culturale iraniano si occupa della pubblicazione di opere russe e noi ci occupiamo di pubblicare le loro traducendole in russo. Pubblichiamo opere in poesia, letteratura, classici, opere religiose, letteratura scientifica. I nostri amici russi, in particolare la casa editrice Sadr, pubblicano le opere dei nostri iranisti.

Sputnik: Secondo lei, la cooperazione russo-iraniana continuerà a svilupparsi dopo l'introduzione delle nuove sanzioni americane contro l'Iran? Torneranno utili le conoscenze e l'esperienza dei laureati e degli specialisti iraniani?

V. Naumkin: Penso che le loro opere e la loro esperienza siano già oggi molto richieste e lo saranno ancor di più nel periodo non facile che ci si prospetta. Sono convinto che l'Iran sopravvivrà a qualunque tipo di sanzione. Chiaramente, le sanzioni colpiranno pesantemente l'economia iraniana. L'Occidente sta impiegando qualunque mezzo a sua disposizione per realizzare il proprio sogno: deporre il governo e il regime nel Paese senza però raggiungere altri nobili obiettivi. Sono convinto che non ci riusciranno. L'Iran dovrà affrontare un periodo difficile. La Russia sta facendo e farà tutto il possibile perché la nostra cooperazione continui. Sia l'Iran sia la Russia stanno convivendo con le sanzioni. Vi saranno nuovi problemi per le società russe che lavorano con l'Iran, ma sono certo che troveremo un modo per continuare a collaborare.

Sputnik: Nonostante la pressione senza precedenti esercitata dagli USA sull'Iran, il ruolo dell'Iran nella risoluzione dei problemi a livello regionale (risoluzione della questione siriana nell'ambito dei negoziati trilaterali Russia-Iran-Turchia) si sta rafforzando. Come mai?

V Naumkin: La ragione è legata al potenziale e all'influenza dell'Iran nella regione. La nostra cooperazione con l'Iran è pragmatica. Non abbiamo un ordine del giorno in tal senso. Non prendiamo parte alle divergenze tra i musulmani che fanno scattare i detrattori dell'islam, come i conflitti tra sunniti e sciiti o le discordie fra le diverse etnie. Non ci immischiamo in tali questioni. Tra l'altro, nonostante la comunità di musulmani russi sia prevalentemente sunnita, questa intrattiene stretti legami con gli amici iraniani. Per questo, il ruolo dell'Iran come grande e potente nazione con un grande potenziale continua a rimanere forte nella regione. Gli Usa che impongono all'Iran pesanti sanzioni agiscono senza considerare le valutazioni espresse all'ONU.

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha concluso che l'Iran sta rispettando l'Accordo sul nucleare iraniano (PACG), ma gli USA stanno tentando di dimostrare che non è così. Anche alcuni alleati vicini agli USA ritengono che tale valutazione sia errata. Il PACG è stato per la comunità internazionale un traguardo importante il cui successo è dovuto anche agli USA. Penso che i nostri rapporti con l'Iran e il ruolo di questo Paese nella regione continueranno a rimanere forti. È poco probabile che una grande potenza riesca a imporre all'Iran di rinunciare alla propria libertà di scelta indipendente.

Sputnik: Secondo lei come si svilupperà la politica statunitense nei confronti dell'Iran? I colpi più pesanti degli USA contro l'Iran sono già stati sferzati?

V. Naumkin: Penso che ad oggi nessuno sia pronto ad entrare in guerra contro l'Iran. Sarebbe una pazzia. Quello che fanno gli USA è attaccare l'economia dei vari Paesi con le sanzioni. Colpiscono chi desidera commerciare o investire in Iran. Qualcosa riescono a farlo. Penso che gli USA continueranno ad agire in questo modo vista la linea politica adottata da Trump e dai suoi alleati nella regione. L'Iran ha le risorse e le possibilità per superare queste pressioni.

L'Iran sta tentando di stringere accordi con attori internazionali, in particolare con gli europei: infatti, spera che le nazioni europee dimostrino intelligenza e tolleranza e non isolino l'Iran perché questo creerebbe solamente l'ennesima divisione nel mondo musulmano e, in generale, in Medio Oriente. La Russia sta tentando di trovare un accordo con i partner europei e con chi capisce che l'uscita degli USA dal PACG è una misura controproducente. La Russia in tal senso ha una posizione ben definita.

La Russia sta tentando di trovare soluzioni per eliminare la pressione esercitata sull'Iran. Di recente è stato raggiunto un accordo sull'espulsione dalle regioni a sud e a sud-ovest della Siria delle associazioni pro-iraniane (come vendono definite) formatesi al confine con Israele per tranquillizzare Israele che, come Trump, è terrorizzato dalla minaccia iraniana. Le regioni sono state poste sotto il controllo dell'esercito siriano, vi sono state inviate truppe della polizia militare russa, sono ritornate lì anche le Forze dell'ONU per il disimpegno, cosa che ha soddisfatto Israele. Non vorremmo che nessuna nazione si scontrasse con l'Iran: né le monarchie del Golfo Persico né Israele né tantomeno gli USA. Stiamo facendo il possibile per evitare uno scenario tragico.

Sputnik: Pochi giorni fa il capo del Comitato siriano per le trattative Naser al-Hariri ha dichiarato che sono state create nuove basi militare per sostenere l'Iran nelle regioni che in passato erano controllate dall'opposizione siriana. In che misura questa affermazione corrisponde alla realtà?

V. Naumkin: Penso che sia una dichiarazione un po' esagerata. L'Iran non è né sul punto di occupare la Siria né di separare un suo territorio, come stanno facendo gli USA, i quali desiderano creare una pseudo-nazione ad est del fiume Eufrate. Penso che sia un'accusa ingiusta. Andrebbero profusi sforzi da parte degli alleati dell'Iran per sciogliere i nodi che ostacolano il buon funzionamento delle relazioni tra l'Iran e i suoi vicini.

Sputnik: È mai stato in Iran? Quali sono le sue impressioni su questo Paese e la sua cultura? Ha avuto uno shock culturale? Cosa le è rimasto più imrpesso?

 

V. Naumkin: Mi capita spesso di andare in Iran. L'ultima volta ci sono stato due mesi fa. Mi piacciono molto Shiraz e Esfahan. Sono città mozzafiato, fra le più interessanti al mondo. Mi piacciono i monumenti storici. A mio parere, l'Iran supera molte altre nazioni per quantità di monumenti. Ricordo il mio primo viaggio in Iran dopo la rivoluzione islamica. All'inizio degli anni '90 mi hanno portato a Qom, mi hanno mostrato la biblioteca e il centro religioso anche se io non sono musulmano, ma solamente uno studioso dell'islam. Ricordo bene l'apertura verso l'esterno in quegli anni in cui non avevamo ancora ripristinato a pieno dei buoni rapporti con l'Iran.

Non ho avuto alcuno shock. È una nazione che, da un lato, è altamente avanzata, ma, dall'altro, ha una importante componente islamica. Ma non vi è nessuno shock culturale rispetto ad altri Paesi.

Sono rimasto impressionato da quanto emancipate, libere e, forse, aggressive (nel senso positivo pacdella parola) fossero le giornaliste iraniane. Si sedevano accanto a me, facevano domande, cercavano ostinatamente di ottenere le informazioni che volevano. Penso che la donna iraniana svolga un ruolo molto importante nella società iraniana. Di recente sto notando segnali di una maggiore liberalizzazione. Parlo un po' farsi. Penso che in Iran vi sia una delle scene mediatiche più interessanti: vi sono dibattiti, divergenze, si sentono diversi punti di vista. È una nazione in cui vi sono tutti i caratteri della democrazia. Vi sono partiti politici, un parlamento, la possibilità di dibattere, quote per le minoranze in parlamento: insomma, molto di più di quanto manca ai vicini dell'Iran nella penisola arabica.

Tags:
scienza, Intervista, Cooperazione, Oriente, Iran, Afghanistan, Russia
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