08:10 14 Novembre 2018
Bunker di Atene

I bunker di Atene: una città piena di segreti

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1936: Atene si prepara al peggio. Centinaia di rifugi pubblici vengono costruiti alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Cosa è successo loro in questi 80 anni?

Collina Ardittos, via Zalokosta, il Licabetto, piazza Korai. Quattro zone di Atene unite da una cosa: hanno dato rifugio a migliaia di cittadini della capitale greca duranti i bombardamenti tedeschi della Seconda guerra mondiale.

Durante la guerra, e anche dopo, ad Atene esisteva una rete di almeno 400 rifugi pubblici: piccoli, privati, sparsi per tutto il Paese. Ognuno con la propria storia e una propria eredità storica.

Uomo nel bunker di Atene
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Uomo nel bunker di Atene

Lo storico Konstantinos Kirimis ha segnato sulla mappa di Atene più di 80 rifugi. Con i suoi libri cerca di trasmettere la memoria storica alle generazioni più giovani.

Prima del 1936 la parola "rifugio" era sconosciuta agli ateniesi. Tuttavia, la guerra e la paura dell'ignoto hanno portato il governo greco a prendere delle misure per difendere i propri cittadini e, dunque, ha costruito degli spazi in cui gli abitanti potessero difendersi dalle bombe tedesche.

Durante i 4 anni di guerra ad Atene e dintorni sono stati costruiti più di 400 rifugi pubblici e circa un centinaio di privati perché ogni edificio più alto di tre piani doveva avere un rifugio. Così, sono state costruite centinaia di rifugi pubblici presso palazzi a più piani, edifici pubblici, stazioni ferroviarie, porti, fabbriche, teatri e altri punti in cui si poteva concentrare la popolazione ateniese. I rifugi pubblici ospitavano fino a 30.000-40.000 persone. Si ritiene che con i rifugi "privati" si copriva l'intera popolazione cittadina.

A differenza delle leggende metropolitane che circolano su questi rifugi, la realtà è ben più semplice. Venivano effettuate simulazioni a cadenza regolare. Ogni abitante doveva sapere cosa fare in caso di bombardamento. Chiaramente per comunicare meglio con i cittadini, le autorità avevano collocato dei cartelli all'ingresso dei rifugi pubblici. La legge stabiliva rigide norme per la costruzione di questi rifugi. Le pareti dovevano essere in cemento armato con uno spessore di almeno 30 cm. Inoltre, ci dovevano essere almeno 2 stanze: un'anticamera e la stanza principale. Requisito per i rifugi più grandi: presenza di spazio abitabile e bagni.

L'entrata principale doveva avere una porta resistente e imperativa era la presenza di almeno un'uscita di emergenza. "Per prestare aiuto a tutti in tempo", spiega Kirimis.

I rifugi possono essere di dimensioni diverse. Secondo Kirimis, alcuni erano molto piccoli, potevano ospitare tra le 30 e le 40 persone ed erano di solito quelli dei palazzi a più piani. Altri arrivavano ad ospitare 1300 persone. Gli ultimi rifugi includevano anche file di camere lunghe fino a 200 m. "Per una maggiore resistenza, si preferivano locali con file di piccole camere e non solamente grandi spazi aperti", precisa Kirimis.

I rifugi erano ovunque: in centro, al Pireo, in periferia, in qualunque punto della città.

Le "catacombe" di Atene non erano pensate per lunghi soggiorni. Non appena finiva il bombardamento e la città si "tranquillizzava", i cittadini tornavano alla "vita di tutti i giorni". Dunque, gli ateniesi trascorrevano nei rifugi non più di 3 ore.

Ogni persona aveva a disposizione 1 m3 di spazio (e di aria) all'ora a condizione che non parlasse o si muovesse, altrimenti avrebbe avuto bisogno di più ossigeno e, dunque, di maggiore spazio.

Un quadro dal film sovietico Crollo, 1968, dal regista Vladimir Chebotarev
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A regolare la situazione vi fu la legge del 1936 che rimase immutata fino al 1956 quando venne abolito l'obbligo di costruire i rifugi nei palazzi privati. La maggior parte dei rifugi furono costruiti dal 1936 al 1940. Ma a causa della legge vigente ogni casa costruita dopo la guerra doveva obbligatoriamente avere una stanza da utilizzare come rifugio in caso di necessità. Chiaramente, quando la guerra finì e la vita tornò come prima, la legislazione in materia si fece meno stringente.

Bisogna anche menzionare i rifugi creati durante l'occupazione tedesca. Gli occupanti che possedevano una tecnologia più avanzata costruirono allora rifugi all'avanguardia tra il '42 e il '44 i quali avevano il compito di difendere dai bombardamenti della coalizione anti-hitleriana.

La maggior parte di questi rifugi erano collocati vicino a siti militari come aeroporti, porti e magazzini. In particolare molti si trovavano nel Golfo di Egina e nelle isole vicine. "Sulle pareti di uno di questi abbiamo trovato degli affreschi. Vi erano persone che volevano esprimere cosa provavano con delle immagini sulle pareti", racconta Kirimis.

Inoltre, l'esercito degli occupanti ha più volte conquistato i rifugi greci cambiandone in parte la destinazione e utilizzandoli per altri scopi: ad esempio, come luoghi per l'esecuzione di torture (piazza Korai).

Chiaramente i rifugi non furono utilizzati solo durante la Seconda guerra mondiale, ma anche in occasione dei bombardamenti del Pireo nel gennaio del 1944 e durante i "bombardamenti di dicembre" alla vigilia della guerra civile greca in cui i greci si difendevano dai… greci.

Oggi i rifugi di Atene non possono essere utilizzati per varie ragioni: oggi le guerre sono diverse, la tecnologia ha fatto passi da gigante e la popolazione è cresciuta. Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi questi rifugi già da molti decenni non sono mantenuti in buono stato. Per questo, costerebbe moltissimo sistemarli.

La maggior parte dei rifugi è stata demolita e in alcuni casi i rifugi privati sono diventati magazzini. Nonostante quello che si dice i rifugi non appartengono al Ministero della cultura o ad altre istituzioni. "Proprietario del rifugio è colui che detiene il diritto di proprietà sulla determinata area o sul determinato edificio", afferma Kirimis.

Ad esempio: se il rifugio (pubblico o privato) si trova su un terreno privato, esso appartiene al proprietario del terreno.

Tuttavia, questi siti sono controllati principalmente dalla polizia greca e da un'organizzazione per la pianificazione politica straordinaria in situazioni d'emergenza. Dei 400 rifugi pubblici solamente uno è in buono stato. E lo è grazie ai tedeschi perché il luogo delle torture in piazza Korai è diventato il simbolo del movimento greco di resistenza e per questo si è tramutato in un luogo di rilevanza storica. "Oggi solamente alcuni rifugi possono essere visitati", ha affermato Kirimis che è ottimista riguardo alla possibilità di sfruttare questi siti come attrazioni turistiche e culturali come succede in molti Paesi europei.

Recentemente un ente statale ha espresso intenzioni serie riguardo al finanziamento della sistemazione di alcuni rifugi. Al momento si cerca il modo di attrarre fondi e di promuovere il progetto. Tuttavia, va detto che il progetto è ancora alla sua fase iniziale.

Kirimis ha cominciato le sue ricerche qualche anno fa dopo aver visitato un rifugio a Drapetsona. "La visita fu per me molto interessante e ho deciso di capirne di più".

"Durante le mie ricerche ho scoperto che vi sono molte lacune, le informazioni sono frammentarie e non è possibile tracciare un quadro completo. Per questo ho cominciato a visitare i rifugi alla ricerca di informazioni. Per me è importante che le informazioni riguardo ai rifugi siano il più possibile complete", spiega. "Questi dati non vanno persi. Temo che, se non si prenderanno le misure del caso, la prossima generazione non conoscerà nemmeno questi rifugi".

Spinto dall'interesse personale Kirimis sta scrivendo il suo terzo libro sui rifugi ateniesi. Il primo e il secondo sono stati pubblicati nel 2015 e nel 2017 e il prossimo è atteso per il 2019. Questi libri non sono molto diffusi nelle librerie, sono stati stampati in tiratura limitata e vengono presentati nelle biblioteche, negli archivi storici, nei centri culturali e nelle organizzazioni militari.


Giorno del No (in greco Επέτειος του Όχι, anniversario del no, o, semplicemente, Το όχι), il 28 ottobre 1940, è il giorno in cui si ricorda il rifiuto del primo ministro greco di lasciar entrare in Grecia le truppe di Benito Mussolini.

Oggi questo giorno viene festeggiato con sfilate di ragazzi delle scuole, studenti e forze dell'esercito greco.

Nelle prime ore del mattino del 28 ottobre 1940 venne così recapitato al primo ministro greco, Ioannis Metaxas, da parte dell'ambasciatore italiano Emanuele Grazzi, un ultimatum nel quale si intimava di lasciar entrare l'esercito italiano nel territorio greco per occupare determinati punti strategici con lo scopo di contrastare l'esercito inglese. Le richieste di tale ultimatum, umilianti e degradanti per la Grecia, dovevano essere accettate entro tre ore dalla ricezione dello stesso. Tre ore dopo, però, arrivò το μεγάλο Όχι, il grande no, con il quale la Grecia rifiutò le condizioni imposte da tale ultimatum.

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