02:33 15 Novembre 2018
Emigrati honduregni

Tre punti per capire l’esodo dell’Honduras

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La massiccia migrazione di honduregni nell'ultima settimana, ha una lunga storia e radici profonde legate alla povertà e alla disuguaglianza endemiche nel paese, ma anche a una profonda crisi politica. Sputnik ha parlato con Rodolfo Pastor, portavoce dell'Alleanza di opposizione all'attuale presidente dell'Honduras, Juan Orlando Hernández.

"Gli honduregni sono uno dei popoli più torturati dell'America centrale, come non può essere comprensibile che ricorrano alla migrazione per cercare di sopravvivere e cercare le opportunità negate dal loro paese di origine?", ha detto a Sputnik Rodolfo Pastor, un membro del Partido Libre e portavoce di Alianza de Oposicion, che ha cercato di sconfiggere Juan Orlando Hernández durante le elezioni del 2017.

1) La crisi politica e "il regime autoritario" in Honduras

Pastor ricorda che l'attuale presidente ha cercato farsi rieleggere "contro la Costituzione e attraverso la manipolazione istituzionale che gli ha permesso di monopolizzare il controllo delle istituzioni statali", al punto che il processo elettorale in Honduras nel 2017 è stato contestato per più di un mese.

L'Organizzazione degli Stati americani (OAS) ha affermato che "lo stretto margine di risultati, così come le irregolarità, gli errori e i problemi sistemici che hanno caratterizzato queste elezioni, non consentono alla missione di essere certa dei risultati".

Il sostegno a quell'elezione corrotta è stato offerto da uno dei rappresentanti del governo degli Stati Uniti nel paese: "è stato organizzato uno spettacolo mediatico in cui il direttore commerciale dell'ambasciata americana in Honduras, Heide Fulton, era accompagnato dal presidente della Corte elettorale superiore, David Matamoros, per dire pubblicamente che il processo di elezioni è stato trasparente, i risultati erano corretti e che sostenevano la rielezione di Juan Orlando Hernández ", ha detto Pastor.

L'episodio è stato aggiunto a una lunga lista di irruzioni degli Stati Uniti nella politica interna del paese centroamericano e ha provocato una serie di proteste di piazza che si sono concluse con morti e detenuti, del tutto simile a quello che era successo nel 2013, dopo le precedenti elezioni. Pastor stesso ha ricevuto una serie di minacce che lo hanno costretto a lasciare il paese alla fine del 2017.

"Oltre ai problemi endemici di povertà e disuguaglianza che soffre la regione, in Honduras subiamo una decomposizione del sistema politico, l'instaurazione di un regime autoritario che si fa uso della forza per reprimere il popolo e consolidare un potere praticamente dittatoriale", ha detto.

2) L'ingerenza degli Stati Uniti

Nel 2009 Pastor era un funzionario presso l'ambasciata honduregna di Washington quando l'allora presidente Manuel Zelaya fu arrestato dall'esercito e deportato in Costa Rica.

"Nel 2009 ero responsabile della sezione politica dell'ambasciata quando avvenne il colpo di stato e, restai come responsabile della stessa, perché l'ambasciatore (il mio capo) aveva parteggiato con la parte del colpo di stato", ha detto.

L'11 ottobre, Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, si è incontrato a Washington con i presidenti di Honduras e Guatemala, il vicepresidente di El Salvador e il ministro degli esteri messicano per dare seguito alla Alliance for Prosperity, in occasione della quale l'inviato degli Stati uniti, ha sottolineato la necessità di contenere l'aumento dell'immigrazione.

"Si tratta di una cooperazione tra gli Stati Uniti con l'America Latina, ed è un programma che si concentra sul cosiddetto Triangolo del Nord, cioè nei paesi più colpiti dalla violenza", ha detto Pastor.

Ha spiegato che anche per nome è simile alla Alliance for Progress che John F. Kennedy implementò quando era presidente degli Stati Uniti nei primi anni 1960. Durante la seconda metà del mandato di Bill Clinton (1993-2001) questa è stata trasformata, ha spiegato Pastor.

La strategia è stata applicata in diversi paesi in tempi diversi: il Piano Colombia, il Piano Mérida e un programma chiamato "Iniziativa di sicurezza regionale centroamericana", che "implica un cambiamento delle priorità ma che garantisce il controllo e le alleanze degli Stati Uniti nella regione" ha detto Pastor  a Sputnik.

"Il nemico non è più il comunismo, ma la guerra contro la droga, dove l'America centrale è un passaggio obbligato dal produttore del sud al consumatore del nord", ha riassunto. Questa nuova alleanza, ha spiegato l'honduregno, destina la maggior parte del denaro della sua cooperazione per rafforzare l'esercito, la polizia locale e i sistemi giudiziari dei paesi del Triangolo settentrionale dell'America centrale e non ha avuto inizio con Donald Trump, ma nel governo di Barack Obama, promosso dal suo vice presidente Joe Biden.

3) Aumento dell'emigrazione

La migrazione degli honduregni al di fuori del loro paese è aumentata durante questo processo, né farlo in "carovane" non è una novità. Spostandosi in grandi gruppi le persone possono proteggersi dalla repressione, dalla criminalità organizzata e dalle violenze per strada.

Pastor ha detto che negli Stati Uniti ci sono un milione di honduregni privi di documenti, oltre ai 60.000 che hanno beneficiato di un programma di status temporaneo offerto nel 1998 dopo l'uragano, beneficio che Trump ha annunciato che annullerà.

"L'emigrazione honduregna ha accelerato in modo congruente con il deterioramento istituzionale ed economico dell'Honduras, i livelli di violenza sociale, le violazioni dei diritti umani, le morti di giornalisti e di attivisti sono aumentati, ad esempio Berta Cáceres. Si può vedere una cronologia del deterioramento", ha detto.

È noto che tra i gruppi di migranti dell'Honduras c'è un grido di battaglia che li differenzia da quelli che emigrano da El Salvador e Guatemala: "Fuori JOH!", dicono in coro, riferendosi all'abbreviatura del presidente di quel paese, Juan Orlando Hernández.

"La situazione ha assunto un significato politico anche perché le persone hanno iniziato a capire che il peggioramento delle loro condizioni di vita è legato all'imposizione di una persona per la quale non solo non hanno votato, ma contro la quale hanno votato e gli si è negata la possibilità di cacciarla nel 2013 e nel 2017", ha detto Pastor.

Ha aggiunto che "c'è un forte scontento generalizzato nella popolazione", in particolare tra i più poveri, che sono sei dei nove milioni di abitanti del paese. Quattro milioni vivono sotto la soglia di povertà.

"Sono persone che vedono come una classe privilegiata vive a spese della loro miseria e che la rifiuta. Dall'opposizione politica alla gente in generale, si urla "Fuori JOH" con malcontento. "Non solo contro il presidente, contro il sistema che rappresenta, e che li ha maltrattati", ha concluso.

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