03:07 19 Ottobre 2018
Manifestanti in occasione della commemorazione tenutasi 47 anni dopo il 2 ottobre del 1968.

50 anni dopo il massacro di Tlatelolco due testimoni ricordano la tragedia

© Foto : Eliana Gilet.
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Sputnik Mundo vi propone i racconti di testimoni di uno dei principali crimini della storia messicana recente: il fuoco aperto sulla manifestazione studentesca del 2 ottobre del 1968.

Mancavano pochi giorni all'inaugurazione dei Giochi olimpici del 1968 e nel Paese si scatenò un'intensa manifestazione studentesca. Gli echi degli eventi verificatisi in Francia cominciarono a risuonare nelle aule universitarie a partire da maggio. Il movimento nato all'Università autonoma nazionale del Messico (UNAM) si diffuse in tutto il Paese.

Studenti durante la manifestazione di Plaza de las Tres culturas il 2 ottobre del 1968. Fotografia: Oscar Meléndez. Archivio della Casa de la Humanidades/ La Plaza de las Tres culturas nel 2018. Fotografia: Eliana Gilet.
© Foto : Oscar Meléndez/Eliana Gilet
Studenti durante la manifestazione di Plaza de las Tres culturas il 2 ottobre del 1968. Fotografia: Oscar Meléndez. Archivio della Casa de la Humanidades/ La Plaza de las Tres culturas nel 2018. Fotografia: Eliana Gilet.
Quel giorno il governo di Gustavo Díaz Ordaz adottò contro i manifestanti misure repressive che portarono alla morte di 30-40 persone secondo le stime ufficiali. 50 anni dopo la Commissione esecutiva per il controllo delle vittime (CEAV) presso il Ministero messicano degli Interni ha riconosciuto che il massacro fu un crimine dello Stato. Le testimonianze riguardo all'accaduto del 2 ottobre rievocano caos e mancanza di organizzazione sebbene l'operazione delle forze armate avrebbe dovuto essere "coordinata". Le testimonianze confermano che l'esercito non cominciò a sparare sulla folla, ma rispose a un attacco armato del gruppo Olimpia che agiva in incognito. Questo gruppo, ancora oggi sconosciuto, sparò sulla piazza dai palazzi circostanti.

In piazza

Il 2 ottobre si tenne la terza manifestazione studentesca in Plaza de las Tres culturas dopo due mesi di conflitto.

Cadavere di uno studente a Tlatelolco, 2 ottobre 1968. Archivio Heralso Gutiérrez Vivó- Balderas dell’Università Iberoamericana (AFHGV, n° 1905) / La polizia di fronte alla Parrocchia dell’Apostolo Santiago in Plaza de las Tres culturas. Fotografia: Eliana Gilet.
© Foto : Archivio Heralso Gutiérrez Vivó- Balderas dell’Università Iberoamericana|Eliana Gilet
Cadavere di uno studente a Tlatelolco, 2 ottobre 1968. Archivio Heralso Gutiérrez Vivó- Balderas dell’Università Iberoamericana (AFHGV, n° 1905) / La polizia di fronte alla Parrocchia dell’Apostolo Santiago in Plaza de las Tres culturas. Fotografia: Eliana Gilet.

La piazza porta questo nome perché lì si trovano le rovine di Tlatelolco, la città-stato fondata dai nativi, e della chiesa di Santiago di epoca coloniale. La terza cultura è rappresentata dal complesso abitativo Nonoalco Tlatelolco in cui vivono centinaia di famiglie. Molte persone che abitavano in quelle case erano in piazza nel giorno della manifestazione insieme a diversi passanti. Dunque, non vi erano solo studenti in piazza quel giorno.

"L'obiettivo del governo era di mandare in carcere i membri del Consiglio nazionale degli scioperi (CNH) per frenare il movimento studentesco. Si avvicinavano le Olimpiadi e il nervosismo portò Gustavo Díaz Ordaz a mandare in piazza l'esercito", spiega a Sputnik Mundo Adolfo Palma che era in quella piazza il 2 ottobre.

Il CNH fu creato il 2 agosto del 1968 e raccoglieva studenti universitari che presero parte alla battaglia. Aveva un'ampia struttura collegiale e raccoglieva più di cento giovani.

Repressione dei civili, Tlatelolco, 2 ottobre del 1968. Fotografia: Manuel Gutiérrez Paredes. Archivio della UNAM (ISSUE-AHUNAM, n° 3076) / Ingresso dell’edificio Chihuahua nel 2018. Fotografia: Eliana Gilet.
© Foto : Manuel Gutiérrez Paredes/Eliana Gilet
Repressione dei civili, Tlatelolco, 2 ottobre del 1968. Fotografia: Manuel Gutiérrez Paredes. Archivio della UNAM (ISSUE-AHUNAM, n° 3076) / Ingresso dell’edificio Chihuahua nel 2018. Fotografia: Eliana Gilet.
Proprio contro quest'organizzazione vennero indirizzate le attività militari delle autorità prima del massacro di Tlatelolco quando l'esercito prese il controllo di tre edifici studenteschi in cui si trovavano membri dell'organizzazione: il 18 settembre circondarono il campus dell'UNAM, il 23 e 24 settembre entrambi gli edifici dell'Istituto politecnico nazionale.

Questi eventi non riuscirono a fermare i membri del CNH. Il governo riuscì a fermarli solo il 2 ottobre. "Alle sette di sera erano già in carcere e con loro molte altre persone che non avevano alcun legame con il Consiglio", sottolinea Palma.

"Allora io ero in piazza, stavo andando alla manifestazione come semplice membro della brigata studentesca e mi resi conto che sulla via centrale, l'allora San Juan de Letrán, vi erano già soldati e carri armati. Lo stesso anche su via Calzada Nonoalco, oggi Ricardo Flores Magón, e su via Manuel González. L'esercito occupava queste tre strade e ci circondava", ricorda Palma. Le truppe erano state dispiegate intorno alla piazza già verso le cinque del pomeriggio.

"Quando David Vega del CNH pronunciò il suo discorso che doveva essere l'ultimo, sopra di noi volarono due elicotteri e hanno lanciato due segnali, uno verde e uno rosso. Noi non capivamo cosa stava accadendo, ma poi vidi che stavano sparando verso la piazza dal palazzo Chihuahua e quando mi girai vidi la via piena di carri armati", afferma Palma. Erano le 18:10.

"I soldati scesero dai mezzi e si diressero verso di noi con i fucili. Istintivamente cominciai a correre, ma mi costrinsi ad andare loro incontro e mi procurai solo una piccola ferita perché uno di loro mi colpì", ricorda Palma. Passò attraverso i soldati e attraversò la via San Juan de Letrán dove trovò rifugio nel panificio Acapulco. Palma ricorda che sentiva l'odore di alcol dei soldati.

L'attacco armato durò 40-60 minuti. Palma al tempo aveva 24 anni e gli mancava un anno prima di ottenere la laurea di ingegneria aeronautica presso la Scuola superiore di ingegneria meccanica ed elettrica (ESIME). Non si laureò alla fine. Era sposato e aveva una figlia. La cosa più importante per lui era tornare a casa e dire alla sua famiglia che stava bene.

"Ho sempre vissuto vicino a piazza Tlatelolco. Mentre stavo tornando a casa, mi fermarono due poliziotti e mi portarono in una zona di isolamento dove si trovavano già molte persone", ricorda. Palma, però, ebbe fortuna: uno dei poliziotti lo riconobbe e lo lasciò andare.

Dall'edificio Chihuahua

L'edificio Chihuahua, come altri nel complesso abitativo Nonoalco Tlatelolco, è dotato di piattaforme su diversi piani sulle quali arrivano gli ascensori. Il balcone della piattaforma al terzo piano dava sulla piazza dove le persone si radunarono a partire dalle 17:00.

"La piazza non è molto grande e vi si trovavano anche le persone che vivevano nelle case circostanti, non solo gli studenti. Poco prima dell'inizio della manifestazione pensai di entrare nell'edificio Chihuahua per vedere meglio. Non facevano passare tutti, ma i giornalisti potevano entrare", dice Francisco Ortiz Pinchetti, che allora aveva 24 anni, si era da poco sposato e lavorava come giornalista.

Sul balcone del terzo piano Ortiz incontrò la giornalista italiana Oriana Fallaci, che si era recata lì per gli imminenti Giochi olimpici, e il vicedirettore del giornale per cui lavorava.

"Ricordo che Oriana aveva parlato il giorno prima con un funzionario della polizia che le aveva promesso che non ci sarebbero stati problemi", afferma Ortiz.

Plaza de las Tres culturas 50 anni dopo il massacro del 2 ottobre del 1968.
© Foto : Eliana Gilet
Plaza de las Tres culturas 50 anni dopo il massacro del 2 ottobre del 1968.
Si prevedeva che, una volta terminata la manifestazione, tutti ritornassero tranquillamente a casa. L'atmosfera era addirittura "quasi di festa" secondo il giornalista. Nessuno pensava a una possibile repressione della manifestazione perché il mattino i membri del governo avevano incontrato in via pacifica tre membri del CNH.

L'atmosfera cambiò bruscamente quando tutti si accorsero degli elicotteri. "Vedemmo due scintille, due elicotteri volavano sulle nostre teste, ma le scintille non provenivano dagli elicotteri", dice Ortiz. La persona che stava pronunciando il discorso in quel momento chiese a tutti di calmarsi perché erano solo delle scintille, ma la gente cominciò a correre verso il Chihuahua.

"In quei secondi capimmo che eravamo circondati da persone armate vestite da civili", ricorda. Queste persone arrivarono al terzo piano del Chihuahua dove si trovava anche Ortiz.

"Presero tutti noi che gridavamo cose come "traditori, comunisti" e ci misero di fronte alle porte dell'ascensore", ricorda Ortiz.

I membri del gruppo avevano un segno distintivo: un guanto bianco o un fazzoletto bianco. Secondo Ortiz circa 200 persone furono fermate nell'edificio Chihuahua. La piazza assomigliava a una zona di guerra anche perché gli spari avevano colpito i serbatoi degli edifici e l'acqua si era riversata ovunque.

Un fotografo lo portò via da lì e finirono nella redazione della rivista Excelsior, dove Ortiz si accorse di una ferita di arma da fuoco alla gamba. Un medico riuscì a togliere tutti i frammenti penetrati nella ferita tranne uno.

Monumento commemorativo in Plaza de las Tres culturas dedicato alle vittime della manifestazione studentesca del 2 ottobre del 1968.
© Foto : Eliana Gilet.
Monumento commemorativo in Plaza de las Tres culturas dedicato alle vittime della manifestazione studentesca del 2 ottobre del 1968.
Ad Ortiz chiesero di scrivere un resoconto dell'accaduto ma questo fu pubblicato solo dopo il 1988.

Per quanto riguarda il numero di vittime, Ortiz fa riferimento al documento secondo cui morirono 38 persone. Un ragazzino di 12 anni fu trovato morto al secondo piano del Chihuahua e 4 soldati del 44° battaglione di fanteria persero la vita durante gli scontri. I nomi delle vittime sono stati incisi su una lastra commemorativa in Plaza de las Tres culturas.

L'articolo originale di Sputnik Mundo.

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Tragedia, Manifestazione, Messico
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