15:07 15 Ottobre 2018
Spagna. Come funziona la manipolazione mediatica?

I media spagnoli manipolano le informazioni

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Le clamorose notizie dal Venezuela apparse sulle prime pagine dei giornali distolgono l'attenzione pubblica dalle elezioni spagnole.

Al Partito Popolare spagnolo vengono dedicati i primi minuti delle emissioni, in generale 3 volte di più rispetto che agli altri partiti. I giornalisti con esperienza vengono sostituiti da giornalisti in erba, ma leali al partito in carica.

Grafico che illustra la suddivisione del tempo dedicato al Partito Popolare (PP) sulle emissioni di informazione della televisione spagnola.

​Questo è il tipo di manipolazione che negli ultimi anni interessa i mezzi di informazione statali in Spagna.

La situazione dei media privati non è migliore: i gruppi Mediaset e Astresmedia detengono un classico duopolio con il 55% delle trasmissioni private.

Per quanto riguarda la carta stampata sono tre i gruppi di editori a delineare l'opinione pubblica. PLANETA è il maggior editore nel mondo ispanofono, Vocento possiede 14 pubblicazioni e PRISA ha decine di giornali, riviste, canali radiofonici e televisivi, tra cui anche il quotidiano El Pais.

El Pais è il secondo giornale nel Paese per tiratura di copie (dopo il quotidiano d'informazione sportiva Marca) con una visione tradizionalmente di sinistra. Dallo scorso anno El Pais ha è stato più volte accusato di mettere in circolazione fake news. In generale, ad essere manipolate erano le notizie relative a Russia, Catalogna e Venezuela.

Articolo di El Pais e post su Twitter
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Articolo di El Pais e post su Twitter

A sinistra: Secondo la polizia belga più di 10000 persone sono scese in piazza per sostenere l'indipendenza della Catalogna.

A destra: Secondo i dati ufficiali 45000 persone hanno partecipato alla manifestazione di Bruxelles per la Catalogna.

Secondo l'ultimo rapporto del Centro europeo per il pluralismo e la libertà dei media, la Spagna occupa il primo posto nella classifica dei Paesi in cui è minacciata l'indipendenza politica dei media.

L'eurodeputato Marina Albiol (Sinistra Unita) ha affermato in un'intervista a Sputnik: "In Spagna ci sono poche società che controllano le informazioni e non esiste alcun pluralismo. Sono gruppi commerciali che informano solamente su temi che coincidono con i loro interessi. Tutti sanno che chi paga è anche colui che decide di cosa parlare e come farlo. L'unico modo per informare in modo imparziale le persone è fare in modo che i media non diventino società con enormi giri d'affari. Proprio per questo stiamo cercando di ristabilire l'equità almeno sulla televisione nazionale".

Il caso di RTVE

Il gruppo RTVE detiene solo il 10% dello spazio mediatico spagnolo, ma è proprio a questo gruppo che sono state rivolte le prime lamentele e accuse. I collaboratori del canale hanno cominciato a parlare del problema della manipolazione dell'opinione pubblica. Dalla creazione di hashtag su Twitter al presentarsi in diretta vestiti di nero in segno di lutto per il defunto diritto ad avere informazioni veritiere. "Negli ultimi 6 anni abbiamo riscontrato moltissimi casi diversi di manipolazione. Ogni informazione che avrebbe potuto screditare il PP non veniva trasmessa, era censurata o minimizzata. L'unica indicazione era "pubblicare una notizia breve quando il pubblico non se lo aspetta e non dare alcuna spiegazione", racconta a Sputnik Alejandro Caballero, presidente del Consiglio informativo di RTVE.

Il Consiglio è stato creato in qualità di organo regolatore durante il mandato presidenziale di José Luis Rodríguez Zapatero (2004-2011) e pubblica regolarmente rapporti sulle violazioni della libertà di espressione. "I rapporti stanno diventando sempre più corposi e voluminosi: all'inizio erano di 4 o 5 pagine, adesso ogni tre mesi se ne pubblica uno di 80-90 pagine", afferma Caballero.

Montaggio di un notiziario: la prima versione in cui compaiono le parole dittatore Franco è stata scritta dal conduttore dell'emissione. La seconda versione, rivista, è stata presentata 10 minuti dopo e la parola dittatore è scomparsa
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Montaggio di un notiziario: la prima versione in cui compaiono le parole "dittatore Franco" è stata scritta dal conduttore dell'emissione. La seconda versione, rivista, è stata presentata 10 minuti dopo e la parola "dittatore" è scomparsa

Sputnik ha preso visione di uno di questi rapporti che fa riferimento al periodo tra maggio e giugno del 2018 e consta di 236 pagine in cui sono illustrati circa 70 casi di manipolazione, alcuni molto gravi.

Il 18 giugno del 2018 Pedro Sanchez, principale rappresentante dell'opposizione al PP e leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), ha insistito sulla necessità di portare via le spoglie di quello che definisce "il dittatore Francisco Franco" dal memoriale Valle de los Caídos. La notizia ha fatto il giro del Paese, ma la televisione nazionale spagnola si è rifiutata di chiamare Franco "dittatore".

A causa di tutte le violazioni e in seguito al cambio di governo, avvenuto nel giugno del 2018, la TVE ha nominato un amministratore unico temporaneo della società.

Miriam Hernanz, responsabile del laboratorio di innovazione audiovisiva presso RTVE:

"Nel 2012 il governo formato dal PP ha approvato una disposizione che gli permetteva di controllare la RTVE. La nuova disposizione ha indicato Rosa Maria Mateo come amministratore unico della società in modo da dimostrare che è stato fatto qualche cambiamento e che ci sarebbe stato un regolare bando per l'assegnazione della posizione di presidente della società la quale dev'essere apolitica".

Tuttavia, non tutti erano soddisfatti dei cambiamenti. A inizio settembre sui media spagnoli hanno cominciato a comparire articoli e manifesti riguardo al cambio di personale all'interno della nuova amministrazione di RTVE. La nuova dirigenza è incolpata delle stesse cose di cui era incolpata la precedente. All'interno di RTVE ha cominciato a circolare un documento, "Una piattaforma per una RTVE libera", anonimo ma già firmato da 50 professionisti che invitano a "rifuggire le paure e la repressione" sulla televisione nazionale. Nel testo la nuova amministrazione è incolpata della creazione di "un sistema partitico in cui ad essere la priorità sono le alte cariche e il controllo delle informazioni e non la garanzia di un servizio pubblico apartitico".

Il giornalista José Javier Esparsa, che per anni è stato il volto della rete conservatrice Intereconomía, conferma che con l'arrivo al potere del Partito socialista "la situazione è solamente peggiorata" e che "il Paese si è rassegnato alla necessità di mantenere un sistema mediatico incredibilmente costoso".

Come è cominciato tutto

Nei primi anni del suo mandato presidenziale (2011-2015) Mariano Rajoy, aggirando la consueta procedura, ha modificato il meccanismo di selezione del direttore del canale televisivo.

"Dalle elezioni del 2011 il PP ha avuto la maggioranza assoluta al Congresso. La riforma della legge sulla radio e la televisione ha permesso alla maggioranza assoluta di controllare completamente la RTVE", ha spiegato a Sputnik il politologo Manuel Rodriguez.

In tal modo, il processo elettorale è diventato una mera procedura burocratica per la cui realizzazione non sono stati necessari accordi tra le forze politiche. Dopo gli emendamenti alla legge il numero di consiglieri è diminuito da 12 a 9. E verso giugno in qualità di primo amministratore della società è stato indicato senza preventiva approvazione Leopoldo Gonzalez Echenique.

Quest'ingerenza nella legge sui media ha dato inizio a una serie di gravissime violazioni dell'obiettività con cui sono trasmesse le informazioni.

Il sistema era semplice: presentare le informazioni nella luce migliore per il governo in carica (cioè, il PP).

La TVE ha definito di parte la copertura mediatica del referendum in Catalogna perché la televisione ha agito come rappresentante del governo.

Traduzione del tweet: Provo vergogna in quanto giornalista della TVE quando vedo quanto le notizie sono presentate in maniera parziale. È una vera e propria manipolazione.

​Dei casi di corruzione in cui erano immischiati alti funzionari del PP si parlava sempre meno.

Mentre Mariano Rajoy rendeva la propria deposizione in tribunale nel caso Gurtel (il maggiore scandalo di corruzione della Spagna contemporanea che ha posto fine alla carriera di Rajoy), il principale canale tv trasmetteva un documentario sul grano.

​Traduzione del tweet di una dipendente di RTVE: Ho raccontato a Montoro (ministro del PP fino al giugno del 2018) dei casi di manipolazione delle informazioni alla RTVE divenuti noti grazie all'hashtag AsiSeManipula. Questa la risposta: se non ti piace, cambia canale.

​Traduzione del tweet: Quando non si può chiamare "rossa" nemmeno la nazionale spagnola di calcio.

​Secondo la nuova politica redazionale non era possibile chiamare "rossa" nemmeno la nazionale spagnola di calcio anche se il popolo la chiamava proprio così. La ragione del divieto è semplice: il rosso è il colore del PSOE.

Venivano pubblicate infografiche che non corrispondevano alla realtà in modo da ingannare i telespettatori.

Grafico sulla disoccupazione con proporzioni scorrette.

RTVE mostra un'infografica scorretta
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RTVE mostra un'infografica scorretta

Grafico reale

Grafico corretto
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Grafico corretto

Lara Prieto, giornalista economica di un notiziario quotidiano di TVE e vicepresidente del Consiglio informativo di TVE:

"Le proteste alla TVE sono cominciate circa 6 anni fa. Sin dall'inizio abbiamo capito che non possiamo tacere, dobbiamo rivelare cosa succede qui e che creiamo un prodotto di poco valore. Non va dimenticato che noi siamo una televisione pubblica e che i nostri datori di lavoro sono i contribuenti spagnoli. Fra le misure per contrastare la manipolazione vi sono alcune regole indirizzate all'individuo: non scrivere o leggere una notizia se si ritiene che farlo rappresenti una violazione dei principi etici della professione ai quali un giornalista è vincolato per legge. Inoltre, ci sono state anche proteste collettive: l'intera redazione si riuniva nell'ufficio dell'allora direttore, se riteneva che al pubblico venisse trasmessa un'informazione di parte e quando venivano effettuate le cosiddette "purghe" in cui i collaboratori imparziali e con esperienza venivano sostituiti da persone più inclini a scrivere su commissione".

Questa politica del PP ha suscitato una ferma resistenza e ha costretto a intraprendere misure decisive. In generale, manipolare le informazioni a favore delle autorità in carica non è una caratteristica esclusiva di Madrid. "I media locali di altre regioni spagnole fanno lo stesso anche se hanno visioni politiche diverse", ha precisato Caballero.

Molto sul Venezuela, poco sulle elezioni

Quando è stato designato come direttore della RTVE Leopoldo Gonzalez Echenique non aveva esperienza nel settore dei media. Echenique prima gestiva delle strutture ricettive. Secondo Manuel Aguilar, redattore del servizio di informazione della Televisione spagnola con 30 anni di esperienza e un diploma nel settore delle tecnologie dell'informazione, il modo in cui Echenique gestiva il canale era stato molto probabilmente definito dai leader del partito al governo "molto debole". E a settembre del 2014 Echenique ha lasciato quella posizione.

Quando il nuovo presidente della società, José Antonio Sanchez ha assunto l'incarico, il suo primo compito è stato la copertura mediatica delle elezioni del 2015. Sanchez si è dimostrato un direttore più severo. Prima che gli venisse conferito l'incarico di dirigente della società, lavorava al canale Telemadrid. Secondo Aguilar Telemadrid "era al servizio del governo conservatore". "Sanchez chiaramente era un politico. Una volta parlando al Parlamento ha ammesso di aver sempre votato per il PP", ha aggiunto l'esperto.

Alla vigilia delle elezioni, "le autorità probabilmente temevano la vittoria di Podemos e di altre forze politiche", dice Manuel Aguilar.

La campagna elettorale è stata all'insegna del caos. Il primo turno di elezioni si è tenuto a dicembre del 2015, ma in quell'occasione nessuno dei partiti è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria perché venisse formato il governo. E a fare grande scalpore fu la notizia della divisione delle principali forze politiche, il PSOE e il PP.

Dopo alcuni mesi il re di Spagna si è intromesso nella questione, ma non è stato comunque incaricato un nuovo primo ministro. A settembre del 2016 sono state indette nuove elezioni per fare luce sul rapporto fra le varie forze politiche.

In questo frangente la televisione pubblica spagnola ha svolto un ruolo decisivo. Secondo il rapporto del Consiglio informativo a cui ha avuto accesso Sputnik a maggio del 2016 durante la campagna elettorale è stata nuovamente applicata la strategia dell'esagerazione dei punti deboli dell'opposizione di fronte alle corrette operazioni del partito di governo. Ed è stato utilizzato anche un nuovo espediente, il Venezuela.

Tra il 19 e il 31 maggio del 2016 si è parlato quasi esclusivamente di questo Paese dell'America Latina che stava vivendo una seria crisi. Questo nel politichese spagnolo voleva dire colpire Podemos, partito vicino al socialismo latinoamericano. "A maggio i notiziari hanno dedicato 71 minuti a questo tema", si legge nel rapporto. Dei 62 notiziari di maggio, 35 parlavano del Venezuela.

Nel rapporto si giunge alla conclusione che nella scelta delle notizie i giornalisti sono stati guidati da criteri non professionali. "A maggio nei notiziari si è parlato due volte di più del Venezuela che della disoccupazione, anche se, secondo il Centro di ricerche sociologiche, era proprio la disoccupazione a preoccupare maggiormente gli spagnoli (il 75,3% degli intervistati)". Mentre il Venezuela non figurava nemmeno fra i temi che interessavano la popolazione. Tuttavia, alla disoccupazione i notiziari hanno dedicato solo lo 0,8% della copertura", si spiega nel documento.

Le elezioni si sono tenute il 26 giugno del 2016 e infine il 31 ottobre è iniziato il secondo mandato presidenziale di Mariano Rajoy.

Redazioni parallele

Una delle strategie del governo in carica per collaborare con la RTVE consisteva nello sbarazzarsi del vecchio personale e sostituirlo con giornalisti più leali provenienti dai media regionali. Le vittime di questi licenziamenti hanno paragonato questo processo alla creazione di "redazioni parallele".

"È stato dato corso a una precisa strategia politica per la quale i nuovi dirigenti cambiavano i redattori capo. Bravi professionisti sono stati licenziati indipendentemente dalle loro visioni politiche: sia rappresentanti di forze progressiste sia quelli a favore di partiti conservatori. Insomma, si puntava su giornalisti più ubbidienti", spiega Alejandro Caballero.

Traduzione del tweet: Quando ti chiedono di concludere un articolo con opinioni a sostegno del governo e ti rifiuti di farlo, lo faranno altri giornalisti al posto tuo…

​Fra questi giornalisti degno di nota è José Antonio Alvares Gundin, diventato direttore del servizio informativo della televisione spagnola e in precedenza vicedirettore del quotidiano di destra La Razon. Altri collaboratori provenivano da media privati della stessa fazione politica e legati ai settori religioso ed economico.

Sono comparsi anche collaboratori senza esperienza lavorativa. "I più erano disposti a sottomettersi e a non fare giornalismo nel vero senso del termine. La caratteristica principale di questi collaboratori era la vulnerabilità lavorativa che li rendeva insolitamente manovrabili", racconta Caballero.

Secondo Caballero, questo processo ha lasciato sul ciglio della strada diversi collaboratori. "Vi è un intero piano che è stato battezzato Valle de los Caídos (N.d.R. riferimento inventato al luogo in cui sono sepolti gli eroi della guerra civile spagnola e in cui si trovano ancora le spoglie del dittatore Franco), in cui si incontrano tutti coloro che sono stati rimossi dal loro precedente posto di lavoro. Si tratta del palazzo principale della RTVE.

Misure decisive

I collaboratori della radio e della televisione spagnole hanno deciso tutti insieme di rivelare le manipolazioni proprio nel momento in cui il PP stava impedendo il rinnovo dell'organico del Consiglio di amministrazione della società.

Isabel Terán, giornalista

"A mio avviso, ad essere maggiormente sotto pressione sono quei colleghi delle trasmissioni di informazione quotidiane, come i talk-show mattutini o altri programmi, a cui partecipano invitati con diversi punti di vista politici. Nei programmi come quello in cui lavoro io, cioè una trasmissione settimanale sull'Europa, la pressione è di un altro tipo. Non è politica ma finanziaria".

Traduzione: quando il capo ti chiama in ufficio per sapere quali sono i tuoi amici per capire se appartieni alla loro squadra

In seguito, i giornalisti hanno deciso di ricorrere ai vestiti neri in segno di lutto. A partire da aprile, ogni venerdì i giornalisti si presentavano in diretta vestiti di nero per esprimere il proprio malcontento. L'iniziativa è stata chiamata "venerdì nero" e ha attirato grande attenzione.

Allo stesso tempo con l'hashtag #AsíSeManipula (CosìSiManipola) i collaboratori e le collaboratrici della società hanno cominciato in prima persona a denunciare i casi di censura.

Traduzione del tweet: Chiediamo ai membri del PP di leggere AsiSeManipula. Nessuno può rimanere indifferente quando accadono fatti così vergognosi. Come si può continuare a impedire il rinnovo dell'organico della RTVE? È questa la BBC che volete vedere?

Manipolazione a livello mondiale

A maggio del 2018 lo scandalo è diventato internazionale. La Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha inviato al governo spagnolo una lettera in cui esprimeva la propria "preoccupazione" per le accuse di manipolazione mediatica e di mancanza di oggettività della televisione spagnola.

Ad aprile del 2015 il Financial Times ha confermato che i media spagnoli stavano cercando di "manipolare le informazioni a favore di Mariano Rajoy e il suo partito soffocando nel frattempo l'opposizione".

Marina Albiol spiega che il caso della RTVE è arrivato fino al Parlamento europeo perché la censura aveva raggiunto un livello tale da infrangere anche la legge europea sui media la quale afferma chiaramente che i media pubblici devono "fare gli interessi del popolo ed essere imparziali". "Noi della Sinistra Unita abbiamo depositato un atto d'accusa e parallelamente i collaboratori del canale hanno sporto la loro denuncia".

"Al Parlamento europeo hanno deciso di avviare delle audizioni a tal proposito e di organizzare una commissione che studiasse l'ossessione dei giornalisti riguardo ai presunti attacchi da parte della Russia. Noi abbiamo detto che, prima di fare le pulci agli altri, bisognerebbe pensare a ciò che accade a casa propria. Ad esempio, cosa succede in Spagna", ha aggiunto Albiol.

Traduzione: quando diciamo solo cose belle sui Paesi "amici" e solo cose brutte su quelli "nemici".

Molti pensano che i problemi di TVE e la bassa qualità del lavoro effettuato dai giornalisti siano dovuti alla mancanza di fondi.

Un rapporto dell'Unione europea di radiodiffusione mette a confronto la RTVE con le principali società di radiodiffusione europea, la ARD tedesca, la BBC britannica, la RAI italiana e FranceTV francese. Lo studio ha dimostrato che la società spagnola perde praticamente su tutti i fronti a cominciare dal budget (974 milioni di euro) contro i 2,8 miliardi della RAI, i 3,2 di FranceTV, i 6 della BBC e i 6,4 della ARD. Per non parlare poi dell'organico: 6295 unità in Spagna, 21271 alla BBC e 22711 alla ARD.

El Pais afferma che qualunque canale supera la RTVE quanto ad attendibilità e ascolti dei notiziari secondo i dati del sondaggio popolare condotto dal Pew Research Center (USA). Secondo il rapporto citato e pubblicato dall'agenzia tedesca Deutsche Presse-Agentur (DPA), esiste un legame diretto tra possibilità economiche di ogni canale europeo e suoi ascolti. Nel 2017 la RTVE raggiungeva solo il 10,4% degli spettatori, mentre nel 2008 era a quota 16,9%.

"Solamente il 57% degli intervistati in Spagna ha dichiarato di fidarsi dei notiziari della RTVE. Questo è un parametro molto al di sotto del 79% di britannici che si fidano della BBC e dell'80% di tedeschi che non hanno dubbi sull'affidabilità della ARD", scrive El Pais.

Lara Prieto, giornalista economica in trasmissioni quotidiane su TVE e vicepresidente del Consiglio informativo di TVE: 

"Penso che la pressione da parte degli imprenditori e delle forze politiche di qualunque schieramento non sia presente solo nei media pubblici, ma anche in tutti gli altri. Per risolvere il problema è necessario scegliere nel ruolo di presidente dell'emittente persone in grado, tra l'altro, di sostenere questa pressione e applicare criteri esclusivamente professionali. Nel caso della televisione e dei media pubblici, la nostra responsabilità è maggiore perché noi forniamo un servizio ai cittadini e, per questo, siamo tenuti a fornire informazioni precise e imparziali in modo tale che i cittadini possano trarre le proprie conclusioni da soli".

Il primo giugno del 2018 contro Mariano Rajoy è stata presentata una mozione di sfiducia e il parlamento lo ha costretto a dimettersi. Anche le autorità del canale si sono dimesse, ma l'incertezza continua.

Il 7 giugno del 2018 Pedro Sanchez del PSOE è diventato presidente della Spagna e il 22 giugno José Antonio Sanchez è stato nominato presidente della RTVE.

Il facente le veci di amministratore unico della RTVE è Rosa Maria Mateo.

Effetto boomerang

Sputnik è entrato in contatto con Ramon Moreno, portavoce del PP presso la Commissione di TVE e al Congresso, per ottenere informazioni circa i casi di manipolazione mediatica e per comprendere la situazione attuale. Ramon Moreno ha rimandato l'intervista per diverso tempo e alla fine ha rifiutato anche solo di avere una breve telefonata con noi per "ragioni personali". Sputnik ha tentato di ottenere un commento dal PP, ma né Moreno né altri membri del partito hanno risposto alle nostre domande.

Schermata della conversazione su WhatsApp
© Foto : Screenshot
Schermata della conversazione su WhatsApp

Ciononostante al Congresso Moreno si è pesantemente scagliato contro l'attuale gestione dei media pubblici con le stesse critiche che ha ricevuto l'amministrazione del suo partito: "La nuova direzione di RTVE si preoccupa più di perseguitare e cacciare i professionisti che di fornire un servizio pubblico equo e indipendente". Secondo lui, "la manipolazione di TVE è preoccupante perché gli scandali e i casi in cui la verità è messa a tacere si stanno accumulando".

Il caso di RTVE non è che un esempio. Il problema della manipolazione delle informazioni non si limita alla televisione e ai media pubblici. Inoltre, non è sufficiente un cambio di governo per risolvere questo problema. Anzi, laddove la società ha assunto nuovo personale per realizzare il suo progetto di manipolazione, la situazione rimane invariata. E questo si ripercuote non solo sul PP, ma anche sulle altre forze politiche.

Di Diego Gonzalez

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manipolazione, Informazione, Media, Spagna
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