03:08 19 Ottobre 2018
Migranti nel centro di registrazione di Moria sull'isola greca di Lesbo.

“Un inferno in Terra”: l’isola di Lesbo è l’epicentro della crisi migratoria

© REUTERS / Giorgos Moutafis
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Una distesa di migliaia di tende e container sulla grande pianura di ulivi nella zona orientale dell’isola di Lesbo. Migliaia di persone finite nel campo di Moria tentano di combattere la paura e la violenza, l’assenza di sicurezza, la sporcizia e la malattia.

Mentre il numero di profughi e i flussi migratori verso la Grecia continuano ad aumentare, Sputnik si è recato a Lesbo e ha parlato con la direzione del campo di Moria, con organizzazioni internazionali presenti in loco, con i cittadini dell'isola e anche con i profughi cercando di fare luce sulle principali ragioni della crisi che ha colpito questa e altre isole del Mar Egeo.

© Sputnik .
Come si vive nel campo? Parlano i rifugiati abitanti del campo Moria sull'isola greca di Lesbo

Lesbo: sogno o incubo senza fine?

Le cifre segnalano una situazione senza via d'uscita: il 9 settembre del 2018, secondo i dati dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, sulle coste dell'Egeo vivevano più di 18400 tra profughi e migranti. 9500 di loro a Lesbo. Solamente nel campo di Moria fino al 14 settembre vi erano 8789 persone anche se il campo potrebbe contenerne solo 3300. Altri 700 profughi si trovano in altre strutture come Kara Tepe (un campo per le persone appartenenti alle fasce sociali più deboli).

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18.400

Profughi e migranti attualmente si trovano sulle isole del Mar Egeo

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9.500

Si trovano sull'isola di Lesbo

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8.789

Si trovano nel campo di Moria

Migranti stanno fuori le mura del campo per i rifugiati di Moria nell'isola di Lesbo, Grecia.
© AP Photo / Petros Giannakouris
Migranti stanno fuori le mura del campo per i rifugiati di Moria nell'isola di Lesbo, Grecia.

Questi dati corrispondono alle cifre indicate, durante l'intervista rilasciata a Sputnik, dal vicedirettore del campo Stavros Stavridis. Secondo lui, a Moria attualmente si trovano 9000 persone. Il signor Stavridis ha anche osservato che nel campo sono impegnati non più di 100 collaboratori, troppo pochi per tenere sotto controllo la situazione.

"Di 100 persone solo 25-28 sono lavoratori a tempo indeterminato, gli altri sono temporanei. Lavoriamo e ci prefiggiamo degli obiettivi in base alla scadenza dei nostri contratti. Non sappiamo cosa faremo una volta terminato il contratto".

Per capire come riescono a vivere 9000 persone in un campo che ne potrebbe contenere 3300 dobbiamo guardare nel terreno adiacente al campo, cioè la "Foresta di ulivi". È così che vengono chiamati gli uliveti intorno al Centro di accoglienza dei rifugiati dagli stessi migranti, dai collaboratori delle organizzazioni internazionali e dalle autorità locali. All'ombra degli ulivi sono state collocate centinaia di tende. I migranti e i profughi che non potevano più stare nel campo perché troppo affollato vivono fuori dal campo nella foresta di ulivi. Dunque, 9000 persone è il numero complessivo di profughi e migranti che vivono sia nel campo vero e proprio sia ai suoi confini esterni. La foresta di ulivi è stata suddivisa in zone in modo tale che le famiglie con bambini non vivessero vicino agli uomini celibi.
  • Bambini nel campo per i migranti di Moria sull'isola di Lesbo, Grecia
    Bambini nel campo per i migranti di Moria sull'isola di Lesbo, Grecia
    © AFP 2018 / Aris Messinis
  • Bambini nel campo per i migranti di Moria sull'isola di Lesbo, Grecia
    Bambini nel campo per i migranti di Moria sull'isola di Lesbo, Grecia
    © AP Photo / Petros Giannakouris
  • Un bambino siriano rifugiato sull'isola greca di Lesbo
    Un bambino siriano rifugiato sull'isola greca di Lesbo
    © REUTERS / Giorgos Moutafis
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© AFP 2018 / Aris Messinis
Bambini nel campo per i migranti di Moria sull'isola di Lesbo, Grecia

Violenza, paura, cattivi odori e poca sicurezza: così i profughi e i migranti descrivono la vita a Moria

I profughi e i migranti di Moria raccontano a Sputnik della violenza, delle infrazioni alla legge e della poca sicurezza.

"Qui la gente può rubare, essere violenta. Abbiamo bisogno di protezione. Se vi limitate a guardare mentre ci soffochiamo l'un l'altro, come potete definirvi umani?", chiede Rija Hammad Iss dell'Iraq.

Un po' di tempo fa qualcuno ha rubato il suo passaporto e gli ha chiesto dei soldi per riscattarlo. Rija ci ha raccontato del narcotraffico clandestino in questa zona e chiede che vengano poste delle telecamere nella "Foresta di ulivi" per ridurre gli episodi di criminalità.

Rubab Mirza del Pakistan che vive nella "Foresta di ulivi" da tre mesi con il marito e il figlio di 8 mesi spiega che i bagni chimici utilizzati da migliaia di persone vengono puliti due volte al giorno. Aggiunge, inoltre, che i servizi medici sono molto limitati perché non ci sono abbastanza medici e farmaci. Al momento la più grande paura della famiglia è l'arrivo dell'inverno.

Asilo e reinsediamento: due metodi chiave per gestire la situazione

Il sovrappopolamento del campo è dovuto a varie ragioni. Una delle più importanti è il lungo processo di disamina delle richieste presentate da profughi e immigranti. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia per la concessione dell'asilo, dal 2013 in Grecia sono state registrate 178485 richieste di asilo.

In totale dal 2013 hanno presentato richiesta di asilo 29296 persone sull'isola di Lesbo. È interessante che solamente nei primi 8 mesi del 2018 sull'isola sono state registrate 11325 richieste, cioè circa 1/3 di tutte le richieste presentate negli ultimi 5 anni.

Per ridurre la pressione sulla Grecia, i singoli Stati membri dell'UE sono stati invitati ad accogliere profughi e migranti nei loro territori attraverso un programma di reinsediamento. Tuttavia, le quote di accoglienza si sono rivelate inadatte a risolvere il problema. In particolare, secondo i dati dell'Agenzia per la concessione dell'asilo, entro la fine di marzo del 2018 gli Stati membri dell'UE hanno messo a disposizione in tutto solamente 30863 unità e 21999 persone sono state reinsediate. Per capire che il programma di reinsediamento non è riuscito a ridurre la pressione sulla Grecia, basta dire che, secondo i dati dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, al 31 agosto del 2018 erano 62500 i profughi i migranti a vivere in Grecia.

I Paesi che hanno accolto pochissimi migranti (o che non ne hanno accolti) mettono in dubbio la rete di solidarietà tra i vari Paesi europei. In particolare, l'Austria e l'Ungheria non hanno predisposto alcuna unità di accoglienza, la Repubblica Ceca ne ha previste 30, la Slovacchia 50 e la Polonia 65.

"Questa crisi umanitaria non si misura solo con i soldi"

Secondo un comunicato della Commissione europea, tra il 2015 e l'agosto del 2018 a causa della crisi migratoria alla Grecia sono stati stanziati aiuti per un totale di 1,6 miliardi di euro. Le ingenti somme stanziate dalla Commissione europea seguono un complesso iter burocratico che non le rende subito accessibili ai centri di accoglienza. Dunque, il vicedirettore del Centro di accoglienza dei profughi di Moria Stavros Stavridis ha fatto notare che una richiesta per l'acquisto di lenzuola o di un letto per i bambini talvolta può essere soddisfatta solo dopo tre mesi.

Ma a fornire un interessante punto di vista sulla questione dei finanziamenti è il sindaco di Lesbo Spiros Galinos che sottolinea che "non si tratta di soldi, ma di avere una politica ben congegnata. Dunque, non è questione di "io do dei soldi e poi tu ti inventi un modo per usarli". Una crisi umanitaria di queste dimensioni non può essere legata solo alla questione monetaria".

Facendo riferimento ai vincoli imposti dall'UE, Galinos osserva che "la Grecia non può essere lasciata sola e tanto meno Lesbo può essere lasciata sola. Un'isola nel Mar Egeo, un puntino sulla mappa, non può sostenere da sola una crisi umanitaria mondiale" e aggiunge che l'UE scarica consapevolmente le proprie responsabilità sull'isola di Lesbo.

L'aumento del flusso migratorio e il grave problema di sovrappopolamento delle isole dell'Egeo orientale, in particolare Lesbo, hanno sconvolto la vita e l'economia degli abitanti locali. Il governo greco ha constatato, infatti, una riduzione delle entrate nette derivanti dal turismo di 0,88 miliardi di euro nel 2016. La crisi migratoria ha condizionato i turisti nella loro scelta o meno della Grecia come meta turistica. Per questo, gli imprenditori greci sono stati costretti a ridurre i prezzi per continuare ad attrarre i turisti.

"Penso che stiamo vivendo la seconda fase della crisi migratoria", racconta a Spuntik Mikhalis Mikhalakelis, abitante di Lesbo e proprietario del negozio Aeolia Earth. "Questa situazione ha sconvolto molte attività come il mio negozio, il turismo si è ridotto, le perdite sono enormi. Ad esempio, nel 2013 o 2014 accoglievamo 117 crociere, mentre adesso arriva solo una crociera da Cipro che trasporta pellegrini. Capite bene la portata dei danni arrecati alla nostra città e ai nostri negozi", spiega il signor Mikhalakelis.

Dal canto suo, Valya Barbatiotis, proprietaria della libreria Books & Art a Mitilene, afferma:

"I cambiamenti che ho visto sono grandi e interessano la società tutta. Noi li stiamo provando ogni giorno sulla nostra pelle". La signora Barbatiotis ha definito le condizioni di vita a Moria degradanti. Ha, inoltre, insistito sul fatto che, nonostante la solidarietà degli abitanti di Lesbo verso i migranti, "il campo alla fine andrà eliminato e l'isola liberata. Il problema è molto grave".

Comune, regione, ministero: Moria è al centro di uno scontro politico

A inizio settembre la prefettura della regione dell'Egeo settentrionale ha dichiarato che, se entro inizio ottobre non saranno prese le misure necessarie per risolvere il problema, la prefettura porrà fine al programma del Centro di accoglienza dei migranti di Moria.

In un'intervista a Sputnik il presidente del Consiglio regionale dell'Egeo settentrionale, Kristiana Kalogiru, ha osservato:

"Siamo costretti a seguire la legge e questa decisione sarà presa con il fine ultimo di proteggere la società". Interrogata sul futuro di profughi e migranti se il centro di Moria venisse chiuso, la signora Kalogiru ha precisato che questa è una responsabilità del Ministero delle politiche migratorie. "In quanto regione dell'Egeo settentrionale noi siamo responsabili esclusivamente di tutelare la popolazione locale", ha aggiunto. "La liberazione dell'isola deve essere l'obiettivo primario".

Dal canto suo, il sindaco di Lesbo ha detto a Sputnik che

"queste misure andranno a completare gli sforzi da noi già profusi, nonché le richieste disperate, le lamentele e i processi penali che ha avviato il comune".

La sua posizione geografica "soffoca" Lesbo

Il ministro delle politiche migratorie Dimitris Vitsas ha illustrato a Sputnik la situazione a Moria e le decisioni che il suo ministero sta per prendere ricordando allo stesso tempo gli obblighi dell'UE.

"A Moria il 70% delle persone è arrivato negli ultimi 3 mesi", ha osservato il ministro aggiungendo che tra l'11 e il 16 settembre "abbiamo portato via 616 persone da Moria e fino alla sera del 17 settembre ne sono arrivate altre 816. Noi ci stiamo affrettando a creare altri 3000 posti oltre ai 5000 che già abbiamo messo a disposizione nella Grecia continentale. Poi vorremmo accelerare il processo di concessione dell'asilo. Creeremo delle squadre mobili da mandare a Moria e in altre isole proprio per accelerare questo processo", spiega il signor Vitsas facendo riferimento alle decisioni che il ministero sta per prendere. Per quanto riguarda i vincoli europei, il signor Vitsas ha sottolineato: "Non sono soddisfatto da ciò che succede in Europa".

Rifugiati e migranti fanno la cosa per la distribuzione del cibo al campo di Moria sull'isola greca di Lesbo
© REUTERS / Alkis Konstantinidis/File Photo
Rifugiati e migranti fanno la cosa per la distribuzione del cibo al campo di Moria sull'isola greca di Lesbo
"In Europa i dibattiti e la responsabilità della presidenza austriaca si sono fermati a un livello superficiale, volto a rafforzare i confini per impedire altri flussi migratori, ma non sono state avanzate proposte significative. Nell'ordine giorno europeo si parla sempre meno di profughi perché vengono classificati tutti come migranti economici. Noi, invece, parliamo di ridistribuzione di coloro che godono della protezione internazionale e del rimpatrio di chi non gode di questo diritto. Tuttavia, il problema fondamentale è che queste devono essere decisioni da prendere a livello paneuropeo", ha concluso il ministro.

"Secondo i dati dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, oggi su Lesbo vivono circa 9500 persone, il numero più alto dal marzo del 2016. Prima della conclusione dell'accordo tra UE e Turchia l'isola era un punto di trasbordo. Oggi, invece, la gente finisce in trappola aspettando su Lesbo la disamina delle richieste per la concessione dell'asilo", spiega Astrid Kasteleyn dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati.

In conclusione, una risposta semplice per la situazione inaccettabile in cui versano i profughi e i migranti di Moria non è sufficiente per risolvere completamente il problema. La politica europea sta facendo portare il fardello della crisi migratoria mondiale sulle "spalle già pesanti" della Grecia. Così, le isole dell'Egeo vengono "punite" per la loro posizione geografica. 

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Migranti, crisi, immigrazione, Grecia
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