14:52 22 Ottobre 2018
I terroristi dello Stato Islamico

Mosca in allerta: il califfato dell’ISIS si espande in Asia centrale

© AP Photo / Seivan Selim
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I governi dei Paesi dell'Asia centrale inizialmente negavano che i terroristi che si spacciavano per sostenitori di al-Baghdadi avessero davvero un legame con lui. I governi pensavano che i terroristi, così dicendo, stessero solamente cercando di attirare l'attenzione su di sé.

Lo Stato Islamico dopo la sconfitta in Siria e in Iraq sta tentando di costruire il suo califfato in Asia centrale. Di questo hanno parlato i partecipanti agli addestramenti antiterroristici dei Paesi della CSI Issyk-Kul Antiterror-2018 che si stanno tenendo in questi giorni. Le principali minacce derivano dalle cellule terroristiche nel nord dell'Afghanistan. Sputnik vi spiega quanto è grave la situazione.

Il califfato in Asia centrale

I difensori dell'ISIS hanno dichiarato la creazione in Asia centrale del Wilayat Khorasan (provincia del Khorasan) già tre anni fa. Il Khorasan è noto come parte del califfato arabo medioevale che comprendeva gli attuali Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan e alcune regioni dell'Iran. Secondo il progetto dell'ISIS, l'attuale Wilayat Khorasan dovrebbe far rinascere la grandezza e la potenza del califfato storico.

Dopo brevi trattative i gruppi terroristici afghani e pakistani hanno giurato fedeltà all'ISIS e hanno dichiarato la nascita di una nuova regione nell'Asia centrale e meridionale. A capo del gruppo Hafiz Saeed Khan che prima comandava i talebani pakistani. L'ISIS si è, dunque, spostato in Afghanistan.

La "filiale" afghano-pakistana dell'ISIS è stata supportata dai gruppi locali, fra cui anche molti combattenti del Movimento Islamico dell'Uzbekistan (MIU) a suo tempo scacciati dalla regione dalle autorità dell'Asia centrale. Grande nemico dell'ISIS in Afghanistan sono i talebani.

I governi dei Paesi dell'Asia centrale inizialmente negavano che i terroristi che si spacciavano per sostenitori di al-Baghdadi avessero davvero un legame con lui. I governi pensavano che i terroristi, così dicendo, stessero solamente cercando di attirare l'attenzione su di sé. E quando gli estremisti si sono messi in moto, non era più il momento di capire a quale gruppo appartenessero.

Vicini turbolenti

Nel marzo del 2015 gli estremisti hanno cercato di entrare in Turkmenistan attraverso la frontiera afghana. Questo ha scatenato il panico non solo ad Ashgabat, ma anche a Tashkent. Le autorità uzbeke si sono dette pronte ad aiutare i loro vicini e hanno inviato delle truppe sulla frontiera afghano-turkmena. Anche la Russia ha fornito aiuti militari. E i terroristi sono stati neutralizzati.

Dopodiché i Paesi dell'Asia centrale hanno rafforzato il già rigido controllo degli islamici nella regione. Di tanto in tanto sia in Uzbekistan sia in Tagikistan è stata issata la bandiera nera dell'ISIS da ignoti. Questo è stato sufficiente perché venissero dispiegate tutte le forze speciali.

Ogni volta che l'ISIS pubblicava su internet un video contenente minacce contro i Paesi dell'Asia centrale, la Russia ha offerto il proprio aiuto. Mosca ha sottolineato che gli estremisti islamici sono pericolosi in particolare per l'Uzbekistan, il Tagikistan e il Turkmenistan. Queste nazioni hanno una frontiera in comune con le province settentrionali dell'Afghanistan dove le forze speciali russe hanno più volte bloccato grandi gruppi di combattenti. Sebbene le autorità locali abbiano ascoltato gli ammonimenti, hanno comunque tentato di non esagerare la situazione in modo da convincere Mosca di poter far fronte alla minaccia da soli.

L'anno scorso durante l'estate i combattenti di Wilayat Khorasan hanno dichiarato il jihad alla Russia in segno di vendetta per le operazioni in Siria. I terroristi erano intenzionati ad attaccare importanti obiettivi in diverse città russe. In seguito è stato chiarito che tra i sostenitori del califfato vi erano molti cittadini non solo dei Paesi dell'Asia centrale, ma anche del Caucaso settentrionale.

Durante gli addestramenti antiterroristici Issyk-Kul Antiterror-2018 i rappresentanti della Russia e del Kirghizistan hanno constatato che anche oggi la minaccia rappresentata dall'ISIS è fra le più gravi. Il problema del terrorismo nei Paesi della CSI sta diventando sempre più complesso e si sta radicando.

Minacce false e reali

Andrey Serenko, esperto del Centro studi dell'Afghanistan contemporaneo, in un'intervista rilasciata a Sputnik ha spiegato che, nonostante Wilayat Khorasan stia dichiarando le sue ambizioni in Asia centrale, sta agendo per ora solo in Afghanistan. "La colonna vertebrale di Wilayat Khorasan sono le tribù Pashtun. È il gruppo etnico più numeroso in territorio afghano. Per lungo tempo un gran numero di Pashtun ha supportato il movimento dei Talebani. Ma molti non erano d'accordo sui piani dei talebani di dialogare con le autorità afghane. Dunque, sono passati all'ISIS. Fra coloro che hanno giurato fedeltà ad al-Baghdadi in Afghanistan c'erano molti ex membri del Movimento Islamico dell'Uzbekistan", ha precisato Serenko.

In tre anni Wilayat Khorasan ha preso il controllo su una serie di province nell'Afghanistan settentrionale e orientale. "Anche il commando dei combattenti è stato suddiviso in due campi, uno a nord e uno ad est", continua Serenko il quale insiste sul fatto che per tutto questo tempo gli islamici non avevano dimostrato particolare interesse per l'Asia centrale.

"Gli afghani di Khorasan sono sempre stati eterogenei. Io li suddividerei in tre gruppi. Il primo è quello di chi davvero ha un legame con l'ISIS in Medio Oriente. Il secondo comprende i falsi sostenitori di al-Baghdadi che agiscono su ordine delle forze speciali locali. Al terzo gruppo appartengono i criminali che usano la bandiera nera dell'ISIS per arricchirsi", afferma l'esperto.

D'estate i talebani che continuano a vedere l'ISIS come la concorrenza hanno fatto saltare in aria il commando a nord. "Per i Paesi dell'Asia centrale i rischi erano legati al fatto che l'ISIS controllava parte delle vicine province a nord dell'Afghanistan. Ma dopo l'esplosione in questi territori la minaccia è scomparsa. Ora loro controllano solo la zona est del Paese. Chiaramente, potrebbero riprendere forza, ma non vale la pena di sovrastimare la minaccia", ritiene Serenko.

Commentando le dichiarazioni dei rappresentanti russi e kirghisi rilasciate durante gli addestramenti militari Issyk-Kul Antiterror-2018, l'esperto fa riferimento alla struttura dell'ISIS. "I militari spesso pensano che i terroristi debbano avere una base che coordini le operazioni delle cellule. Pensano, dunque, che sia necessario eliminare questa base per distruggere la minaccia alla radice. Ma oggi non c'è una base del genere. Le cellule dell'ISIS non sono legate le une alle altre. Sono uniti da un'ideologia e non da un organo di controllo", sottolinea Serenko.

Anche il vicedirettore dell'Istituto kazako di ricerche strategiche, Sanat Kushkumbaev, ha affermato che il pericolo non va sovrastimato.

"Quando vengono rilasciate dichiarazioni simili, è importante capire a che pro. Chiaramente, se il pericolo dell'ISIS si rivelerà grande, i Paesi dell'Asia centrale chiederanno aiuto al suo partner politico e militare chiave, cioè la Russia. I rischi e i pericoli uniscono gli alleati, ma non vanno usati come strumento per trattenere alcuni Paesi nell'orbita dei propri interessi", osserva Kushkumbaev.

L'esperto kazako insiste sulla tattica dell'Uzbekistan volta a neutralizzare le potenziali minacce in Afghanistan: "Tashkent sta tentando di risolvere il problema non bloccando la frontiera con l'Afghanistan. Al contrario, le autorità stanno cercando di aprire la frontiera per aumentare gli scambi economico-commerciali con il suo inquieto vicino e per sviluppare la rete infrastrutturale. Quindi, per la risoluzione del problema afghano l'Uzbekistan sta tentando la via economica".

Rimanere aggiornati nel contrasto dell'ISIS

Alcuni esperti della regione la pensano diversamente. Rustam Azizi, vicedirettore del Centro di studi islamici presso la presidenza della Repubblica del Tagikistan, è convinto che dopo la sconfitta sul fronte mediorientale i combattenti dell'ISIS cominceranno a rivolgersi verso la regione dell'Asia centrale.

"Le autorità di questi Paesi ribadiscono con frequenza che non ci sono e non ci saranno pericoli. Ma la tattica sta cambiando. Gli estremisti islamici arruolano i giovani, finanziano le cellule terroristiche. La situazione è lungi dall'essere stabile. Se nella regione fosse attivo anche solo un estremista, questo sarebbe sufficiente per far suonare un campanello d'allarme", ritiene Azizi.

L'esperto tagiko ritiene che la Russia ha le sue buone ragioni per stare in allerta. Ignorare il problema potrebbe solo portare a peggiorarlo.

Nagriza Muratalieva, docente presso la Kyrgyz Russian Slavic University di Bishkek, è concorde sul fatto che la vicinanza con l'Afghanistan rimane il fattore principale di pericolosità. "Parlando dei piani dell'ISIS di creare un califfato nei Paesi dell'Asia centrale, è importante tener presente la laicità dei Paesi della regione. Ma gli estremisti islamici potrebbero rafforzare l'influenza dell'estremismo religioso grazie ai propri centri di riferimento. Proprio per questo le autorità dei Paesi dell'Asia centrale dovrebbero tenersi al corrente dei fatti e cercare di contrastare queste minacce costantemente e non di tanto in tanto", conclude la politologa kirghisa.

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Daesh, Asia centrale
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