08:52 18 Ottobre 2018
L'inquinamento radioattivo in Brasile

Reportage sull’inquinamento radioattivo in Brasile

© Foto : Sueli Lina Moraes Silva
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31 anni fa nella città brasiliana di Goiania si è verificato una delle peggiori catastrofi radioattive nella storia dell’intera America Latina. Sputnik Mundo racconta la storia di questo tragico evento che ha sconvolto la vita di centinaia di abitanti del Brasile i quali non potevano nemmeno immaginare a quale pericolo fossero esposti.

Tutto cominciò con quella che sembrava una ragazzata. Due abitanti del luogo, Roberto dos Santos Alves e Wagner Mota Pereira, il 13 settembre del 1987 si sono intrufolati in una clinica abbandonata nella quale hanno trovato un apparecchio radiologico che hanno poi smontato.

Cercavano un materiale che potesse poi essere venduto, un metallo ad esempio. I due hanno portato una parte dell'apparecchio a casa di Alves dove hanno fatto i primi tentativi per aprirlo. La sera di quel giorno i due uomini cominciarono ad avere dei conati di vomito, ma pensarono che fosse successo perché avevano mangiato del cibo avariato. Dunque, continuarono con i loro tentativi di aprire il componente in questione che aveva la forma di una capsula.

Il giorno seguente Pereira cominciò a manifestare nuovi sintomi come giramento di testa e diarrea. Solo allora si accorse di avere una bruciatura su un braccio. Il 15 settembre andò a farsi visitare dal medico che gli consigliò di rimanere a casa e di riposare.

Nel frattempo, Alves continuò a provare ad aprire l'apparecchio. Riuscì ad estrarre la capsula dall'involucro nel quale si trovava. Poi il giorno 16 riuscì ad aprire un buco nella capsula con l'aiuto di un cacciavite. Proprio in quel momento vide un forte fascio di luce blu provenire dal cloruro di cesio arricchito con un isotopo radioattivo, il cesio-137.

"L'hanno aperta e hanno cominciato a sentirsi male. [...] Poiché Pereira aveva problemi di soldi e non poteva comprare dei farmaci, decise di vendere la capsula. La vendette a Devair", ha raccontato a Sputnik Mundo Sueli Lina Moraes Silva, direttrice dell'Associazione delle vittime del cesio-137.

Un fascio di luce mortale

Alves e Pereira hanno deciso di vendere i componenti dell'apparecchio radiologico il 18 settembre a una delle discariche locali. Il proprietario della discarica, Devair Alves Ferreira, fu attirato dal fascio di luce che proveniva dalla capsula.

Ferreira pensava che la sostanza all'interno della capsula potesse essere di valore. Quindi, se la portò a casa. Nel giro di alcuni giorni invitò a casa vicini e conoscenti per vedere la sconosciuta sostanza.

"Devair è uscito di casa la sera e, quando è tornato, ha visto quella strana luce. [...] La sostanza emanava una forte luce solamente quando c'era buio. Di giorno, infatti, non si vedeva. La luce lo incantò. Poi una sera portò la capsula a casa del fratello. Proprio così cominciò la contaminazione della sua famiglia e dei vicini", ha dichiarato Silva.

Uno dei conoscenti del proprietario della fabbrica riuscì ad estrarre una piccola quantità della sostanza con l'aiuto di un cacciavite. Il materiale estratto era una specie di granello dalle dimensioni di un chicco di riso. Ferreira, dunque, cominciò a distribuire il materiale ai suoi conoscenti. Praticamente nello stesso periodo sua moglie cominciò ad accusare sintomi anomali come la caduta di capelli ed emorragie interne. Poi la moglie cominciò a perdere le proprie facoltà mentali. In seguito si capì che era stata sottoposta a una dose pari a 5,7 gray, ovvero 570 rad, che è letale.

Il fratello di Devair Ferreira, Ivo Alves Ferreira, il 24 settembre portò a casa sua parte della sostanza e la depositò sul pavimento. Fu la figlia di 6 anni, Leide das Neves Ferreira, a notare il fascio di luce proveniente dalla sostanza radioattiva. Si cosparse parte del materiale radioattivo sul corpo e andò a farsi vedere dalla madre. La madre utilizzò nella preparazione di un pasto una piccola quantità di cibo sul quale era finita la sostanza contenente cesio-137.

Leide fu sottoposta a una dose di 6 gray, ovvero 600 rad (dose letale). La bimba subì gravi danni ai polmoni e ai reni, emorragie interne e perdita di capelli. Morì un mese dopo l'incidente in uno degli ospedali di Rio de Janeiro. Fu sepolta nella sua città natale in una tomba di piombo poi ricoperta dal cemento.

Devair Ferreira vendette la sostanza ad un'altra discarica il 25 settembre. Nel frattempo sua moglie, Gabriela Maria Ferreira, cominciò a notare che come lei molte altre persone cominciavano ad accusare strani sintomi.

Tre giorni dopo aver venduto la sostanza (due settimane dopo il ritrovamento della capsula), la donna portò via dalla seconda discarica la sostanza e prese l'autobus diretto verso un ospedale dove mostrò il materiale radioattivo a un dottore. Il medico ipotizzò che la sostanza emanasse una radiazione. Più tardi questo venne confermato da uno specialista. Dopodiché vennero informate le autorità locali. "Gradualmente fu chiaro cosa era successo a quella famiglia. [...] Andarono dal medico e il 28 settembre dissero loro che erano radiazioni", afferma l'intervistata.

Vittime dimenticate

Le autorità presero misure tempestive per ripulire la zona contaminata. In particolare, in alcuni casi eliminarono lo strato superficiale del terreno, controllarono attentamente la casa in cui si trovava la sostanza radioattiva. Tutti gli oggetti al suo interno vennero confiscati e identificati come oggetti contaminati.

Nei locali della casa gli esperti raccolsero la polvere radioattiva con l'aspirapolvere. In seguito alcuni edifici contaminati vennero demoliti.

L'operazione di purificazione della zona contaminata fu complicata dal fatto che la sostanza si era facilmente dispersa in acqua. Vennero dunque raccolte alcune tonnellate di rifiuti radioattivi che saranno una minaccia per l'ambiente per molti decenni a venire. Questi rifiuti furono conservati in una zona appositamente creata.

Circa 112.000 persone vennero esaminate nello stadio olimpico di Goiania. 249 erano state sottoposte ad elevati livelli di radiazioni. In particolare, in 120 di loro sono state trovate particelle radioattive sui vestiti e in 129 sono state identificate tracce di contaminazione diretta, cioè sul corpo.

"Oggi abbiamo soprattutto persone con la pressione alta o con il diabete, ma anche persone che hanno altri problemi di salute. Non tutti lo dicono, ma sappiamo che sono molti ad avere problemi simili", ha osservato Silva.

Dopo l'incidente le autorità brasiliane hanno offerto supporto medico alle persone colpite. È stato anche creato un Centro di aiuto ai cittadini colpiti dalle radiazioni (Centro de Atención a los Afectados por la Radiación). Al momento il Centro suddivide i pazienti in tre gruppi.

Nel primo gruppo rientrano le persone sottoposte a una radiazione superiore a 20 rad. Nel 2017 erano 94 persone. Al secondo gruppo appartengono le persone che hanno ricevuto una radiazione inferiore a 20 rad: nel 2017 88 persone. Del terzo gruppo fanno parte i lavoratori che erano impegnati nell'area contaminata e i cittadini che vivevano nelle vicinanze dell'epicentro (nel 2017 erano 959).

"[Il governo brasiliano] ha aiutato le vittime dell'incidente, si è preso cura di loro stanziando aiuti. Ma si sono dimenticati del terzo gruppo, cioè di quelle persone che lavoravano lì come medici, infermieri, ecc. Anche loro, infatti, sono stati contaminati", ha dichiarato la direttrice dell'Associazione per le vittime del cesio-137.

Molti di coloro che hanno sofferto per l'azione delle radiazioni in quell'incidente sono ancora oggi oggetto di discriminazione.

"La discriminazione esiste ancora oggi. Alcune delle vittime vivono nella periferia della città e tutti sanno di loro. Vedono uno di loro e non lo fanno entrare in casa per paura che sia ancora contaminato. Tutto questo perché è una vittima del cesio-137. Sono molti i tipi di discriminazione", ha spiegato Silva.

"Non sappiamo quale sarà il nostro futuro. Sono passati 30 anni e solo ora si cominciano a vedere le conseguenze. Le persone colpite direttamente sono state chiare sin da subito e le abbiamo aiutate. Ma non possiamo prevedere cosa succederà alle persone che non hanno ottenuto aiuti in maniera tempestiva, in particolare quelli del terzo gruppo. La maggior parte di loro presenta forme di tumori", ha concluso Silva.

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