19:47 23 Ottobre 2018
Valentina Lisitsa

Pianista ucraina di fama internazionale: "la mia anima è russa"

CC BY-SA 3.0 / Michael von Aichberger / Pianist Valentina Lisitsa during an interview in Leiden, Netherlands
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La famosa pianista Valentina Lisitsa ha parlato con Sputnik Repubblica Ceca dell'ambizione polacca, del nazionalismo ucraino e del Boeing malese.

Valentina Lisitsa è una pianista ucraino-americana di fama mondiale. È diventata nota attraverso il suo canale YouTube, sottoscritto da circa 500.000 persone.

Nell'aprile 2015, la pianista è stata espulsa dalla Toronto Symphony Orchestra per aver parlato male delle azioni delle autorità di Kiev su Twitter, che, tuttavia, non ha influenzato la sua fama mondiale come artista. Il recente concerto a Praga, dove Lisitsa è stata applaudita dal pubblico in piedi, ne è la prova. Ma la politica continua a interferire nella sua vita. Prima dell'esibizione, diverse dozzine di persone hanno organizzato un'azione di protesta nella sala concerti, distribuendo agli spettatori volantini che raccontavano dell'attività "pro-Putin" di Lisitsa.

Avrà sentito che alla fine di maggio l'ambasciatore ucraino nella Repubblica Ceca ha pubblicato un appello su una testata locale su internet per cancellare il suo concerto. Le capita spesso di subire tali pressioni a causa della sua posizione filo-russa?

Sì, ho saputo di questo fatto deplorevole, mi è stato detto dai miei fan cechi. In generale, la situazione non è divertente. In tutti gli stati che si rispettano, le ambasciate rappresentano il loro paese all'estero nella migliore luce e proteggono i loro cittadini. E poi si scopre che l'ambasciatore del mio paese sta cercando di punirmi. Le persone che comprano i biglietti non vanno ad ascoltare una separatista filo-russo, ma, citando la stampa, vanno ad ascoltare "una pianista ucraina di spicco che ha raggiunto la fama mondiale". Che tipo d'immagine dell'Ucraina crei questo comportamento, è doloroso persino discuterne. L'opinione dell'Ucraina in Europa e in generale in tutto il mondo è la seguente: qui c'è una specie di guerra, Chernobyl, povertà, lavoratori migranti, rifugiati. Questo è molto triste.

Ha detto che dopo l'orchestra sinfonica di Toronto ha disdetto il tuo contratto con lei, "c'erano molte persone che francamente hanno detto di non appoggiare la mia posizione civica, a cui non piace Putin, che amano l'Ucraina, ma che si vergognano del Canada e per la libertà di parola". Come valuta la situazione della libertà di parola nel mondo?

Molto è cambiato in questi quattro anni, e direi, sfortunatamente, la situazione è peggiorata in maniera  catastrofica. E non è tanto che la campagna organizzata per creare l'immagine dell'onnipresente "nemico russo" tra gli abitanti della città che sta dando i suoi frutti. Peggio ancora, le persone hanno sempre più paura di esprimere le loro opinioni in ogni occasione. Anche apparire neutrali in relazione al prossimo nemico, nominato da questi nuovi organizzatori dei "due minuti di odio", è già, se continuiamo a citare Orwell, uno "psicoreato". E, naturalmente, anche le "sparizioni" completamente orwelliane, quando una persona con tutti i suoi pensieri, affermazioni, discutibili o meno, vengono semplicemente rimosse dai social network. C'era un uomo, ora non c'è più l'uomo.

Quanto spesso vede delle fake news su di lei?              

Sono ingenua, ho creduto che i reportage dei media mondiali da Maidan fossero stati un errore innocente, un fraintendimento della lingua. Io, come molti altri utenti del social network, mi sono precipitata ad aiutare, a tradurre articoli, video… Più tardi mi resi conto che stavo solo impedendo ai media di diffondere notizie false, ed io stessa sono diventata un obiettivo di fake news. Di cosa non sono stata accusata: di razzismo e antisemitismo, di odio contro le persone con disabilità, di minacce contro la NATO. Mi hanno persino accusata di aver esultato sui social network per la morte dei passeggeri del Boeing malese.

Tutti i media olandesi, come sotto il controllo di una bacchetta invisibile, hanno pubblicato lo stesso giorno queste accuse mostruose. I miei amici e colleghi olandesi si sono allontanati, i miei dischi sono stati rimossi dalla playlist della compagnia aerea KLM, ho ricevuto minacce e maledizioni dall'olandese medio. Alle più violente, ho risposto con uno screenshot delle mie condoglianze. Persone che un minuto prima auguravano al mio bambino una morte terribile, si sono scusati, e hanno chiesto: "com'è possibile, dovremmo credere ai nostri media?".

Solo una settimana dopo, ripeto, uno, un giornale olandese, ha pubblicato se non una ritrattazione, ma almeno la domanda con il titolo "Ha pubblicato davvero un tweet del genere?"

Lei è nata in Ucraina, e si definisce una pianista americana, mentre sostiene la popolazione russa nel Donbass e si esibisce in concerti là. Come si sente riguardo alla sua nazionalità?

Prima degli eventi che hanno scioccato l'Ucraina nel 2013-14, non pensavo seriamente alla mia identità nazionale. In me ritrovo molto l'ambizione polacca, la testardaggine, l'amore folle per la terra ucraina, per il duro lavoro, l'inimitabile "forse" russo. Tutto ciò mi ha aiutato a raggiungere quel successo che ho avuto nella mia vita. E poi è arrivata la guerra. E mentre i purosangue ucraini mi rimproverano del mio sangue russo, mi sono ricordato di una storia che avevo dimenticato da tempo, di mia madre da piccola nascosta in una buca scavata dal nonno nel campo, mentre i polacchi venivano sgozzati. Come mio padre tenendo per mano mia nonna, camminava per le strade di Kiev senza documenti, e sia finito in una delle retate di Babi Yar (massacro ad opera dei nazisti e dei collaborazionisti ucraini contro la popolazione locale vicino Kiev). Questo per dei sospetti capelli ricci. I documenti furono poi trovati, ma mio padre fu testimone di quello che successe. Sono andata alla migliore scuola di musica di Kiev, e oggi lungo le strade della Babi Yar, è stato costruito un parco, dove passeggiano madri con le carrozzine, dove i bambini giocano con le slitte e si portano a spasso i cani… Io che avevo sentito le storie dagli adulti avevo una paura spaventosa di andare lì. E quando ci andavo, pregavo per coloro che erano morti lì. Pioniera, figlia di atei convinti, inventavo preghiere e pregavo per loro. Per dieci anni…

Lo storico tedesco Karl Deutsch ha così formulato ciò che una nazione è: un gruppo di persone unite da uno sguardo errato sul loro passato e dall'odio nei confronti dei loro vicini. Come guardare nello specchio. L'Ucraina, rifiutando i propri successi solo perché raggiunti "con i russi", presenta storie sempre più fantastiche sul suo passato. Come alcuni dicono: "gli ucraini vivevano pacificamente e non sapevano di avere un nemico, finché non sono arrivati gli americani e glielo hanno spiegato". Non ho nulla in comune con queste persone e non mai lo avrò. E non importa se io abbia questo o quel sangue, non si tratta del sangue, ma dell'anima. Come anima appartengo al mondo russo, quindi sono russa.

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