19:48 23 Ottobre 2018
A view of the snowy peaks of the Spitsbergen (Svalbard) archipelago

Grande pericolo per le isole Svalbard!

© Sputnik . Alexander Kovalev
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In uno degli arcipelaghi più a nord del mondo, le Svalbard, comincia a fare molto caldo per la seconda volta in un secolo. Il permafrost si sta sciogliendo. Questo provoca molti problemi per le attività antropiche. Gli scienziati ritengono che la causa di questo fenomeno sia il cambiamento climatico del pianeta.

Ghiacci sensibili

"D'inverno durante il periodo di surriscaldamento c'è un tempo piovoso che porta allo scioglimento dei ghiacciai. Due valanghe di neve hanno già colpito un quartiere residenziale di Longyearbyen. Parte delle strade è chiusa perché il terreno è smottato e cadono pietre. In alcune abitazioni si sono formate delle crepe, la gente si è trasferita altrove", ha spiegato a Sputnik Aleksey Marchenko, dottore di ricerca in scienze matematiche e fisiche e professore presso il Centro universitario delle Svalbard.

Nell'ultimo anno lo scienziato ha passato sull'arcipelago 6 mesi in tutto e ha osservato importanti cambiamenti verificatesi in questo periodo di tempo. Secondo lui i ghiacciai retrocedono e questo è visibile in base al loro lato frontale, cioè quello che scende verso valle. Una visione verticale permette, inoltre, di osservare la presenza di numerose crepe e fratture.

Aleksey Marchenko tiene sotto controllo gli iceberg che potrebbero rappresentare una minaccia per la navigazione. Il fatto è che in questa area di Mare di Groenlandia il turismo è ormai piuttosto attivo. A causa dello scioglimento della banchisa le normali imbarcazioni possono arrivare in zone prima inaccessibili. Tuttavia, la nave non avvezza a navigare in quelle zone può subire danni provocati anche da un pezzo di ghiaccio spesso solo alcuni metri.

Caldo e freddo

Le Svalbard sono bagnate ad est da una corrente fredda proveniente dal Mar Glaciale Artico. Di fatto si tratta di un fiume di pezzi di ghiaccio che si muove alla velocità di 1,5 metri al secondo.

A occidente l'arcipelago è bagnato dalla corrente salta calda dell'Atlantico grazie alla quale nelle Svalbard occidentali anche d'inverno non tutte le baie si congelano, si verificano bruschi aumenti di temperatura e cadono piogge torrenziali. Non a caso l'arcipelago situato a soli 1000 km dal Polo Nord è chiamato il "paradiso artico".

Le Svalbard sono sopravvissute a tutte le ere geologiche. 400 milioni di anni fa l'arcipelago era ricoperto da giganti felci e altre piante erbacee che si sono trasformate nel tempo in ricchi giacimenti di carbone bituminoso. Nel Mesozoico qui abitavano giganti folidoti. Più tardi nelle foreste tropicali dell'arcipelago sono comparse bestie selvatiche e specie di uccelli.

Negli ultimi millenni le Svalbard sono state ricoperte da una corazza di ghiaccio che si è conservata fino ad oggi quasi interamente. Durante la Piccola era glaciale del XVII-XIX secolo l'arcipelago registrò temperature più fredde. Solamente verso il 1920 la temperatura cominciò a risalire. Dalla fine degli anni '80 la temperatura atmosferica media sta velocemente aumentando.

Alla difesa dell'Artico

"Sfortunatamente, i ghiacciai si stanno sciogliendo. Anche il permafrost che negli ultimi anni sembrava stabile sta subendo dei cambiamenti", afferma Nikolay Osokin, glaciologo, dottore di ricerca in scienze geografiche, vice-direttore dell'Istituto di Geografia presso l'Accademia Nazionale russa delle Scienze e coordinatore della spedizione glaciologica sulle Svalbard.

Secondo lui, lo stato superiore del permafrost, quello più attivo, ha cominciato durante i periodi caldi a sciogliersi più velocemente, mentre in estate non è in grado di congelare di nuovo.

"Ciò significa che si possono creare dei talik, cioè strati di terreno ghiacciato che per alcuni anni non si disgelano. Questo fenomeno è legato a inverni più caldi e a una maggiore quantità di neve che funge da isolante. I talik sono un pericolo per la solidità degli edifici residenziali e agricoli", continua l'esperto.

Il ghiacciaio più grande delle Alpi
© REUTERS / Denis Balibouse
L'Istituto di Geografia dell'Accademia Nazionale russa delle Scienze studia le Svalbard sin dal 1964. Di recente dall'arcipelago è tornata l'ennesima spedizione. Gli studiosi hanno osservato che la superficie dei ghiacciai perderà interamente la propria neve entro la metà dell'estate e, quindi, comincerà a sciogliersi il ghiaccio pluriennale.

"Nel prossimo decennio molti grandi ghiacciai potrebbero ridursi, lasciando libere delle vallate e concentrandosi solo sui pendii delle montagne", prevede Osokin.

I ricercatori stanno rilevando anche le emissioni di anidride carbonica dal terreno. Questo è, infatti, uno degli elementi principali per l'aumento dell'effetto serra: la quantità di CO2 che rilascia nell'atmosfera il terreno rovinato dall'azione antropica può raddoppiare o anche triplicare.

Le Svalbard si trovano nella zona più occidentale della regione dell'Artide russa, sottolinea il glaciologo. La regione è molto sensibile ai cambiamenti climatici e funge da precursore di quei processi che poi si manifestano più a oriente, ad esempio nella Terra di Francesco Giuseppe e nella Terra di Nicola II.

Le oche seguono il caldo

Al posto dei ghiacciai sempre meno estesi delle Svalbard si stanno formando delle tundre artiche con una moltitudine di laghi, stagni e rigagnoli spesso temporanei. Tra il 2014 e il 2015 un team internazionale di studiosi ha studiato la fauna di questi nuovi e vecchi bacini d'acqua.

I partecipanti allo studio hanno scoperto che a causa del cambiamento climatico i bacini d'acqua superficiali si riscaldano, l'estate si allunga e si pongono le condizioni per il popolamento dell'arcipelago con specie di fauna più tipicamente meridionali.

Ma non si osserva ancora un'invasione di organismi termofili. Nei bacini idrici delle Svalbard continuano a vivere le specie europee che più si sono adattate a vivere al freddo oppure le specie con un ciclo vitale molto breve le quali riescono a crescere a luglio e ad agosto, spiega a Sputnik la coautrice dello studio Elena Chertoprud, collaboratrice del dipartimento di Idrobiologia presso la facoltà di Biologia dell'Università Statale di Mosca Lomonosov.

Una conseguenza indiretta del riscaldamento è l'aumento del numero di oche che volano fino alle Svalbard per pascolare sulla tundra libera da ghiaccio e pietre, osservano i ricercatori. Gli escrementi degli uccelli arricchiscono l'ambiente di sostanze minerali che, a loro volta, influenzano i processi biogeochimici naturali.

Simili comunità di animali sono un esempio lampante dei cambiamenti che interessano un habitat. Tuttavia, le Svalbard in tal senso non sono ancora studiate a sufficienza. Sarebbe necessario un lavoro di monitoraggio pluriennale sugli elementi vitali e non dell'arcipelago. Questo permetterebbe alla popolazione locale di adattarsi alle nuove sfide climatiche.

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ghiaccio, Artico
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