09:29 18 Ottobre 2018
Le esercitazioni antiterroristiche congiunte in Tagikistan

Islamisti russi in Asia centrale minacciano l’Occidente

© Sputnik . Alexey Kudenko
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La disfatta dell’ISIS in Siria e in Iraq è una vittoria sulla struttura dell’organizzazione e non sulla sua ideologia. Il centro di influenza dei terroristi si sta gradualmente spostando in Asia Centrale: le cellule terroristiche di questa regione sono responsabili degli attentati in Europa e negli USA.

Sputnik ha cercato di capire quale sia la ragione della sopravvivenza degli islamisti.

Tutte le strade portano a Norak

A fine luglio in Tajikistan, nel distretto di Danghara, sono morti 4 ciclisti stranieri: sono stati avvicinati da un'automobile e poi aggrediti con dei coltelli. Questo è indubbiamente un atto terroristico. Ed è stato rivendicato dall'ISIS. Ma a Dushanbe questa rivendicazione è stata ignorata e la colpa è stata data al Partito della Rinascita Islamica, messo al bando dal governo. È stato interrogato uno dei terroristi sopravvissuti. A Norak, città natale dei criminali, sono state effettuati arresti e perquisizioni. Secondo Maria Berezina, viaggiatrice russa che si trovava nelle vicinanze al momento dell'accaduto, hanno arrestato più di 200 persone. La polizia ha spiegato agli abitanti del luogo che tutte le persone fermate avevano avuto contatti con i terroristi alcuni giorni prima dell'attacco.

"Dopo l'attacco sono andata con un amico al mercato di Norak. Mentre facevo la spesa, lui ha chiesto se un gruppo di ragazzi all'ingresso principale del mercato aveva da accendere. I proprietari dei banchi gli hanno gridato contro. Mi hanno spiegato che si tratta di fanatici religiosi e che è meglio tenerli lontani", racconta a Sputnik Maria. Al tempo stesso, però, Maria non ha percepito nessuna particolare minaccia, si sentiva al sicuro.

Ma gli avvertimenti degli abitanti di Norak non sono legati solamente al recente attacco dei turisti stranieri. I sospetti che in città operino cellule terroristiche islamiche sono sorti già tre anni fa. Allora nella piazza centrale della città qualcuno ha issato la bandiera nera dell'ISIS. Gli organizzatori del fatto sono stati trovati subito. Erano tutti abitanti del luogo di età compresa tra i 20 e i 40 anni che avevano giurato fedeltà al gruppo terroristico. Ma le autorità, come nel caso dei turisti, hanno dichiarato che di questa faccenda era responsabile l'opposizione radicale tajika.

La primavera dello scorso anno un camion si è scagliato a tutta velocità contro la folla nel centro di Stoccolma. Il conducente, non gravemente ferito, ha tentato di fuggire dalla città, ma è stato fermato. Era Rakhmat Akilov, cittadino tajiko che già da alcuni anni viveva nella capitale svedese. Durante l'interrogatorio ha ammesso di aver eseguito gli ordini di alcuni esponenti dell'ISIS: Abu Osama Noraka, Abu Dawud e Abu Fotima. Il nome Noraka ha suggerito agli inquirenti che il principale organizzatore dell'atto terroristico potesse essere originario della città tajika di Norak.

Quattro mesi dopo Abu Osama Noraka è comparso nei fascicoli dei servizi segreti russi dopo che a Mosca sono stati sventati gli attacchi terroristici alla metropolitana e ai centri commerciali. I servizi segreti russi hanno fermato tre loro complici, anch'essi cittadini di Paesi dell'Asia Centrale.

Il complice di Noraka, Abu Dawud, implicato dell'organizzazione dell'attentato di Stoccolma, è un cittadino tajiko. E fa parte dell'ISIS dal 2014. Il terrorista che ha attaccato gli abitanti di Stoccolma ha dichiarato che sono stati i suoi "maestri" a dirigere l'operazione dalla Siria e dall'Afghanistan. Tutti loro sono al momento oggetto di indagini a livello internazionale.

Il referente di Sputnik in Tajikistan, studioso delle cellule terroristiche islamiche in Asia centrale, ritiene che l'attacco ai ciclisti, l'attacco terroristico di Stoccolma e le esplosioni sventate nella metropolitana di Mosca siano anelli di un'unica catena.

"Dopo ogni atto terroristico dietro al quale vi è la mano di cittadini tajiki le autorità fanno incursioni su tutto il territorio del Paese e fermano chi è entrato in contatto con i terroristi. Questo accade regolarmente a Norak. Probabilmente lì agisce una cellula islamica", ipotizza l'esperto che non esclude che i veri boss si trovino al di fuori dal Tajikistan.

Da membri dell'intellighenzia russofona a radicali

Gli abitanti di Norak e di altre città tajike intervistati da Sputnik non percepiscono ancora la presenza di grandi minacce da parte degli islamisti. Molti forniscono come spiegazione il fatto che nel Paese sono state rafforzate le misure di sicurezza. Inoltre, bisogna aggiungere che sin dai tempi dell'URSS la città era uno dei centri industriali in cui si concentrava l'intellighenzia tajika. Ma dopo la caduta dell'URSS il settore industriale si è bloccato.

"Grandi aziende in piccole città-fabbrica come Norak erano il collante del tessuto sociale cittadino. L'interruzione della loro attività portò a un elevato livello di disoccupazione. Le persone che si ritenevano parte dell'intellighenzia sovietica rimasero con niente in mano. Molti si diedero alla religione. Anche i giovani attraversarono una difficile crisi d'identità", spiega Rustam Azizi, vice-direttore del Centro di Studi Islamici presso la Presidenza della Repubblica del Tajikistan.

Questo centro serve a riabilitare nella società chi è tornato dalla Siria e dall'Iraq dopo essersi reso conto della depravazione dell'ideologia dell'ISIS. Discutendo con i giovani influenzati dagli islamisti, Azizi smentisce lo stereotipo per cui tra le fila del gruppo terroristico vi siano persone non istruite. Stando alle sue osservazioni, la maggior parte degli arruolati dall'ISIS è russofona. E quasi tutti hanno una laurea.

"Di recente si è rivolto al nostro centro un ragazzo tornato dal Medio Oriente. Aveva studiato all'Università nazionale ed era uno degli studenti migliori. La sua è una buona famiglia russofona. Ma si sentiva marginalizzato, i suoi coetanei poco istruiti non erano di suo interesse, quindi si è rivolto alla religione ed è stato fagocitato dai radicali", continua Azizi.

Tuttavia, la sociologa Alla Kuvatova, docente presso l'Università russo-tajika, non è concorde sul fatto che in queste "città-fabbrica" i giovani siano più religiosi che nella capitale. Kuvatova invita a non ingigantire la minaccia rappresentata dalla radicalizzazione.

"L'attrazione per la religione è una tendenza che ha avuto inizio negli anni '90. Passando all'islam molti non hanno capito a pieno cosa voglia dire essere musulmani. Ma ora la religione è alla moda. Di recente tra i giovani tajiki è stato condotto un sondaggio dal quale è emerso che il libro per loro più popolare è il Corano. È molto frequente anche andare alla moschea. I docenti universitari devono controllare che gli studenti il venerdì, giorno sacro per i musulmani, siano a lezione e non alla moschea. Ma gli studenti universitari sono comunque meno sottoposti all'eccessiva influenza della religione", afferma Kuvatova a Sputnik.

L'arruolamento dei giovani nelle fila delle organizzazioni terroristiche islamiche si fa per la maggior parte attraverso i social media e i messaggi privati online. Per questo dopo l'attacco ai ciclisti è stato limitato in tutto il Tajikistan l'accesso a queste piattaforme. Andrey Serenko, collaboratore del Centro di studi dell'Afghanistan contemporaneo ed esperto di organizzazioni islamiste, ritiene che bloccare la Rete non abbia senso.

"L'ideologia dell'ISIS al momento è accessibile ovunque. Oltre ad Internet, gli islamisti stanno diffondendo informazioni in maniera massiccia e stanno stampando anche alcune pubblicazioni nelle quali scrivono che non bisogna aspettare le condizioni migliori per la creazione del califatto, ma bisogna agire hic et nunc. Da qui la tattica degli attacchi terroristici isolati. L'ideologia dell'ISIS si sta trasformando in una sub-cultura. Le loro cellule in Asia centrale agiscono secondo il principio della rete e non sono collegati fra di loro a livello organizzativo".

Il migrante diventa fondamentalista

Gli attacchi terroristici in Europa, USA e Russia non di rado sono compiuti da cittadini tajiki e di altri Paesi dell'Asia centrale. A gennaio dell'anno scorso Abdulkadir Masharipov, cittadino uzbeko, ha aggredito alcune persone nella discoteca Reina di Istanbul. Tre mesi dopo, l'attentatore suicida Akbarzhon Jalilov ha posizionato dell'esplosivo nella metropolitana di San Pietroburgo. Era di nazionalità uzbeka, ma nato e cresciuto nella città kirghiza di Osh. Oltre alla cittadinanza kirghiza, aveva anche il passaporto russo. A novembre Sayfullo Saipov, cittadino uzbeko trasferitosi negli USA, ha rubato un furgone e si è lanciato sui pedoni a New York.

È stato l'ISIS a rivendicare tutti questi attacchi terroristici. I criminali hanno affermato di aver agito su ordine dei loro "maestri". Dopo il crollo delle strutture principali dell'ISIS in Siria e in Iraq è difficile dire quanti cittadini dell'Asia centrale vi siano tra le loro fila. Stando ai dati degli scorsi anni il loro numero avrebbe raggiunto i 5000. Gli esperti ritengono che siano in realtà molti di più.

"I cittadini dei Paesi dell'Asia centrale sempre più spesso non vengono arruolati nei loro Paesi d'origine dove le autorità reprimono quest'attività, ma all'estero. Il principale canale di arruolamento è la migrazione per motivi lavorativi. Nei Paesi di destinazione i migranti finiscono in un ambiente cosiddetto transislamico. Cominciano a dialogare con i fondamentalisti e questi li convincono che l'unica verità è l'ISIS e che il resto non è giusto", afferma Hursand Hurramov, direttore del Centro giovanile di ricerca Vostok a Dushanbe.

L'esperto ritiene che la ragione principale dell'interesse manifestato dai giovani verso l'islamismo vada ricercato non tanto nella religione quanto piuttosto nelle condizioni socio-economiche e politiche.

"Non è possibile vincere il fanatismo islamico con le armi e le bombe. È necessario cambiare la percezione della religione, risolvere i problemi economici, creare una ideologia al passo con i tempi. Ma per adesso in molti dei Paesi in cui vengono arruolati i combattenti dell'ISIS si combattono le conseguenze del problema e non le cause", sottolinea l'esperto.

Con lui concordano anche altri esperti intervistati da Sputnik. In particolare, tutti sono d'accordo sul fatto che, se non si risolve il problema delle cellule terroristiche oggi, dopo la vittoria definitiva sull'ISIS in Siria il gruppo rinascerà in altre regioni. 

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Tags:
migrazione, fondamentalismo, islamisti, Afghanistan, Russia, Tagikistan
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