15:36 19 Novembre 2018
Incendio boschivo

Ci attende una catastrofe: 152mila morti all’anno per il clima

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Sputnik vi spiega in che misura le stime degli esperti russi coincidano con quelle dei loro colleghi all'estero e quali siano le calamità naturali che maggiormente minacciano l'umanità.

Siccità, inondazioni, trombe d'aria, incendi boschivi: la settimana scorsa il Ministero russo delle Risorse Naturali e dell'Ambiente ha presentato per la prima volta le previsioni relative alle possibili conseguenze del riscaldamento climatico per la Russia. Sputnik vi spiega in che misura le stime degli esperti russi coincidano con quelle dei loro colleghi all'estero e quali siano le calamità naturali che maggiormente minacciano l'umanità.

Siccità e inondazioni

La Russia si sta riscaldando più velocemente del resto del pianeta: le temperature medie annuali tra il 1976 e il 2017 sono aumentato di 0,45 gradi ogni decennio, si legge nel rapporto. A livello mondiale questo parametro è molto più basso: 0,18 gradi.

In altre parole, già entro la fine di questo secolo l'Emisfero boreale potrebbe subire un aumento di temperatura di 3-4 gradi. A prima vista, potrebbe non sembrare tanto. Tuttavia, gli studiosi di tutto il mondo ritengono questo cambiamento catastrofico.

"Nella storia della Terra c'è stato un periodo in cui la temperatura media era superiore di 2-3 gradi a quella attuale", spiega Helge Drange, professore dell'Università di Bergen, nell'articolo pubblicato dalla rivista norvegese Aftenposten. "Da allora sono passati più di 3 milioni di anni. Cioè stiamo facendo i conti con un clima che è del tutto sconosciuto per gli uomini di oggi".

La conseguenza più evidente del surriscaldamento globale è la siccità. Secondo i dati del Ministero dell'Ambiente, in molte regioni della Russia questo porterà alla "parziale (talvolta quasi totale) distruzione del raccolto".

Le siccità avranno conseguenze negative su "gusto e tipologie" di prodotti alimentari e frutta.

Diventeranno sempre più critiche le piene dei fiumi in primavera, soprattutto nell'Estremo oriente russo e nel Territorio di Krasnodar. Nelle regioni montagnose (Caucaso, Kamchatka, Sakhalin, Magadan) saranno più frequenti valanghe e lavine.

La maggior parte delle regioni russe sarà colpita da incendi boschivi.

Il riscaldamento rappresenta per i sistemi tecnologici una minaccia perché questi diventerebbero obsoleti più velocemente "a causa del maggiore effetto distruttivo delle mutazioni di temperatura e di umidità".

Inoltre, il Ministero dell'Ambiente prevede un aumento del numero di guasti sulle linee elettriche "a causa di temporali, raffiche di vento, trombe d'aria e altri pericolosi fenomeni meteorologici".

Il rischio di catastrofi antropiche aumenta in correlazione con lo scioglimento del permafrost. Questo potrebbe portare "al parziale e talvolta integrale danneggiamento di infrastrutture, edifici, tubature e opere ingegneristiche".

"Queste calamità saranno la causa di fenomeni negativi su vari livelli: economico, sociale, ecologico (es. inquinamento dell'ambiente dovuto a guasti degli oleodotti)", ammoniscono gli autori del rapporto.

Valutando l'influenza del surriscaldamento globale sulla salute della popolazione, il Ministero dell'Ambiente osserva un probabile incremento del tasso di mortalità degli abitanti delle grandi città nelle regioni centrali e meridionali della Russia in seguito alle ondate di caldo. I più colpiti saranno "in particolare gli over 65 e chi soffre di patologie cardiovascolari".

Si prevede anche un aumento dell'incidenza di gravi infezioni intestinali e parassitarie.

Sarà anche peggio

Tempo fa il Ministero dell'Ambiente nei suoi rapporti non prestava particolare attenzione al surriscaldamento climatico. Per questo, le stime del Ministero appaiono piuttosto contenute rispetto alle apocalittiche previsioni che di frequente vengono pubblicate all'estero.

In particolare, l'autorevole rivista medica Lancet ha reso noti i risultati di uno studio commissionato dalla Commissione europea a un team internazionale di studiosi, fra cui medici, demografi, climatologi ed esperti di altre discipline scientifiche.

Come base del documento è stata impiegata una statistica che copre 2300 calamità naturali legate al clima. Questi dati sono raccolti nella Banca dati europea delle emergenze e nella Banca dati statistica della maggiore agenzia di riassicurazione europea, la Munich Re.

Gli studiosi hanno impiegato le metodologie di analisi per analizzare grandi volumi di informazione, nonché le tecnologie di previsione più all'avanguardia. Sono riusciti a comprendere in che misura aumenterà in Europa il numero di queste calamità naturali (afa eccessiva, gelate, siccità, inondazioni, incendi boschivi e uragani). Ma la cosa più importante è il numero di vittime. I risultati si sono rivelati preoccupanti.

"La maggior parte (fino al 90%) dei rischi per chi vive in Europa saranno legati ai cambiamenti climatici", confermano gli esperti. "Questo è dovuto al fatto che il continente dovrà far fronte a importanti variazioni nella frequenza di fenomeni climatici estremi. In particolare, calamità naturali oggi molto rare si verificheranno con maggior frequenza, mentre anomalie climatiche poco pericolose con meno frequenza. Questo porterà a un generale aumento dei pericoli legati al tempo atmosferico".

Clima mortale

Un po' di numeri? Al momento ogni anno per catastrofi legate al clima muoiono circa 3.000 europei. Entro il 2040 questo parametro decuplicherà fino a raggiungere in media 32.500 (da 10.700 a 59.300 morti all'anno). Entro il 2070 aumenterà di 30 volte con una media di 103.300 all'anno (da 48.300 a 179.300 all'anno).

Verso la fine del secolo moriranno a causa di catastrofi naturali in media 152.000 persone (da 80.500 a 239.800), cioè 50 volte in più rispetto a oggi.

In Europa il numero di persone potenzialmente colpite dai capricci del tempo verso il 2040 crescerà dagli attuali 25 milioni a 78 milioni, verso il 2070 fino a 236 milioni e verso la fine del secolo fino a 351 milioni, cioè il 75% della popolazione del continente.

"Verso la fine del XXI secolo circa un terzo della popolazione dell'Europa settentrionale e praticamente tutti gli abitanti di quella meridionale saranno ogni anno sottoposti a pericoli legati al clima", si sottolinea nello studio.

Il principale killer dei prossimi decenni sarà il caldo afoso. Al momento in Europa ogni anno si registrano in media 2.700 casi di morte legati all'innalzamento della temperatura dell'aria.

Secondo le previsioni degli esperti questo numero crescerà in maniera esponenziale e verso la fine del secolo aumenterà del 5.400%, vi saranno cioè mediamente 151.500 casi di morte all'anno.

La seconda grande minaccia saranno le inondazioni: verso la fine del secolo si registreranno 233 vittime all'anno contro le attuali 6 (aumento del 3.780%). Questo riguarderà in modo particolare Slovenia, Irlanda, Norvegia, Portogallo e Gran Bretagna.

Gli incendi boschivi saranno responsabili in media di 57 morti all'anno (da 15 a 136), cioè 138% in più rispetto a oggi.

Il riscaldamento globale avrà anche conseguenze meno evidenti. In particolare, un gruppo di ricercatori americani ha recentemente pubblicato sulla rivista Science un articolo che fa riflettere in modo nuovo sui cambiamenti climatici.

Gli studiosi delle Università di Washington e di Standford confermano: l'aumento di 2 gradi della temperatura media terrestre porterà gli insetti a distruggere circa il 50% di grano, il 30% di mais e il 20% di riso.

"Il riscaldamento farà crescere il numero di insetti e anche il loro appetito", spiegano gli autori dell'articolo.

A farne le spese saranno prima di tutto le regioni a clima temperato. In Europa si prevede una crescita delle perdite dovute ad insetti nocivi del 75% e oltre. In Russia, uno dei maggiori produttori di grano, le perdite cresceranno del 10-16%.  

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