01:21 26 Settembre 2018
Jupiter's stormy atmosphere, photographed by Juno's JunoCam during the probe's eighth flyby.

Scienziati della NASA hanno scoperto “oceani d’acqua” su Giove

© NASA. NASA / SwRI / MSSS / Gerald Eichstädt / Seán Doran
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Per la prima volta i planetologi sono stati in grado di misurare la quantità d’acqua presente nella Grande Macchia Rossa di Giove e di confermare che negli strati inferiori della sua atmosfera è presente un’enorme quantità di acqua. Le loro conclusioni sono state presentate sull’Astronomical Journal.

"Quando abbiamo inviato la sonda Galileo su Giove, ci sono imbattuti per caso in un "deserto" particolare in cui non vi erano praticamente né ammoniaca né acqua. Questo ci ha portato erroneamente a pensare che queste sostanze non fossero presenti sul pianeta. Immaginatevi se gli extraterrestri arrivassero sulla Terra e atterrassero nel Mojave. Penserebbero che sul nostro pianeta non c'è l'acqua", spiega Gordon Bjoraker del Goddard Space Flight Center.

I segreti del quinto pianeta

Prima dell'arrivo sul pianeta della sonda Galileo la maggior parte dei planetologi pensava che nell'atmosfera del gigante di gas non vi fossero né ammoniaca né acqua. La sonda spaziale ha dimostrato per la prima volta che non è così. La sonda è riuscita a trovare tracce di queste sostanze negli strati superiori dell'atmosfera, nel cosiddetto strato nuvoloso. Ma al di sotto di tale strato Galileo ha scoperto grandi quantità di acqua e composti di azoto e idrogeno.

Il controllo dei dati raccolti da Galileo è stato reso più complicato dal fatto che Giove è circondato da una nuvola di elettroni e di altre particelle che impediscono lo studio del suo nucleo tramite i radiotelescopi. Ciò obbliga gli astronomi a ricorrere a espedienti di ogni tipo per osservare l'atmosfera di Giove alla profondità di alcune decine di chilometri.

Due anni fa Bjoraker e i suoi colleghi sono riusciti per la prima volta a oltrepassare quest'ostacolo studiando un nuovo metodo per l'elaborazione dei dati ottenuti a partire dai radiotelescopi terrestri durante le osservazioni del pianeta gigante. Gli scienziati sono riusciti a dimostrare che esiste davvero l'ammoniaca nella Grande Macchia Rossa e in altre zone del pianeta.

Gli scienziati hanno poi provato a penetrare più in profondità nell'atmosfera del pianeta utilizzando non comuni radiotelescopi, bensì loro analoghi a microonde, in grado di captare fasci di molecole anche a una profondità di 90-100 chilometri dalla zona superiore delle nuvole.

Un oceano segreto

Come hanno dimostrato questi rilevamenti, quasi l'intero strato inferiore delle nuvole di Giove è composto d'acqua e non contiene ammoniaca e altri composti organici presenti invece negli strati superiori dell'atmosfera.

Una simile scoperta, osservano i planetologi, conferma i rilevamenti di Galileo e ci dice che la maggior parte delle rappresentazioni contemporanee della composizione della Grande Macchia Rossa non corrispondono alla realtà.

In particolare, prima gli scienziati credevano che in questa zona l'acqua fosse presente solo "ai piedi" dell'uragano. Tuttavia, i rilevamenti di Bjoraker e dei suoi colleghi indicano che lì l'acqua è presente in maggior quantità e che essa penetra fino alla "cima" dell'anticiclone. Se così è, si può affermare che la principale massa d'aria presente nell'uragano si muove non in orizzontale, come si credeva, ma in verticale.

Questi e altri rilevamenti indicano che il nucleo di Giove contiene una quantità di ossigeno almeno due volte superiore a quella del Sole (con un margine di errore sulla differenza di massa) e molta più acqua del Sole.

Perché questo è importante? Come spiega Bjoraker, questa scoperta conferma l'ipotesi per la quale il pianeta gigante abbia un nucleo roccioso: in caso contrario, infatti, la sua composizione dovrebbe essere la stessa di quella del Sole. Se è davvero così o meno, lo scopriremo nel giro di poco tempo, non appena la sonda Juno compirà i primi rilevamenti avvicinandosi alla Macchia per l'ennesima volta.

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Acqua, spazio, Giove, Spazio
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