12:59 19 Settembre 2018
I jihadisti dell'ISIS hanno sconvolto le comunità yazida e cristiana nel nord dell'Iraq

Germania: ragazza incontra il suo vessatore dell’ISIS e rientra in Iraq

© AP Photo / Khalid Mohammed
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Pensava erroneamente di essere al sicuro in Germania. Ma poi la ragazza incontrò in Germania per strada l’uomo che l’aveva venduta. La polizia non è stata in grado di fare nulla contro il profugo. Allora la ragazza impaurita rientrò in Iraq. Ma anche là non è al sicuro.

Ora Ashwak e la famiglia vogliono andarsene in Australia. Uccisi, fatti prigionieri, schiavi, sottoposti a violenze, venduti: il destino degli Yazidi nei Paesi in cui spadroneggia il gruppo terroristico ISIS, è terribile. Le notizie delle violenze dei combattenti dell'ISIS su ragazze e donne Yazidi hanno portato la Germania ad accogliere nel 2016 un gruppo di 1100 donne.

Ashwak, che presto compirà 19 anni, è una di queste ragazze. Arrivata in Germania credendo erroneamente di essere al sicuro, ha vissuto lì la cosa peggiore che può accadere a una vittima. Ha incontrato Abu, il criminale, il vessatore che, stando al racconto di Ashwak, ora si trova in Germania in qualità di richiedente asilo.

"Un membro dell'ISIS non può arrivare in Germania così facilmente"

Ashwak racconta a Sputnik:

"Mi ha fatto prigioniera per tre mesi, poi mi ha venduta in Iraq. In seguito, ho lasciato tutto ciò che avevo in Iraq, ho lasciato la mia patria per dimenticare quell'uomo. E non avrei mai pensato di ritrovarlo in Germania".

Nel 2017 la ragazza si accorse che quell'uomo la seguiva. Riconobbe il suo volto, ma si convinse che non era possibile perché un membro dell'ISIS non può arrivare in Germania così facilmente. "Allora raccontai a mia madre di aver visto un uomo simile a quel membro dell'ISIS. Mia madre disse di non aver paura perché non poteva essere lui. In Germania non c'è l'ISIS", racconta la Yazidi.

"Sapeva tutto della mia vita in Germania"

Il 20 febbraio del 2018 la ragazza cominciò un periodo di prova in un salone di parrucchieri. Il giorno successivo alle 12 lo shock: quell'uomo ricomparve nella vita della ragazza. Ma questa volta lui passò all'azione. "Si avvicinò a me e mi disse: Posso chiederti una cosa? Io risposi: Prego. Lui disse: Sei Ashwak? Io dissi: No, non sono Ashwak. Chi sei tu? Lui disse: No, tu sei Ashwak e io sono Abu".

Poi l'uomo cominciò a parlare in arabo, ma Ashwak continuò a rispondere in tedesco e disse di non conoscere l'arabo. "Poi lui disse: Tu sei Ashwak. Io so dove vivi, con chi vivi, da quanto tempo sei in Germania e quale scuola frequenti. Lui sapeva tutto quello che facevo in Germania", racconta la Yazidi.

La ragazza raccontò dell'accaduto ai servizi sociali e poi al capo della polizia di Waiblingen. "Mi diedero un numero di telefono e dissero: Se incontri quell'uomo un'altra volta, devi chiamarci". La ragazza lo rivide altre due volte, la polizia effettuò un identikit del criminale. "Poi aspettai un mese e mezzo. La polizia non fece niente", racconta la ragazza. L'insegnante a cui la ragazza si rivolse disse: "Se in Iraq stai meglio, ritorna in Iraq. Se invece non è così, rimani qui e ti proteggeremo". La ragazza partì per l'Iraq.

Dall'Iraq Ashwak si è rivolta alla collettività con questo video:

"Non voglio più tornare in Germania"

Alla situazione verificatasi in Germania si aggiunse anche il fatto che le sue quattro sorelle sono state di recente liberate dalla prigionia e la ragazza voleva andare a far loro visita in Iraq. La collaboratrice dei servizi sociali disse ad Ashwak che sarebbe potuto rimanere in Iraq fino a 6 mesi. Poi sarebbe dovuta assolutamente tornare. Ma ormai Ashwak non parla nemmeno più di un suo possibile ritorno in Germania.

"Quando ho raccontato l'accaduto alle mie sorelle e a mio padre, lui ha detto che non vuole che io ritorni in Germania se quell'uomo si trova ancora là", racconta la ragazza che è in Iraq già da 4 mesi e deve ritornare in Germania entro ottobre. Ma lei ha deciso: "Qualunque cosa accada io là non ci torno. Non importa cosa succederà".

La ragazza vuole anche sottolineare che indipendentemente da questo incidente desidera ringraziare tutte le persone che hanno fatto qualcosa per lei.

"Non posso vivere nemmeno in Iraq"

Ayman, a boy from a minority Yazidi community, who was sold by Islamic State militants to a Muslim couple in Mosul, hugs his grandmother after he was returned to his Yazidi family, in Duhok, Iraq, January 31, 2017
© REUTERS / Muhammad Hamed/File photo
Ma anche rimanere in Iraq non è sicuro per la ragazza Yazidi. La ragazza vive con la famiglia a Baghdad, proprio la città dove vive la maggior parte della famiglia di quel membro dell'ISIS, racconta la ragazza. Parlando della sua famiglia di 77 persone, la ragazza dice che al momento 36 sono state liberate o vendute, ma "41 sono ancora imprigionate e non è possibile contattarle". "Ho davvero paura. Dobbiamo andarcene dall'Iraq, ma non possiamo andare in Germania". La ragazza sta pensando all'Australia. Due fratelli e una sorella di Ashwak già vivono là. La ragazza vorrebbe sopra ogni cosa trasferirsi con tutta la sua famiglia.

"Ad oggi l'identità del criminale non è stata stabilita", procura federale tedesca.

Nel frattempo, del caso si occupa la procura federale di Karlsruhe e ad oggi i risultati dell'indagine non fanno ben sperare: "Ad oggi non è stato possibile stabilire l'identità del criminale con un buon grado di sicurezza", ha comunicato il portavoce della procura federale a Sputnik. Ma il caso non è ancora chiuso.

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Tags:
rapimento, Daesh, Yazidi, ISIS, Germania, Iraq, UE
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