22:53 24 Settembre 2018
Ricostituzione di una casa di Vinča

La cultura di Vinča: chi creò la prima civiltà

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Una civiltà nasce solo dopo il passaggio all'agricoltura e/o all'allevamento, ma non ogni società agricola o dedita all'allevamento può essere definita civiltà.

Una civiltà come fase dello sviluppo di una società è caratterizzata da una serie di caratteristiche fra le quali quelli determinanti sono la presenza di città e della scrittura. La comparsa di questi fenomeni fa presupporre la presenza in una data società di attività produttive e di una suddivisione del lavoro. Una civiltà nasce solo dopo il passaggio all'agricoltura e/o all'allevamento, ma non ogni società agricola o dedita all'allevamento può essere definita civiltà.

Antiche scritture

All'inizio del XIX secolo la civiltà più antica del mondo era considerata quella egizia. In seguito, con la scoperta della scrittura cuneiforme sumera, fu questa civiltà mesopotamica ad essere considerata la più antica. I sumeri detennero questo primato fino agli anni '60. A metà del XX secolo cominciarono gli scavi archeologici della cultura di Vinča sui Balcani e nella regione del Danubio. Nel 1961 gli archeologi scoprirono in un villaggio della Romania delle tavolette di argilla su cui erano stati dipinti strani simboli.

Dopo che gli oggetti furono sottoposti a un'analisi al radiocarbonio, risultò che avevano circa 7500 anni. In seguito, oggetti con simboli simili furono trovati anche in altri villaggi della cultura di Vinča nella Grecia settentrionale (Dispilio), in Bulgaria (Gradeshnitsa), in Serbia e in altri Paesi vicini. Tutti gli oggetti furono creati tra il 5500 e il 4000 a.C. La cultura di Vinča fu la prima cultura in Europa che oltre all'agricoltura si occupò anche della lavorazione dei metalli.

Qui la metallurgia comparve più meno contemporaneamente a quella dei focolai di civiltà nel Medio Oriente e in modo indipendente da essi. Se si considerano i simboli ritrovati come un sistema di scrittura, allora questa cultura del Sud-est europeo sarebbe la prima civiltà della Terra comparsa 1500-2000 anni prima delle civiltà asiatiche. L'interpretazione dei simboli della cultura di Vinča è controversa.

Al momento non è chiaro di cosa si tratti. Per questo, anche la decodifica di quei simboli è impossibile. Alcuni ricercatori ritengono che si tratti di una scrittura sillabica. Altri sostengono che i simboli di Vinča siano pittogrammi, altri ancora che siano semplici appunti che non hanno significato al di fuori della ben precisa situazione in cui furono scritti. Ad ogni modo, leggerli per ora è impossibile poiché non ci è nota la lingua dei loro creatori e non esistono nemmeno iscrizioni parallele (bilingui) di quegli stessi testi in un'altra lingua nota. Del resto, solo questo metodo del confronto di testi bilingui ci ha permesso di leggere i geroglifici egizi e la scrittura sumera.

Da dove sono venuti e che fine hanno fatto gli abitanti di Vinča

La cultura di Vinča si è sviluppata sull'intero attuale territorio della Serbia e in parte anche su Macedonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Bosnia, Montenegro e Albania. Oggetti prodotti da questa civiltà sono stati rinvenuti anche in Moldavia e in Ucraina. Sull'appartenenza etnica di questa cultura sono state formulate diverse ipotesi, ma sono tutte più o meno infondate. L'archeologa americana Marija Gimbutas ha creato il concetto di "Europa antica" secondo il quale la cultura di Vinča e altre culture a lei contemporanee o anche più antiche e più recenti comparse in Europa costituiscono l'eredità di popoli scomparsi dalla faccia della Terra in seguito all'invasione degli indoeuropei.

Caratteri comuni dell'Europa antica erano il matriarcato e il culto della Grande Dea. I popoli dell'Europa antica non conoscevano la guerra e le disparità, vivevano in villaggi non protetti. Insomma, un secolo d'oro femminista interrotto dall'invasione degli illetterati e belligeranti barbari indoeuropei.

Gimbutas ritiene che prima della cultura di Vinča vi fosse la cultura di Çatalhöyük in Asia Minore. Là furono ritrovati i più antichi templi, città e altri segni di civiltà (eccetto la scrittura) della Terra. Tra l'altro, vi sono studiosi che interpretano i disegni rituali ritrovati a Çatalhöyük come una proto-scrittura. Anche l'archeologo britannico Renfrew e l'archeologo russo Safronov sono concordi nel considerare la cultura di Vinča come erede della cultura di Çatalhöyük, ma, a differenza della Gimbutas, considerano entrambe come pre-indoeuropee. Secondo Safronov, la cultura di Vinča non è scomparsa completamente. Molti suoi elementi culturali (es. il megaron come unità abitativa) sono passati direttamente in culture europee più tarde, in particolare in quella minoica.

Non è chiaro nemmeno il destino della scrittura di Vinča. Gimbutas, sviluppando la sua ipotesi per cui quella di Vinča sia proprio una scrittura, ritiene che l'antica scrittura lineare A cretese (ad oggi non sappiamo leggerla) sia lo sviluppo più tardo del sistema di segni di Vinča. Molti ricercatori non accettano la teoria secondo cui i simboli di Vinča rappresentino la prima forma di scrittura umana. Si concentrano sul fatto che Vinča era troppo poco sviluppata in altri ambiti e che i suoi abitanti non avrebbero potuto sviluppare la necessità di una sistema di scrittura. In particolare, la stratificazione sociale degli appartenenti alla cultura di Vinča era molto debole o assente: non conoscevano il concetto di città e pare che ancora non avessero delle autorità.

Tuttavia, bisogna considerare che non tutti i segnali di civiltà compaiono contemporaneamente o seguendo una rigida consequenzialità. Gli etnografi sono al corrente di casi in cui il concetto di proprietà compare in seguito alla nascita di attività produttive. La città di Gerico, la più antica in assoluto, nacque quando ancora i suoi abitanti raccoglievano erbe selvatiche.

Legami genetici a Vinča

L'archeologia non è ancora in grado di fornire una risposta univoca sulla provenienza di questa cultura e sulla fine che abbia fatto dopo. Forse, la genetica può aiutare? L'aplogruppo K di DNA mitocondriale è presente sia in rappresentanti della cultura di Vinča, sia di Çatalhöyük, sia di Lepenski Vir (cultura mesolitica dei Balcani precedente a Vinča). Altri aplogruppi di DNA mitocondriale di Vinča sono molto diffusi in Europa e in Medio Oriente. Uno di questi, l'U2, è stato trovato in quattro abitanti del villaggio russo Sungir vicino a Vladimir più di 30.000 anni fa.

L'aplogruppo del cromosoma Y più diffuso fra gli abitanti di Vinča è il G2. Ad oggi questo aplogruppo è concentrato prevalentemente nelle montagne del Caucaso. Durante il neolitico, periodo cominciato prima della nascita della cultura di Vinča, l'aplogruppo G2 era largamente diffuso tra gli abitanti del Vicino Oriente. Da qui i suoi portatori durante la "rivoluzione neolitica" si spostarono un po' ovunque, anche in Europa. La cosa interessante è che il subclade G2a2, di cui fa parte la quasi totalità degli abitanti di Vinča per ora studiati, oggi si incontra spesso nelle dinastie reali di Marocco e Giordania.

Ma la regione con la maggiore concentrazione di un altro aplogruppo del cromosoma Y, l'H, scoperto tra gli abitanti di Vinča è l'attuale India meridionale. Questo aplogruppo si ritrova largamente anche tra gli zingari (circa il 60%), i tagiki, i curdi e altri popoli di Indoari. Le ricerche paleogenetiche non confutano (ma non dimostrano nemmeno) la possibilità che i portatori della cultura di Vinča siano stati gli antichi indoeuropei. Avrebbero anche potuto essere membri della famiglia di semiti e camiti o di quella caucasica o ancora appartenere a una famiglia linguistica oggi scomparsa. 

Tags:
archeologia, cultura, Storia, Romania, Bulgaria, Grecia, Serbia, Balcani
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