09:43 21 Ottobre 2018
Pentagon Papers whistleblower Daniel Ellsberg attends on June 1, 2013 a demonstration in support of Wikileaks whistleblower US Army Private Bradley Manning at Fort Meade in Maryland.

Il mondo ha scampato il giorno del giudizio: confessa il creatore del piano nucleare USA

© AFP 2018 / NICHOLAS KAMM
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La storia della scelleratezza nell’epoca del nucleare è raccontata nel libro The Doomsday Machine: Confessions of a Nuclear War Planner edito Alpina Publisher. Sono i ricordi del grande uomo che nel 1971 pubblicò i Pentagon Papers sulla guerra del Vietnam.

Daniel Ellsberg, testimone diretto degli eventi, racconta dei pericoli e della scelleratezza della politica nucleare USA che di fatto non è mutata dai tempi della Guerra fredda. Sputnik pubblica frammenti del libro che svelano dettagli del piano che prevedeva di colpire preventivamente l'URSS e uccidere mezzo miliardo di persone.

L'uomo che sapeva tutto

"Non appena compii 30 anni, scoprii come poteva essere la fine del mondo", così Daniel Ellsberg descrive il giorno in cui nell'ufficio della Casa bianca vide un documento "riservato al presidente". In quel momento (primavera del 1961) il presidente era John Kennedy. Quel documento conteneva la risposta alla domanda per gli Stati maggiori riuniti che a nome del capo di stato aveva formulato Ellsberg in persona.

"La domanda era più o meno questa: "Se i vostri piani per una guerra nucleare universale andranno come programmato, quante persone moriranno in URSS e in Cina?" La risposta venne data con un diagramma. Sull'asse verticale erano indicate le perdite in milioni di persone e su quello orizzontale il tempo in mesi".

L'autore del libro ricorda che il numero più basso di vittime era di 275 milioni e nel giro di 6 mesi avrebbe toccato i 325.

Quarant'anni prima di WikiLeaks ed Edward Snowden, Ellsberg passò alla storia come l'uomo che rese di pubblico dominio i cosiddetti Pentagon Papers. Nel 1971 l'analista militare del dipartimento di stato degli USA e collaboratore della RAND Corporation (centro di analisi che aveva condotto le ricerche su commissione del governo degli USA) trasmise alla stampa informazioni segrete relative alle operazioni dei vertici dello stato durante la guerra del Vietnam. Per poco Ellsberg non venne imprigionato, ma la sua denuncia svolse un ruolo importante nell'interruzione delle operazioni militari e nell'impeachment del presidente Richard Nixon.

Ellsberg copiò i documenti non solo relativi al Vietnam, ma anche sulla minaccia di una guerra nucleare fra USA e URSS. Il caso volle che quei dati, confidati da Ellsberg al fratello affinché li custodisse, venissero persi dopo un terribile uragano. Nel suo libro Ellsberg ha raccolto tutto ciò che ormai è noto degli archivi del Pentagono, i suoi ricordi di grandi personaggi militari e politici del passato e suoi appunti del tempo. Il suo libro smentisce alcune credenze popolari.

Il numero delle vittime

Nel giorno in cui Ellsberg vide quel terribile diagramma alla Casa bianca, preparò un'altra domanda che avrebbe dovuto essere sottoposta agli Stati maggiori riuniti per la firma del presidente.

In quel documento venivano richiesti i dati delle perdite complessive dovute alle operazioni americane non solo nel blocco sino-sovietico, ma anche in altre nazioni.

"In linea con le previsioni complessive in Europa orientale sarebbero dovuti morire altri 100 milioni di persone. Le radiazioni avrebbero potuto uccidere 100 milioni di persone anche in Europa occidentale a seconda della direzione del vento (in linea di massima sarebbe dipeso dalla stagione). Ad ogni modo a seconda della stagione si prevedeva la morte di almeno 100 milioni di persone nei Paesi neutrali confinanti con il blocco sovietico e la Cina: Finlandia, Austria, Afghanistan, India, Giappone…", scrive Ellsberg.

Le radiazioni provocate dagli attacchi nucleari sui rifugi dei sottomarini sovietici a Leningrado avrebbero ucciso l'intera popolazione finlandese. Nel complesso le perdite del primo attacco americano all'URSS, ai Paesi del Patto di Varsavia e alla Cina erano stimate a 600 milioni di persone.

"In ultima analisi la nube (e non le precipitazioni radioattive, che sarebbero cadute principalmente nell'emisfero boreale) avrebbe avuto conseguenze disastrose: la nube e il fumo provenienti dai continui incendi in centinaia di città sarebbero rimasti nella stratosfera e avrebbero potuto non depositarsi per più di dieci anni. La nube si sarebbe estesa su tutta la terra impedendo così l'accesso ai raggi del sole. Questo avrebbe causato un abbassamento della temperatura fino ai livelli dell'era glaciale. Non sarebbe più stato possibile ottenere prodotti agricoli e nel giro di 1-2 anni il mondo avrebbe sofferto di fame", scrive l'autore.

L'autore è convinto che, se questi progetti fossero stati attuati durante la Crisi di Berlino o quella dei Caraibi, sarebbero morti non 600 milioni di persone, ma molti di più. Gli altri (sulla Terra allora vi erano 3 miliardi di persone) li avrebbe distrutti l'inverno nucleare, sottolinea Ellsberg.

Non aggressione

Nel libro l'esperto osserva che "la strategia statunitense era sempre consistita nel colpire per primi". Dunque, i piani nucleari erano concepiti non come risposta a una aggressione da parte dell'URSS, ma proprio nell'ambito di una strategia aggressiva.

La loro strategia non fu mai "uno strumento di attacco inatteso". "Nonostante le smentite ufficiali il lancio preventivo al segnale di avviso (sia esso tattico o per evitare una escalation) è sempre stato parte integrante della nostra strategia".

Nuclear Football

La credenza tutta statunitense per cui il loro presidente e solo lui possa prendere decisioni sull'uso delle armi nucleari è infondata, afferma Ellsberg. L'autore dimostra che è una falsa credenza.

"In realtà non è solo il presidente a prendere decisioni e a emanare decreti e nemmeno il Ministro della Difesa o gli Stati maggiori riuniti (si pensava fossero stati loro per primi a delineare il piano). In quell'occasione furono i comandanti a migliaia di chilometri da Washington a decidere che si correva il rischio di distruzione totale".

Ellsberg osserva che a disposizione dei reparti nucleari sono state trovate lettere con codici speciali per il lancio di armi nucleari. "In condizioni speciali un soldato con quattro stellette avrebbe potuto da solo emanare un provvedimento per infliggere un attacco nucleare senza una preventiva decisione del presidente", afferma sicuro Ellsberg.

Fine dell'era nucleare

L'autore del libro ritiene che oggi la situazione non sia cambiata molto: il presidente Trump sta ricevendo dai consiglieri militari gli stessi dati di cui disponeva Ellsberg negli anni '60.

"Gli elementi fondamentali dello scudo nucleare statunitense oggi sono gli stessi di 60 anni fa: migliaia di testate nucleare con una maggiore potenza distruttiva sono rivolti verso bersagli russi", afferma l'esperto. In via ufficiale le autorità americane motivano questa situazione con la necessità di difendersi da una potenziale aggressione russa.

"Un'idea tanto ostentata non è che un intenzionale inganno. Il contenimento dell'Unione Sovietica e la risposta a un attacco nucleare non sono mai stati l'unico e principale obiettivo dei nostri piani nucleari", dichiara Ellsberg.

"Le dimensioni e le posizioni assunte dalle nostre forze strategiche nucleari hanno sempre perseguito un obiettivo del tutto diverso: la limitazione dei danni derivanti dalla possibile vendetta dell'URSS o della Russia in risposta al primo colpo degli USA. In particolare, la loro forza nucleare doveva e deve poter dimostrare che gli USA potrebbero realmente effettuare un attacco nucleare in quei conflitti (inizialmente non nucleari) a livello regionale dove partecipano l'URSS, la Russia o loro alleati", afferma l'autore. 

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Tags:
Wikileaks, Pentagono, Donald Trump, Edward Snowden, URSS, USA, Russia
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