20:07 16 Agosto 2018
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Impressionante razzismo inverso in Sudafrica: di cosa vivono i boeri di Kleinfontein

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Questo articolo è stato tratto da Sputnik Brasil e Sputnik International.

Kleinfontein
© Sputnik . Denis Bolotsky
Kleinfontein
Il villaggio di agricoltori afrikaner di Kleinfontein, non lontano da Pretoria, è stato creato nel 1992, un paio di anni prima della fine dell'apartheid in Sudamerica. Oggi questa comunità di 1500 persone provvede da sola all'approvvigionamento di energia elettrica, acqua e internet e sogna un giorno di creare un Volkstaat, ovvero una nazione indipendente di afrikaner all'interno del Sudafrica. Sputnik si è recato a Kleinfontein e ha conosciuto uno dei membri del consiglio cittadino, Dannie de Beer, il quale ci ha spiegato come vivono i boeri in Sudafrica nell'epoca post-apartheid, perché gli afrikaner devono isolarsi in comunità chiuse e com'è la vita dei membri di queste comunità.

Kleinfontein si trova a circa 70 km da Pretoria, la capitale amministrativa del Sudafrica, e sta diventando in parte città vittima delle accuse di "razzismo verso i bianchi" e di "ritorno all'apartheid" da parte dei media internazionali. Tuttavia, uno sguardo più attento su questa comunità svela nuovi aspetti della vita dei boeri del "Nuovo Sudafrica" di Nelson Mandela.

Le origini di Kleinfontein

All'ingresso del villaggio si può vedere un monumento recante questa scritta in afrikaans: Ons God Ons Volk Ons Eie (Il nostro Dio, il nostro popolo, la nostra terra).

Subito dietro le porte del villaggio si possono vedere piccoli negozi della popolazione locale: una banca privata, servizi vari (fra cui il noleggio di dischi), una caffetteria e un'hamburgeria.

Dannie de Beer
© Sputnik . Denis Bolotsky
Dannie de Beer
L'interlocutore e la "guida" di Sputnik, membro del consiglio cittadino di Kleinfontein, Dannie de Beer, ci ha accolto alle porte della città vestito con una giacca tradizionale tirolese. Infatti, Dannie ha molti amici in Sudtirol i quali sostengono le speranze degli afrikaner: infatti loro stessi stanno tentando da molti anni di ritornare in Austria abbandonando la giurisdizione italiana.

"Penso che una delle ragioni per cui Kleinfontein, il popolo dei boeri e degli afrikaner, non abbia avuto molto successo è legata principalmente all'approccio dei media che si limitano a dire "questo è un tema razzista". La stampa non presta alcuna attenzione alla componente culturale. Io ho accolto qui un gran numero di giornalisti, li ho portati in giro tutto il giorno, ho raccontato loro tutto. Il giorno dopo questi hanno pubblicato articoli dal titolo "enclave di razzisti bianchi"", racconta Dannie.

Dannie ha preso parte alla costruzione del villaggio dal primo giorno della sua fondazione nel 1992, un paio di anni prima della fine dell'apartheid. Lui abita qui e conosce per nome tutti.

"Siamo un territorio indipendente: ciò significa che ogni proprietà appartiene all'azienda. Comprare una proprietà qui significa diventare azionisti di quest'azienda", spiega.

Attualmente Kleinfontein si estende su 800 ettari di terreno. Secondo Dannie le autorità locali stanno cercando di estendere continuamente il territorio cittadino comprando appezzamenti in vendita nelle vicinanze.

Kleinfontein si considera gemellata con un altro villaggio di boeri, Orania, che possiede bandiera e valuta proprie. Ma fra di loro vi sono differenze sostanziali, dice Dannie.

"Kleinfontein è nata in modo diverso: quando stavano per liberare Mandela dalla prigione, era il momento perfetto per gli afrikaner per creare un proprio villaggio al di fuori di Pretoria. Ma noi abbiamo abbandonato il progetto per un po' fino a quando tutto era più calmo. Ci siamo sviluppati gradualmente, il nostro marketing non è stato aggressivo. Non ci siamo occupati del marketing proprio per non generare preoccupazioni", afferma.

Perché gli afrikaner sono in comunità chiuse?

Secondo Dannie, la loro comunità è fondata su alcuni principi. Uno di questi è la tutela della lingua madre, ovvero l'afrikaans. Sebbene sia una delle 11 lingue ufficiali del Sudafrica, l'afrikaans viene sempre di più tenuto fuori dalle istituzioni statali e dalle scuole.

"I pilastri di Kleinfontein sono la cultura, il patrimonio, la storia, la lingua degli afrikaner. La totalità della popolazione è cristiana: le uniche differenze di fede si riscontrano all'interno della stessa religione. Tra di noi ci sono solo 2 o 3 cattolici", racconta Dannie.

Un secondo fattore molto importante è che il lavoro è esclusivamente per sé.

"L'intero periodo dell'apartheid può essere descritto così: gli afrikaner e gli altri bianchi sfruttavano i neri per far fare loro il proprio lavoro, ma non davano loro né la terra né il diritto di espressione. Qui ora è tutto diverso: lavoriamo per noi stessi. In pratica chi lavora la terra la deve anche possedere", afferma.

"Il nostro obiettivo non è cambiato: è quello di creare un porto sicuro per gli afrikaner perché nel Nuovo Sudafrica l'eredità lasciata da Nelson Mandela non ha contribuito per niente al benessere degli afrikaner. Ci sentiamo isolati e lasciati fuori dal Nuovo Sudafrica, le leggi giocano a nostro sfavore", dice Dannie. "Dato che io sono un uomo bianco, se apro un quotidiano sudafricano in cerca di lavoro, ci troverò sicuramente annunci in linea con la politica della cosiddetta discriminazione positiva: ovvero, se io sono bianco, non posso avere il lavoro".

Secondo Dannie, l'afrikaans oggi viene ancora considerata la "lingua degli usurpatori" e gli afrikaner sono considerati "usurpatori, aggressori e gente che ha concepito l'apartheid".

"Ecco perché esistono luoghi come Kleinfontein e Orania", conclude.

Vivere a Kleinfontein

Secondo Dannie, a Kleinfontein è difficile costruire un vero e proprio sistema economico autosufficiente poiché nelle vicinanze vi sono diversi villaggi. Per questo, a differenza di Orania, gli abitanti di Kleinfontein sono più attivi nei settori dei servizi e della proprietà intellettuale piuttosto che nella produzione agricola.

"Si parla più di proprietà intellettuale che di prodotti derivanti da lavoro fisico. Abbiamo molti ingegneri, dottori, chirurghi. Abbiamo anche molti professori", dice Dannie. Secondo lui, nel villaggio ci sono addirittura 4 neurochirurghi i quali, come la maggior parte della popolazione attiva, lavorano nei villaggi vicini.

Gli abitanti del luogo fanno tutto il possibile per dipendere il meno possibile dal mondo esterno per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, acqua e nel campo dell'edilizia.

"Abbiamo una scuola, un consiglio cittadino. Tutto quello che vedete qui è stato costruito da afrikaner. L'edilizia è un nostro punto forte", dice Dannie.

Una scuola a Kleinfontein
© Sputnik . Denis Bolotsky
Una scuola a Kleinfontein
Mentre tutto il Paese, in particolare Città del Capo e Johannesburg, soffrono una crisi idrica nazionale (in alcune zone manca l'acqua per diversi giorni), a Kleinfontein sembra che questi problemi non ci siano.

"In media una persona qui ha a disposizione circa 17 kL al mese. Il consumo a Kleinfontein è limitato. Dipendiamo molto dalle precipitazioni e abbiamo dei limiti riguardo al consumo di acqua. Ma non ci hanno mai tolto l'accesso all'acqua. Adesso siamo a metà dell'inverno, la stagione più secca, ma non abbiamo limiti di alcuni tipo. Posso innaffiare il nostro campo da rugby, riempire la piscina. Insomma, in questo senso siamo meno vulnerabili", spiega Dannie.

Le torri che distribuiscono il segnale internet agli abitanti del villaggio sono talmente potenti da servire anche i centri abitati più vicini nel raggio di 80-100 km, conferma Dannie.

"Noi vogliamo essere una nazione indipendente. Tutto ciò che possiamo fare da soli lo facciamo".

"Furto" di terre in Sudafrica

La nave Dattilo arriva nel porto di Valencia
© Sputnik . Alejandro Martinez Velez
A febbraio di quest'anno il parlamento sudafricano ha approvato una risoluzione che stabilisce l'espropriazione delle terre ai boeri senza alcuna compensazione. Il documento di legge è stato proposto dal partito radicale di sinistra EFF e sostenuto dalla maggioranza. Se il presidente Cyril Ramaphosa sottoscriverà la legge, la Costituzione sarà emendata.

Tuttavia, secondo Dannie, i singoli boeri dovranno temere questa legge più del loro villaggio nel complesso.

"Penso che vi saranno più rischi al di fuori di Kleinfontein. Perché noi siamo uniti. Noi siamo un villaggio di 1500 persone e per portarci via le terre devono fare i conti con tutti noi insieme", afferma Dannie.

Per questo la minaccia è "assai reale", ma i politici "ci penseranno due volte", prima di applicare il progetto di legge a Kleinfontein.

Il progetto di un Nuovo Sudafrica è fallito?

Dannie de Beer mostra la mappa di Kleinfontein
© Sputnik . Ekaterina Nenakhova
Dannie de Beer mostra la mappa di Kleinfontein
Poiché uno dei compiti principali del villaggio è la tutela della cultura e della lingua locali, Kleinfontein si occupa anche interamente dell'istruzione della popolazione più giovane. Nel villaggio vi è una scuola in cui studiano più di 40 bambini di età compresa tra i 4 e i 15 anni.

"Noi afrikaner siamo stati cacciati da scuole, università e posti di lavoro. Un afrikaner ha due scelte: emigrare o unirsi", dice Dannie. "Non abbiamo più un governo che ci rappresenti. La mia lingua madre non è più impiegata in Parlamento. Lì non vi è più nessuno che mi rappresenti. Sì, c'è un piccolo partito chiamato Freedom Front che dovrebbe, per così dire, difendere proprio gli afrikaner. Ma non arrivano nemmeno all'1% di voti, non hanno influenza politica. L'unica cosa che possono fare è rilasciare dichiarazioni", racconta.

Se si considerano tutte le difficoltà con cui devono fare i conti i boeri in Sudafrica oggi, si può ben capire che la politica dell'epoca dell'apartheid è ritornata, ma questa volta si è ritorta contro i bianchi.

"Se mi chiedessero: "Davvero gli afrikaner oggi si sentono in pericolo qui in Sudafrica?", risponderei "assolutamente sì!". Potreste essere uccisi a casa vostra, non vi assumono solo perché siete bianchi, la vostra lingua viene bistrattata nelle università e nelle scuole. Il governo non investe nelle scuole per gli afrikaner, preferisce chiuderle", conferma Dannie.

Proprio per questo, secondo Dannie, il progetto di Nelson Mandela per un Nuovo Sudafrica non funziona.

"Quando terminò il periodo dell'apartheid, prevalsero gli ideali di Mandela per un Sudafrica rigoglioso e unito in cui tutte le culture potessero convivere in pace. Ma questo si rivelò solo un'utopia perché nulla di tutto ciò è mai successo. Le dimensioni del razzismo inverso in Sudafrica sono agghiaccianti".

Uccisioni di boeri

Secondo alcuni dati dal 1997 il numero di boeri in Sudafrica si è ridotto di un terzo. Gli agricoltori non riescono a difendersi dagli attacchi dei neri nemmeno con il filo spinato o con i cani da guardia.

E anche se il governo sudafricano non riconosce la serialità di questi crimini, molti giornalisti e ONG li hanno già classificati come genocidio.

Tuttavia, stando alle parole di Dannie, Kleinfontein non ha truppe armate proprie per la difesa.

"Sì, noi siamo separati dal mondo esterno con il filo spinato e le transenne. Ma gli addetti che avete visto all'ingresso servono perlopiù per il "controllo frontaliero". Non sono armati. Qui non abbiamo soldati armati" spiega Dannie.

Per quanto riguarda l'uccisione degli agricoltori boeri, Dannie ritiene che il governo stia semplicemente cercando un pretesto per giustificare questi atti.

"La sfrontatezza e la soddisfazione con cui nel Nuovo Sudafrica si tratta il problema degli omicidi degli agricoltori boeri sono inaudite. Le autorità non fanno che dichiarare che si tratta di crimini isolati e li giustificano dicendo che gli agricoltori sono bersagli facili perché non dispongono di recinzioni o guardie. Per questo, secondo loro, sarebbe più facile attaccare una fattoria. Ma talvolta le fattorie si estendono per 10-15 km di superficie. Bisognerebbe usare un mezzo o farsela a piedi per raggiungere la fattoria e poi attaccarla. Non sarebbe più facile restare in città e attaccare le townhouse più vicine?!", nota Dannie.

Globalismo vs Nazionalismo

Secondo Dannie, il fatto che questi eventi e la condizione degli afrikaner in generale non siano trattati dai media internazionali è legato all'orientamento liberale e globalista di questi ultimi.

"È complicato combattere contro il mondo liberale che non ama le altre culture, gli afrikaner e il nazionalismo in nessuna sua forma. Invece di essere americani o afrikaner fieri di quello che siete, vi si dice di essere cittadini del mondo", dice.

Secondo lui "questo non ha funzionato in passato e non funzionerà oggi" e un esempio di questo potrebbero essere i fenomeni critici che si verificano in UE.

Dannie è convinto che una nazione o un popolo comincino a perdere la propria identità nazionale quando cominciano a importare forza lavoro straniera. Proprio in quel momento gli afrikaner hanno cominciato a perdere la propria nazione. Oggi, dice Dannie, questo rischio minaccia anche l'Europa.

"Questo l'Europa dovrebbe ammetterlo. Penso che in tal senso i tedeschi abbiano sbagliato sin dall'inizio, cioè dal momento in cui hanno iniziato a importare forza lavoro. È stato il primo passo verso la perdita della propria nazione. La Germania ha cominciato con i turchi e adesso in Germania vi sono regioni che in sostanza sono turche", conferma.

Una terra con una storia

Una delle zone più interessanti è diventato il luogo dove si è combattuta la Battaglia di Diamond Hill del 1900 durante la Seconda guerra boera. Sulla collina si trova un monumento dedicato a questa battaglia cardine vinta dai britannici.

Ai piedi della collina vi sono due cimiteri. Uno per gli abitanti del luogo, l'altro per le tombe degli eroi morti tra l'11 e il 12 giugno del 1900.

"La battaglia di Diamond Hill si è combattuta proprio su queste terre. Attraverseremo quei luoghi in cui più di 100 anni fa i boeri si appostarono per sparare ai britannici. Per noi queste terre hanno un forte valore storico. I nostri antenati sono morti qui, hanno versato il loro sangue. Erano 30000 britannici contro 3000 boeri. Sono morti 2000 boeri e 28000 britannici. Sono stati messi all'angolo a tal punto che il generale britannico non volle nemmeno comunicare alle autorità quanti boeri c'erano", racconta fiero Dannie.

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Tags:
boeri, afrikaner, razzismo, apartheid, Kleinfontein, Sudafrica
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