17:14 18 Novembre 2018
Cremlino, Mosca

Rivista americana indica come sarà più facile per gli USA vincere la “minaccia russa”

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L'espansione verso est della NATO e l'ingerenza degli Stati Uniti nei Paesi confinanti con la Russia non hanno fatto altro che alimentare e rafforzare l'ostilità e la diffidenza di Mosca nei confronti dell'Occidente ed hanno esasperato il contesto internazionale, ritiene il commentatore di The National Interest Sean Crowley.

Dopo la fine della guerra fredda e il crollo dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti si sono affrettati a "riempire il vuoto" formatosi nella sicurezza dello spazio post-comunista, scrive Sean Crowley, laureato della facoltà di Relazioni Internazionali dell'Università di Pittsburgh nel suo saggio per la rivista The National Interest.

I Paesi del Patto di Varsavia sono stati fatti entrare nella NATO, i propositi di espandersi maggiormente ad est sono stati annunciati pubblicamente dall'Alleanza Atlantica e le agenzie governative e le ONG americane hanno iniziato a sostenere i gruppi nei Paesi confinanti con la Russia contrari alle disposizioni di Mosca.

Fino ad un certo punto le intenzioni degli Stati Uniti potevano sembrare nobili: i politici americani temevano che se gli Stati Uniti avessero dato le spalle all'Europa orientale, la Russia avrebbe potuto ripristinare la sua sfera d'influenza nei suoi "Paesi satelliti".

Trent'anni dopo, quando la Russia si è quasi completamente ripresa dalla depressione di lungo termine e cerca di ripristinare i "meccanismi di sicurezza tradizionali" in Europa, bisogna riconoscere che i tentativi statunitensi di assicurare la pace nel vecchio spazio sovietico sono falliti, osserva l'autore dell'articolo.

La ragione dell'insuccesso sta a suo parere nell'eccessivo attivismo degli Stati Uniti nei Paesi confinanti con la Russia.

Pochi tra i principali funzionari statunitensi hanno preso in considerazione l'importanza delle preoccupazioni di Mosca relative all'espansione della NATO. A giustificazione passava la tesi, secondo cui gli Stati Uniti avevano ritirato la maggior parte delle proprie truppe dall'Europa dopo la fine della Guerra Fredda. Tuttavia, nonostante le truppe regolari siano state effettivamente ridimensionate, i sistemi americani di difesa anti-missile hanno preso il loro posto, rendendo la Russia più vulnerabile in caso di guerra nucleare.

Inoltre l'espansione della NATO ai confini delle zone tradizionalmente ad influenza russa ha rafforzato il ruolo di elementi storicamente "antirussi", come i nazionalisti ucraini e polacchi o gli islamisti dei Balcani. Gli sforzi degli Stati Uniti per cambiare i regimi in Medio Oriente hanno allo stesso tempo destato serie preoccupazioni in Russia per l'emergere delle forze islamiche radicali intervenute.

Tra le altre cose bisogna tenere conto che la Russia ha sempre temuto il rischio di un intervento straniero nel corso della storia. "Anche se in Occidente i timori della Russia d'invasione sembrano infondati, la storia ha mostrato alla leadership russa che le intenzioni occidentali sono solitamente oscure o poco chiare. Ogni epoca porta la sua minaccia mortale, ci sarà sempre un nuovo Napoleone o Hitler," — scrive a proposito l'analista americano di relazioni internazionali Benn Steil.

Allo stesso tempo, scrive Crowley, alcuni membri dell'establishment della politica estera americana, "esperti" di storia russa, sono riusciti a valutare le conseguenze dell'ingerenza statunitense negli affari del vecchio spazio post-sovietico.

Così Strobe Talbott, consigliere del presidente Bill Clinton, aveva messo in guardia che "l'espansione della NATO, senza l'inclusione della Russia, non avrebbe contribuito a frenare i suoi impulsi espansionistici di reazione."

Nonostante Eltsin e Gorbaciov si siano opposti all'espansione verso est della NATO, la stessa Washington, con le sue attività nello spazio vicino alla Russia, ha determinato il modello del futuro leader della Russia, con cui fare i conti, è convinto l'autore dell'articolo.

L'espansione verso est della NATO, l'interferenza negli affari dello spazio post-sovietico, la guerra in Jugoslavia ed i conflitti in Medio Oriente: con tutte queste azioni, gli Stati Uniti hanno contribuito "all'architettura di forza" delle autorità russe, che alla fine ha visto emergere come figura dominante Vladimir Putin, sostiene Crowley.

Ulteriori tentativi dell'Occidente di interferire negli affari della Russia e dei suoi vicini, così come i tentativi di "punirla" per aver interferito nelle elezioni americane, rafforzerebbe solo le certezze delle strutture di potere del Cremlino riguardo l'esistenza di una cospirazione antirussa, ritiene Crowley.

Gli Stati Uniti dovrebbero considerare la possibilità di ridurre la propria presenza militare e politica in una regione tradizionalmente considerata una sfera di influenza russa, ritiene il commentatore.

Con questo verrebbe meno la base ideologica delle strutture di potere russe e si potrebbero ripristinare i rapporti con la Russia in modo sano.

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URSS, Russofobia, Occidente, Geopolitica, Diplomazia Internazionale, Politica Internazionale, NATO, The National Interest, Europa, USA, Russia
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