20:44 20 Agosto 2018
Teheran, Iran

L’aggressione militare USA all’Iran: nel 2018 o 2026?

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Dei raid aerei USA contro le strutture nucleari dell’Iran sono inevitabili e verranno eseguiti questo agosto. Questo, riferendosi ad una fonte anonima nel governo australiano, lo ha affermato la compagnia radiotelevisiva locale ABC.

In seguito però, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull si è affrettato a fugare le "voci" su un possibile attacco degli Stati Uniti contro gli impianti nucleari iraniani e sulla partecipazione dell'Australia. Turnbull ha esortato a non credere alle parole della compagnia televisiva e radiofonica ABC.

Tuttavia, più tardi lo scenario di un intervento militare in Iran, nome in codice Iranian Freedom, è stata descritta dell'edizione americana National Interest, che dovrebbe, a loro parere, essere condotto nel 2026. Tra gli autori di questo scenario ci sono ufficiali di intelligence attivi e eserciti militari statunitensi.

La ragione dello scoppio delle ostilità sarà lo sviluppo attivo delle armi nucleari iraniane. Ed è dal 2026 che gli Stati Uniti avranno prove inconfutabili che l'Iran arricchisce l'uranio per la produzione di armi nucleari.

La campagna militare degli Stati Uniti contro l'Iran non inizierà con gli attacchi di portaerei situate nel Golfo Persico, ma con le forze di terra in Iraq, che entro il 2021 sarà completamente frammentato in vari staterelli: Sumer, Kurdistan e lo Stato Nazionale Iracheno. Secondo gli autori dell'articolo, la divisione del territorio iracheno avrà gravi conseguenze per l'equilibrio del potere nella regione. Gli Stati Uniti saranno in grado di consolidarsi a El Falluja e ad Ar-Ramadi, nel territorio del "prospero stato nazionale dell'Iraq".

Il politologo iraniano, ed esperto dei paesi del Medio Oriente ed ex diplomatico iraniano in Libano, Seyyed Hadi Afghahi ha raccontato a Sputnik, quanto lo scenario dell'invasione potrebbe essere realistico alla luce degli sviluppi nella regione, e quali sono le probabilità di divisione dell'Iraq in questo schema e utilizzarlo come piattaforma per un potenziale attacco contro l'Iran:

"Primo, lo scenario descritto di un'invasione militare è solo una fantasia di autori che non hanno prove documentali. In secondo luogo, le condizioni nella regione per implementare uno scenario di invasione di questo tipo da parte degli americani e dei loro alleati (siano essi inglesi, francesi o addirittura sauditi) non sono favorevoli. E poi, né gli Stati Uniti né alcun Paese europeo credono che se ora attaccassero l'Iran, riusciranno a metterlo sotto il proprio controllo e soggiogarlo in modo da ridurre il ruolo strategico dell'Iran nella regione a nulla. In terzo luogo, c'è un problema più importante. Quando Donald Trump ha minacciato di interrompere l'esportazione di petrolio iraniano, ha affrontato una minaccia di rappresaglia. La nostra leadership politica e militare ha segnalato che ancora prima dell'inizio della embargo sul petrolio, avrebbe bloccato lo Stretto di Hormuz (attraverso il quale vengono trasportate 1/5 delle forniture di gas e di petrolio del mondo verso l'Europa occidentale, USA e Giappone). Inoltre, la crisi petrolifera nel Golfo è già iniziata. L'Arabia Saudita ha recentemente sospeso le esportazioni di petrolio attraverso Bab al-Mandab a causa di attacchi missilistici a bordo dello Yemen alle petroliere saudite. E questo sta accadendo prima ancora dell'imminente embargo petrolifero americano contro l'Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Questa è una questione molto delicata che potrebbe far precipitare l'intera regione in un conflitto militare che non porterebbe alcun beneficio agli Stati Uniti. Se questo dovesse accadere, allora gli Stati Uniti saranno colpevoli, giunti qui da un altro continente e che cercano di creare disordini nello Stretto di Hormuz. Se ci sarà uno scontro, non sarà limitato alla battaglia tra l'Iran e gli Stati Uniti. Molti paesi e gruppi jihadisti di diversi paesi prenderanno parte al conflitto.

Pertanto, la data stessa del conflitto militare, che sarà domani o nel 2026, non è così importante. L'Iran è pronto in tutte le circostanze a respingere forze più numerose delle proprie".

Secondo Afghahi, è improbabile che gli Stati Uniti scommetteranno sull'Iraq, che vogliono trasformare in una sorta di piattaforma per un attacco in Iran:

"La questione della divisione dell'Iraq è importante per gli americani. Hanno cercato di farlo con cura, ma non ci sono riusciti finora. All'inizio hanno creato lo Stato Islamico, e volevano che questo gruppo creasse un quasi-stato sunnita. In 2 anni e qualche mese lo Stato Islamico è stato schiacciato dalle forze del governo dell'esercito iracheno, dall'esercito iraniano e dalle forze del "Hashd al-Shabi" (potere di mobilitazione popolare o coalizione di sciiti, Yezidi e milizie cristiane che combattono dalla parte del governo iracheno). Poi gli americani hanno deciso di mettere alla prova le loro possibilità scommettendo sui curdi. Anche prima della sconfitta di Daesh e della liberazione di Mosul, Massoud Barzani ha deciso di dichiarare la piena indipendenza del Kurdistan dal governo iracheno con un referendum. Ma il governo centrale di Baghdad, Iraq, Iran, Siria e Turchia si sono opposti alla separazione e la creazione di uno stato indipendente del Kurdistan, perché avrebbe segnato l'inizio di una successione di eventi difficili e pericolosi che avrebbero interessato l'integrità territoriale di tutti e 4 questi paesi.

Di conseguenza, l'esercito governativo iracheno e Hashd al-Shabi sono avanzati verso l'autonomia del Kurdistan iracheno strappando letteralmente uno dei giacimenti di gas più grandi del mondo, Kirkuk, dalle "grinfie" Barzani. Il leader curdo Barzani si è ritirato. Pertanto, la questione di dividere l'Iraq in stati separati, come vogliono gli americani, è diventata impossibile.

Ma in generale, gli americani hanno un piano per dividere l'Iraq, per usarlo come piattaforma per attaccare l'Iran. Pertanto, guidano queste guerre psicologiche. Cioè, vogliono indebolire l'Iraq dall'interno, in modo che, in termini di economia e sicurezza perda significato nella regione. Quando si sono svolte le elezioni parlamentari in Iraq, le forze che sostengono il cosiddetto fronte della resistenza (che si oppone alla presenza degli Stati Uniti) ha ricevuto la maggioranza dei voti ha ricevuto. Naturalmente, questo non è andato giù agli americani. Così hanno deciso di cambiare le regole del gioco. Il capo della Commissione Elettorale Suprema Indipendente per le elezioni parlamentari in Iraq non ha ancora confermato la legittimità delle elezioni. Cosa significa? Senza una conferma delle elezioni, non si può formare un parlamento con nuovi candidati, il suo capo, il presidente e il primo ministro non possono essere eletti.

Pertanto, il piano degli americani è che l'Iraq entri letteralmente in un "tunnel buio", nel quale il governo è paralizzato senza un presidente e ministri. Nel frattempo, inizieranno i preparativi per l'attacco all'Iran. Ma per ora la situazione non è dalla loro parte, in quanto l'esercito governativo e Hashd al-Shabi al confine con la Siria e la Giordania scoraggiano non solo le restanti forze terroristiche di Daesh, ma anche le azioni insidiose e diaboliche degli invasori americani".

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