04:37 21 Ottobre 2018
Andrei Stenin

Giornalisti al fronte, è un tiro al bersaglio

© AFP 2018 /
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Riccardo Pessarossi
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Era il 6 agosto del 2014 quando in uno scontro a fuoco in Ucraina venne ucciso il fotografo di MIA Rossiya Segodnya Andrei Stenin. Passano gli anni, ma i giornalisti al fronte rimangono un bersaglio privilegiato e i loro obiettivi un occhio scomodo da distruggere.

Andrei vive grazie al concorso fotografico che porta il suo nome. Nel 2017 al fotoconcorso "Andrei Stenin" sono stati inviati più di 5000 lavori, da fotografi di 76 paesi diversi. Nella categoria Top News con il reportage "Operazione a Mosul, Iraq" il primo premio è andato al fotografo italiano Alessandro Rota.

Un anno dopo, alla vigilia della proclamazione dei vincitori dell'edizione 2018 del concorso, Sputnik Italia ha intervistato Alessandro Rota, che ha per ora messo da parte l'impegno in zone di guerra. Lo raggiungiamo mentre si trova su una barca a vela in navigazione nelle acque del Mediterraneo, per realizzare un nuovo progetto dedicato agli abissi. Nelle sue parole trovano spazio il ricordo per il collega scomparso ed il racconto di quei momenti passati sotto il fuoco incrociato, in cui il destino resta sospeso nell'aria, tra obiettivo e proiettile.

Il 6 agosto è il quarto anniversario dell'uccisione di Andrei Stenin: hai partecipato l'anno scorso all' "Andrei Stenin international photo contest". Qual è secondo te l'importanza di questo evento?

Ritengo che l'importanza del concorso non sia solamente la premiazione di reportage fotografici ma anche la commemorazione di un collega scomparso mentre svolgeva il lavoro a cui la nostra piccola comunità si dedica spesso con grandi sacrifici. E' importante celebrare il lavoro dei corrispondenti di guerra indipendenti in quanto la libertà di stampa è uno dei pilastri della nostre società moderne e di cui l'informazione di approfondimento e qualità ne è la linfa vitale.

Al concorso Stenin sei stato premiato grazie al tuo reportage da Mosul, ma hai lavorato anche in altri "punti caldi" come l'Afghanistan, il Sudan: hai mai pensato in quei momenti alla sorte di Andrei? Quali difficoltà e paure ti sei trovato ad affrontare?

Il lavoro nei teatri di guerra è tanto importante quanto duro; molto spesso ci si trova ad affrontare situazioni molto pericolose sia per la propria vita che per quella delle persone che lavorano con noi, come ad esempio gli interpreti, i fixer e gli autisti che corrono anch'essi grandi rischi per poterci far svolgere il nostro lavoro nel migliore dei modi. Non nascondo di essermi trovato in situazioni molto pericolose nel corso del mio lavoro, nonostante sia giovane ho infatti viaggiato in Afghanistan, Iraq, Somalia e Sud-Sudan. Sicuramente l'offensiva contro lo Stato Islamico in Iraq è stata un'operazione militare molto complessa ed è costata molte vite sia civili che militari.

Il numero di ordigni esplosivi in quei giorni era davvero impressionante ma spesso ci si trova a non provare paura nell'immediato in quanto si è immersi in quella realtà e bisogna affrontarla con lucidità per tornare a casa. Ho un tatuaggio su una gamba che mi ricorda i colpi di mortaio caduti troppo vicino a dove mi trovavo a lavorare.

Inoltre, fotografare le vittime dei conflitti, negli ospedali, nelle sale operatorie e nei piccoli ospedali da campo mi ha spesso spinto a riflettere alle conseguenze più tragiche dei conflitti armati, alle ripercussioni a lungo termine ed al costo umano di ogni guerra: sono situazioni estremamente tristi e drammatiche.

Una delle foto del reportage di Alessandro Rota Mosul operation, Iraq
© Foto : Alessandro Rota | Stenincontest
Una delle foto del reportage di Alessandro Rota "Mosul operation, Iraq"

Conoscevi Andrea Rocchelli, il fotografo italiano anch'esso ucciso in Donbass, pochi mesi prima di Stenin? La sua storia e quella di Andrei Stenin, quali sentimenti hanno suscitato in te?

La paura è un meccanismo di difesa della mente umana ma spesso mi assale quando ripenso ad alcuni momenti vissuti piuttosto che nel mezzo dell'azione quando occorre totale lucità e freddezza. Non conoscevo Andrea Rocchelli di persona, nonostante abitasse in una cittadina non lontano da dove vivo anche io quando soo in Italia. La sua storia, cosi come quella di Andrei, sono veri e propri drammi, soprattutto per la famiglia che ha cosi perso un marito ed un padre. Provo inoltre grande rabbia per il fatto che i giornalisti al fronte non siano maggiormente tutelati ma siano bensì diventati spesso veri e propri bersagli militari.

A tuo modo di vedere qual è il significato del fotogiornalismo per accendere l'attenzione su determinati eventi che accadono intorno a noi?

Il fotogiornalismo è uno degli strumenti, un tassello, che ci consente di meglio comprendere le dinamiche sociali del mondo globalizzato in cui viviamo. Ha il grande vantaggio di essere un linguaggio visivo, che grazie alle didascalie, è in grado comunicare in maniere molto diretta e di metterci di fronte alla condizione di altri esseri umani. Viviamo in un mondo in cui siamo sommersi di immagini e la fotografia di reportage autentica credo che sia ancora in grado di riscuotere un buon interesse di pubblico oltre ad altri mass-media come la radio o la televisione. Sicuramente la transizione alla tecnologia digitale ha cambiato molti aspetti di questo linguaggio e della professione, ha sicuramente reso l'accesso alle informazioni estremamente rapido e veloce. Quello che credo manchi veramente sono nuovi modelli di business redditizi anche su piattaforma digitale.

 

A quali progetti e dove stai lavorando attualmente? Quali aspirazioni future nutri per la tua professione?

Per il momento sto lavorando ad un nuovo progetto fotografico personale sul Mar Mediterraneo; sono salpato, in solitaria, quattro mesi da Mentone in Francia a bordo di una piccola barca a vela del 1974. Mi trovo adesso nei Mari della Grecia, non lontano dallo stretto di Corinto. Il mare è una mia grande passione e fotografare anche sott'acqua mi riempie di soddisfazioni, avevo bisogno di una tregua dai conflitti. Intendo lavorare a questo progetto, che può essere visto sul mio profilo instagram e sul mio sito internet. Per sostenere il mio lavoro ho anche creato un crowdfounding con dei riconoscimenti per chi mi sostiene. Intendo navigare ancora per un paio di mesi. Mi piacerebbe, e mi auguro, di trovare nuovi assignments a lungo termine per tornare a lavorare nei paesi dove ho lavorato nei cinque anni passati e continuare a documentare quanto succede in quelle realtà tanto lontane quanto vicine a noi tutti.

Il fotoconcorso Andrei Stenin viene organizzato dal 2015 con il patrocinio dell'UNESCO dall'agenzia di stampa MIA ROSSIYA SEGODNYA. I vincitori della quarta edizione, 2018, verranno annunciati il 6 agosto, mentre la premiazione si terrà a Mosca nel mese di novembre.

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Rossiya Segodnya, Concorso Stenin, Iraq, Italia, Mosca
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