12:07 20 Novembre 2018
Uomini armati in Repubblica Centrafricana

Cosa succede in Repubblica Centrafricana?

© REUTERS / Baz Ratner/File Photo
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Dopo tre guerre civili in Repubblica Centrafricana la situazione non si è ancora calmata. Quali conflitti stanno distruggendo il Paese dove sono stati uccisi i giornalisti russi?

Tre anni dopo la firma degli accordi di pace a Bangui, nella Repubblica Centrafricana tutto ritorna come prima: la minaccia di un nuovo colpo di Stato, la maledizione delle preziose risorse naturali e lo scontro di interessi stranieri non danno pace a questo Paese nel cuore dell'Africa.

Non è un segreto che il governo centrale controlli solo una piccola parte del territorio del Paese. Basta prendere l'esempio delle forze armate del Paese. Secondo la radio locale "Ndeke Luka", il giorno in cui i giornalisti russi sono stati uccisi, ai militari era stato fortemente raccomandato di non muoversi in direzione di Sibut. I giornalisti non hanno ascoltato l'avvertimento e sappiamo cosa è capitato.

Sibut si trova a soli 180 chilometri a nord-est di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, recentemente campo di una guerra fratricida. Una volta che gli accordi di pace sono stati firmati a Bangui, nel Paese è arrivato un periodo di fragile tranquillità, i media si sono dimenticati di parlare di questo Paese, dove l'80% del territorio non è controllato dal governo.

"Oggi le autorità sono in una posizione molto scomoda, dal momento che i vecchi ribelli del gruppo musulmano Seleka, che sono confluiti nel "Fronte popolare per la rinascita della Repubblica Centrafricana", controllano quasi l'80% del Paese. Le loro forze sono sparse nel nord, centro e ad est del Paese," — ha detto in un'intervista con Sputnik Amadou Ba, africanista dell'Istituto di Previsione e Sicurezza in Europa (Institut Prospectives et Sécurité en Europe — IPSE).

Non accade nulla senza il via libera della Francia, afferma Thomas Dietrich, ex funzionario altolocato francese, che racconta come Parigi ha smesso di sostenere lo scomodo presidente Francois Bozizé. Inoltre, l'assistenza fornita a Michel Djotodia, proclamato presidente dopo la deposizione di Bozizè, è frutto di un affare con la Francia, che voleva che il presidente del Ciad Idriss Déby inviasse le proprie truppe per contribuire alla lotta contro "Al Qaeda nel Maghreb islamico". Non esclude che ci sia stato un altro accordo per impedire l'arrivo dei russi in Repubblica Centrafricana, che addestrano le truppe locali e dove le società private russe sono impegnate nello sviluppo dei giacimenti di diamanti e metalli preziosi.

"All'inizio i francesi hanno lasciato fare, non ci avrebbero perso (non avrebbero avuto meno lavoro). Ma poi l'influenza della Russia in Repubblica Centrafricana è gradualmente cresciuta: società di sicurezza, compagnie minerarie e persino il consigliere del presidente sulla sicurezza è russo. Pertanto i francesi potrebbero tentare di riconquistare la loro posizione nella Repubblica Centrafricana sfruttando il Ciad e gli ex ribelli di Seleka," — ipotizza Thomas Dietrich.

C'è qualche legame con l'assassinio dei tre giornalisti russi? Al momento non c'è alcuna certezza. Per la stampa dietro l'uccisione dei giornalisti ci sarebbero i vecchi militanti di Seleka, ma secondo Thomas Dietrich rileva che Sibut, la zona in cui sono stati catturati i tre giornalisti, è "un po' più a sud della zona di influenza di Seleka. Tuttavia non si può escludere a priori il loro coinvolgimento. Inoltre non si può escludere che i giornalisti russi siano stati uccisi per la loro inchiesta su una società mineraria russa che opera nella regione. Questa versione viene respinta categoricamente dal ministero degli Esteri russo, evidenziando che le attività delle imprese russe nel settore minerario della Repubblica Centrafricana non sono un segreto.

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Geopolitica, Politica Internazionale, Guerra, giornalisti, Repubblica Centrafricana, Francia, Russia
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