15:37 20 Novembre 2018
Sea ice melts on the Franklin Strait along the Northwest Passage in the Canadian Arctic Archipelago, Saturday, July 22, 2017. Because of climate change, more sea ice is being lost each summer than is being replenished in winters. Less sea ice coverage also means that less sunlight will be reflected off the surface of the ocean in a process known as the albedo effect. The oceans will absorb more heat, further fueling global warming.

Il futuro di oceano: la corrente del Golfo ha aperto una breccia nel riscaldamento globale

© AP Photo / David Goldman
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Dal XIX secolo il surriscaldamento degli oceani in Europa occidentale è sensibilmente diminuito. Gli studiosi collegano questa tendenza con i cambiamenti climatici e prevedono scenari terribili per il futuro.Vi spiegiamo perché le correnti di profondità nell’Atlantico settentrionale rischiano di sparire e qual è il destino della corrente del Golfo.

Freddo sospetto

Dieci anni fa a sud della Groenlandia è stata scoperta un'area di superficie oceanica, di dimensione paragonabile a una nazione europea, che, invece di riscaldarsi (come fa tutto il pianeta), si raffreddava. Venne chiamato Blob atlantico. Nel 2015 ha raggiunto temperature fredde da record sebbene quell'anno fosse stato per il pianeta il più caldo.

Gli studiosi hanno ipotizzato che al di sopra del Blob atlantico si accumulino aerosol atmosferici che trattengono parte della radiazione solare. Quest'ipotesi non è stata confermata. Attualmente il Blob viene collegato al rallentamento della Corrente nord-atlantica, cioè la parte di quella corrente di profondità che prende origine dalla corrente del Golfo e che porta il caldo in Artide.

"Prima mi innervosivano parecchio i titoli della stampa sul fatto che la corrente del Golfo si sarebbe interrotta. Da un punto di vista prettamente scientifico questa corrente si manifesta sulla superficie oceanica perché generata dal vento. Qualche elemento della corrente può cambiare nel tempo, ma non vi è alcuna prova di una sua possibile scomparsa nei prossimi secoli", spiega a Sputnik Nikolaj Koldunov, collaboratore dell'Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marittima.

Tuttavia, per quanto riguarda la Corrente del nord-atlantico, che spesso è confusa con la corrente del Golfo, tali timori sono meno fuori luogo. Questa corrente è determinata dalle differenze di salinità e di temperatura dell'acqua (circolazione termoalina).

Le acque calde salate si muovono da sud verso nord. Si raffreddano, diventano più pesanti e affondano. Da lì si rigirano lentamente e cominciano il percorso inverso che dura mille anni. Grazie a questo meccanismo tutti gli oceani si mischiano continuamente.

Come si interrompe questo ciclo nell'oceano

La corrente nord-atlantica si interromperà se le acque subiranno un significativo riscaldamento o una significativa dolcificazione.

Una situazione simile si è già verificata alla fine dell'ultima era glaciale. In quel periodo in Canada un ghiacciaio sciolto andò a formare l'enorme lago Agassiz. Circa 8200 anni fa è confluito velocemente nell'oceano e ha ridotto la sua salinità a tal punto da mutare la composizione delle acque nel Mare del Labrador e nel Mare di Norvegia (cioè fin dove arrivano le correnti).

La Corrente nord-atlantica perse la sua forza, si interruppe. Le acque calde dei Tropici non raggiungevano le coste dell'Europa occidentale, della Gran Bretagna e della penisola scandinava, portando a un abbassamento della temperatura.

Il legame tra il riscaldamento e le correnti

Questo scenario può ripetersi, ammoniscono i climatologi. L'oceano mondiale, sebbene lentamente, si sta riscaldando. L'effetto serra che si sta rafforzando nell'atmosfera contribuisce allo scioglimento dei ghiacciai e al confluire di acqua dolce nel mare. Al processo di dolcificazione contribuiscono anche precipitazioni più abbondanti del solito. Tutto ciò indebolisce la corrente nord-atlantica, ipotizzano gli esperti dell'Istituto di Postdam per la ricerca dei cambiamenti climatici.

Insieme ai colleghi americani gli studiosi tedeschi hanno previsto una diramazione atlantica della corrente oceanica globale su un lasso temporale ampio e sono giunti alla conclusione che la sua velocità a partire dalla metà del XX secolo ha subito una diminuzione del 15%. Il loro recente articolo pubblicato su Nature ha generato diverse discussioni tra gli esperti.

Uno degli autori, Stefan Rahmstorf, ha anche pubblicato una spiegazione dettagliata sul blog scientifico Real Climate. Confutando varie ipotesi ha dimostrato che il Blob atlantico era stato previsto e che questo fenomeno è dovuto solamente all'indebolimento della corrente nord-atlantica.

Secondo un'altra ipotesi questa corrente si indebolirà in tre fasi se le emissioni di CO2 nell'atmosfera si raddoppieranno rispetto ai livelli del 1990. Fra 300 anni la corrente nell'Atlantico ricomincerà la sua azione.

Dati insufficienti

"Bisogna considerare che tutte le previsioni sono state effettuate a partire da ipotesi. Quanto all'atmosfera questo approccio funziona relativamente bene, ma la stratigrafia dell'oceano è ancora di difficile studio per noi", osserva Koldunov.

Secondo lui noi conosceremmo molto peggio l'oceano rispetto all'atmosfera. Per lo studio degli oceani sono sempre stati investiti meno fondi e le spedizioni sono molto costose. Senza osservazioni dirette dei parametri dell'acqua è impossibile ottenere i dati necessari per formulare delle ipotesi. Fino a poco tempo fa eravamo in possesso di pochissimi dati.

"Negli anni '90 sono cominciate le misurazioni degli oceani dai satelliti, abbiamo ottenuto dati sulla topografia della superficie oceanica con i quali è possibile studiare le correnti superficiali a livello globale. All'inizio degli anni 2000 negli USA è stato avviato il progetto Argo: 1000 boe misurano i parametri dell'acqua a una profondità anche di 2 km e trasmettono le informazioni ottenute ai satelliti. I dati vengono raccolti, ma non sono sufficienti", continua lo studioso.

Dal 2004 al 2014 grazie al progetto RAPID-AMOC vi sono state misurazioni dirette dei movimenti dell'acqua all'interno della corrente nord-atlantica. I dati raccolti mostrano chiaramente un rallentamento ma non rilevano alcuna tendenza a lungo termine.

A causa dell'insufficienza di dati è necessario operare diverse semplificazioni e cercare metodi alternativi. Ad esempio, il gruppo di lavoro di Koldunov si occupa di modelli dinamici delle correnti oceaniche di nuova generazione. Nel loro ultimo lavoro gli studiosi hanno illustrato come ottenere maggiori permessi per l'osservazione di determinate aree oceaniche in modo tale da rilevare più dati dettagliati nelle aree più importanti, come quella toccata dalla corrente del Golfo.

Creare modelli dell'oceano richiede risorse di calcolo enormi. Se si sacrifica la precisione delle misurazioni è possibile risparmiare tempo prezioso.

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