20:43 20 Agosto 2018
Bandiere UE e Cina

In arrivo dall’Est: la Cina si compra l’Europa

© AP Photo / Ng Han Guan
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Donald Trump ha proposto all’UE di ritirare completamente i dazi e le barriere doganali. Una delle ragioni di tale magnanimità è la risoluta espansione della Cina sul mercato europeo.

Pechino sta acquistando sul continente alcune infrastrutture chiave e sta investendo tanto attivamente in Europa orientale che a Bruxelles è scattato un segnale d'allarme.

Accaparrarsi tutto in modo metodico

La proposta del presidente statunitense è manifestamente politica e populista. L'UE non è nelle condizioni di accettare. Nel frattempo, però, Repubblica Ceca, Ungheria, Grecia e alcuni altri Paesi guardano con grandi speranze alla Cina.

Uno dei principali risultati del vertice 16+1 tenutosi a Sofia è l'accordo per la costruzione della ferrovia in Serbia fino al confine con l'Ungheria per una lunghezza totale di 350 km. Con questa infrastruttura il tempo di percorrenza della Belgrado-Budapest verrà ridotto di 2 ore. Si prevedono investimenti per 3,8 miliardi di dollari. La questione è che questa ferrovia sarebbe parte del super-progetto cinese della Nuova via della seta e a Bruxelles non riescono a nascondere la loro preoccupazione: la Commissione europea per ora non ha approvato il tratto ungherese dell'infrastruttura.

"Negli ambienti politici della Germania e di altre nazioni dell'Europa occidentale cresce la preoccupazione per il fatto che la Cina sta continuando ad acquistare infrastrutture strategiche", osserva il direttore scientifico del Forum russo-tedesco Aleksandr Rar.

Cina e Russia... e Trump
© Sputnik . Vitaly Podvitsky

Negli ultimi anni la Cina è diventata proprietaria o co-proprietaria di tutta una serie di porti marittimi in Grecia, Spagna, Belgio, Olanda e Germania. Ma anche di aeroporti, centrali energetiche, grandi industrie e aziende del settore agricolo. Ad esempio, l'anno scorso la società cinese ChenChina ha acquistato per 43 miliardi di euro la Sygenta, holding svizzera dell'agricoltura. A Berlino hanno già ben capito che Pechino in tal modo si sta aprendo l'accesso alle tecnologie occidentali più avanzate.

In 6 anni il volume di investimenti cinesi nell'economia europea è cresciuto di circa 22 volte (da 1,6 miliardi di euro a 35 miliardi). L'anno scorso Bruxelles ha reso più stretti i requisiti per gli investimenti provenienti dalla Cina e questo ne ha provocato una diminuzione del 12%. Ma questo solo per i Paesi dell'Europa occidentale: il fatturato cinese nei Paesi dell'Europa centrale e orientale è cresciuto nello stesso periodo di circa un quarto.

Paura del dragone cinese

La "conquista dell'Europa" da parte della Cina suscita emozioni discordanti nella stampa occidentale, dal panico alla preoccupazione. Alcuni temono una "espansione di Pechino", altri sperano in uno sviluppo dell'economia e in un aumento dei posti di lavoro. Come sempre, la verità sta nel mezzo, afferma l'ex primo ministro slovacco Jan Charnogursky.

"Sempre più spesso le campagne mediatiche sugli investimenti cinesi sono il risultato di determinate liti politiche interne. Ad esempio, il potente attacco dei media cechi per il rafforzamento delle relazioni sino-ceche era in realtà mirato esclusivamente contro il presidente Milos Zeman", afferma il politico.

Ultimamente la Repubblica Ceca e la Cina si sono sensibilmente avvicinate. A tal punto che nelle strade delle città ceche si possono vedere manifesti che pubblicizzano non solo prodotti cinesi ma anche la valuta cinese, lo yuan.

"Una volta arrivato in un Paese, l'imprenditore cinese porta a termine innanzitutto i propri compiti. Alla costruzione di infrastrutture o a lavorare nelle aziende cerca di coinvolgere in primo luogo i cittadini cinesi", afferma il politologo ungherese Gabor Shtir.

Secondo Aleksej Maslov, professore di orientalistica all'interno della facoltà di economia e politica mondiale presso la Scuola superiore di economia di Mosca, la Cina in Europa sta aprendo tante nuove linee di produzione quante ne ingloba di già esistenti. Le società cinesi creano nuovi posti di lavoro ma non in numeri sui quali fanno affidamento i politici locali. L'Europa orientale attira gli investitori cinesi anche perché là c'è forza lavoro qualificata che può essere pagata relativamente poco.

Denaro contro principi

La Cina investe nell'Europa dell'Est perché lì i suoi soldi sono richiesti. Mentre l'Occidente da qualche tempo non cerca di promuovere investimenti nei suoi "parenti più poveri". Inoltre, si sta discutendo seriamente del concetto di "Europa a due velocità" che dividerebbe i Paesi agiati dai loro vicini meno virtuosi. Vi è un ulteriore fattore.

La bandiera della Serbia
© Sputnik . Evgeniya Novozhenina

"Nell'Europa dell'Est si riscontrano i valori più bassi di screening, ovvero di controllo sulle fonti di investimento. In alcune zone non c'è nemmeno traccia di controlli. Mentre nei Paesi occidentali lo screening è molto attento", spiega Aleksej Maslov.

Inoltre, i principi imprenditoriali che muovono la Cina in Europa sono significativamente diversi da quelli adottati comunemente in UE. Il rapporto malato con il diritto per la proprietà intellettuale, la possibilità di copiare qualunque brevetto industriale, l'apertura della stessa Cina agli investimenti stranieri sono solo alcuni dei problemi. Il più geloso custode dei valori imprenditoriali europei è la Germania.

"Bisogna capire chi è il più forte: i principi o i soldi. Sembra che i soldi abbiano la meglio poiché, in un momento in cui molti Paesi rifiutano la globalizzazione preferendo gli interessi nazionali, determinati principi vengono messi in ombra dal pragmatismo", ritiene Aleskandr Rar.

Pecunia non olet. E gli yuan invece?

A inizio giugno Emmanuel Macron si è espresso contro la "legge della giungla" nelle relazioni economiche internazionali facendo riferimento principalmente alle attività di investimento della Cina in Europa. Il presidente francese ha proposto di rendere più rigido il controllo sugli investimenti stranieri diretti verso Stati membri dell'UE. Berlino ha sostenuto Macron in tal senso.

Tuttavia, lo stesso Macron 6 mesi fa ha concluso con Pechino una serie di accordi commerciali molto importanti. In particolare, i Paesi si sono accordati per la produzione di 184 A320 per il valore complessivo di 18 miliardi di euro. Macron, intervenuto sul suolo cinese, ha invitato la Cina e l'UE a rifiutare politiche protezionistiche e ad aprire le porte per rapporti commerciali mutualmente vantaggiosi.

Tutte belle parole, ma la Cina continua per la sua strada e sta tenacemente conquistando il mercato europeo. A questo contribuiscono diversi fattori fra i quali, non da ultimo, la guerra commerciale avviata dagli USA sia contro la Cina sia contro l'Europa. Nelle mani di Pechino vi sono anche l'indebolimento dell'unità europea in seguito ai problemi migratori, nonché l'antica contrapposizione tra ricchi e poveri tipica dell'Antico mondo.

Una contrapposizione temporanea su cui l'Occidente cerca di incanalare l'impeto dell'economia cinese in rapida crescita: anche se i soldi cinesi fossero diversi, alla fine si rivelerebbero pur sempre soldi. E i soldi servono ai ricchi non meno che ai poveri.    

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