12:29 14 Agosto 2018
La nave Dmitri Donskoi a Vladivostok 1897

Corea del Sud non ha intenzione di cedere alla Russia i diritti sulla nave Dmitri Donskoi

© Foto: Public domain, via Wikimedia Commons
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La nave trovata in prossimità della costa dell’isola sudcoreana di Ulleungdo è l’incrociatore corazzato Dmitri Donskoi affondato durante la guerra russo-giapponese. Ma i diritti sulla nave non appartengono più alla Russia ma a chi l’ha trovata per primo, ritiene Choi Yong-seok, amministratore delegato della società sudcoreana Shinil Sea Technology.

Sul punto si è espresso durante la conferenza stampa tenutasi a Seoul e dedicata a questo "sensazionale" ritrovamento.

Durante il suo intervento Choi Yong-seok ha tentato di mitigare le precedenti affermazioni a proposito delle enormi quantità di oro che si troverebbero a bordo del relitto dichiarando che non sa da che fonti la stampa abbia preso queste somme astronomiche. Secondo l'AD, l'incrociatore Dmitri Donskoi non va inteso come una "nave tesoro colma di lingotti d'oro", ma piuttosto come "relitto storico a memoria della guerra per l'influenza in Asia orientale fra due grandi nazioni". Tuttavia, ciò non significa che la società sia pronta a rinunciare al suo progetto iniziale di riportare in superficie la nave e appropriarsi di tutto il suo contenuto.

Stando alle dichiarazioni di Choi Yong-seok, la società starebbe già lavorando con uno studio legale coreano alla preparazione di azioni giudiziarie che permetteranno di consolidare la posizione coreana nella questione e di concederle diritti esclusivi sul rinvenimento del tesoro. Dopodiché "saranno inviati al governo russo tramite canali ufficiali" documenti attestanti il suo ritrovamento.

Tuttavia, è molto probabile che questo tipo di approccio non soddisferà la Russia per la quale la questione dell'appartenenza dell'incrociatore militare, affondato dall'equipaggio stesso per evitare di arrendersi al nemico, non dovrebbe essere in dubbio. Per non parlare poi del fatto che là giacciono le spoglie dei marinari defunti. Dunque, come osservano gli esperti, la nave rientra nella categoria delle sepolture navali e questo impedisce qualsiasi tipo di operazione senza il benestare russo. Tuttavia, parrebbe che a questo non abbia prestato attenzione la società sudcoreana la quale ha deciso di rilasciare sonore dichiarazioni sull'imminente recupero dell'imbarcazione.

"Stiamo ancora effettuando le valutazioni legali del caso e non ci sono ancora chiare le posizioni del governo sudcoreano e di quello russo. Non è passato ancora molto tempo dal rinvenimento della nave. Continueremo a studiare le questioni da voi sollevate. Ma riteniamo che le dichiarazioni rilasciate dai russi non siano accurate", ha dichiarato Choi Yong-seok, rispondendo a una domanda del corrispondente di Sputnik.

"In ottemperanza al diritto marittimo internazionale e a svariati accordi, la Russia in quanto nazione a cui appartiene l'imbarcazione militare potrebbe rivendicare i propri diritti sulla nave affondata sotto il fuoco nemico. Ma la Dmitri Donskoi si è affondata da sola per ragioni ben note. Questi casi non sono previsti dal diritto marittimo internazionale. E poiché sono passati più di 100 anni, supponiamo che la Russia adesso non possa più rivendicare i propri diritti di proprietà.

Secondo la legislazione coreana relativa al recupero di tesori sommersi, i diritti di proprietà appartengono a chi li trova per primo. Un caso simile è quello della nave spagnola San José ritrovata in Colombia. La Spagna affermava che quella fosse una sua nave militare e la Colombia che, invece, appartenesse a lei perché era stata trovata in prossimità della costa colombiana. Durante il processo la Corte suprema degli USA ha dato ragione alla Colombia creando così un precedente a livello internazionale. Per questo noi, basandoci su questo esempio, continueremo a effettuare le valutazioni legali del caso", ha dichiarato Choi Yong-seok.

Tuttavia, persino in Corea del Sud molti dubitano del fatto che la società riuscirà a realizzare questi progetti.

Sebbene le prove sotto forma di filmati e fotografie siano piuttosto convincenti e lascino pochi dubbi sul fatto che l'imbarcazione ritrovata sia effettivamente l'incrociatore russo affondato, rimane aperta la questione di chi l'abbia ritrovato per primo. E stabilire questo è compito di esperti indipendenti.

Già nel 2003 l'Istituto statale coreano di oceanologia aveva reso pubblica la scoperta della Dmitri Donskoi nella stessa area e diverse società private intenzionate a recuperare la "nave del tesoro" furono alla fine costrette ad abbandonare i propri progetti.

La scoperta della Dmitri Donskoi
© Foto : Shinil Sea Tecnology
La scoperta della Dmitri Donskoi

Inoltre, alcuni dubbi li suscita anche la stessa società che è stata creata meno di due mesi fa ma è già riuscita a compromettersi a causa di alcuni legami con azionisti poco affidabili. Solamente durante la conferenza stampa si è scoperto che l'AD della società aveva assunto quella posizione quel giorno stesso. E per "ripristinare l'immagine della società" messa a dura prova da una serie di articoli sulla sua vicinanza ad aziende che avevano tentato di speculare sull'oro della Donskoi, la società ha deciso di cambiare nome da Shinil Group a Shinil Sea Tecnology.

Infine, vi è la questione cruciale ancora aperta, ovvero la presenza a bordo di grandi quantità di oro, che ha dato avvio alle discussioni sul possibile recupero dell'imbarcazione.

Nella sua conferenza stampa rilasciata ancora con il nome di Shinil Group la società ha fatto riferimento ai dati degli archivi di stato russi nei quali si indicherebbe che il 27 maggio 1905 l'incrociatore corazzato Admiral Nakhimov "che trasportava risorse militari della Flotta del Baltico" si avvicinò alla Dmitri Donskoi nelle acque in prossimità di un porto dell'isola coreana di Ulleungdo. E dopo l'incontro "non vi furono registrazioni delle loro attività per un'ora". Sulla base di questi dati la società ipotizza che il Giappone non riuscì a trovare sull'Admiral Nakhimov affondato le monete e i lingotti d'oro perché questi erano stati invece caricati sulla Dmitri Donskoi.

Stando alle dichiarazioni della conferenza stampa durante il sopralluogo sull'incrociatore affondato "è stato possibile vedere un insieme di contenitori legati fra di loro che sembrano forzieri contenenti oggetti di valore". Sono legati insieme da funi molto resistenti e sebbene siano passati 113 anni da quando la nave è affondata tutto è ancora ben conservato.

La Shinil Sea Technology ha affermato che gli esperti canadese e britannico calatisi più volte col batiscafo "lo hanno confermato personalmente".

In realtà, durante la conferenza gli stessi esperti hanno smentito questa dichiarazione affermando che "personalmente non hanno visto nulla". Hanno aggiunto di non aver avuto la possibilità di visionare tutti i filmati e che durante l'immersione sono riusciti solo a filmare dall'altro lato della barca. Inoltre, hanno effettuato solo una ripresa esterna, mentre all'interno della nave che pare tutto sommato in buone condizioni potrebbe trovarsi qualcosa. Ma per affermare ciò sono necessarie ulteriori ricerche e questo non era l'obiettivo della prima spedizione.

Quando verrà effettuata una nuova spedizione? La Shinil Sea Technology fatica a rispondere. Per ora la società è alla continua ricerca di partner e investitori. Conferma, inoltre, che sulla nave l'oro c'è ed è in quantità sufficienti a coprire e superare i costi del recupero dell'imbarcazione. Ma la Shinil Sea Technology ancora non ha ottenuto i permessi ufficiali dalle autorità sudcoreane per continuare con le operazioni. 

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