10:12 18 Agosto 2018
Denis Matsuev

Denis Matsuev: Putin sa suonare ma non sono io a dargli lezioni

© Sputnik . Ilya Pitalyov
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Nel villaggio tradizionale Drvengrad fatto costruire da Emir Kusturica dal 14 al 17 luglio si è tenuto l’XI Festival della musica russa Bolshoj. Denis Matsuev, che ha partecipato al festival, ha invitato Kusturica a partecipare al festival “Stelle del Bajkal” ad Irkutsk e ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik Serbia.

— Durante il Suo concerto ho avuto la sensazione che il Suo corpo fosse come un conduttore, che la musica la attraversasse come la corrente elettrica, che Lei gestisse una qualche forza superiore. Chi è Lei in realtà? Solo una persona, Denis Matsuev, o il portatore di un qualche messaggio musicale mandato dall'alto?

— Io sono un siberiano come gli altri. Sono nato a Irkutsk sulle sponde del Bajkal e, come dicono i miei amici d'infanzia, sono rimasto com'ero. Spero fortemente che sia davvero così perché cerco di rimanere me stesso. Cerco di essere me stesso ovunque: quando sono con gli amici, quando guardo una partita allo stadio e tifo per la mia squadra del cuore gridando… Per quanto riguarda poi il termine "conduttore" che Lei ha usato, credo che abbiate scelto la parola giusta: i musicisti che si esibiscono su un palco svolgono chiaramente la funzione di conduttori. Il musicista deve trasmettere al pubblico attraverso di sé, attraverso le proprie emozioni e la propria anima i pensieri del compositore che ha creato quella musica alcuni anni prima.

— In Serbia in occasione del festival Lei ha suonato prima della musica classica e poi inaspettatamente del jazz. Nella gerarchia musicale la musica classica occupa un posto superiore rispetto al jazz?

— Il jazz è un'arte seria tanto quanto lo è la musica classica perché è uno dei generi musicali che nel XX secolo ha raggiunto vette inaspettate. Ho sempre amato il jazz dalla più giovane età ma non mi sono mai considerato un musicista jazz. Per farlo bisognerebbe dedicarcisi tutta la vita. Oggi l'ho fatto come ciliegina sulla torta per il mio pubblico. Il mio jazz è una fantasia sul tema "dita di un musicista classico".

Il jazz è una condizione dell'animo, è un volo, una fatua folgorazione. Ogni persona può essere un jazzista in una sua fatua e improvvisa azione. Amo molto questa condizione dell'animo e mi aiuta anche nella musica classica perché l'improvvisazione è molto importante per l'interpretazione dei pezzi classici.

— Il giorno dopo l'incontro tra Putin e Trump Lei ha scelto di eseguire Rakhmaninov e Gerschwin, un russo e un americano. Una scelta dettata dal caso?

Yuri Bashmet e Laura Bortolotto
© Foto : Dmitry Grinchenko, Città di Conegliano Ufficio Comunicazione e Media
— Mi creda, non l'ho fatto di proposito. Rakhmaninov e Gerschwin sono due giganti del XX secolo. Si sono incontrati e hanno fatto amicizia. Quando Gerschwin suonò per la prima volta Rapsodia in Blu (che ho eseguito anche io oggi), Rakhmaninov era presente in sala. Amava molto Gerschwin per le sue melodie, il suo stile inimitabile e il suo peculiare linguaggio musicale. Ho registrato sia il Secondo concerto di Rakhmaninov sia la Rapsodia in Blu con la Filarmonica di New York, la stessa che accompagnava Gerschwin alla prima. Quindi certamente per me questi due artisti sono molto legati.

— Lei crederebbe a una situazione in cui, metaforicamente parlando, Putin fosse al piano e Trump venisse ad ascoltare o viceversa?

— Perché no? Io sono una persona lontana dalla politica, non ne capisco niente, ma credo che la musica classica possieda una qualche proprietà indescrivibile in grado di rappacificare le persone, rischiararne la mente e riempire la loro vita di ciò che manca. Non dimenticherò mai i miei concerti con Zubin Mehta, il celebre direttore dell'Orchestra filarmonica d'Israele: abbiamo suonato cinque volte a Tel Aviv di fronte a una sala colma di 2000 persone, arabi ed ebrei che sedevano fianco a fianco. Tutti i conflitti rimangono fuori dalle sale da concerto.

— Lei dice di essere lontano dalla politica ma ha la reputazione di essere vicino al presidente russo. Ho anche sentito che i Suoi concerti in Europa potrebbero essere sottoposti a sanzioni.

— È un'esagerazione. Io faccio parte del Consiglio per la cultura insieme a molte altre eminenti personalità culturali come Gergiev, Spivakov, Bashmet. Incontriamo Putin una volta all'anno e discutiamo delle questioni più importanti. È tutto. Per quanto riguarda la questione dei concerti, non è vero. Ho sempre 265 concerti all'anno, dall'America al Giappone.

— Com'è stata l'esperienza a Drvengrad con Emir Kusturica?

— Ho suonato qui alcuni anni fa e allora mi era molto piaciuto. Sia l'orchestra sia il direttore erano stati impeccabili, c'erano molti giovani tra il pubblico e l'energia era meravigliosa. Amo questo posto. Sono sempre molto soddisfatto dell'atmosfera che c'è qui. Emir ha creato qui una vera e propria oasi. Qualcosa di simile lo vorrei creare ad Irkutsk. Sto organizzando il festival "Stelle del Bajkal" e sto invitando grandi stelle del settore, giovani musicisti. E chiaramente anche Emir.

— Lei ha fatto riferimento al suo tifo per la squadra del cuore. Cosa ne pensa del calcio?

— Io non sono solo appassionato di calcio, l'ho anche praticato in modo professionale. Giocavo a calcio 6 ore al giorno e d'inverno giocavo a hockey. Avevo una squadra mia. Mi sono anche fatto male alle braccia da piccolo ma per fortuna senza conseguenze gravi. Ai mondiali ho seguito 20 partite, mi sono spostato nelle varie città russe e ho tifato come un pazzo. I mondiali hanno scatenato in me moltissime emozioni e ne sono stato contentissimo.

— Com'è possibile che un ragazzo di Irkutsk che ama il calcio sia arrivato a Mosca e sia diventato un pianista conosciuto in tutto il mondo?

— Non volevo andarmene dalla mia città perché mi piaceva: avevo 15 anni, giocavo a calcio, mi piaceva la musica, avevo i miei amici, il Bajkal. Sono capitato a Mosca per caso e sempre per caso mi è capitato di suonare in una sala dell'accademia di musica del Conservatorio. Il direttore mi disse: "vieni qui subito". Nel 1991 dovevo trasferirmi a Mosca. Ma quando dissi che non volevo andare da nessuna parte, mia madre mi disse: "Potrai vedere le partite del tuo amato Spartak dal vivo allo stadio". Al tempo andavo matto per lo Spartak e sono ancora un tifoso. La frase di mia madre fu decisiva e partii per Mosca.

— Lei dice che il direttore La ascoltò una volta per caso e improvvisamente tutto cambiò. Come si capisce chi diventerà un genio? Qual è la differenza tra un bambino che diventerà un grande musicista e un altro bambino che suona bene ma sarà solo un buon pianista?

— È molto difficile rispondere a questa domanda. Alcune persone hanno un indiscusso talento pedagogico: non solo riescono a insegnare molto bene ma riescono a vedere in un giovane musicista se vi è del talento. Io ho avuto fortuna. Al tempo Ivetta Voronova, la fondatrice della Fondazione "Nuovi nomi", girava tutta l'URSS alla ricerca di talenti. Una donna sorprendente. Lei non era una musicista, ma capiva le persone e chi sarebbe stato un grande musicista in futuro. Quella volta ero appena tornato da un allenamento di calcio, ero sudato e suonai per lei alla Filarmonica. Ivetta Voronova mi disse: "Tesoro mio (ci chiamava così), ti vogliamo invitare a Mosca". Andai a Mosca, suonai a un concerto e entrai nell'Accademia centrale di musica. E tutto ciò grazie ai "Nuovi nomi". Ora io sono a capo di quella Fondazione.

— Adesso è Lei che gira la Russia alla ricerca di talenti?

— Noi organizziamo ciclicamente concorsi in molte regioni del Paese. Abbiamo una scuola estiva a Suzdal nella quale si tengono dei seminari con i migliori insegnanti. Scegliamo i bambini, diamo loro una borsa di studio, regaliamo loro gli strumenti, organizziamo dei concerti per loro. La generazione degli adolescenti tra i 12 e i 14 anni è semplicemente fenomenale: sono ragazzi con un talento incredibile! Al momento abbiamo circa 40 giovani fuoriclasse, tra violinisti e pianisti.  

La domanda di musicisti è bassa e l'offerta molto alta. Oggi è molto difficile fare concerti, i manager non vogliono invitare musicisti sconosciuti e investire su di loro. Ma in Russia un giovane musicista ha comunque un gran numero di possibilità da sfruttare per farsi conoscere: c'è la nostra fondazione "Nuovi nomi", la fondazione Spivakov, la fondazione Gergiev, moltissimi concorsi, YouTube.

— Lei ha detto che i bambini a scuola dovrebbero imparare anche le note oltre alle lettere e ai numeri. Perché?

Violino
© AP Photo / Marcio Jose Sanchez
— Penso che ogni bambino, indipendentemente dal fatto che diventerà un musicista o meno, possa sviluppare il cosiddetto "senso musicale" che stimola determinate parti del cervello. Questo sviluppo avvantaggia tutti i bambini. La musica classica è un bene inestimabile perché si formi l'intelligenza del bambino. Quando il bambino impara a percepire il mondo circostante, la musica va a toccare nuove e inedite corde della sua anima. Gradualmente comincia a tornare in auge la tradizione sovietica dell'insegnamento "totale" del bambino nelle accademie di musica indipendentemente dal fatto che si dedicherà alla musica o meno. E questa è una buona cosa.

— Per quanto ho visto, Lei è attivo sui social media. Non pensa che la comunicazione su Facebook sia una perdita di tempo?

— Sì, uso attivamente i social media. Non penso che siano una perdita di tempo perché usandoli riesco a comunicare con un numero impressionante di persone. Ed è quello che voglio perché amo parlare con le persone, con il mio pubblico. Io suono per loro. Per me la loro opinione è molto importante. Io sono aperto alle persone, sono sempre onesto, non mi nascondo e non dico bugie. È quello che sento di fare, è una caratteristica della gente della Siberia.

— Lei incontra il Suo pubblico dopo un concerto?

— Sì, mi piace autografare i dischi, mi piace guardare negli occhi i miei ascoltatori perché dal paco non vedo i loro occhi. Mi fanno le domande più disparate sia sulla musica sia su temi filosofici profondi. E anche i giovani mi pongono diverse domande. Non è vero che ascoltano tutti il pop e che sono ammaliati dallo showbiz. Ci sono molti giovani seri e impegnati.

— Lei ha suonato per il Papa e per la Regina d'Inghilterra. E per chi altro?

— Ho suonato per moltissime persone famose. Non ci sono differenze tra il mio pubblico. Considero sempre tutti allo stesso livello che in platea sia seduta la regina, un'infermiera o un'insegnante di musica. E ai più giovani insegno a non distinguere tra concerti importanti e concerti meno importanti.

— Ha suonato anche per Putin?

— Sì. Ha partecipato ai miei concerti più volte, ho suonato all'inaugurazione del concorso Chajkovsky. Al concerto che ho organizzato in Piazza Rossa prima dell'inizio dei Mondiali, Putin era presente insieme al presidente della FIFA Infantino. Di recente mi ha conferito l'Ordine d'Onore. So che sta imparando a suonare il pianoforte con buoni risultati. Ma non sono io il suo insegnante, come alcuni invece affermano.

— E cosa ne pensa delle sue capacità?

— È una persona piena di talenti. Ora gioca a hockey, ma alcuni anni fa non riusciva nemmeno a stare sui pattini. Qualunque cosa si metta a fare, riesce ad avere buoni risultati. Quindi, penso che ora avremo un pianista in più in squadra.

— Di nuovo ha legato sport e musica. Cosa li unisce?

— Vi sono moltissimi punti in comune tra sport e musica. Prendiamo il calcio, ad esempio: l'allenatore è il direttore, i calciatori sono l'orchestra, le prove sono gli allenamenti. La disposizione dell'orchestra ricorda lo schema tattico adottato dai calciatori sul campo. Il concerto è la partita. La cosa più importante per la quale calchiamo la scena o scendiamo in campo sono gli spettatori.

— Lei ama il calcio, segue il calcio, va alle partite. Ma i calciatori vengono ai Suoi concerti?

— Sì, molto spesso. Cherchesov è venuto alcune volte. 

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Tags:
cultura, musica, Mondiali di calcio 2018, Vladimir Putin, Serbia, Russia
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